Presentazione dello stemma di monsignor Felice Accrocca
Lo scorso 10 gennaio il papa Leone XIV ha accettato la rinuncia al governo pastorale delle Diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno, unite in persona Episcopi, presentata da S.E. mons. Domenico Sorrentino, e ha nominato vescovo delle medesime Diocesi S.E. mons. Felice Accrocca, finora arcivescovo metropolita di Benevento, mantenendogli il titolo di arcivescovo ad personam. Nella stessa dichiarazione di nomina è stato disposto che le due sedi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno restino nuovamente congiunte in persona Episcopi.
Mons. Felice Accrocca è nato il 2 dicembre 1959 a Cori, nella provincia di Latina, ed è stato ordinato sacerdote il 12 luglio 1986, incardinandosi nella diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno. Ha svolto incarichi di responsabilità pastorale e di curia, tra cui viceparroco, parroco e moderatore della curia vescovile, ed è stato direttore della Scuola diocesana di teologia Paolo VI. È stato eletto alla sede arcivescovile metropolitana di Benevento il 18 febbraio 2016 e ha ricevuto l’ordinazione episcopale il 15 maggio successivo.
Secondo la scheda ufficiale pubblicata dalla Chiesa di Benevento, lo stemma episcopale di mons. Accrocca è descritto nel seguente modo: d’azzurro alla torre d’argento, merlata di quattro pezzi, aperta e finestrata di nero, fondata su una roccia al naturale, accompagnata da una colomba del secondo, radiosa d’oro, nel canton destro, e da una stella d’argento nel canton sinistro del capo. Il motto araldico è Nisi Dominus ædificaverit.
La medesima fonte spiega che la forma dello scudo è riconducibile alla tipologia detta sannitica, ripresa dalla tradizione dei guerrieri sanniti, antichi abitanti delle terre dell’arcidiocesi che mons. Accrocca ha retto fino alla nomina.
La torre, simbolo centrale dell’effigie, è interpretata nella spiegazione ufficiale come rappresentazione della “casa” dell’arcivescovo, vale a dire la Chiesa di Benevento, edificata sulla roccia che, secondo fonti bibliche citate, è identificata con Cristo (cf. Mt 7,24-29; 1Cor 10,4). La roccia naturale sottostante sostiene l’edificio, che si innalza verso il cielo ed è illuminato da fede, speranza e carità, queste ultime associate alle tre aperture della torre stessa.
La colomba radiosa, posta nel canton destro, è indicata dalla fonte come simbolo dello Spirito Santo e della presenza divina nel ministero episcopale. Nel canton sinistro del capo si trova una stella d’argento, che nelle fonti araldiche ecclesiastiche è spesso associata alla Vergine Maria quale Stella del Mattino.
Il motto Nisi Dominus ædificaverit, tratto dal Salmo 126 e tradotto “Se il Signore non costruisce la casa, invano vi faticano i costruttori”, è collegato direttamente all’immagine della torre ed è spiegato dalla fonte come riferimento alla dipendenza della missione episcopale dalla guida divina.
Scheda di approfondimento L’araldica ecclesiastica L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare. Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono: La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone. Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi. Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica: > rosso per i cardinali; > verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi; > paonazzo per i monsignori; > nero per i presbiteri. Il numero di nappe per lato indica: > 15 nappe rosse per i cardinali; > 15 nappe verdi per patriarchi e primati; > 10 nappe verdi arcivescovi; > 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati; > 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità; > 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate; > 3 nappe canonico; > 1 nappa presbitero. Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale. La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere: > semplice cioè ad una traversa per i vescovi > doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi. ![]() Impostazione classica di un stemma papale ![]() Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo ![]() Impostazione classica di uno stemma arcivescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma vescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma di un abate ![]() Impostazione classica di uno stemma di un canonico ![]() Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche. I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile). . |
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