Royal Protocol: analisi di un’iniziativa

Lo scorso 10 novembre abbiamo già avuto modo di riferire in merito all’iniziativa denominata Royal Protocol, annunciata da Emanuele Filiberto di Savoia attraverso un videomessaggio diffuso durante il Galà della Nobiltà di Casale Monferrato, svoltosi l’8 novembre precedente. Per completezza, in calce al presente articolo sono riportati il video e la trascrizione integrale dell’annuncio.

Successivamente il progetto è stato oggetto di ulteriori presentazioni pubbliche, tra cui il convegno convegno «La genealogia in evoluzione – metodi, strumenti digitali e prospettive contemporanee per la ricerca e la storia di famiglia», tenuto il 13 febbraio 2026 nella Sala Zuccari di Palazzo Giustiniani presso il Senato della Repubblica (di cui è già stato fornito resoconto, pubblicando anche la registrazione integrale).

Al fine di fornire un quadro informativo dello stato attuale dell’iniziativa, riportiamo di seguito i pilastri del progetto così come dettagliati dal garante scientifico, Pier Felice degli Uberti, sull’ultimo numero di Nobiltà, rimandando alla sezione conclusiva per una sintesi dei rilievi critici mossi a questa proposta.

LA STRUTTURA DEL ROYAL PROTOCOL

Secondo quanto esposto dal garante scientifico, l’iniziativa si configura come una struttura di studio e valutazione (ovvero come un contenitore culturale) operante nel solco della tradizione dinastica sabauda, con un approccio metodologico che intende allinearsi alle moderne scienze documentarie e con attività che si collocano nell’ambito interno della Real Casa di Savoia.

Il quadro normativo e dottrinale di riferimento

Come indicato da degli Uberti, l’impalcatura di Royal Protocol poggia su due cardini principali:

  1. Il diritto araldico-nobiliare del Regno d’Italia: Viene assunto come riferimento centrale il R.D. 7 giugno 1943, n. 651 (Ordinamento dello Stato Nobiliare Italiano), in particolare laddove riservava alla Prerogativa Sovrana la potestà in materia di titoli, stemmi e provvedimenti nobiliari, limitatamente all’amministrazione successoria delle famiglie riconosciute durante il Regno d’Italia. L’iniziativa mira a una “riconduzione sistematica” di tali norme al quadro giuridico attuale (Codice Civile e normative internazionali).
  2. La dottrina internazionale: Il progetto richiama il terzo principio della International Commission for Orders of Chivalry (ICOC), approvato a Edimburgo nel 1962. In base a tale principio, il Capo di una Dinastia non regnante agirebbe quale “amministratore delle eredità incorporee“, legittimato ad autorizzare attestazioni in ambito strettamente dinastico e storico, senza pretese di esercizio di funzioni sovrane statuali.

Ambiti di intervento e procedure di autorizzazione

Sia dalla presentazione curata da degli Uberti, sia dalla consultazione del sito istituzionale dell’iniziativa, emerge come l’attività di Royal Protocol si articoli su quattro direttrici principali:

1. Genealogia

  • Ricostruzioni genealogiche di discendenti di cittadini italiani che abbiano riacquistato la cittadinanza.
  • Ricostruzioni genealogiche a fini di studio storico, basate su documenti pubblici, senza attribuzione di qualifiche nobiliari, che degli Uberti definisce “impossibili” oggi giorno.

2. Nobiltà

  • Successioni delle famiglie iscritte nel Libro d’Oro della Nobiltà Italiana (30 volumi conservati presso l’Archivio Centrale dello Stato).
  • Successioni delle famiglie presenti negli Elenchi Ufficiali della Nobiltà Italiana (1921, 1933 e supplementi 1934‑1936).
  • Successioni dei titolati stranieri iscritti nel Libro Araldico dei Titolati Stranieri.
  • In via discrezionale, autorizzazioni relative a rami non iscritti ma storicamente riconosciuti.

3. Araldica

  • Successioni delle famiglie iscritte nel Libro Araldico degli Stemmi di Cittadinanza.
  • Autorizzazioni relative a stemmi d’uso continuativo da oltre cento anni, privi di ornamenti nobiliari.
  • Autorizzazioni per l’adozione di stemmi come rappresentazione grafica del cognome.
  • Autorizzazioni di stemmi riconosciuti da autorità araldiche estere, con distinzione tra Stati che riconoscono la nobiltà e Stati che non la riconoscono.

4. Ordini cavallereschi e sistemi premiali

  • Autorizzazioni dell’appartenenza a ordini cavallereschi e sistemi premiali sulla base di titoli validamente conferiti.
  • Autorizzazioni dell’appartenenza agli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia.
  • Autorizzazioni degli ordini cavallereschi dinastici degli antichi Stati preunitari, nel rispetto della legge 3 marzo 1951, n. 178.
  • Autorizzazioni degli ordini della Santa Sede e del Sovrano Militare Ordine di Malta.
  • Autorizzazioni degli ordini nazionali di Stati esteri riconosciuti dalla Repubblica Italiana.
  • Autorizzazioni di ordini e sistemi premiali iscritti nel Registro Internazionale dell’ICOC.

Criteri generali di valutazione

In tutti gli ambiti, si indicano come requisiti fondamentali:

  • verifica dell’autenticità e continuità delle concessioni;
  • esame critico della documentazione prodotta;
  • rispetto della normativa italiana e internazionale;
  • distinzione tra certificazione di appartenenza/autorizzazione dinastica, e assenza di qualunque forma di riconoscimento nobiliare

Limiti e natura delle autorizzazioni

Un punto cardine della presentazione riguarda la natura giuridica di tali atti. Viene esplicitato che le autorizzazioni rilasciate dal Capo della Real Casa di Savoia:

  • Hanno valore esclusivamente interno alla Casa Reale.
  • Non costituiscono in alcun modo un riconoscimento nobiliare con valenza legale presso l’ordinamento della Repubblica Italiana, che del resto tale nobiltà non riconosce.
  • Si configurano come un “trattamento di formale cortesia”, volto a garantire la trasparenza e la correttezza storica dei titoli e delle distinzioni nell’attuale contesto sociale.

Conclusione

Nella propria presentazione ufficiale, Royal Protocol si definisce come un organismo di raccordo tra tradizione dinastica, metodo scientifico e diritto contemporaneo, volto a garantire rigore documentario e coerenza giuridica nelle attività genealogiche, araldiche e cavalleresche svolte nell’ambito della Real Casa di Savoia. La presentazione di degli Uberti precisa inoltre che le autorizzazioni rilasciate all’interno dell’ambito dinastico sono concesse a titolo gratuito da S.A.R. Emanuele Filiberto di Savoia.

Per approfondire: Il sito Internet istituzionale di Royal Protocol


Inchieste giornalistiche sull’iniziativa

L’iniziativa Royal Protocol è finita al centro del dibattito mediatico e legale. In particolare le polemiche sono state alimentate da due inchieste consecutive del quotidiano Il Fatto Quotidiano a firma di Thomas Mackinson (22 marzo e 9 aprile 2026), riprese da altri organi di informazione.

Secondo quanto riportato nella prima inchiesta, Royal Protocol sarebbe legato a un «business degli onori» di Casa Savoia: vengono citati casi di asserite concessioni di titoli cavallereschi (es. Cavalieri al Merito di Savoia o Commendatori dell’Ordine dei SS. Maurizio e Lazzaro) dietro pagamento di quote (circa 2.000 euro per l’ammissione e 200 euro annue). L’articolo lamenta inoltre una presunta opacità sui bilanci e sui flussi finanziari (quote incassate dall’associazione privata AICODS con sede a Ginevra) e richiama il ruolo della piattaforma blockchain sviluppata in Estonia dalla società Royal Protocol UÜ di Enea Benedetto. Vengono inoltre sollevate critiche in merito ai riferimenti al «Libro d’Oro della Nobiltà Italiana» (edizione privata) e al Corpo della Nobiltà Italiana, per i quali si ricordano precedenti controversie storiche.

La seconda inchiesta riporta una frattura interna: Enea Benedetto, cripto-imprenditore, presentato come ideatore tecnico originario del progetto blockchain (2024), ha dichiarato, secondo quanto riportato dalla stampa, di aver mosso contestazioni nei confronti di Emanuele Filiberto di Savoia di appropriazione indebita delle idee e del lavoro svolto, di asseriti mancati pagamenti (circa 110.000 euro per sviluppo tecnologico) e di averlo escluso dalla società italiana costituita nel febbraio 2026 («The Royal Protocol S.r.l. Impresa Sociale», con Emanuele Filiberto socio al 75%). Benedetto avrebbe revocato gli accessi al sito originario e aperto un dominio parallelo (theroyalprotocol.com). Benedetto ha inviato una messa in mora via PEC e ha preannunciato azioni legali, anche in sede penale.

In un comunicato stampa ufficiale del 9 aprile 2026, Enea Benedetto ha precisato di dissociarsi integralmente da qualsiasi attività di concessione, intermediazione o promozione di titoli nobiliari o cavallereschi, ribadendo che il proprio contributo è stato esclusivamente tecnico-scientifico, ed ha annunciato la prosecuzione autonoma del progetto.

A seguito di queste inchieste va segnalato che sono stati richiamati, in alcune fonti online, precedenti percorsi imprenditoriali dello stesso soggetto legate al mondo delle criptovalute ed alla gestione di alcune società calcistiche (Unione Sportiva Alessandria Calcio 1912, AC Legnano, Pro Vercelli).

Al momento della redazione del presente contributo i promotori di Royal Protocol non hanno rilasciato una replica dettagliata e organica alle accuse, sebbene ufficiosamente ci abbiano confermato di aver adito le vie legali nei confronti di Benedetto e de Il Fatto Quotidiano, sottolineando che per Statuto i soci non ricevono, né possono ricevere, compensi per le quote possedute o per eventuali lavori svolti all’interno della società stessa; inoltre, nell’occasione – a precisa domanda -, ci è anche stato comunicato che al momento non è ancora stata rilasciata alcuna “autorizzazione”.

Per gli approfondimenti si rimanda direttamente agli articoli citati e al comunicato di Enea Benedetto. Gli sviluppi giudiziari sono in corso e andranno monitorati nelle sedi competenti.
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Intervento video di Emanuele Filiberto di Savoia al Galà della Nobiltà 2025


Intervento video di Emanuele Filiberto di Savoia
“ROYAL PROTOCOL”
Trascrizione intervento Emanuele Filiberto di Savoia

Buonasera a tutti.
Mi spiace sinceramente di non poter essere con voi questa sera in un’occasione così significativa come lo storico Galà della nobiltà.

Per Felice mi ha gentilmente chiesto di presentarvi un progetto a cui tengo moltissimo, Royal Protocol, da me ideato e voluto, che rappresenta una vera iniziativa nel campo della genealogia, dell’araldica, del diritto nobiliare e degli ordini cavallereschi.

Si tratta di un’iniziativa fondata sulle più moderne tecnologie blockchain che garantiscono l’inalterabilità e la tracciabilità delle certificazioni, assicurando così un sistema scientifico e sicuro a tutela di chi desidera preservare e valorizzare la propria identità e storia familiare.

Come sapete, da quasi 80 anni lo Stato italiano non tutela più ufficialmente questi diritti. Questo ha aperto la strada a privati che, senza alcuna legittimità o competenza, si sono spesso arrogati il potere di riconoscere o concedere onori, ingannando purtroppo molte persone in buona fede.
Eppure, nonostante ciò, permane vivo e autentico il desiderio di difendere e tramandare la propria storia, le proprie origini e i valori delle famiglie che hanno contribuito a costruire la nostra magnifica nazione.
Durante il Regno d’Italia gli onori erano riconosciuti e tutelati dalla legge. L’ordinamento dello Stato nobiliare italiano del 1943, all’articolo 1, stabiliva con chiarezza che Sua Maestà il Re era l’unico titolare della sovrana prerogativa.
Cosa vuol dire? Che solo a lui spettava il diritto di concedere, riconoscere, rinnovare o revocare titoli, predicati, qualifiche e stemmi.
Come erede delle eredità morali e incorporee di mio nonno, Sua Maestà Re Umberto II, sento il dovere di amministrarle con serietà, responsabilità e rigore.
Per questo ho voluto affidarmi ad esperti qualificati, riconosciuti, affinché ogni aspetto genealogico, araldico e cavalleresco sia determinato in modo scientifico, con fondamento storico e giuridico.

L’obiettivo è ricostruire e aggiornare le genealogie di tutte le famiglie, non solo di quelle nobili, ma anche di quegli italiani all’estero che oggi, riottenendo la cittadinanza, desiderano riallacciare un legame con le proprie origini e le proprie radici.
Royal Protocol intende anche restituire valore alle famiglie storiche italiane che, con il loro impegno, hanno contribuito alla grandezza morale, culturale e civile dell’Italia.
Applichiamo le norme vigenti del Regno d’Italia, adattandole alla realtà del diritto civile contemporaneo e a quello delle nazioni, delle comunità europee.

Non potevano naturalmente mancare gli ordini cavallereschi della mia Casa, insieme a quelli preunitari riconosciuti dalla legge del 3 marzo 1951, numero 178.
Per gli altri ordini ci rifaremo a quelli delle diverse nazioni e al registro degli ordini cavallereschi dell’ICOC, che costituiscono una garanzia di autenticità e trasparenza.
Lo scopo ultimo di questo progetto, oltre a ristabilire chiarezza e verità, è anche profondamente civile e culturale.

Desidero portare una parte dei ricavi alla salvaguardia dei monumenti italiani in rovina, quei tesori della nostra storia che rischiano di andare perduti per sempre.
Con la tutela e la valorizzazione delle famiglie storiche italiane possiamo contribuire insieme a far rinascere la memoria, la dignità e la bellezza del nostro Paese.

Cari amici, vi ringrazio di cuore per l’attenzione e vi auguro una serata luminosa nel segno della storia, della nobiltà e della verità.
Un forte abbraccio a tutti e buona serata.
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L’articolo è stato aggiornato alle ore 10:15 dell’11 aprile 2026.

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Il logo di “Royal Protocol” l’iniziativa promossa da Emanuele Filiberto di Savoia
10 Aprile 2026
Raffaele Coppola

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