Casa Savoia e la nobiltà italiana

Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2026

Le polemiche seguite al Capitolo Generale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia a Torino, il 26 e 27 settembre 2026, hanno riportato in primo piano, accanto alle questioni degli ordini cavallereschi, il rapporto tra i due principi Savoia che rivendicano la guida della Casa e l’aristocrazia italiana: Emanuele Filiberto di Savoia e Aimone di Savoia-Aosta. L’ambiente è articolato: associazioni, istituzioni culturali, organismi di studio e pubblicazioni con storie e finalità diverse, senza un unico organismo rappresentativo né una posizione comune. Si ricostruiscono qui gli interventi pubblici dei due principi dopo il Capitolo, le iniziative recenti di Emanuele Filiberto che sono oggetto di discussione e, per quanto documentabili, le posizioni assunte da enti del settore, senza ripercorrere qui le ragioni storiche e giuridiche della disputa dinastica.

10 aprile 2026 – «La Dinastia sabauda oggi», dichiarazione di Aimone di Savoia

Nella dichiarazione, pubblicata sul sito della Casa Reale di Savoia, Aimone ribadisce il proprio status dinastico e il ruolo di Capo della Casa e riferisce di aver più volte proposto al cugino di congelare pro tempore i titoli di Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Capo della Real Casa, dividendone le prerogative, e di aver sempre ricevuto un rifiuto. Annuncia che, quanto al Gran Magistero degli Ordini Dinastici, manterrà i conferimenti circoscritti a un numero ristrettissimo, soprattutto nell’ambito familiare, e dichiara: «disconosco e prendo le dovute distanze dalle sue arbitrarie attività dinastiche», oltre che dalla gestione degli Ordini da parte del cugino. Emanuele Filiberto risponde in maniera indiretta il giorno successivo, attraverso un intervento della Consulta dei Senatori del Regno a lui favorevole (a seguito di una scissione sono infatti due le Consulte attive, schierate su fronti opposti nel contenzioso dinastico) con un intervento tecnico sul piano storico-giuridico a difesa dei diritti di Emanuele Filiberto.

27 settembre – Il Fatto Quotidiano, «Denunce sui titoli e gli affari di casa Savoia: pm al lavoro»

Il quotidiano riferisce che Aimone ha disconosciuto le «arbitrarie attività dinastiche» del cugino, in formule che coincidono con quelle della dichiarazione di aprile.

28 settembre – TorinoCronaca, Savoia, Emanuele Filiberto nel mirino per i titoli “venduti” al Lingotto e la cena alla Venaria (Andrea Monticone)

L’articolo riferisce, citando il Corriere della Sera, che Aimone avrebbe preso nettamente le distanze dalle iniziative del cugino. Secondo la posizione attribuitagli, Emanuele Filiberto non avrebbe titolo a rappresentare la Casa perché decaduto dai diritti nel 1970 per le nozze non autorizzate del padre. Gli attribuisce il virgolettato «confermo l’assoluta nullità di ogni atto e/o provvedimento da lui adottato». Nello stesso articolo Aimone dichiara al giornale di non voler commentare gli eventi di Torino. Il testo virgolettato differisce, nella parte finale, da quello della dichiarazione del 10 aprile, dove la nullità è riferita ai tentativi di modificare le leggi e le norme della Casa.

28 settembre – «Chiarimenti a proposito delle presunte dichiarazioni del Principe Aimone ai media»

In una nota inviata alle redazioni, Aimone contesta gli articoli che gli attribuiscono dichiarazioni sugli eventi di Torino e ribadisce che «non intendo commentare gli eventi di Torino», per non nuocere ulteriormente all’immagine di Casa Savoia. Precisa che le frasi virgolettate, a suo dire impropriamente manipolate, sono estrapolate dalla dichiarazione del 10 aprile e non rilasciate nel contesto attuale.

29 settembre – TorinoCronaca, «Sono un bersaglio come Vannacci, in Italia se fai del bene vieni indagato» (Niccolò Dolce)

Emanuele Filiberto respinge le accuse sulla vendita di titoli e, interrogato sull’atteggiamento del cugino, afferma che questi fa poco per Casa Savoia mentre lui gira l’Italia per promuoverne i valori. Aggiunge che, dopo la morte del padre, «Aimone venne da me a chiedermi di gestire con lui gli ordini», e che per il cugino la sua porta resta aperta.

30 settembre – «Dichiarazione del Principe Aimone di Savoia su recenti affermazioni apparse su alcuni media» (datata Milano, 29 settembre)

È la dichiarazione più articolata tra quelle rese pubbliche nella vicenda. Aimone risponde a quelle che definisce affermazioni false, provocatorie e oltraggiose riportate da un quotidiano torinese, e il documento si articola in sette punti:

  • ribadisce di non voler entrare nel merito degli eventi capitolari, per non alimentare polemiche dannose per l’immagine della Casa, alla cui promozione e salvaguardia dichiara di aver dedicato la vita;
  • contesta che il cugino si attribuisca impropriamente la gestione degli Ordini Dinastici;
  • descrive il proprio modo di operare in pubblico: promozione di attività culturali e storiche, partecipazione a convegni, coinvolgimento dei giovani nella comprensione della storia;
  • spiega il tempo limitato dedicato a queste attività con il proprio impegno lavorativo, che gli è valso un Cavalierato della Repubblica;
  • afferma di fare beneficenza, in forma privata e a nome della Casa, senza ricorrere alla raccolta di fondi presso terzi;
  • sostiene che gli Ordini siano sempre stati supportati finanziariamente dalla Casa, come dimostrerebbero le proprietà mauriziane all’avvento della Repubblica, mentre i contributi degli insigniti erano volontari e non determinanti: «il loro fine non è mai stato quello della raccolta fondi»;
  • nega di aver chiesto la gestione congiunta degli Ordini e afferma di aver proposto al cugino di continuare a gestirli lui stesso, con la sola esclusione dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, da conferire con il consenso di entrambi; dichiara che di ciò esiste documentazione e che anche la sua porta è sempre aperta.

Il comunicato pone sul tavolo anche una questione completamente nuova, che potenzialmente può essere estesa anche ad altri ordini dinastici, ovvero quella della reale finalità di queste istituzioni: «il loro fine non è mai stato quello della raccolta fondi».

Queste affermazioni non costituiscono una ricostruzione storica o giuridica della controversia dinastica, ma una presa di posizione personale resa pubblicamente nel corso del confronto tra i due esponenti di Casa Savoia.

Aimone
Foto Vanzanten: Aimone di Savoia-Aosta

Le attività pubbliche dei due principi

Emanuele Filiberto ha sviluppato una presenza pubblica ampia, con iniziative editoriali (nel 2026, tra l’altro, la presentazione di un volume dedicato a Maria José), partecipazioni televisive, attività imprenditoriali, eventi e iniziative benefiche, oltre a quelle collegate agli Ordini Dinastici. Aimone ha mantenuto una presenza più concentrata su iniziative storiche, culturali, istituzionali e dinastiche; in un’intervista al Corriere della Sera del marzo 2025 ha parlato della propria attività professionale e del rapporto con la storia di Casa Savoia, dichiarando di non cercare un ruolo lavorativo derivante dalla posizione dinastica. Nella dichiarazione di settembre ha collegato la propria attività professionale alla promozione del nome dell’Italia e della storia sabauda.

Alla disputa tra i due principi si affianca, nel mondo nobiliare italiano, un orientamento di natura diversa. Le controverse iniziative di Emanuele Filiberto tra il 2025 e il 2026 (la battaglia per i gioielli della Corona, la dismissione di beni della famiglia, la gestione degli Ordini Dinastici, il progetto Royal Protocol) e alcuni comportamenti nella vita privata (una situazione matrimoniale problematica, difficilmente conciliabile con il ruolo di Gran Maestro di un Ordine cavalleresco cattolico e fonte di imbarazzi in occasioni istituzionali pubbliche) hanno alimentato un crescente disagio in ampi settori dell’aristocrazia italiana, non solo di fede monarchica. È quanto riscontrato direttamente dalla redazione nel corso di eventi e incontri del settore. Tale disagio si manifesta di rado in forma esplicita: più spesso in conversazioni riservate, talvolta sui social network (soprattutto quando ci si riferisce alla sua vita privata). Per questo se ne dà conto in via indicativa, documentando i fatti oggetto di discussione e i pochi atti pubblici nei quali l’orientamento ha trovato espressione.

8 ottobre 2008 – la contestazione della commercializzazione degli Ordini (Il Fatto Quotidiano, 1° ottobre 2026)

Come riferito nell’articolo precedente, Il Fatto ha pubblicato una lettera con cui, già nel 2008, il Coordinamento Monarchico Italiano, che avrebbe riunito 57 associazioni di cavalieri, contestava all’AICODS la richiesta di una quota di ammissione per il conferimento delle onorificenze. Un riquadro dello stesso quotidiano ricorda un intervento di Francesco Cossiga, sempre nel 2008, contro la proliferazione degli ordini cavallereschi. Le contestazioni sulle modalità di ammissione e sulle quote richieste agli aderenti sono tornate al centro delle inchieste giornalistiche pubblicate nel 2026.

2022-in corso – il contenzioso con lo Stato Italiano per la titolarità dei Gioielli della Corona

Sin dal 2022 Emanuele Filiberto (e il ramo della famiglia Savoia che a lui fa capo) si è fatto promotore di un’iniziativa giudiziaria per reclamare la proprietà dei Gioielli della Corona custoditi dalla Banca d’Italia, dove furono depositati da suo nonno Umberto II al momento dell’esilio. Il contenzioso ha visto Emanuele Filiberto soccombere in primo grado, ed ora intraprendere il giudizio di secondo grado.

2023-2025 – le dismissioni dal patrimonio della famiglia

Secondo Il Giornale d’Italia, nel 2025 la villa di famiglia sull’isola di Cavallo, in Corsica, è stata messa in vendita per 18 milioni di euro tramite Corsica Sotheby’s International Realty, con l’annuncio ancora attivo a distanza di oltre un anno; il quotidiano ricorda che un paio d’anni prima la villa di Ginevra era stata posta all’asta con i suoi arredi. La Rivista del Collegio Araldico, nell’articolo di Fabrizio Antonielli d’Oulx riferito dal Notiziario Araldico il 2 settembre, colloca queste operazioni in una serie di dismissioni del ramo ginevrino della famiglia che comprende una collezione bibliografica nel 2023 e una collezione numismatica nel 2025, quest’ultima offerta dalla casa d’aste Piguet di Ginevra.

8 novembre 2025 – 13 febbraio 2026 – Royal Protocol

Il progetto è stato annunciato da Emanuele Filiberto con un videomessaggio al Galà della Nobiltà di Casale Monferrato, organizzato da Pier Felice degli Uberti, l’8 novembre 2025. Secondo la documentazione dei promotori si propone come organismo di raccordo tra tradizione dinastica, metodo scientifico e diritto contemporaneo, con attività di genealogia, araldica e ordini cavallereschi; degli Uberti ne è il garante scientifico. L’iniziativa è oggetto di un’inchiesta giornalistica da parte de Il Fatto Quotidiano, che reclama maggiore trasparenza sull’assetto societario e sui flussi di denaro, mentre si è aperto un contenzioso legale con Enea Benedetto, che ha curato la prima versione tecnica del progetto, e che rivendica la proprietà dell’idea.

5-18 marzo 2026 – l’asta delle decorazioni di Umberto II a Ginevra (Notiziario Araldico, 23 marzo; Rivista del Collegio Araldico, numero di giugno)

La casa d’aste Piguet ha messo all’incanto, dal 5 al 18 marzo, 44 lotti di decorazioni e ordini appartenuti a Umberto II, tra cui l’Ordine di Sant’Andrea della Russia imperiale e il Supremo Ordine del Cristo, per un valore di aggiudicazione di circa 1,2 milioni (euro o franchi svizzeri: fonti discordanti), con tutti i lotti venduti. Il Notiziario riferisce di questioni giuridiche e documentali sulla titolarità: la possibile devoluzione testamentaria allo Stato, non verificabile perché il testamento non è pubblico, e il vincolo statutario di restituire le insegne alla cancelleria dell’ordine alla morte del titolare, su cui la casa d’aste non ha fornito riscontri. Registra che lo Stato non è intervenuto nella procedura e che i critici di Emanuele Filiberto hanno commentato negativamente l’alienazione di componenti dei beni storici e le pretese sui gioielli della Corona. Nello stesso periodo la Real Casa di Savoia ha restituito alla Corona di Spagna il Toson d’Oro già conferito a Umberto II e il collare dell’Ordine di Carlo III, secondo le consuetudini sulla restituzione delle insegne. L’articolo di Antonielli d’Oulx sulla Rivista del Collegio Araldico riporta una tabella comparativa tra stime e ricavi e esprime rammarico per la mancata iniziativa dello Stato italiano per l’acquisizione dei beni. Operazioni patrimoniali private di questo tipo hanno suscitato attenzione anche in ambienti interessati alla conservazione della memoria storica sabauda.

ritratto
Emanuele Filiberto di Savoia

Posizioni che cambiano

Gli orientamenti descritti hanno trovato espressione pubblica in pochi atti, tutti documentati.

11 aprile 2026 – le assemblee di Libro d’Oro Srl, Collegio Araldico e SISA (Notiziario Araldico, 14 aprile)

L’11 aprile si sono tenute a Torino, presso la Basilica Mauriziana, ospiti dell’Arciconfraternita dei Santi Maurizio e Lazzaro, le assemblee della Libro d’Oro Srl e, in seduta congiunta, del Collegio Araldico (presidente Fabrizio Antonielli d’Oulx) e della Società Italiana di Studi Araldici (presidente Ottavio Bevilacqua). Sono stati approvati all’unanimità due documenti. Il primo, sottoscritto anche dalla Libro d’Oro Srl, riconosce il Corpo della Nobiltà Italiana, con sede a Roma e istituito nel 1961, quale unico referente a cui è riconosciuto il ruolo di difendere i diritti storici della nobiltà italiana. Il secondo, delle sole assemblee congiunte del Collegio Araldico e della SISA, delibera di «offrire la Presidenza Onoraria di entrambe le Associazioni al Principe Aimone di Savoia», riconoscendo in lui la persona che rappresenta i valori, le aspirazioni e i modelli dei cultori di storia e scienze araldiche e genealogiche. Il testo precisa che la scelta è estranea alla disputa sul ruolo di Capo della Real Casa. Collegio Araldico e SISA sono enti privati e non organi di Casa Savoia: la delibera non produce effetti sulla questione dinastica.

Libro d’Oro della Nobiltà Italiana – la nuova impostazione

Il repertorio, pubblicato sotto l’egida del Collegio Araldico dal 1910 e ripreso nel 2015 con la numerazione storica, rappresenta una tradizione editoriale su cui, nei decenni, è stata documentata la posizione delle famiglie nobili italiane. Nelle edizioni precedenti Emanuele Filiberto era indicato come capo naturale della Real Casa. Nell’ultima edizione (la XXVII per gli anni 2025-2029) distribuita a partire dalla metà di dicembre 2025 la formulazione è neutra e dà conto di due candidati al ruolo di capo di Casa Savoia. E’ comunque bene precisare che si tratta di una scelta editoriale e documentaria, non di un pronunciamento giuridico.

presentazione
I due volumi della XXVII edizione del “Libro d’Oro della nobiltà italiana” pubblicata dalla Libro d’Oro Srl per gli anni 2025-2029

Dossier – Il caso degli Ordini Dinastici di Casa Savoia

Il presente articolo fa parte del dossier del Notiziario Araldico dedicato alle vicende emerse in occasione del Capitolo Generale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia di Torino (26-27 settembre 2026) e alle questioni storiche, giuridiche, dinastiche ed economiche ad esso collegate.

Gli articoli del dossier:

·         Dossier: Ordini dinastici di Casa Savoia – pagina introduttiva
Un dossier in sei articoli autonomi per orientarsi tra fatti, fonti e controversie emerse dopo il Capitolo di Torino

·         Il Capitolo Generale degli Ordini Savoia a Torino
Cronaca del Capitolo Generale del 26-27 settembre 2026: assemblea, gala e celebrazione liturgica

·         L’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sugli Ordini di casa Savoia
Le inchieste de Il Fatto Quotidiano, le repliche degli interessati e gli sviluppi della vicenda tra marzo e ottobre 2026

·         Casa Savoia e la nobiltà italiana
Dichiarazioni, prese di posizione e orientamenti emersi tra associazioni e istituzioni del settore

·         L’eredità dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro: guida alle realtà mauriziane
Una mappa chiara delle istituzioni nate dall’antico Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

·         Ordini cavallereschi: cosa dice la legge italiana
Costituzione, legge 178/1951, circolari e direttive: le fonti che regolano ordini e onorificenze in Italia

·         Ordini Savoia, quote di adesione e attività economiche
I dati disponibili sulle quote, sulle società coinvolte e sulle attività economiche collegate agli Ordini Dinastici


Coordinamento editoriale: Raffaele Coppola

Il dossier si limita a raccogliere e ordinare le fonti disponibili, distinguendo i fatti documentati dalle interpretazioni, senza prendere posizione sulle controversie in corso.

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Scheda di approfondimento
Disputa dinastica Casa Savoia

stemma savoia

Il ruolo di Capo di Casa Savoia, e dunque di Pretendente al Trono d’Italia, è oggi oggetto di una disputa tra i rappresentanti di due rami dello stesso casato, quello primogenito oggi rappresentato da Emanuele Filiberto (figlio di Vittorio Emanuele di Savoia e nipote di Umberto II, ultimo re d’Italia) e quello cadetto dei Savoia-Aosta, oggi rappresentato da Aimone di Savoia-Aosta.

Il matrimonio controverso
A giustificare l’apertura del contenzioso, il matrimonio contratto da Vittorio Emanuele di Savoia civilmente nel 1970 e religiosamente nel 1971, con Marina Doria.
Tale matrimonio infatti avvenne senza consenso da parte di Umberto II (in quel momento capo della Real Casa), con una donna priva di un adeguato stato nobiliare; tali circostanze secondo le leggi dinastiche di Casa Savoia decretano l’immediata decadenza del principe contraente il matrimonio da qualsiasi titolo e diritto di successione per sé e per la sua discendenza.
Conseguentemente il titolo di Capo di Casa Savoia e Pretendente al Trono d’Italia spetterebbe ad Aimone di Savoia-Aosta.

Vittorio Emanuele contesta sotto diversi punti di vista le rivendicazioni del ramo cadetto del casato, ed in particolare sostiene che con l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, le leggi di successione per la Casa Reale previste dal Regno d’Italia, siano decadute e non producano più effetti civili nei riguardi dell’ex Casa Reale.

La modifica delle norme successorie
Più recentemente la disputa è stata alimentata anche da un decreto di Vittorio Emanuele del 28 dicembre 2019, che come nel caso anche di altre case regnanti europee, ha sostanzialmente abrogato la legge salica, modificando le leggi successorie del casato e consentendo la successione femminile, con la motivazione di doversi adeguare “alle norme comunitarie sull’uguaglianza di genere“.

Il decreto è stato contestato dai Savoia-Aosta in quanto Vittorio Emanuele essendo decaduto dal ruolo di Capo di Casa Savoia non avrebbe avuto i titoli per poterlo emettere, non avrebbe comunque seguito le procedure necessarie, e sarebbe motivato unicamente dall’esigenza di consentire la successione alle sue nipoti (Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele, ha avuto due figlie femmine e nessun maschio). Infatti in assenza di tale decreto la successione seguirebbe le precedenti regole dinastiche e, dopo Emanuele Filiberto, ricadrebbe sulla linea maschile dei Savoia-Aosta.

***
Gli stralci pertinenti alla disputa
, delle leggi dinastiche del casato, in materia successoria:

> Regie lettere patenti del 13 settembre 1780, emanate da Vittorio Amedeo III:
Art. 1. Non sarà lecito a Principi del Sangue contrarre matrimonio senza prima ottenere il permesso Nostro o dei reali nostri successori, e mancando alcuni di essi a questo indispensabile dovere soggiacerà a quei provvedimenti, che da Noi o da reali successori, si stimeranno adatti al caso.
Art. 2. Se nell’inadempimento di questa obbligazione si aggiungesse la qualità di matrimonio contratto con persona di condizione e stato inferiore, tanto i contraenti che i discendenti da tale matrimonio si intenderanno senz’altro decaduti dal possesso dei beni e dei diritti provenienti dalla Corona e dalla ragione di succedere nei medesimi, come pure da ogni onorificenza e prerogativa della Famiglia.
Art. 3. Quando però il riflesso di qualche singolare circostanza determinasse Noi, od i reali nostri successori, a lasciare che si contragga matrimonio disuguale, riserviamo in tale caso alla sovrana autorità di prescrivere per gli effetti di esso le condizioni, e cautele, che dovranno osservarsi.

>Regio editto del 16 luglio 1782, anch’esso emanato da Vittorio Amedeo III:
Art. 10. I maritaggi dei Principi della nostra Casa, interessando essenzialmente il decoro della Corona ed il bene dello Stato, non potranno perciò contrarsi senza la permissione Nostra, o dei Reali successori, e mancando alcuni di essi Principi a questo indispensabile dovere, soggiacerà a quei provvedimenti, che all’occorrenza dei casi, sì da Noi, che dà Reali successori verranno ordinati, anche a tenore delle Patenti Nostre del 13 settembre 1780, con riserva pure di accompagnare le permissioni con le condizioni che si giudicheranno proprie e convenienti.

>Statuto Albertino del 4 marzo 1848:
Art. 2. Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la legge salica.

>Codice Civile del 2 aprile 1865:
Art. 69. Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l’assenso del Re.
Art. 81. Il consenso degli ascendenti, qualora non sia dato personalmente davanti l’uffiziale civile, deve constare da atto autentico, il quale contenga la precisa indicazione tanto dello sposo al quale si dà il consenso, quanto dell’altro.

>Codice Civile del 16 marzo 1942:
Art. 92. Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l’assenso del Re Imperatore.

Nota documentale pro Emanuele Filiberto di Savoia
Nota documentale pro Aimone di Savoia
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Scheda di approfondimento
Ordini Dinastici di Casa Savoia

ODDCS

Con l’indicazione di Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia (abbreviata anche in ODS, OODDS o ODDCS) ci si riferisce al complesso degli Ordini cavallereschi la cui titolarità è conservata dalla Casa Reale in quanto considerati d’istituto dinastico o di patrimonio familiare, ben distinti da quelli statuali del Regno d’Italia (come l’Ordine Militare di Savoia, l’Ordine al Merito del Lavoro e l’Ordine Coloniale della Stella d’Italia), recepiti o trasformati dalla Repubblica Italiana. I singoli Ordini che compongono la struttura sono:

Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Istituito nel 1362 da Amedeo VI di Savoia (con il nome di Ordine del Ciglio o del Collare), rappresenta la massima ed altissima onorificenza di Casa Savoia, riservata tradizionalmente a sovrani, principi ed eminenti personalità della vita pubblica. Il Gran Magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia, ma conteso da Aimone di Savoia-Aosta. Nell’ordinamento italiano la legge n. 178/1951 ne ha decretato la soppressione, motivo per cui per lo Stato non ha riconoscimento giuridico quale ordine cavalleresco, mentre figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Nato nel 1572 dalla fusione dell’Ordine di San Maurizio e dell’Ordine di San Lazzaro per bolla di papa Gregorio XIII, è lo storico ordine di merito sia civile che militare della dinastia sabauda. Il Gran Magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia e parimenti conteso da Aimone di Savoia-Aosta. Nell’ordinamento italiano la legge n. 178/1951 ne ha dichiarato cessato il conferimento statale conservandolo unicamente come ente ospedaliero, motivo per cui per lo Stato non ha riconoscimento giuridico quale ordine cavalleresco, ed esiste chi ne rivendica la titolarità pubblica o ne contesta i conferimenti dinastici anche quando privati; figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Ordine Civile di Savoia
Istituito nel 1831 da re Carlo Alberto, nasceva per ricompensare le virtù civili, le scienze, le lettere, le arti e le professioni non coperte da meriti militari. Riservato originariamente a cittadini italiani, prevede una sola classe di benemeriti ed è limitato nel numero di componenti. Il Gran Magistero è associato alla figura del Capo di Casa Savoia (detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia e rivendicato dal ramo Aosta). Non è riconosciuto dalla Repubblica Italiana, ma figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry). 
 
Ordine al Merito di Savoia
Istituito nel 1988 da Vittorio Emanuele di Savoia quale ordine di merito associato e complementare alla Casa Reale, concepito per premiare personalità italiane e straniere (sia uomini che donne) distintesi per servizi resi verso la dinastia o per opere caritative ed umane. Strutturato su più classi di merito, vede il Gran Magistero in capo a Emanuele Filiberto di Savoia. Privo di riconoscimento da parte della Repubblica Italiana, figura tra decorazioni di merito di patronato di una Casa già regnante censite dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Sito istituzionale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia
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stemma savoia
L’arma della Real Casa di Savoia
5 Ottobre 2026
Redazione

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