Araldica lefebvriana e cattolica, a confronto
Nelle scorse ora abbiamo pubblicato un articolato servizio per analizzare gli emblemi araldici adottati dai quattro nuovi vescovi consacrati quest’oggi presso il seminario internazionale di Écône, in Svizzera, dalla Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX): monsignor Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier.
La vicenda ha dei risvolti ecclesiali di particolare rilevanza, ma il nostro giornale si limita doverosamente ai soli aspetti araldici.
In tale ottica a corredo dall’ampio articolo di presentazione ed analisi dei nuovi emblemi araldici – senza alcuna pretesa statistica, dato il numero necessariamente limitato dei casi considerati -, abbiamo pubblicato un confronto esclusivamente araldico fra tali insegne e le ultime quattro – di nuova ideazione – pubblicate dal Notiziario Araldico per vescovi operanti in Italia, ovvero quelli di monsignor Panzetta arcivescovo di Lecce, monsignor Cannistrà arcivescovo di Pisa, di monsignor Basile vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, e di monsignor Mascagna, vescovo di Pescia e di Pistoia.
Ritenendo tale confronto di specifico interesse per i nostri lettori, lo riproponiamo anche di seguito, per conferirgli la dignità di un contributo autonomo, e offrirgli maggiore visibilità.


Rileviamo in questa sede come gli stemmi dei nuovi vescovi, sebbene in una fase di rottura nei rapporti con la Chiesa Cattolica, adottino le ornamentazioni araldiche esterne agli scudi, utilizzate in seno alla Chiesa Cattolica, per indicare il rango ecclesiale dei titolari degli emblemi araldici riprodotti.
Il confronto
Comparando dunque le quattro insegne presentate già lo scorso 25 giugno, con quelle dei vescovi cattolici qui considerate, si sono analizzati cinque aspetti specifici:
1) IMPOSTAZIONE COMPLESSIVA: Gli stemmi della FSSPX mostrano una notevole omogeneità progettuale pur adottando soluzioni compositive differenti (campo unico, troncato, inquartato). Gli stemmi italiani appaiono invece più eterogenei nella costruzione del programma iconografico, ma più omogenei nel ripartire lo scudo (interzati e inquartati).
La circostanza però potrebbe essere dovuta anche dall’impressione che gli stemmi dei vescovi della FSSPX siano stati ideati con il supporto del medesimo araldista, stimolato così a cercare soluzioni più varie tra loro.
2) NUMERO DELLE FIGURE: Analogamente gli stemmi dei vescovi cattolici ospitano un maggior numero di figure in generale (anche da qui la necessità di avere più campi in cui distribuirle) e per ciascun campo, e alcune di esse hanno caratteristiche paesaggistiche, andando frequentemente a riempire il campo e a raggiungere i bordi dello scudo. Caratterizzati da una minore densità figurativa e da una conseguente maggiore semplicità complessiva gli stemmi dei vescovi della FSSPX.
3) IL MOTTO: Nei quattro stemmi della FSSPX il motto costituisce frequentemente la chiave interpretativa dell’intero progetto araldico, tanto che alcune figure sono esplicitamente presentate dalla fonte come traduzione iconografica del motto. Negli stemmi italiani il rapporto appare generalmente meno diretto e più programmatico, con il motto che sintetizza il ministero episcopale più che descrivere le figure presenti nello scudo.
4) ESEGESI: Attraverso l’analisi delle esegesi e dei richiami biblici, gli stemmi cattolici sembrano concentrarsi sull’identità del vescovo – storia personale – e sul suo programma pastorale, con riferimenti alla storia delle diocesi ed ai territori con cui il prelato ha legami, mentre quelli della FSSPX sembrano privilegiare la comunicazione teologica; inoltre in due casi, questi ultimi presentano una specifica frutto delle circostanze – prima che di una scelta -, ovvero il richiamo a stemmi familiari preesistenti.
5) VISIONE D’INSIEME: Considerati nel loro insieme, gli stemmi della FSSPX evidenziano una marcata uniformità nell’impostazione delle esegesi, nella relazione fra simboli e motto e nella costruzione del programma iconografico. I quattro stemmi italiani appaiono più eterogenei, protesi a trasmettere una pluralità di messaggi non necessariamente coordinati tra loro, ma riuniti nella figura del prelato.
Scheda di approfondimento L’araldica ecclesiastica L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare. Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono: La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone. Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi. Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica: > rosso per i cardinali; > verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi; > paonazzo per i monsignori; > nero per i presbiteri. Il numero di nappe per lato indica: > 15 nappe rosse per i cardinali; > 15 nappe verdi per patriarchi e primati; > 10 nappe verdi arcivescovi; > 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati; > 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità; > 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate; > 3 nappe parroco; > 1 nappa presbitero. Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale. La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere: > semplice cioè ad una traversa per i vescovi > doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi. ![]() Impostazione classica di un stemma papale ![]() Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo ![]() Impostazione classica di uno stemma arcivescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma vescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma di un vicario episcopale ![]() Impostazione classica di uno stemma di un parroco ![]() Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche. I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile). . |
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