Ordini Savoia, quote di adesione e attività economiche

Le polemiche sorte intorno agli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia, alimentate dalle inchieste giornalistiche del 2026 e dal Capitolo Generale di Torino, hanno destato l’attenzione anche sui loro profili economici.

Accanto agli aspetti dinastici, istituzionali e giuridici, la vicenda degli Ordini Dinastici di Casa Savoia presenta un profilo economico che riguarda quote associative, contributi, eventi, iniziative benefiche e società costituite in diversi Paesi.

Le informazioni disponibili consentono di ricostruire alcuni dati e dichiarazioni, ma non di determinare con certezza l’ammontare complessivo delle somme movimentate, né di formulare conclusioni sulla loro qualificazione fiscale. È quindi opportuno distinguere i dati documentati dalle dichiarazioni degli interessati e dalle ricostruzioni giornalistiche.

ElementoDato disponibile
A.I.C.O.D.S.Associazione con sede a Ginevra
Quota annuale indicata200 euro
Quota di ammissione/promozione indicata2.000 euro
Membri dichiaraticirca 4.000 in 33 Paesi
Ammissioni/promozioni dichiaratecirca 500 all’anno
Proiezione teorica delle quote annualicirca 800.000 euro
Gala alla Reggia di Venariada 475 euro a persona
Tavoli del Gala10.000, 15.000 e 30.000 euro
The Royal Protocol S.r.l.Impresa sociale, capitale 1.000 euro
Royal Protocol UÜsocietà registrata in Estonia

A.I.C.O.D.S. E LE QUOTE ASSOCIATIVE

Uno dei principali elementi economici emersi riguarda l’A.I.C.O.D.S., associazione con sede a Ginevra della quale Emanuele Filiberto di Savoia è indicato come presidente.

Secondo quanto riportato nell’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, l’accesso all’associazione comporterebbe una quota di 2.000 euro, mentre la quota annuale sarebbe di 200 euro. La stessa documentazione giornalistica riferisce inoltre di circa 4.000 membri distribuiti in 33 Paesi e di circa 500 nuove ammissioni o promozioni ogni anno.

Emanuele Filiberto e gli ambienti collegati agli Ordini hanno respinto l’interpretazione secondo cui tali somme rappresenterebbero il prezzo per il conferimento di onorificenze, riconducendole invece alle attività associative, ai contributi e alla partecipazione alle iniziative organizzate.

La distinzione è rilevante anche sotto il profilo economico: la semplice esistenza di una quota associativa non consente, da sola, di determinarne la natura fiscale o di stabilire se essa costituisca il corrispettivo di una specifica prestazione. Per tale valutazione sarebbero necessari gli atti associativi, la documentazione contabile e le modalità concrete di funzionamento dell’organizzazione.

Quanto denaro potrebbe essere movimentato?

I dati dichiarati consentono comunque una semplice proiezione matematica.

Se i circa 4.000 membri corrispondessero effettivamente una quota annuale di 200 euro, il prodotto sarebbe pari a 800.000 euro all’anno. Si tratta però di un valore teorico: non equivale a un bilancio, né a un fatturato, né necessariamente alla somma effettivamente incassata, perché non sono disponibili in questa sede dati completi sulla composizione degli iscritti, sulle esenzioni, sui tempi e sulle modalità di pagamento.

Analogo discorso vale per le circa 500 ammissioni o promozioni annuali. Moltiplicando tale dato per la quota indicata di 2.000 euro si ottiene una grandezza teorica di circa un milione di euro. Non è tuttavia possibile sommare automaticamente questa cifra agli 800.000 euro delle quote annuali: non è noto, infatti, quanti dei nuovi ammessi siano già compresi nel numero complessivo degli associati, né come siano contabilizzate le diverse entrate.

Questi calcoli hanno quindi valore esclusivamente orientativo e servono a evidenziare l’ordine di grandezza delle somme potenzialmente interessate, non a ricostruire i flussi finanziari effettivi.

Gli eventi e le somme destinate alla beneficenza

Un’altra componente economica è rappresentata dagli eventi organizzati nel quadro delle attività degli Ordini e delle iniziative ad essi collegate.

Per il Gala organizzato alla Reggia di Venaria sono stati indicati prezzi a partire da 475 euro per persona, mentre per i tavoli risultano importi di 10.000, 15.000 e 30.000 euro. Le informazioni ufficiali relative all’evento lo collegano inoltre alla raccolta di fondi destinati a iniziative benefiche, in particolare nel settore delle cure palliative pediatriche.

Emanuele Filiberto ha dichiarato a Il Fatto Quotidiano di avere destinato nell’ultimo anno oltre 720.000 euro a circa 60 progetti, distribuiti in 20 regioni italiane e attraverso 14 delegazioni estere. In altra dichiarazione riportata dalla stessa testata era stata indicata una cifra di circa 800.000 euro annui destinata alla beneficenza.

Anche in questo caso, le somme dichiarate per la beneficenza non possono essere automaticamente confrontate con le entrate associative o con quelle derivanti dagli eventi per ricavarne un rendiconto complessivo. Mancano infatti, allo stato della documentazione esaminata, gli elementi necessari per ricostruire in modo completo entrate, costi, trasferimenti e destinazioni finali.

aicods
Immagine ODS: Home page della nuova app AICODS in un contesto evocativo

ROYAL PROTOCOL E LA CONTROVERSIA CON ENEA BENEDETTO

Un ulteriore profilo riguarda il progetto denominato The Royal Protocol, sviluppatosi attraverso strutture societarie in più Paesi.

In Italia risulta costituita The Royal Protocol S.r.l. Impresa Sociale, con sede a Camaiore e capitale sociale di 1.000 euro. Parallelamente è stata costituita in Estonia una Royal Protocol UÜ. Secondo quanto riferito nell’inchiesta de Il Fatto Quotidiano, la partecipazione nella società italiana sarebbe ripartita per il 75 per cento a Emanuele Filiberto e per il 25 per cento alla società semplice The Royal Protocol.

La vicenda è stata accompagnata da una controversia con Enea Benedetto, che ha riferito di avere investito personalmente circa 100.000 euro nel progetto e di vantare ulteriori somme nei confronti della società. Nella ricostruzione giornalistica viene indicata anche una fattura di 1.000 euro, a fronte di una pretesa economica complessivamente più elevata. Benedetto ha inoltre preso le distanze dalle attività che, secondo la ricostruzione giornalistica, sarebbero state collegate alla vendita di titoli, rivendicando per sé un ruolo di carattere tecnico-scientifico.

Le diverse parti hanno fornito ricostruzioni differenti della vicenda e delle rispettive posizioni economiche. In assenza della documentazione contrattuale e contabile completa, non è possibile ricostruire in questa sede l’effettiva consistenza dei rapporti economici né attribuire alle controversie un esito diverso da quello documentato.

logo
Il logo di “Royal Protocol” l’iniziativa promossa da Emanuele Filiberto di Savoia

Estonia, Svizzera e diverse forme societarie

La presenza di strutture con sede in Paesi diversi — in particolare Svizzera ed Estonia — costituisce un ulteriore elemento della vicenda economica, ma non consente di per sé di trarre conclusioni sulla regolarità o irregolarità fiscale delle attività.

A.I.C.O.D.S. è indicata come associazione con sede a Ginevra, mentre The Royal Protocol è collegata sia alla società italiana sia alla struttura estone. Si tratta di soggetti giuridici e organizzativi distinti, la cui effettiva relazione economica richiederebbe l’esame dei rispettivi statuti, contratti, bilanci e movimenti finanziari.

Analogamente, non è possibile equiparare automaticamente associazioni, società commerciali e imprese sociali. Le diverse forme giuridiche comportano discipline differenti, ma la qualificazione fiscale delle singole entrate dipende dalla natura effettiva delle attività svolte e dalla documentazione relativa ai rapporti economici.

Il quadro che emerge è quindi quello di una pluralità di soggetti, quote associative, eventi e iniziative benefiche, affiancati da strutture societarie operanti in più ordinamenti. I dati disponibili consentono di individuare alcune grandezze economiche significative, ma non di trasformarle in un unico rendiconto della complessiva attività degli Ordini.

In particolare, la proiezione teorica di circa 800.000 euro derivante dalle quote annuali, quella di circa un milione di euro riferibile alle nuove ammissioni e le somme dichiarate per le attività benefiche costituiscono grandezze riferite a fenomeni differenti. La loro semplice somma produrrebbe pertanto un risultato privo di significato contabile.

Il profilo economico della vicenda deve essere letto, allo stato della documentazione disponibile, attraverso questi dati separati e attraverso la distinzione fra attività associativa, eventi, iniziative benefiche e attività societarie. È su questa base che possono essere valutate le successive questioni relative alla natura delle entrate e alla loro disciplina, senza anticipare conclusioni che richiederebbero una documentazione contabile e fiscale più ampia.


Dossier – Il caso degli Ordini Dinastici di Casa Savoia

Il presente articolo fa parte del dossier del Notiziario Araldico dedicato alle vicende emerse in occasione del Capitolo Generale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia di Torino (26-27 settembre 2026) e alle questioni storiche, giuridiche, dinastiche ed economiche ad esso collegate.

Gli articoli del dossier:

·         Dossier: Ordini dinastici di Casa Savoia – pagina introduttiva
Un dossier in sei articoli autonomi per orientarsi tra fatti, fonti e controversie emerse dopo il Capitolo di Torino

·         Il Capitolo Generale degli Ordini Savoia a Torino
Cronaca del Capitolo Generale del 26-27 settembre 2026: assemblea, gala e celebrazione liturgica

·         L’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sugli Ordini di casa Savoia
Le inchieste de Il Fatto Quotidiano, le repliche degli interessati e gli sviluppi della vicenda tra marzo e ottobre 2026

·         Casa Savoia e la nobiltà italiana
Dichiarazioni, prese di posizione e orientamenti emersi tra associazioni e istituzioni del settore

·         L’eredità dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro: guida alle realtà mauriziane
Una mappa chiara delle istituzioni nate dall’antico Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

·         Ordini cavallereschi: cosa dice la legge italiana
Costituzione, legge 178/1951, circolari e direttive: le fonti che regolano ordini e onorificenze in Italia

·         Ordini Savoia, quote di adesione e attività economiche
I dati disponibili sulle quote, sulle società coinvolte e sulle attività economiche collegate agli Ordini Dinastici


Coordinamento editoriale: Raffaele Coppola

Il dossier si limita a raccogliere e ordinare le fonti disponibili, distinguendo i fatti documentati dalle interpretazioni, senza prendere posizione sulle controversie in corso.

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Scheda di approfondimento
Ordini Dinastici di Casa Savoia

ODDCS

Con l’indicazione di Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia (abbreviata anche in ODS, OODDS o ODDCS) ci si riferisce al complesso degli Ordini cavallereschi la cui titolarità è conservata dalla Casa Reale in quanto considerati d’istituto dinastico o di patrimonio familiare, ben distinti da quelli statuali del Regno d’Italia (come l’Ordine Militare di Savoia, l’Ordine al Merito del Lavoro e l’Ordine Coloniale della Stella d’Italia), recepiti o trasformati dalla Repubblica Italiana. I singoli Ordini che compongono la struttura sono:

Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Istituito nel 1362 da Amedeo VI di Savoia (con il nome di Ordine del Ciglio o del Collare), rappresenta la massima ed altissima onorificenza di Casa Savoia, riservata tradizionalmente a sovrani, principi ed eminenti personalità della vita pubblica. Il Gran Magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia, ma conteso da Aimone di Savoia-Aosta. Nell’ordinamento italiano la legge n. 178/1951 ne ha decretato la soppressione, motivo per cui per lo Stato non ha riconoscimento giuridico quale ordine cavalleresco, mentre figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Nato nel 1572 dalla fusione dell’Ordine di San Maurizio e dell’Ordine di San Lazzaro per bolla di papa Gregorio XIII, è lo storico ordine di merito sia civile che militare della dinastia sabauda. Il Gran Magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia e parimenti conteso da Aimone di Savoia-Aosta. Nell’ordinamento italiano la legge n. 178/1951 ne ha dichiarato cessato il conferimento statale conservandolo unicamente come ente ospedaliero, motivo per cui per lo Stato non ha riconoscimento giuridico quale ordine cavalleresco, ed esiste chi ne rivendica la titolarità pubblica o ne contesta i conferimenti dinastici anche quando privati; figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Ordine Civile di Savoia
Istituito nel 1831 da re Carlo Alberto, nasceva per ricompensare le virtù civili, le scienze, le lettere, le arti e le professioni non coperte da meriti militari. Riservato originariamente a cittadini italiani, prevede una sola classe di benemeriti ed è limitato nel numero di componenti. Il Gran Magistero è associato alla figura del Capo di Casa Savoia (detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia e rivendicato dal ramo Aosta). Non è riconosciuto dalla Repubblica Italiana, ma figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry). 
 
Ordine al Merito di Savoia
Istituito nel 1988 da Vittorio Emanuele di Savoia quale ordine di merito associato e complementare alla Casa Reale, concepito per premiare personalità italiane e straniere (sia uomini che donne) distintesi per servizi resi verso la dinastia o per opere caritative ed umane. Strutturato su più classi di merito, vede il Gran Magistero in capo a Emanuele Filiberto di Savoia. Privo di riconoscimento da parte della Repubblica Italiana, figura tra decorazioni di merito di patronato di una Casa già regnante censite dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Sito istituzionale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia
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Scheda di approfondimento
Gli ordini cavallereschi in Italia

Ordini Cavallereschi

Il conferimento e l’uso di titoli e decorazioni cavalleresche nel territorio della Repubblica Italiana sono disciplinati dagli articoli 7, 8 e 9 della Legge 3 marzo 1951, n. 178 (“Istituzione dell’Ordine «Al merito della Repubblica Italiana» e disciplina del conferimento e dell’uso delle onorificenze“).
In base al dettato normativo e alla consolidata prassi amministrativa, il regime d’uso si articola in tre macro-categorie:

1.      Uso libero (Ordini Nazionali, Pontifici e SMOM) I cittadini italiani possono liberamente insignirsi e fregiarsi dei titoli e delle decorazioni appartenenti a:
o    Ordini Nazionali della Repubblica Italiana: Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI), Ordine Militare d’Italia, Ordine della Stella d’Italia, Ordine al Merito del Lavoro e Ordine di Vittorio Veneto;
o    Ordini della Santa Sede: Ordine Supremo del Cristo, Ordine dello Speron d’Oro, Ordine Piano, Ordine di San Gregorio Magno e Ordine di San Silvestro Papa;
o    Ordini di sub-collazione pontificia e di patronato: Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;
o    Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), in virtù della sua natura di soggetto di diritto internazionale recepito dall’ordinamento italiano.

2.      Uso soggetto ad autorizzazione (Ordini di Stati Esteri e Ordini “Non Nazionali”) Ai sensi dell’art. 7 della Legge 178/1951, l’uso nel territorio repubblicano delle onorificenze conferite da Stati esteri sovranamente riconosciuti o da Ordini “non nazionali” è subordinato al rilascio di un formale decreto di autorizzazione.
L’istruttoria ed il rilascio delle autorizzazioni sono di esclusiva competenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) (Servizio del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica).

3.      Divieti, sanzioni ed enti non riconosciuti L’articolo 8 della medesima legge vieta in modo assoluto il conferimento di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche — sotto qualsiasi forma o denominazione — da parte di altri soggetti. Le relative sanzioni si applicano anche qualora i conferimenti siano avvenuti al di fuori del territorio nazionale.

In tale contesto assume particolare rilevanza la direttiva Persomil del 21 luglio 2020 e le successive modifiche del 2020 e del 2023, con i relativi allegati

Profili di opportunità politica e ruolo dell’ICOC
L’assenza di autorizzazione italiana all’uso delle insegne non coincide necessariamente, sul piano concettuale, con un giudizio storico sull’origine o sulla natura dinastica di un ordine. È il caso delle decorazioni degli Ordini di Casa Savoia (come l’Annunziata o i Santi Maurizio e Lazzaro), la cui autorizzazione è preclusa per ragioni di opportunità politica o costituzionale.

Per questo motivo, accanto alle valutazioni delle istituzioni statali, esistono anche classificazioni elaborate da organismi privati di studio, come l’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry), che non hanno valore giuridico ma sono frequentemente richiamate nella letteratura specialistica.
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