Comunicazione ufficiale di Aimone di Savoia sulla titolarità della Real Casa

In data odierna è stata resa pubblica, attraverso i canali ufficiali della Casa Savoia-Aosta, una articolata comunicazione di S.A.R. il Principe Aimone di Savoia, Duca d’Aosta, relativa alla titolarità della Real Casa di Savoia e al Gran Magistero degli Ordini Dinastici.

La dichiarazione, accompagnata da una ampia “Nota sulla successione dinastica di Casa Savoia” corredata da documentazione storica e giuridica, si colloca in un contesto di rinnovata attenzione mediatica sulla gestione degli ordini dinastici e su recenti iniziative pubbliche, anche a seguito di servizi giornalistici apparsi su Il Fatto Quotidiano.


La dichiarazione: identità dinastica e funzione della Casa Reale

Nel testo, il Duca d’Aosta apre con una riflessione sul significato contemporaneo dell’appartenenza alla dinastia sabauda:

«Essere un Principe di Casa Savoia è sicuramente un grande onore e, allo stesso tempo, una grande responsabilità nel mantenerne alto il prestigio, tramandarne la storia e i valori sui quali si è fondata la Monarchia, prima del Regno di Sardegna e poi del Regno d’Italia».

La funzione della Casa Reale viene quindi ricondotta a un ruolo di continuità storica e culturale:

«La funzione della Casa Reale, oggi, può essere solo quella di esserne custode della memoria storica […] un passato che inserisce il Piemonte in un orizzonte più ampio […] nei momenti più determinanti della storia europea».

In tale prospettiva, viene esplicitamente affermata una linea di continuità tra epoca monarchica e Repubblica:

«L’avvento della Repubblica non deve essere inteso per l’Italia una rottura con il passato, ne è soltanto cambiata la forma istituzionale […] ma l’Italia resta quella nata il 17 marzo 1861».


Il richiamo alle leggi dinastiche

Elemento centrale della dichiarazione è il richiamo alle norme dinastiche sabaude, considerate tuttora vincolanti nella loro dimensione storica e giuridica:

«La memoria di cui deve essere custode Casa Savoia è anche quella relativa alle norme che nei secoli ne hanno regolato il funzionamento […] Norme che sono tutt’oggi tali e che pertanto non possono essere ignorate né tantomeno manomesse […] Nessuno può dunque arrogarsi il diritto di abrogarle o modificarle».

Su questo punto viene segnalata una divergenza interna alla famiglia:

«[…] con mio cugino Emanuele Filiberto di Savoia ho personalmente un buonissimo rapporto, ma il nostro atteggiamento diverge sostanzialmente sul rispetto di queste norme».


Il tentativo di soluzione conciliativa

Di particolare rilievo è il passaggio in cui viene descritta una proposta di composizione della controversia dinastica:

«[…] ho proposto […] di sospendere reciprocamente ogni rivendicazione […] “congelando” pro tempore i titoli […] suddividendoci pariteticamente le loro prerogative […] Un passo indietro di entrambi per un passo avanti della Casa».

Secondo quanto dichiarato, tale proposta non avrebbe trovato accoglimento:

«Purtroppo, mio cugino ha sempre rifiutato di condividere questo progetto».


La rivendicazione della titolarità e il Gran Magistero

In conclusione, il Principe Aimone afferma esplicitamente la propria posizione dinastica:

«[…] mi sento in dovere di ribadire e confermare il mio status dinastico e il mio ruolo di Capo della Casa con tutte le sue prerogative […]».

Contestualmente, viene annunciata una linea di esercizio prudente delle prerogative, in particolare per quanto riguarda gli ordini cavallereschi:

«[…] limiterò pro tempore l’esercizio delle mie prerogative al minimo necessario […] Perciò, per quanto riguarda il Gran Magistero degli Ordini Dinastici […] continuerò a mantenere i conferimenti circoscritti […]».

Non manca un’esplicita presa di distanza rispetto ad altre iniziative:

«[…] disconosco e prendo le dovute distanze dalle […] attività dinastiche e dalla […] gestione degli Ordini Dinastici […] e confermo l’assoluta nullità di ogni tentativo di manomettere […] le […] norme della Casa».


La “Nota sulla successione dinastica”: impostazione e contenuti

La dichiarazione è accompagnata da una “Nota sulla successione dinastica di Casa Savoia”, che si presenta come una ricostruzione organica della materia secondo l’interpretazione della linea Savoia-Aosta.

Il documento definisce la Casa Reale, anche se non regnante, come entità di diritto pubblico, regolata da proprie leggi dinastiche in materia di successione, appartenenza e trasmissione della qualità dinastica .

Particolare rilievo assume il principio dell’assenso matrimoniale del Capo della Casa quale condizione essenziale per la validità dinastica dei matrimoni dei Principi, la cui mancanza comporterebbe la perdita automatica dei diritti dinastici .

La Nota applica tali principi al caso del matrimonio di Vittorio Emanuele di Savoia, ritenuto privo dei requisiti richiesti dalle norme dinastiche, con conseguente decadenza dai diritti dinastico-politici e trasferimento della successione alla linea dei Duchi d’Aosta .

A supporto di tale ricostruzione viene prodotto un articolato apparato documentale, comprendente corrispondenza autografa di Umberto II di Savoia, cronologie e riferimenti dottrinali.


Il contenzioso dinastico e gli Ordini

La comunicazione si inserisce nel più ampio e noto contenzioso relativo alla titolarità della Real Casa di Savoia e, conseguentemente, al Gran Magistero degli ordini dinastici, tra cui l’Ordine Supremo della Santissima Annunziata e l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro.

La questione è oggetto di diverse interpretazioni in ambito araldico e dinastico, con posizioni differenziate tra studiosi, pubblicazioni specialistiche e almanacchi nobiliari.


Documentazione

La documentazione ufficiale diffusa comprende:

I testi integrali sono resi disponibili in allegato per la consultazione diretta.


Scheda di approfondimento
Disputa dinastica Casa Savoia

stemma savoia

Il ruolo di Capo di Casa Savoia, e dunque di Pretendente al Trono d’Italia, è oggi oggetto di una disputa tra i rappresentanti di due rami dello stesso casato, quello primogenito oggi rappresentato da Emanuele Filiberto (figlio di Vittorio Emanuele di Savoia e nipote di Umberto II, ultimo re d’Italia) e quello cadetto dei Savoia-Aosta, oggi rappresentato da Aimone di Savoia-Aosta.

Il matrimonio controverso
A giustificare l’apertura del contenzioso, il matrimonio contratto da Vittorio Emanuele di Savoia civilmente nel 1970 e religiosamente nel 1971, con Marina Doria.
Tale matrimonio infatti avvenne senza consenso da parte di Umberto II (in quel momento capo della Real Casa), con una donna priva di un adeguato stato nobiliare; tali circostanze secondo le leggi dinastiche di Casa Savoia decretano l’immediata decadenza del principe contraente il matrimonio da qualsiasi titolo e diritto di successione per sé e per la sua discendenza.
Conseguentemente il titolo di Capo di Casa Savoia e Pretendente al Trono d’Italia spetterebbe ad Aimone di Savoia-Aosta.

Vittorio Emanuele contesta sotto diversi punti di vista le rivendicazioni del ramo cadetto del casato, ed in particolare sostiene che con l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, le leggi di successione per la Casa Reale previste dal Regno d’Italia, siano decadute e non producano più effetti civili nei riguardi dell’ex Casa Reale.

La modifica delle norme successorie
Più recentemente la disputa è stata alimentata anche da un decreto di Vittorio Emanuele del 28 dicembre 2019, che come nel caso anche di altre case regnanti europee, ha sostanzialmente abrogato la legge salica, modificando le leggi successorie del casato e consentendo la successione femminile, con la motivazione di doversi adeguare “alle norme comunitarie sull’uguaglianza di genere“.

Il decreto è stato contestato dai Savoia-Aosta in quanto Vittorio Emanuele essendo decaduto dal ruolo di Capo di Casa Savoia non avrebbe avuto i titoli per poterlo emettere, non avrebbe comunque seguito le procedure necessarie, e sarebbe motivato unicamente dall’esigenza di consentire la successione alle sue nipoti (Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele, ha avuto due figlie femmine e nessun maschio). Infatti in assenza di tale decreto in futuro ad Emanuele Filiberto nel ruolo di Capo della Real Casa e di Pretendente al Trono d’Italia subentrerebbe comunque la discendenza maschile del ramo Savoia-Aosta.

***
Gli stralci pertinenti alla disputa
, delle leggi dinastiche del casato, in materia successoria:

> Regie lettere patenti del 13 settembre 1780, emanate da Vittorio Amedeo III:
Art. 1. Non sarà lecito a Principi del Sangue contrarre matrimonio senza prima ottenere il permesso Nostro o dei reali nostri successori, e mancando alcuni di essi a questo indispensabile dovere soggiacerà a quei provvedimenti, che da Noi o da reali successori, si stimeranno adatti al caso.
Art. 2. Se nell’inadempimento di questa obbligazione si aggiungesse la qualità di matrimonio contratto con persona di condizione e stato inferiore, tanto i contraenti che i discendenti da tale matrimonio si intenderanno senz’altro decaduti dal possesso dei beni e dei diritti provenienti dalla Corona e dalla ragione di succedere nei medesimi, come pure da ogni onorificenza e prerogativa della Famiglia.
Art. 3. Quando però il riflesso di qualche singolare circostanza determinasse Noi, od i reali nostri successori, a lasciare che si contragga matrimonio disuguale, riserviamo in tale caso alla sovrana autorità di prescrivere per gli effetti di esso le condizioni, e cautele, che dovranno osservarsi.

>Regio editto del 16 luglio 1782, anch’esso emanato da Vittorio Amedeo III:
Art. 10. I maritaggi dei Principi della nostra Casa, interessando essenzialmente il decoro della Corona ed il bene dello Stato, non potranno perciò contrarsi senza la permissione Nostra, o dei Reali successori, e mancando alcuni di essi Principi a questo indispensabile dovere, soggiacerà a quei provvedimenti, che all’occorrenza dei casi, sì da Noi, che dà Reali successori verranno ordinati, anche a tenore delle Patenti Nostre del 13 settembre 1780, con riserva pure di accompagnare le permissioni con le condizioni che si giudicheranno proprie e convenienti.

>Statuto Albertino del 4 marzo 1848:
Art. 2. Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la legge salica.

>Codice Civile del 2 aprile 1865:
Art. 69. Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l’assenso del Re.
Art. 81. Il consenso degli ascendenti, qualora non sia dato personalmente davanti l’uffiziale civile, deve constare da atto autentico, il quale contenga la precisa indicazione tanto dello sposo al quale si dà il consenso, quanto dell’altro.

>Codice Civile del 16 marzo 1942:
Art. 92. Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l’assenso del Re Imperatore.

Nota documentale pro Emanuele Filiberto di Savoia
Nota documentale pro Aimone di Savoia
.

Scheda di approfondimento
Ordini Dinastici di Casa Savoia

ODDCS

Con l’indicazione di Ordini Dinastici di Casa Savoia (abbreviata anche in ODS oppure OODDS oppure ODDCS) ci si riferisce ad alcuni Ordini Cavallereschi già esistenti durante il Regno d’Italia, il cui magistero è stato conservato da Casa Savoia in quanto considerati dinastici (cioè appartenenti al patrimonio familiare) e non statuali (cioè appartenenti al patrimonio dello Stato Italiano, come invece l’Ordine militare di Savoia, l’Ordine al merito del lavoro e l’Ordine coloniale della Stella d’Italia).

Essi sono:
•L’Ordine Supremo della Santissima Annunziata, il primo e più prestigioso Ordine di Casa Savoia, il cui magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia ma conteso da Aimone di Savoia-Aosta; la Repubblica Italiana non riconosce quest’Ordine, che è invece riconosciuto dall’ICOC (International Commission for the Orders of Chivalry)
•L’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, secondo per importanza fra gli Ordini di Casa Savoia, il magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia ma conteso da Aimone di Savoia-Aosta; la Repubblica Italiana non riconosce quest’Ordine, che è invece riconosciuto dall’ICOC (International Commission for the Orders of Chivalry)
•L’Ordine al Merito Civile di Savoia (o Ordine al Merito di Savoia), istituito nel 1988, in qualche modo erede e prosecutore dell’Ordine della Corona d’Italia e dell’Ordine Civile di Savoia, il magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia; la Repubblica Italiana non riconosce quest’Ordine, che è invece riconosciuto dall’ICOC (International Commission for the Orders of Chivalry)

Sito istituzionale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia
.

Articoli correlati: Savoia, oltre la successione; Ordini Dinastici Casa Savoia: Aimone concede una Gran Croce mauriziana

Aimone
Foto Vanzanten: Aimone di Savoia-Aosta
10 Aprile 2026
Raffaele Coppola

Cerca negli articoli

Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Come funziona la ricerca?

Siti Collegati

  • Banner del sito di Stemmario Italiano.
  • Banner del sito del Centro Studi Araldici.
  • Banner del sito del Araldica On Line.
  • Banner del sito Creare Stemmi
  • Banner del sito Araldica TV