Presentazione dello stemma di monsignor Gianfranco Saba
Lo scorso 10 aprile, papa Francesco, in una delle sue ultime nomine ha eletto come nuovo Arcivescovo Ordinario Militare per l’Italia S.E. Mons. Gian Franco Saba, trasferendolo dall’Arcidiocesi Metropolitana di Sassari.
S.E. Mons. Gian Franco Saba, è nato a Olbia il 20 settembre 1968. Dopo essere entrato nel Seminario diocesano di Tempio–Ampurias ed aver proseguito gli studi nel Pontificio Seminario Regionale Umbro di Assisi, ha frequentato l’Istituto Teologico affiliato alla Facoltà di Teologia della Pontificia Università Lateranense. Trasferitosi al Pontificio Seminario Regionale Sardo di Cagliari, ha conseguito il Baccellierato in Teologia presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna. Ha inoltre ottenuto il Dottorato in Teologia e Scienze Patristiche presso il Pontificio Istituto Patristico Augustinianum di Roma. Ha frequentato il Corso di “Sistemi di comunicazione nelle relazioni internazionali” presso la Facoltà di Lettere dell’Università per Stranieri di Perugia.
È stato ordinato sacerdote il 23 ottobre 1993 incardinandosi nella Diocesi di Tempio–Ampurias (Sardegna). Ha ricoperto i seguenti incarichi: Vice Rettore e Rettore del Seminario Diocesano, Membro del Consiglio Presbiterale e del Collegio dei Consultori, Direttore della Consulta giovanile Diocesana, Assistente Diocesano dei Giovani di Azione Cattolica (1994-2000); Direttore dell’Istituto Diocesano di Scienze Religiose (2001); Direttore dell’Istituto Euromediterraneo, Docente stabile associato di Teologia Patristica presso la Pontificia Facoltà Teologica della Sardegna (2004); Rettore del Pontificio Seminario Regionale Sardo a Cagliari (2010-2015); Parroco di San Antonio Abate a San Antonio di Gallura (2015-2017).
Il 27 giugno 2017 è stato nominato Arcivescovo Metropolita di Sassari ricevendo la consacrazione episcopale il 13 settembre successivo.
Nell’occasione ha adottato un nuovo stemma, così presentato:
“Secondo la tradizione araldica della Chiesa cattolica, lo stemma di un Arcivescovo
Metropolita è tradizionalmente composto da: uno scudo e contiene dei simbolismi tratti da idealità personali, da particolari devozioni o da tradizioni familiari, oppure da riferimenti al proprio nome, all’ambiente di vita, o ad altre particolarità; una croce “patriarcale” con due bracci traversi all’asta, in oro, posta in palo, ovvero verticalmente dietro lo scudo; un galero, con cordoni a venti fiocchi pendenti, dieci per ciascun lato e di colore verde; un pallio bianco con crocette nere, posto in fondo allo scudo; un cartiglio inferiore recante il motto scritto abitualmente in nero.
Descrizione araldica: “Partito: nel 1° d’oro, alla fede di carnagione e di moro posta in banda; nel 2° d’azzurro al libro aperto d’argento attraversato da un caduceo di rosso posto in palo; al capo di Savoia”
Il motto: “Dilectione amplectere Deum” (Sant’Agostino, “De Trinitate” Liber VIII,12)
Per il proprio motto episcopale l’Arcivescovo Saba ha scelto queste parole tratte dal “De trinitate” di sant’Agostino: “Abbraccia il Dio Amore e abbraccia Dio con l’amore (amplectere dilectionem Deum, et dilectione amplectere Deum”.
Descrizione:
1) Nella parte destra dello scudo (va ricordato che destra e sinistra in araldica sono invertite rispetto a chi guardá) appare un simbolo che in araldica viene definito “fede”, cioè due mani che si stringono.
Un insigne ed erudito storico e araldista del XIX secolo, Berardo Candida Gonzaga così definisce tale figura: “simbolo […] d’una mutua unione, di riconciliazione, di alleanza e di conclusione di un contratto di pace”. Nel nostro caso questo simbolo è costituito da una mano di carnagione chiara che afferra una mano scura; di tutta evidenza il richiamo al concetto di solidarietà che, nel contesto attuale, si esplica nell’aiuto e soccorso ai migranti, ai nostri fratelli che attraversano il Mediterraneo, questo mare ricco di storia e cultura che oggi, parafrasando le parole di Papa Francesco, assume giorno dopo giorno la dimensione di “un immenso cimitero” per le genti delle periferie del mondo; guardando tale disegno sembra quasi di assistere allo sforzo di chi presta amorevole soccorso per trarre dall’acqua chi vi si dibatte in pericolo di vita. Il “campo” su cui poggiano le due mani è in oro, il primo tra i metalli nobili, simbolo quindi della prima Virtù, la Fede; infatti, è la Fede che rende ancora più forte e dinamica la Carità che origina il gesto di amore verso il fratello in difficoltà.
2) Nella parte sinistra appaiono due figure che richiamano l’ascendenza dell’Arcivescovo. Il cognome Saba, diffuso dall’antichità in ambiente mediterraneo e così in Sardegna, fa subito pensare all’antico regno di Saba, noto nella storia per la sua floridezza e per i ricchi scambi commerciali che intratteneva con i regni vicini, soprattutto di spezie e incenso per le celebrazioni religiose, e per la lungimiranza dei suoi sovrani; tra questi figura la mitica regina di Saba, citata dalla Sacra Scrittura, che si mette in viaggio per raggiungere re Salomone, il sovrano giudaico la cui fama di monarca sapiente ed equilibrato, è giunta fino a lei spingendola a fargli visita per attingere alle sue doti di uomo saggio e giusto. Quindi, come non riconoscere nella regina un punto di convergenza e d’incontro tra culture e religioni differenti, concetti assolutamente attuali negli odierni contesti e quindi il cammino della sovrana etiope che si reca da Salomone identifica come, alla fine, la ricerca di equilibrio, pace e saggezza sia linfa vitale per le vite di tutti noi, denominatore comune di diverse culture, religioni e razze. Ecco quindi il perché questi concetti sono rappresentati dal caduceo, il bastone alato con due serpenti attorcigliati intorno a esso. I serpenti che si affrontano indicano posizioni opposte, ricondotte all’armonia dalle ali che simboleggiano il primato dell’intelligenza e della sapienza che provengono dall’alto, ponendosi al di sopra delle contese. Il caduceo simboleggia quindi la conciliazione, l’armonia che origina dalla sapienza. Era portato dagli araldi e dagli ambasciatori come simbolo della loro funzione mediatrice ed aveva anche una valenza morale, poiché rappresentava la condotta onesta e sapiente dei sovrani. In questo caso è disegnato in rosso, il colore che rappresenta la fiamma che alimenta da sempre la ricerca della sapienza e della saggezza di cui la regina di Saba è l’impersonificazione. Il libro aperto su cui poggia il caduceo costituisce riferimento alla mamma di Mons. Saba, Caterina: infatti, esso è uno degli attributi che nell’iconografia classica accompagnano la figura della santa patrona della madre dell’Arcivescovo, Santa Caterina da Siena, dottore della Chiesa, frequentemente rappresentata nell’atto di reggere il libro delle Sacre Scritture. Esso è in argento, colore simbolo della trasparenza, quindi della verità e della giustizia, doti che devono sempre corredare lo zelo pastorale del Vescovo mentre l’azzurro dello sfondo simboleggia il distacco dai valori terreni e l’ascesa dell’anima verso Dio, quindi il cammino delle virtù che si innalzano sulle cose di questa terra verso l’incorruttibilità della volta celeste; inoltre, vuole anche richiamare le acque del Mediterraneo su cui si affaccia l’Arcidiocesi turritana che il Santo Padre Francesco ha affidato alle cure pastorali di Mons. Saba.
3) Il “capo” dello scudo, cosiddetto Capo di Savoia in quanto riprende il vessillo della casa Sabauda che governò il Regno di Sardegna e Piemonte, vuole essere un gesto di omaggio alla città che ospita la sede arcivescovile: infatti, il vessillo sabaudo appare anche oggi nello stemma comunale di Sassari“.
A seguito del nuovo incarico, formalmente assunto il 30 maggio 2025, l’insegna è stata modificata, apponendo una rosa nel capo: “Al centro del “capo”, all’intersezione dei bracci della croce, è posta la Rosa Mystica , chiaro simbolo mariano tratto dalle Litanie Lauretane“.
Per l’occasione è stata redatta una nuova articolata presentazione, disponibile anche on line.
Va annotato come l’abbastanza diffuso (cattivo) uso di riportare negli stemmi ecclesiastici riferimenti territoriali ai propri incarichi, abbia palesato nell’occasione i suoi limiti.
Scheda di approfondimento L’araldica ecclesiastica L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare. Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono: La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone. Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi. Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica: > rosso per i cardinali; > verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi; > paonazzo per i monsignori; > nero per i presbiteri. Il numero di nappe per lato indica: > 15 nappe rosse per i cardinali; > 15 nappe verdi per patriarchi e primati; > 10 nappe verdi arcivescovi; > 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati; > 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità; > 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate; > 3 nappe parroco; > 1 nappa presbitero. Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale. La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere: > semplice cioè ad una traversa per i vescovi > doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi. ![]() Impostazione classica di un stemma papale ![]() Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo ![]() Impostazione classica di uno stemma arcivescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma vescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma di un vicario episcopale ![]() Impostazione classica di uno stemma di un parroco ![]() Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche. I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile). . |
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