Adeguamento, non rivoluzione araldica per Maiolati Spontini

Maiolati Spontini è un piccolo centro di poco meno di 6.000 abitanti della provincia di Ancona, salito agli onori delle cronache araldiche per una mancata “rivoluzione” araldica.

Il comune in questione infatti ha ottenuto l’attuale emblema araldico (“Di rosso al leone d’oro tenente un giglio al naturale”) con un Decreto presidenziale del 28 settembre 2007. Successivamente, con un altro Decreto, questa volta del 22 settembre 2022, al comune è stato concesso anche il titolo di “città”.

A seguito di questa seconda concessione si sono resi necessari alcuni adeguamenti tecnici dell’emblematica cittadina, per recepire – ed esibire – il nuovo riconosciuto rango, a partire dalla corona di Città a sostituire quella di “semplice” Comune, ed arrivare proprio all’indicazione letterale di “Comune” riportata sul gonfalone, da sostituirsi con quella di “Città”.

Nell’occasione però ci si è accorti che l’emblematica in uso presentava alcune irregolarità, a partire dalla presenza “abusiva” di una corona nobiliare sul capo del leone, e dalla sua colorazione argento sul gonfalone.

stemma ante 2025
Disegno modificato di Massimo Ghirardi: Lo stemma del Comune di Maiolati Spontini in uso sino al 2025

Dunque l’adeguamento tecnico delle insegne cittadine è diventata occasione anche per una sua “regolarizzazione”, che però nella percezione dei cittadini probabilmente sarebbe parsa comunque un’innovazione.

Forse proprio questa considerazione ha portato gli amministratori locali a ipotizzare un intervento più drastico, che modificasse anche il colore di fondo di stemma e gonfalone, passando dal rosso all’azzurro, e – pare di capire dai bozzetti – lampassato di rosso.

confronto
Confronto tra gli emblemi araldici di Maiolati Spontini in uso, e quelli proposti ma poi abbandonati, elaborato da Unione Progressista Maiolati Spontini

Non ci è dato sapere le ragioni di tale ipotizzato cambiamento, anche se i maligni suggeriscono che potrebbe esserci stata l’intenzione di eliminare il sinistrorso rosso, con un più destrorso azzurro, in omaggio al mutato cambiamento politico della maggioranza consiliare, tradizionalmente di sinistra, ma che negli ultimi due mandati ha visto la prevalenza del centrodestra.

Indipendentemente dalle ragioni comunque l’opposizione locale si è inalberata sia per la scelta, sia per la mancanza di confronto pubblico su tale scelta, riuscendo a sollevare anche parte della cittadinanza, che con tanto di striscioni è arrivata a presidiare il consiglio comunale chiamato a deliberare sul cambiamento.

Tanto clamore ha dunque indotto l’attuale giunta a tornare sui propri passi, e a limitarsi agli adeguamenti tecnici, oltre che alla doverosa correzione, dell’emblematica cittadina, raccogliendo così l’unanimità del consiglio comunale.

Ai nostri attenti lettori probabilmente non sarà sfuggita però un’anomalia presente nei bozzetti della modifica prima ipotizzata e poi cassata, ovvero l’assenza dello scudo dello stemma sul gonfalone, in cui il leone dell’emblema è raffigurato libero dai vincoli di tale manufatto, come del resto già accade con il gonfalone attuale. Così pure lo stemma in quanto tale è rappresentato con una sagoma goticheggiante, in luogo di quella sannitica tassativamente prevista dalle attuali normative in ambito di araldica civica ufficiale. Non è però da escludere che tali anomalie siano dovute all’ufficiosità dei bozzetti in questione, diversamente l’adeguamento-regolarizzazione ora deliberata, potrebbe presto richiedere una nuova regolarizzazione.

Gonfalone
Foto archivio Araldica Civica: Il gonfalone utilizzato dal Comune di Maiolati Spontini sino al 2025

Ne hanno parlato: Qdmnotizie; Cronacheancona; Unione Progressista Maiolati Spontini


Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
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31 Luglio 2025
Raffaele Coppola

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