L’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sugli Ordini di casa Savoia

Ultimo aggiornamento: 4 ottobre 2026

Tra marzo e ottobre 2026 Il Fatto Quotidiano ha dedicato agli Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia e alle attività riconducibili a Emanuele Filiberto di Savoia una serie di articoli, firmati in prevalenza da Thomas Mackinson. L’inchiesta è partita dal progetto Royal Protocol e dal sistema delle onorificenze ed è tornata al centro dell’attenzione in occasione del Capitolo Generale di Torino del 26 e 27 settembre, tra interrogazioni parlamentari, esposti alla Procura e repliche degli interessati. Se ne ripercorrono qui gli articoli e i documenti collegati, in ordine cronologico, con il rinvio diretto alle fonti.

22 marzo – «The Royal protocol, il business dei Cavalieri di Emanuele Filiberto di Savoia» (nell’edizione cartacea: «Il Principe di Casa Savoia e il business dei Cavalieri»)

L’articolo parte da alcuni casi concreti: un ex tassista di San Marino diventato Cavaliere al merito di Savoia al costo di 400 euro, un avvocato milanese commendatore dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro con 200 euro annui, un parroco sardo che accetta il titolo senza pagare. Descrive una fiera di onorificenze alla quale professionisti, imprenditori e politici fanno la fila davanti a Emanuele Filiberto, con nuove ammissioni e promozioni al ritmo di circa 500 euro l’anno: 2.000 euro per entrare, 200 l’anno per restare. Ricorda che i titoli non hanno valore giuridico e che la legge del 1951 vieta di accettarli ed esibirli senza autorizzazione. Tra gli insigniti cita Gianni Letta, Bruno Vespa, Vittorio Sgarbi, il cardinale Pietro Parolin, Beatrice Venezi e il presidente del Senato Ignazio La Russa con il figlio Geronimo. Alessandro Santini, consigliere privato del principe, che stampa il titolo sul biglietto da visita, risponde: «Semmai è la Repubblica a essere in difetto», aggiungendo che lo Stato riconosce gli ordini preunitari borbonici ma non quelli sabaudi. Le quote, scrive il giornale, confluiscono nell’AICODS, associazione privata con sede a Ginevra. Emanuele Filiberto dichiara circa 800.000 euro l’anno devoluti in beneficenza, ma non indica quanto incassi e non mostra bilanci o rendiconti.

La seconda parte riguarda Royal Protocol, presentato in Senato il 13 febbraio su iniziativa della senatrice di Fratelli d’Italia Lavinia Mennuni come piattaforma blockchain per certificare le genealogie e contrastare i falsi titoli. Il quotidiano osserva che, se la fonte è un registro privato senza valore legale, la tecnologia certifica soltanto il dato inserito, non la sua veridicità. Indica come garante scientifico il conte Pier Felice degli Uberti, di cui scrive che, secondo documenti visionati dal giornale, si sarebbe costruito una genealogia retrodatata per nobilitare origini più modeste. La piattaforma fa capo a Royal Protocol UÜ, società creata a Tallinn dal cripto-imprenditore Enea Benedetto, e il giornale afferma che in Estonia gli utili reinvestiti non sono tassati. Benedetto, contattato, parla di uno spin-off italiano a scopo sociale e dichiara di non far parte della costituenda società italiana. Il giornale rileva però che questa esiste già: The Royal Protocol S.r.l. Impresa Sociale, costituita il 25 febbraio con sede a Camaiore e capitale di 1.000 euro. Emanuele Filiberto vi figura socio al 75% e presidente, Santini amministratore delegato. Il restante 25% appartiene a The Royal Protocol Società Semplice, rappresentata ancora da Santini e priva di iscrizione al Registro imprese, circostanza che garantisce, scrive l’articolo, l’anonimato dei soci. Il pezzo si chiude descrivendo il progetto come uno schema che trasformerebbe la vanità di chi vuole sentirsi nobile in flussi di denaro e criptovalute, con l’Estonia per la piattaforma e la Svizzera per i flussi.

22 marzo – «Danze e spadoni: l’aristocrazia nera stregata dal folklore neomonarchico» (Th. Mack.)

Il secondo pezzo della stessa edizione guarda all’ambiente che, secondo il quotidiano, offre legittimazione a Royal Protocol e vi parla di nostalgie monarchiche e fasciste, suprematismi e balli in costume. Ricorda che a far entrare il progetto in Senato è stata la senatrice Mennuni e descrive il raduno di Casale Monferrato del 17 e 18 aprile, organizzato da degli Uberti nella veste di presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano e della Commissione internazionale per gli Ordini Cavallereschi. Tra i momenti clou indica il «Ballo dei 100 e non più 100» e l’investitura nell’ordine ungherese del Vitéz, al costo di 1.000 euro, con la partecipazione dell’associazione Aristocrazia Europea. L’articolo si sofferma poi sui due «pilastri» su cui, secondo il giornale, poggia l’attività di degli Uberti. Il primo è il Libro d’Oro della Nobiltà Italiana: una pubblicazione privata collegata al Collegio Araldico, gestita dalla Libro d’Oro Srl costituita a Torino nel 2014 e priva di valore giuridico pubblico, distinta dal registro ufficiale della Consulta Araldica, oggi conservato all’Archivio di Stato e venduta a 320 euro. Il secondo è il Corpo della Nobiltà Italiana, verso cui vengono ricordate precedenti controversie storiche, come l’ufficio razziale privato aperto nel 1938 dai gestori di allora della versione commerciale del Libro d’Oro. Il pezzo conclude che Royal Protocol rischia di fare da scudo tecnologico a un mondo che «odora di muffa, razzismo ed eversione».

9 aprile – «“Il principe mi ha fregato”. Il creatore di “The Royal Protocol” denuncia Emanuele Filiberto di Savoia» (nell’edizione cartacea: «Royal Protocol, le denunce: guai per Emanuele Filiberto»)

Il secondo atto dell’inchiesta ha per protagonista Enea Benedetto, che dichiara di aver capito dall’articolo di marzo di essere stato estromesso dalla società italiana. Il giornale racconta ora di due Royal Protocol: quello del principe e quello del tecnico. Benedetto dichiara due anni di lavoro e 100.000 euro propri e rivendica l’idea originaria. Un accordo del febbraio 2025 e un «Parasocial Agreement», firmato a Tallinn il 25 luglio e controfirmato da Emanuele Filiberto, gli avrebbero assegnato tra il 40 e il 49% della società. È nata invece la S.r.l. di Camaiore, con il principe al 75%. Benedetto sostiene che sia stata creata per non pagarlo, e che gli sono stati revocati gli accessi al sito royalprotocol.org, che pure aveva costruito lui; Benedetto annuncia così di aver aperto theroyalprotocol.com: due siti contrapposti.

L’articolo riporta anche brani delle chat di un gruppo WhatsApp di soci. Emanuele Filiberto – che non sempre vi si esprimerebbe con toni regali – vi rivendica la decisione sulle quote societarie, parlando di un progetto della Casa Reale di Savoia. Vi si scrive anche di una fattura da 1.000 euro per due programmatori rimasta insoluta, mentre il conto della S.r.l. non risulta ancora aperto. Il 4 aprile Benedetto predispone la messa in mora per 109.900 euro, con sette giorni per pagare e, in mancanza, una querela per truffa aggravata e appropriazione indebita. Alla domanda sul rapporto con le onorificenze risponde: «Non sapevo nemmeno che i Savoia conferissero nuovi titoli cavallereschi».

9 aprile – Il comunicato stampa di Enea Benedetto

Lo stesso giorno Benedetto diffonde da Torino un comunicato. Dichiara che il progetto è nato nel 2024 da una sua idea e che gli articoli gli hanno rivelato «dinamiche e contenuti» a lui non comunicati, «dai quali mi dissocio integralmente». Afferma di non aver mai partecipato né avuto intenzione di partecipare alla concessione, intermediazione o promozione di titoli nobiliari. Aggiunge di aver chiesto chiarimenti formali ai soggetti coinvolti, di aver tutelato la sua proprietà intellettuale e di proseguire autonomamente lo sviluppo del progetto originario, che riguarda la certificazione del patrimonio storico tramite blockchain e non i titoli. Il comunicato elenca altri tre protocolli di sua ideazione (Domus, Originis, SportY) e annuncia la prosecuzione del lavoro nel Saudi-European Innovation Hub.

10 aprile – La posizione dei promotori di Royal Protocol

Come riferito su queste pagine, i promotori hanno comunicato ufficiosamente di aver adito le vie legali nei confronti di Benedetto e del quotidiano. Hanno precisato che per statuto i soci non percepiscono compensi e che non era stata rilasciata alcuna autorizzazione.

23 settembre – Lo scambio con Pier Felice degli Uberti

Alla vigilia del Capitolo Mackinson rivolge a degli Uberti una serie di domande, che lo stesso degli Uberti pubblica integralmente. Il cronista parte da un suo editoriale su «Nobiltà» (n. 117, 2013) dedicato agli articoli 7 e 8 della legge 178/1951 e dalla circolare del Ministero degli Affari Esteri del 6 marzo 2009, e chiede se quel quadro sia rimasto invariato. Richiama poi la circolare del Ministero della Difesa del 21 luglio 2020, il cui annesso 3 elenca tra gli ordini non nazionali non autorizzabili i Santi Maurizio e Lazzaro e il Merito Civile di Savoia, che il giornalista indica come i due conferiti a Torino. Chiede che cosa sia cambiato dal 2013, se le cerimonie a pagamento degli Ordini rientrino nel «mercato» di ordini privati denunciato in quell’editoriale e come si concili l’organizzazione di investiture nel Vitéz, a Casale Monferrato, con quanto la circolare del 2009 afferma sugli ordini privi di legame storico con l’Italia.

Degli Uberti risponde di non essere socio di The Royal Protocol S.r.l. Impresa Sociale, della quale è consigliere di amministrazione, e che non sarà presente a Torino. Dichiara di aver partecipato agli eventi degli Ordini Dinastici di Casa Savoia in pochissime occasioni, sempre per obblighi legati alla presidenza dell’ICOC. Conferma che il Ministero degli Affari Esteri autorizza oggi soltanto sei ordini preunitari, nessuno sabaudo, ordini – che sottolinea – non possono comunque essere assimilati agli ordini fasulli di cui lui stesso ha scritto in passato. Ribadisce di dare valore alla legge e all’autorità statale che, per ragioni politiche, nega il riconoscimento giuridico degli Ordini Dinastici, e aggiunge: «Il mio pensiero di scienziato ovviamente non è cambiato». Sul Vitéz precisa che il termine «ordine» non va inteso in senso cavalleresco, trattandosi di un’associazione dinastica a carattere premiale con ammissioni e non investiture.

27 settembre – «Denunce sui titoli e gli affari di casa Savoia: pm al lavoro»

E’ il primo servizio della giornata e apre rivelando che il 20 settembre il medico legale astigiano Enrico Manfredi Luserne d’Angrogne (grafia riportata dal giornale) ha presentato un esposto che contesta la «vendita» di un bene pubblico indisponibile, l’Ordine Mauriziano, con flussi di denaro verso l’AICODS. Ricorda che prima ancora Benedetto aveva sporto denuncia per truffa e appropriazione indebita contro Emanuele Filiberto, Alessandro Santini e Filippo Bruno di Tornaforte, dei quali il giornale precisa che nessuno risulta indagato. Santini contesta integralmente la pretesa di Benedetto, che a suo dire non è mai stato socio né amministratore. Emanuele Filiberto non ha risposto alle domande del quotidiano. La Gran Cancelleria dichiara “non ci risulta notificato alcun atto” e promette “ogni collaborazione con l’autorità giudiziaria”.

L’articolo richiama la legge 178/1951: per l’Ordine Mauriziano tale legge dispone espressamente la cessazione del conferimento, e per l’uso delle onorificenze degli ordini non nazionali prescrive l’autorizzazione dello Stato. Ricorda che i Santi Maurizio e Lazzaro e il Merito Civile di Savoia sono tra gli ordini che il Ministero della Difesa non ritiene autorizzabili. Riferisce che Casa Savoia oppone un decreto del 1962, che archiviò i conferimenti in esilio di Umberto II per inesistenza di reato, ma ne vietava l’«uso pubblico». Richiama la dichiarazione della Gran Cancelleria alla vigilia sull’assenza di cerimonie pubbliche e di conferimenti, aggiungendo che «non pare sia andata proprio così».


La questione della titolarità dell’Ordine della Santissima Annunziata e dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

Con bolla del 13 novembre 1572 (Pro Commissa Nobis) papa Gregorio XIII unì l’Ordine di San Maurizio a quello di San Lazzaro e attribuì il Gran Magistero in perpetuo al duca Emanuele Filiberto di Savoia e ai suoi successori. La titolarità in capo a Casa Savoia del più prestigioso degli Ordini sabaudi, ovvero dell’Ordine Supremo della Santissima Annunziata è invece ab antiquo, essendo stato istituito dai Savoia stessi già nel medioevo.

La Repubblica Italiana, con la XIV disposizione transitoria e finale della Costituzione e soprattutto con l’articolo 9 della legge 3 marzo 1951, n. 178, ha conservato l’Ordine Mauriziano esclusivamente come ente ospedaliero e ha dichiarato «cessato il conferimento delle onorificenze dell’Ordine stesso» e «soppresso» l’Ordine della SS. Annunziata.

Il contrasto tra l’antico patrimonio di diritti della casata (in particolare l’affidamento perpetuo del magistero mauriziano con bolla pontificia) e la successiva disciplina repubblicana alimenta il dibattito su quale sia oggi l’effettiva titolarità dei due Ordini, come evidenziato dalla contestazione formulata nell’esposto presentato alla Procura di Torino nel settembre del 2026 dal medico legale Enrico Manfredi Luserne d’Angrogne (secondo la grafia riportata da Il Fatto Quotidiano), che qualifica l’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro come bene pubblico indisponibile.

Il presente servizio giornalistico si limita a documentare le fonti; non prende posizione sulla risoluzione del contrasto.
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Il titolo si lega anche al piano dinastico: il giornale riferisce che il principe Aimone di Savoia-Aosta ha disconosciuto le «arbitrarie attività dinastiche» del cugino, il quale avrebbe sempre rifiutato di congelare gli Ordini. L’articolo riporta poi l’interrogazione di Marco Grimaldi (Alleanza Verdi e Sinistra) al ministro Giorgetti, con i nomi di La Russa, Vespa, Letta, Sgarbi e Parolin già elencati dal quotidiano a marzo, e ricorda un intervento di Francesco Cossiga che nel 2008 denunciò la proliferazione degli ordini cavallereschi e propose un’ammenda fino a 100.000 euro.

27 settembre – «I Cavalieri in doppio petto e il sacchetto blu con la “sorpresa”»

Il secondo servizio della giornata riporta la cronaca di Mackinson, inviato a Torino, dall’esterno del Lingotto, dove la stampa non ha potuto accreditarsi trattandosi di evento privato. Il giornale riferisce di aver interpellato prima dell’evento la Gran Cancelleria, tramite l’ufficio stampa della Real Casa, Filippo Bruno di Tornaforte. La risposta scritta era che non era prevista una cerimonia pubblica di investitura né il conferimento di onorificenze nel corso della manifestazione e che «Nessuna onorificenza viene conferita dietro pagamento di un corrispettivo».

Il cronista oppone ciò che dichiara di aver in parte visto, in parte raccolto presso alcuni dei presenti. Gli «ammittendi e promuovendi», i nuovi ammessi e i candidati a promozione, versano 2.000 euro per entrare e 200 annui per restare. La cena di gala alla Reggia di Venaria, con beneficenza dichiarata a favore del Regina Margherita, parte da 475 euro a persona, con tavoli da 10.000, 15.000 e 30.000 euro. All’uscita molti partecipanti portano sacchetti e buste blu o verdi, con dentro, scrive l’articolo, pergamene e anche mantelli e cocolle per il galà. A chi li interpella rispondono che dentro c’è una «sorpresa» e, secondo il cronista, lasciano intendere che sia circolata una parola d’ordine di non parlare con i giornalisti. Un uomo giunto dalla Sicilia dichiara di aver versato di tasca propria 2.000 euro per l’Ordine Mauriziano, con una quota annua di 200 euro. Una partecipante mostra la pergamena consegnata al marito, «Cavaliere di Savoia», con facoltà di fregiarsi delle insegne previste dallo statuto, e racconta che dentro Emanuele Filiberto avrebbe tenuto a precisare di non essere in contrasto con lo Stato. Il giornale cita infine due delegati siciliani, dei quali uno nega la distribuzione di diplomi a pagamento mentre l’altro appoggia a terra due buste con l’etichetta «Delegazione Sicilia»; «cavalierato a domicilio», scrive l’articolo, per chi ha pagato senza ritirare di persona. Nomina inoltre Fabrizio Comba, deputato e coordinatore piemontese di Fratelli d’Italia, presente al Lingotto, e evidenzia l’uso pubblico della formula «Sua Altezza Reale – Il Principe» già comparsa nei manifesti di una Pro Loco di Santhià.

27 settembre – La nota di Emanuele Filiberto, riportata dall’ANSA

In risposta alle dichiarazioni di Grimaldi, che stima un giro d’affari di circa 800.000 euro l’anno e denuncia onori monarchici a pagamento privi di valore giuridico, Emanuele Filiberto diffonde una nota: «Nessuna onorificenza viene venduta. Nessun titolo viene conferito.» Precisa che le somme versate sono quote associative, contributi per le attività e partecipazione agli eventi. La Real Casa aggiunge che al Lingotto non si è svolta alcuna vendita né una cerimonia pubblica di conferimento: era prevista la presentazione dei nuovi membri e dei promuovendi al Gran Maestro, presidente dell’AICODS. Distingue inoltre la questione dell’autorizzazione a fregiarsi pubblicamente delle insegne cavalleresche, dalla natura storica e dinastica degli Ordini e “non può essere trasformata, attraverso una semplificazione, nell’affermazione che si tratti di titoli ‘venduti’ o inesistenti“. Nello stesso giorno Bruno Vespa, citato nell’elenco, esclude di aver mai acquistato titoli, dichiara di non ricordare se anni fa ne abbia ricevuto uno e precisa che comunque non lo ha mai richiesto né pagato.

28 settembre – «Il principe Emanuele Filiberto furioso: “Le toghe hanno del tempo da perdere”» (nell’edizione cartacea: «Il principe furioso»)

L’intervista, raccolta dopo la celebrazione della Messa capitolare nella chiesa di San Filippo Neri, si apre con il rilancio delle smentite del giorno prima. Emanuele Filiberto afferma di aver detto esplicitamente nella riunione che rispettava l’articolo 8 della legge del 1951: «non darò onorificenze, non darò diplomi durante questo fine settimana». Il cronista obietta di aver visto uscire diplomi dal Lingotto. Il principe risponde che è possibile che vecchi diplomi siano passati da un delegato a un altro e che non può controllarlo, trattandosi di circa 700 persone. Indica donazioni dell’ultimo anno per oltre 720.000 euro in 60 progetti, in 20 regioni e 14 delegazioni estere, dice di non essere preoccupato dall’attività della Procura e giudica l’interesse dei magistrati sproporzionato rispetto a un’associazione che fa beneficenza. Sui bilanci replica di non essere tenuto a mostrarli («Perché le devo mandare dei bilanci?…»), aggiungendo che sono consultabili dai soci e che l’AICODS non è una società quotata. Circa la quota di 2.000 euro per l’Ordine Mauriziano risponde che serve a mantenere l’ufficio e il rapporto con circa 3.000 persone, oltre che alla beneficenza. Per il prossimo Capitolo annuncia una sede, a Roma o altrove, dove sarà possibile conferire l’onorificenza anche in Italia, mentre ora si procede in sede estera.

29 settembre – «I titoli di Casa Savoia e il cavalierato che scotta. Dal Principe Emanuele Filiberto al deputato Fdi, ora nessuno li rivendica»

L’articolo mette in contrasto la dichiarazione di Emanuele Filiberto, «Se c’è una persona che non mette davanti il titolo (titolo di “principe” – ndr), quello sono io», con il programma della due giorni, che lo presenta come Sua Altezza Reale, Duca di Savoia, Principe di Piemonte e Principe di Venezia. Il pezzo si concentra poi su Comba, che in oltre quindici minuti di telefonata non dice che cosa abbia ricevuto nella cerimonia a porte chiuse. Il giornalista riferisce di una fonte anonima, presente in sala, che dichiara di averne sentito pronunciare il nome tra i nuovi cavalieri (“Io ero in sala, in primissima fila, proprio per vedere quelli che venivano nominati. Ho sentito chiamare l’onorevole Comba”). Secondo la fonte le decorazioni non venivano consegnate lì, ma i nuovi cavalieri erano presentati al principe, e una pergamena la fonte dice di averla vista. Comba, interpellato, ricorda di aver giurato fedeltà alla Repubblica come carabiniere, ripete di non avere altro da aggiungere e chiama in causa la presenza di altri parlamentari.

Il quotidiano ricorda il tariffario confermato a marzo da Santini: 200 euro di ingresso più 200 di mantenimento annuo per l’onorificenza base, 2.000 per il passaggio a cavaliere e 750 per «Dame e Cavalieri». Aggiunge che Vespa ha detto di non ricordare e che era stato Grimaldi, e non il giornale, a parlare di acquisto. Grimaldi, scusandosi, rilancia sostenendo che i potenti otterrebbero le onorificenze gratis e gli altri pagherebbero. Segue il caso del vicepresidente della Regione Piemonte Maurizio Marrone, fotografato in abito cerimoniale, con la richiesta di comunicazioni urgenti di AVS in Consiglio regionale in merito allo scatto.

29 settembre – «Titoli monarchici in Regione Piemonte. La leghista Gancia in soccorso dell’assessore Marrone: “Avanti Savoia”»

Cronaca della seduta del Consiglio regionale del Piemonte in cui la consigliera della Lega Gianna Gancia chiude il proprio intervento in difesa di Marrone gridando «Avanti Savoia». L’opposizione lascia l’aula per protesta.

1° ottobre – «Savoia, la lettera che inchioda: “Titoli venduti già nel 2008”»

L’articolo si apre con l’annuncio di querele da parte di Emanuele Filiberto, che nega di aver distribuito titoli e afferma che le onorificenze sono per merito. Il quotidiano gli oppone una lettera dell’8 ottobre 2008 con cui il Coordinamento Monarchico Italiano, che avrebbe riunito 57 associazioni di cavalieri, denunciava all’AICODS la richiesta di una quota di ammissione necessaria per il conferimento dell’onorificenza, ribadendo: «Un’onorificenza si merita, non si compra». Il giornale riporta poi il racconto di un nobile vicino a Casa Savoia sull’origine della prassi, risalente alla morte di Umberto II nel 1983, e quello di una guardia d’onore presente al Lingotto, che dichiara di aver versato 2.000 euro più 200 di mantenimento per l’Ordine Mauriziano. Chiude la replica di Grimaldi all’annuncio delle querele nei suoi confronti: “Non esiste (il titolo di – ndr)‘Sua Altezza Reale’, e conferire ed esibire quelle onorificenze non è legale”.

paginata
Pagina del Fatto Quotidiano del 27 settembre 2026, dedicata all’inchiesta sugli Ordini Dinastici di Casa Savoia

I temi sollevati e lo stato dell’inchiesta

Gli articoli ruotano attorno ad alcuni nuclei ricorrenti.

Il primo è la natura dei versamenti: quote associative e contributi alle attività benefiche per Emanuele Filiberto e per la Real Casa, corrispettivo delle onorificenze secondo il quotidiano. Vi si collega la destinazione dei fondi, che fanno capo all’AICODS, associazione con sede a Ginevra, e la questione dei bilanci.

Un secondo nucleo è giuridico: la titolarità stessa sull’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro, con la legge 178/1951 che dispone la cessazione dei conferimenti dell’Ordine Mauriziano, la distinzione sostenuta dalla Real Casa tra natura dinastica degli Ordini e autorizzazione a fregiarsene pubblicamente, e, per riflesso, l’uso pubblico di titoli e denominazioni, sia nobiliari che cavallereschi, a partire dal trattamento di «Sua Altezza Reale» che Grimaldi contesta.

Un terzo è Royal Protocol: l’assetto della società italiana, la piattaforma blockchain, la controversia con Benedetto.

A questi si aggiungono i profili giudiziari (l’esposto e la denuncia all’esame della Procura di Torino) e politici (l’interrogazione di Grimaldi, i casi Comba e Marrone, il dibattito in Consiglio regionale), con i precedenti della lettera del 2008 e dell’intervento di Cossiga.

Sul piano dinastico, oltre al disconoscimento riferito dal Fatto, il principe Aimone di Savoia ha diffuso due dichiarazioni sul sito della Casa. Quella del 28 settembre precisa: «non intendo commentare gli eventi di Torino». Aggiunge che le frasi virgolettate attribuitegli da alcune testate sono state estrapolate da una dichiarazione del 10 aprile. Quella del 30 settembre (datata Milano, 29 settembre) replica alle affermazioni di Emanuele Filiberto su un’asserita richiesta di gestire insieme gli Ordini: «È assolutamente falso che io gli abbia chiesto di gestire congiuntamente gli Ordini».

Alcuni elementi lasciano ritenere che l’inchiesta possa avere ulteriori sviluppi. Gli articoli hanno aperto più filoni di quanti ne abbiano finora approfonditi, e le domande rivolte a degli Uberti toccano profili, come le circolari ministeriali e gli ordini privi di legame storico con l’Italia, non ancora trattati nei pezzi pubblicati. Per questo la pagina è concepita come uno strumento dinamico, a differenza degli altri articoli dedicati alla vicenda: sarà aggiornata via via, e la data in testa indica l’ultima verifica.


Dossier – Il caso degli Ordini Dinastici di Casa Savoia

Il presente articolo fa parte del dossier del Notiziario Araldico dedicato alle vicende emerse in occasione del Capitolo Generale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia di Torino (26-27 settembre 2026) e alle questioni storiche, giuridiche, dinastiche ed economiche ad esso collegate.

Gli articoli del dossier:

·         Dossier: Ordini dinastici di Casa Savoia – pagina introduttiva
Un dossier in sei articoli autonomi per orientarsi tra fatti, fonti e controversie emerse dopo il Capitolo di Torino

·         Il Capitolo Generale degli Ordini Savoia a Torino
Cronaca del Capitolo Generale del 26-27 settembre 2026: assemblea, gala e celebrazione liturgica

·         L’inchiesta de Il Fatto Quotidiano sugli Ordini di casa Savoia
Le inchieste de Il Fatto Quotidiano, le repliche degli interessati e gli sviluppi della vicenda tra marzo e ottobre 2026

·         Casa Savoia e la nobiltà italiana
Dichiarazioni, prese di posizione e orientamenti emersi tra associazioni e istituzioni del settore

·         L’eredità dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro: guida alle realtà mauriziane
Una mappa chiara delle istituzioni nate dall’antico Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro

·         Ordini cavallereschi: cosa dice la legge italiana
Costituzione, legge 178/1951, circolari e direttive: le fonti che regolano ordini e onorificenze in Italia

·         Ordini Savoia, quote di adesione e attività economiche
I dati disponibili sulle quote, sulle società coinvolte e sulle attività economiche collegate agli Ordini Dinastici


Coordinamento editoriale: Raffaele Coppola

Il dossier si limita a raccogliere e ordinare le fonti disponibili, distinguendo i fatti documentati dalle interpretazioni, senza prendere posizione sulle controversie in corso.

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Scheda di approfondimento
Ordini Dinastici di Casa Savoia

ODDCS

Con l’indicazione di Ordini Dinastici della Real Casa di Savoia (abbreviata anche in ODS, OODDS o ODDCS) ci si riferisce al complesso degli Ordini cavallereschi la cui titolarità è conservata dalla Casa Reale in quanto considerati d’istituto dinastico o di patrimonio familiare, ben distinti da quelli statuali del Regno d’Italia (come l’Ordine Militare di Savoia, l’Ordine al Merito del Lavoro e l’Ordine Coloniale della Stella d’Italia), recepiti o trasformati dalla Repubblica Italiana. I singoli Ordini che compongono la struttura sono:

Ordine Supremo della Santissima Annunziata
Istituito nel 1362 da Amedeo VI di Savoia (con il nome di Ordine del Ciglio o del Collare), rappresenta la massima ed altissima onorificenza di Casa Savoia, riservata tradizionalmente a sovrani, principi ed eminenti personalità della vita pubblica. Il Gran Magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia, ma conteso da Aimone di Savoia-Aosta. Nell’ordinamento italiano la legge n. 178/1951 ne ha decretato la soppressione, motivo per cui per lo Stato non ha riconoscimento giuridico quale ordine cavalleresco, mentre figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro
Nato nel 1572 dalla fusione dell’Ordine di San Maurizio e dell’Ordine di San Lazzaro per bolla di papa Gregorio XIII, è lo storico ordine di merito sia civile che militare della dinastia sabauda. Il Gran Magistero è detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia e parimenti conteso da Aimone di Savoia-Aosta. Nell’ordinamento italiano la legge n. 178/1951 ne ha dichiarato cessato il conferimento statale conservandolo unicamente come ente ospedaliero, motivo per cui per lo Stato non ha riconoscimento giuridico quale ordine cavalleresco, ed esiste chi ne rivendica la titolarità pubblica o ne contesta i conferimenti dinastici anche quando privati; figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Ordine Civile di Savoia
Istituito nel 1831 da re Carlo Alberto, nasceva per ricompensare le virtù civili, le scienze, le lettere, le arti e le professioni non coperte da meriti militari. Riservato originariamente a cittadini italiani, prevede una sola classe di benemeriti ed è limitato nel numero di componenti. Il Gran Magistero è associato alla figura del Capo di Casa Savoia (detenuto da Emanuele Filiberto di Savoia e rivendicato dal ramo Aosta). Non è riconosciuto dalla Repubblica Italiana, ma figura tra gli ordini dinastici censiti dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry). 
 
Ordine al Merito di Savoia
Istituito nel 1988 da Vittorio Emanuele di Savoia quale ordine di merito associato e complementare alla Casa Reale, concepito per premiare personalità italiane e straniere (sia uomini che donne) distintesi per servizi resi verso la dinastia o per opere caritative ed umane. Strutturato su più classi di merito, vede il Gran Magistero in capo a Emanuele Filiberto di Savoia. Privo di riconoscimento da parte della Repubblica Italiana, figura tra decorazioni di merito di patronato di una Casa già regnante censite dall’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry).  

Sito istituzionale degli Ordini Dinastici di Casa Savoia
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Scheda di approfondimento
Gli ordini cavallereschi in Italia

Ordini Cavallereschi

Il conferimento e l’uso di titoli e decorazioni cavalleresche nel territorio della Repubblica Italiana sono disciplinati dagli articoli 7, 8 e 9 della Legge 3 marzo 1951, n. 178 (“Istituzione dell’Ordine «Al merito della Repubblica Italiana» e disciplina del conferimento e dell’uso delle onorificenze“).
In base al dettato normativo e alla consolidata prassi amministrativa, il regime d’uso si articola in tre macro-categorie:

1.      Uso libero (Ordini Nazionali, Pontifici e SMOM) I cittadini italiani possono liberamente insignirsi e fregiarsi dei titoli e delle decorazioni appartenenti a:
o    Ordini Nazionali della Repubblica Italiana: Ordine al Merito della Repubblica Italiana (OMRI), Ordine Militare d’Italia, Ordine della Stella d’Italia, Ordine al Merito del Lavoro e Ordine di Vittorio Veneto;
o    Ordini della Santa Sede: Ordine Supremo del Cristo, Ordine dello Speron d’Oro, Ordine Piano, Ordine di San Gregorio Magno e Ordine di San Silvestro Papa;
o    Ordini di sub-collazione pontificia e di patronato: Ordine Equestre del Santo Sepolcro di Gerusalemme;
o    Sovrano Militare Ordine di Malta (SMOM), in virtù della sua natura di soggetto di diritto internazionale recepito dall’ordinamento italiano.

2.      Uso soggetto ad autorizzazione (Ordini di Stati Esteri e Ordini “Non Nazionali”) Ai sensi dell’art. 7 della Legge 178/1951, l’uso nel territorio repubblicano delle onorificenze conferite da Stati esteri sovranamente riconosciuti o da Ordini “non nazionali” è subordinato al rilascio di un formale decreto di autorizzazione.
L’istruttoria ed il rilascio delle autorizzazioni sono di esclusiva competenza del Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale (MAECI) (Servizio del Cerimoniale Diplomatico della Repubblica).

3.      Divieti, sanzioni ed enti non riconosciuti L’articolo 8 della medesima legge vieta in modo assoluto il conferimento di onorificenze, decorazioni e distinzioni cavalleresche — sotto qualsiasi forma o denominazione — da parte di altri soggetti. Le relative sanzioni si applicano anche qualora i conferimenti siano avvenuti al di fuori del territorio nazionale.

In tale contesto assume particolare rilevanza la direttiva Persomil del 21 luglio 2020 e le successive modifiche del 2020 e del 2023, con i relativi allegati

Profili di opportunità politica e ruolo dell’ICOC
L’assenza di autorizzazione italiana all’uso delle insegne non coincide necessariamente, sul piano concettuale, con un giudizio storico sull’origine o sulla natura dinastica di un ordine. È il caso delle decorazioni degli Ordini di Casa Savoia (come l’Annunziata o i Santi Maurizio e Lazzaro), la cui autorizzazione è preclusa per ragioni di opportunità politica o costituzionale.

Per questo motivo, accanto alle valutazioni delle istituzioni statali, esistono anche classificazioni elaborate da organismi privati di studio, come l’ICOC (International Commission for Orders of Chivalry), che non hanno valore giuridico ma sono frequentemente richiamate nella letteratura specialistica.
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Scheda di approfondimento
Disputa dinastica Casa Savoia

stemma savoia

Il ruolo di Capo di Casa Savoia, e dunque di Pretendente al Trono d’Italia, è oggi oggetto di una disputa tra i rappresentanti di due rami dello stesso casato, quello primogenito oggi rappresentato da Emanuele Filiberto (figlio di Vittorio Emanuele di Savoia e nipote di Umberto II, ultimo re d’Italia) e quello cadetto dei Savoia-Aosta, oggi rappresentato da Aimone di Savoia-Aosta.

Il matrimonio controverso
A giustificare l’apertura del contenzioso, il matrimonio contratto da Vittorio Emanuele di Savoia civilmente nel 1970 e religiosamente nel 1971, con Marina Doria.
Tale matrimonio infatti avvenne senza consenso da parte di Umberto II (in quel momento capo della Real Casa), con una donna priva di un adeguato stato nobiliare; tali circostanze secondo le leggi dinastiche di Casa Savoia decretano l’immediata decadenza del principe contraente il matrimonio da qualsiasi titolo e diritto di successione per sé e per la sua discendenza.
Conseguentemente il titolo di Capo di Casa Savoia e Pretendente al Trono d’Italia spetterebbe ad Aimone di Savoia-Aosta.

Vittorio Emanuele contesta sotto diversi punti di vista le rivendicazioni del ramo cadetto del casato, ed in particolare sostiene che con l’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana, le leggi di successione per la Casa Reale previste dal Regno d’Italia, siano decadute e non producano più effetti civili nei riguardi dell’ex Casa Reale.

La modifica delle norme successorie
Più recentemente la disputa è stata alimentata anche da un decreto di Vittorio Emanuele del 28 dicembre 2019, che come nel caso anche di altre case regnanti europee, ha sostanzialmente abrogato la legge salica, modificando le leggi successorie del casato e consentendo la successione femminile, con la motivazione di doversi adeguare “alle norme comunitarie sull’uguaglianza di genere“.

Il decreto è stato contestato dai Savoia-Aosta in quanto Vittorio Emanuele essendo decaduto dal ruolo di Capo di Casa Savoia non avrebbe avuto i titoli per poterlo emettere, non avrebbe comunque seguito le procedure necessarie, e sarebbe motivato unicamente dall’esigenza di consentire la successione alle sue nipoti (Emanuele Filiberto, figlio di Vittorio Emanuele, ha avuto due figlie femmine e nessun maschio). Infatti in assenza di tale decreto la successione seguirebbe le precedenti regole dinastiche e, dopo Emanuele Filiberto, ricadrebbe sulla linea maschile dei Savoia-Aosta.

***
Gli stralci pertinenti alla disputa
, delle leggi dinastiche del casato, in materia successoria:

> Regie lettere patenti del 13 settembre 1780, emanate da Vittorio Amedeo III:
Art. 1. Non sarà lecito a Principi del Sangue contrarre matrimonio senza prima ottenere il permesso Nostro o dei reali nostri successori, e mancando alcuni di essi a questo indispensabile dovere soggiacerà a quei provvedimenti, che da Noi o da reali successori, si stimeranno adatti al caso.
Art. 2. Se nell’inadempimento di questa obbligazione si aggiungesse la qualità di matrimonio contratto con persona di condizione e stato inferiore, tanto i contraenti che i discendenti da tale matrimonio si intenderanno senz’altro decaduti dal possesso dei beni e dei diritti provenienti dalla Corona e dalla ragione di succedere nei medesimi, come pure da ogni onorificenza e prerogativa della Famiglia.
Art. 3. Quando però il riflesso di qualche singolare circostanza determinasse Noi, od i reali nostri successori, a lasciare che si contragga matrimonio disuguale, riserviamo in tale caso alla sovrana autorità di prescrivere per gli effetti di esso le condizioni, e cautele, che dovranno osservarsi.

>Regio editto del 16 luglio 1782, anch’esso emanato da Vittorio Amedeo III:
Art. 10. I maritaggi dei Principi della nostra Casa, interessando essenzialmente il decoro della Corona ed il bene dello Stato, non potranno perciò contrarsi senza la permissione Nostra, o dei Reali successori, e mancando alcuni di essi Principi a questo indispensabile dovere, soggiacerà a quei provvedimenti, che all’occorrenza dei casi, sì da Noi, che dà Reali successori verranno ordinati, anche a tenore delle Patenti Nostre del 13 settembre 1780, con riserva pure di accompagnare le permissioni con le condizioni che si giudicheranno proprie e convenienti.

>Statuto Albertino del 4 marzo 1848:
Art. 2. Lo Stato è retto da un Governo Monarchico Rappresentativo. Il Trono è ereditario secondo la legge salica.

>Codice Civile del 2 aprile 1865:
Art. 69. Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l’assenso del Re.
Art. 81. Il consenso degli ascendenti, qualora non sia dato personalmente davanti l’uffiziale civile, deve constare da atto autentico, il quale contenga la precisa indicazione tanto dello sposo al quale si dà il consenso, quanto dell’altro.

>Codice Civile del 16 marzo 1942:
Art. 92. Per la validità dei matrimoni dei Principi e delle Principesse Reali è richiesto l’assenso del Re Imperatore.

Nota documentale pro Emanuele Filiberto di Savoia
Nota documentale pro Aimone di Savoia
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5 Ottobre 2026
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