Presentazione dello stemma di monsignor Camillo Cibotti

Lo scorso 24 febbraio papa Francesco ha nominato vescovo della Diocesi di Trivento S.E. Mons. Camillo Cibotti, Vescovo della Diocesi di Isernia-Venafro, unendo le due sedi in persona Episcopi.

S.E. Mons. Camillo Cibotti è nato il 28 ottobre 1954 a Casalbordino, nell’Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto. Ha studiato Filosofia e Teologia presso il Seminario Regionale di Chieti e ottenuto la Licenza in Teologia Morale presso la Pontificia Accademia Alfonsiana a Roma.

Ha ricevuto l’ordinazione sacerdotale il 1° luglio 1978, incardinandosi nell’Arcidiocesi Metropolitana di Chieti-Vasto.

Ha ricoperto i seguenti incarichi: Parroco a Liscia (1978-1985); Padre Spirituale presso il Seminario Regionale (1985-1988); Parroco a Ripa Teatina (1988-1994); Parroco della SS. Trinità dei Pellegrini a Chieti (1994-2005); Rettore della Chiesa di S. Domenico a Chieti (1994-2005); Vicario Generale di Chieti-Vasto (dal 2005); Professore di Teologia Morale presso l’Istituto Teologico Abruzzese-Molisano; Vicario Episcopale per i Laici ed Assistente della Consulta Diocesana per i Laici.

Nominato Vescovo di Isernia-Venafro l’8 maggio 2014, ha ricevuto la consacrazione episcopale l’11 giugno successivo.

Il giorno 24 febbraio 2025 è stato nominato Vescovo della Diocesi di Trivento, in cui si è insediato il 26 aprile 2025.

Nel nuovo incarico monsignor Cibotti ha deciso di continuare ad utilizzare lo stemma già adottato nel 2014, e che così è presentato sul sito Internet diocesano:

Il Motto
Per il proprio motto, Monsignor Cibotti ha scelto le parole: ”NON TIBI SIT GRAVE DICERE MATER AVE” (“Non ti sia di peso dire Ave Maria”, ovvero “Non ti stancare di invocare Maria”). Si tratta di un’espressione coniata per la prima volta da papa Alessandro III (1177) che la fece incidere sull’architrave del portico della “Calle del Perdon” a Venezia, dopo essere scampato alla persecuzione dell’imperatore Federico Barbarossa e aver trovato rifugio in tale luogo e protezione in tale preghiera.
Al Vescovo è particolarmente cara, perché è riportata nella tela che raffigura Santa Maria dei Miracoli, venerata nell’omonima Basilica Santuario a Casalbordino, alla quale Egli ha voluto affidarsi in ogni circostanza della propria vita ed in particolare in questa.

Interpretazione dello stemma
Lo scudo di Monsignor Camillo Cibotti è diviso in due sezioni.
La parte superiore presenta simboli che esprimono la dimensione mariana del ministero episcopale del Vescovo.
Nel Posto d’Onore (ovvero in alto) splende il monogramma del nome di Maria, a sottolineare la presenza discreta ma significativa  della Madonna nella vita di ogni fedele e la necessità di invocarLa incessantemente, in particolare attraverso la preghiera del Rosario, ”catena dolce che ci rannoda a Dio”.
Alla Madre di Gesù il Vescovo vuole affidare il suo servizio pastorale.
Maria, invocata con le stesse parole dell’angelo Gabriele, è Madre della Chiesa e viene in aiuto in ogni evento, perché “onnipotente per grazia” (cfr. Supplica alla Regina del SS. Rosario di Pompei).

Tutt’intorno al monogramma compare la corona di dodici stelle: è il simbolo della vittoria della donna vestita di sole sul drago (cfr. Ap 12,1-3); è il simbolo della pienezza che viene data da Dio ed è consegnata a tutto il popolo (dodici sono le tribù di Giacobbe) e a chiunque è discepolo (dodici sono gli apostoli); è il simbolo dell’unione tra ciò che è divino e ciò che è umano (il numero dodici è anche il risultato della moltiplicazione del tre, numero della divinità, con il quattro, numero dell’umanità).
Maria, coronata di stelle, Regina delle vittorie, pienezza di Israele e discepola di Cristo, è modello della Chiesa e di ogni chiamato (cfr. Giovanni Paolo II, Messaggio per la XXV Giornata Mondiale delle Vocazioni, 1987).
Monsignor Cibotti  ha sperimentato tutto questo. Egli, infatti, ha visto nascere e crescere la propria vocazione al sacerdozio “tra le braccia della più tenera delle madri”,  Santa Maria dei Miracoli, venerata con particolare devozione a Casalbordino, dove Ella è apparsa l’11 Giugno del 1576.
La parte inferiore dello scudo racchiude le radici umane del Vescovo e esprime il forte legame con la sua città natale, poiché riporta lo stemma del comune di origine.

Nel Cuore (ovvero al centro) viene rappresentato un albero, probabilmente un melograno, vista la molteplicità dei frutti vermigli. Sebbene esso nella Bibbia venga ad assumere molteplici significati (fecondità, abbondanza, immortalità), in questo caso esso vuole essere simbolo dell’unità della Chiesa nella molteplicità dei carismi.
Maria, invocata come Albero della vera vita e Vergine Madre dell’unità fa’ di tutti gli uomini “l’unico popolo della nuova alleanza” (cfr. Messa di Maria Vergine Madre dell’unità, Colletta) ed è perciò “icona purissima” della Chiesa (Evangelii Gaudium, 288).
Ai fianchi (ovvero ai lati) vi sono due leoni affrontati.
Si tratta di animali largamente utilizzati nella tradizione araldica e qui impiegati con un particolare significato.
Da un lato essi vogliono essere immagine della forza esercitata da Dio a difesa del suo popolo: “Come per la sua preda ruggisce il leone…, così scenderà il Signore degli eserciti per combattere sul monte Sion… Così il Signore di Israele proteggerà Gerusalemme; egli la proteggerà ed essa sarà salvata, la risparmierà ed essa sarà liberata” (Is 31, 4-5).
Dall’altro essi vogliono essere simbolo della forza di chiunque si abbandona alla volontà di Dio: “Il giusto è sicuro come un giovane leone” (Pr 28,1).
Maria, fortezza inespugnabile, è immagine della Chiesa perché è volto materno di Dio e al tempo stesso sua fedele serva.


Scheda di approfondimento
L’araldica ecclesiastica

L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare.

Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono:

La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone.

Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi.

Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica:
> rosso per i cardinali;
> verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi;
> paonazzo per i monsignori;
> nero per i presbiteri.

Il numero di nappe per lato indica:
> 15 nappe rosse per i cardinali;
> 15 nappe verdi per patriarchi e primati;
> 10 nappe verdi arcivescovi;
> 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati;
> 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità;
> 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate;
> 3 nappe parroco;
> 1 nappa presbitero.

Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale.

La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere:
> semplice cioè ad una traversa per i vescovi
> doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi.

Stemma papale base
Impostazione classica di un stemma papale
Stemma cardinalizio base
Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo
Stemma arcivescovile base
Impostazione classica di uno stemma arcivescovile

Stemma vescovile base
Impostazione classica di uno stemma vescovile

Stemma di vicario base
Impostazione classica di uno stemma di un vicario episcopale

Stemma di parroco base
Impostazione classica di uno stemma di un parroco

Stemma di sacerdote base
Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote


Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche.

I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile).
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cibotti
Stemma di monsignor Camillo Cibotti: “D’azzurro, all’albero al naturale, fruttato di rosso, sostenuto da due leoni, controrampanti, d’oro. Nel capo, il monogramma mariano d’oro, circondato da una corona di dodici stelle (8) dello stesso” (Blasonatura Centro Studi Araldici)
12 Dicembre 2025
Redazione

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