Stemmi dei nuovi vescovi della Fraternità San Pio X
Quest’oggi, mercoledì 1° luglio 2026, presso il seminario internazionale di Écône, in Svizzera, sono stati consacrati all’episcopato quattro sacerdoti della Fraternità Sacerdotale San Pio X (FSSPX): Pascal Schreiber, Michael Goldade, Michel Poinsinet de Sivry e Marc Hanappier. Il 25 giugno, in vista della cerimonia, la Casa Generalizia della Fraternità ha pubblicato gli stemmi episcopali dei quattro futuri vescovi, corredati dalle rispettive blasonature, dall’illustrazione dei principali elementi simbolici e dalla spiegazione dei motti scelti.
Le informazioni araldiche che seguono riprendono la descrizione e l’interpretazione pubblicate dalla fonte primaria della Fraternità Sacerdotale San Pio X, senza entrare in alcun modo del merito della delicata vicenda ecclesiale che vi è alla base.
Lo stemma di mons. Pascal Schreiber

The shield is quartered (divided into four distinct quarters):
The first quarter (top left) is sable (black) charged with the triumphant face of Jesus Christ, King of the Universe, crowned in or (gold), surrounded by a halo and blazing rays, as seen in the vision of Saint Nicholas of Flüe.The second and third quarters (top right and bottom left) are identical, with gules (red), and both are charged with a rampant lion in or (gold), holding a golden feather in its right paw.
The fourth quarter (bottom right) is sable (black) charged with an eight-pointed star in or (gold).
«Lo scudo è inquartato. Nel primo quarto, di nero, al volto trionfante di Gesù Cristo Re dell’Universo, d’oro, circondato da un nimbo e da raggi fiammeggianti, secondo la visione di san Nicola della Flüe. Il secondo e il terzo quarto sono di rosso, caricati di un leone rampante d’oro che regge nella zampa destra una penna d’oro. Il quarto quarto è di nero, caricato da una stella d’oro a otto punte.»
Spiegazione
Secondo la spiegazione fornita dalla fonte, la scelta della partizione in quattro quarti si richiama a un modello tradizionalmente diffuso nei paesi di lingua tedesca.
Il primo quarto riproduce la parte centrale della celebre raffigurazione meditativa associata a san Nicola della Flüe, patrono della Confederazione Svizzera, figura alla quale il futuro vescovo attribuisce un ruolo determinante nella propria vocazione sacerdotale.
La fonte propone inoltre una dettagliata interpretazione della visione mistica. Il volto raffigurato può rappresentare, alternativamente, la divinità indivisa, il Verbo incarnato oppure l’uomo contemplante. Intorno ad esso si sviluppano sei raggi. Tre prendono origine direttamente dal volto: uno dall’orecchio, quale segno del fatto che Dio conosce ogni cosa; uno dall’occhio, a indicare che nulla rimane nascosto al suo sguardo; uno dalla bocca, dalla quale procede ogni sapienza. Gli altri tre raggi convergono invece verso il nimbo provenendo dall’esterno, esprimendo, secondo l’interpretazione proposta, il cammino del credente verso una conoscenza sempre più profonda del mistero divino attraverso la meditazione.
Il secondo e il terzo quarto riprendono lo stemma della famiglia Schreiber. Il leone rappresenta, nella tradizione araldica, il coraggio, la forza e la regalità, mentre la penna costituisce un’arma parlante, richiamando il cognome Schreiber (“scriba” o “scrittore”) e, secondo la fonte, alludendo anche all’attività letteraria.
Nel quarto quarto compare una stella d’oro a otto punte. La Fraternità propone una duplice lettura simbolica. La stella può infatti rappresentare il Salvatore, richiamando i passi biblici «Una stella spunterà da Giacobbe» (Nm 24,17) e «Io sono la stella radiosa del mattino» (Ap 22,16), oppure la Vergine Maria, invocata nella tradizione liturgica come Stella Maris e Stella Matutina. In questa seconda prospettiva, la figura stabilisce un collegamento diretto con il motto episcopale.
La fonte attribuisce inoltre alla stella un ulteriore significato riferito ancora a san Nicola della Flüe, ricordando la tradizione secondo cui il santo avrebbe contemplato una stella che illuminava il mondo già prima della nascita e avrebbe continuato a vedere, durante la vita eremitica nel Ranft, una stella alla quale associava la propria persona.
L’insieme cromatico dello stemma — nero, rosso e oro — viene infine interpretato come richiamo ai colori della bandiera tedesca, in riferimento al seminario di Zaitzkofen, nel quale il futuro vescovo ha svolto il proprio ministero.
Il motto episcopale è «Virgo fidelis».
La fonte precisa che l’espressione deriva dalle Litanie Lauretane e identifica Maria quale «Vergine fedelissima». L’interpretazione proposta sviluppa il tema della fedeltà della Vergine nei confronti del Padre, del Figlio e dello Spirito Santo, presentandola come modello per la perseveranza dei fedeli.
La scelta viene inoltre collegata direttamente alla spiritualità della Fraternità Sacerdotale San Pio X. A sostegno di tale interpretazione viene richiamato un passo degli Statuti della Fraternità, nei quali, in occasione del rinnovo annuale degli impegni l’8 dicembre, i membri sono invitati a domandare alla «Vergine fedelissima» la grazia della fedeltà ai propri impegni e dell’unità nella carità.
La spiegazione si conclude sottolineando come il riferimento mariano richiami anche le virtù della fortezza e della purezza, con richiamo al passo evangelico «Beati i puri di cuore, perché vedranno Dio» (Mt 5,8).
Lo stemma di mons. Michael Goldade

The field (background) is azure (blue).
The border is decorated with a scroll pattern comprising twelve ears of wheat in or (gold) – six on each side – linked by intertwined stalks.
In the centre is an inescutcheon in or (gold/yellow) bearing a Vendéen Heart in gules (red), which consists of two intertwined hearts, surmounted by a crown and a cross.
«Il campo è d’azzurro. Il bordo è decorato da un motivo a pergamena formato da dodici spighe di grano d’oro, sei per lato, unite dai rispettivi steli intrecciati. Al centro è posto uno scudetto d’oro caricato di un Cuore della Vandea di rosso, costituito da due cuori intrecciati sormontati da una corona e da una croce.»
Spiegazione
La fonte attribuisce alle dodici spighe un articolato significato simbolico.
Sul piano biografico esse richiamano innanzitutto il luogo di nascita del futuro vescovo, Our Lady of the Prairies nel North Dakota, e quello della sua crescita, Saint Marys nel Kansas, entrambi identificati come importanti regioni cerealicole degli Stati Uniti. Il numero dodici viene inoltre riferito ai dodici componenti della famiglia.
L’interpretazione prosegue sviluppando il significato biblico del numero dodici e della spiga di grano. Le dodici spighe richiamano anzitutto i dodici figli del patriarca Giacobbe e, in particolare, Giuseppe, custode del grano d’Egitto e figura profetica di san Giuseppe, padre putativo di Cristo, identificato quale «Pane della vita». San Giuseppe viene inoltre ricordato come patrono della Chiesa universale e protettore delle vocazioni.
Il grano costituisce altresì il simbolo dell’Eucaristia e del sacrificio della Messa, indicati dalla fonte come elementi centrali della spiritualità della Fraternità Sacerdotale San Pio X. Il numero dodici viene inoltre riferito tanto ai dodici canestri avanzati dopo la moltiplicazione dei pani quanto ai dodici Apostoli, definiti le colonne della Chiesa.
Il fondo azzurro viene interpretato quale riferimento alla Vergine Maria, descritta come il «campo verginale» dal quale germoglia il Pane della vita. Lo scudetto centrale d’oro simboleggia invece la divinità del Figlio portato da Maria e costituisce, secondo la fonte, anche un’arma parlante riferita al cognome Goldade attraverso il richiamo al metallo aureo.
Al centro dello stemma compare il Cuore della Vandea, formato da due cuori intrecciati sormontati da corona e croce. La Fraternità osserva che tale figura esprime la devozione della famiglia Goldade ai Sacri Cuori di Gesù e di Maria e coincide altresì con uno dei simboli identificativi della stessa Fraternità Sacerdotale San Pio X, ponendosi quindi in diretto rapporto con il motto episcopale.
Il motto scelto è «Adeamus cum fiducia».
La fonte precisa che esso riprende Eb 4,16: «Accostiamoci dunque con piena fiducia al trono della grazia, per ottenere misericordia e trovare grazia per un aiuto opportuno». Si osserva inoltre che le stesse parole costituiscono l’incipit dell’introito della Messa del Cuore Immacolato di Maria del 22 agosto.
Secondo la spiegazione pubblicata, il motto esprime un atto di fiducia nella Vergine Maria, Mediatrice di tutte le grazie, richiamando anche l’affermazione tradizionalmente attribuita a san Bernardo: «La ragione della mia speranza è Maria».
La denominazione mariana di «Trono della Grazia» viene spiegata con il fatto che la Sapienza eterna avrebbe scelto di dimorare in Maria e di regnare attraverso di lei.
La fonte mette inoltre in relazione il motto con il simbolismo delle spighe di grano. L’invito ad «accostarsi con fiducia» richiama infatti anche l’accesso all’altare nel sacrificio eucaristico, evocato dalle parole del Salmo 42: «Introibo ad altare Dei».
La spiegazione si conclude affermando che, attraverso i Cuori uniti di Gesù e di Maria e mediante le grazie comunicate nel sacrificio della Messa, il fedele riceve il sostegno divino nelle circostanze della vita, richiamando infine il passo paolino: «Nella speranza siamo stati salvati» (Rm 8,24).
Lo stemma di mons. Michel Poinsinet de Sivry

The shield is “party per fess” (divided horizontally into two equal parts):
The chief (upper part) is gules (red), charged with a sword in argent (silver) hilted in or (gold) and placed bendwise sinister (diagonally from the bottom left to the top right), on which is placed a palm branch in or (gold) bendwise (opposite diagonal).The base (lower part) is azure (blue), charged with a swan in argent (silver/white) with a golden beak, swimming on waves of the same metal (represented by the silver/white lines below it).
«Lo scudo è troncato. La parte superiore è di rosso, caricata di una spada d’argento, con l’elsa d’oro, posta in banda sinistra, sulla quale è sovrapposto un ramo di palma d’oro posto in banda. La parte inferiore è d’azzurro, caricata di un cigno d’argento, dal becco d’oro, nuotante su onde dello stesso metallo.»
Spiegazione
Secondo la spiegazione fornita dalla fonte primaria, i due emblemi della parte superiore costituiscono una rappresentazione visiva del motto episcopale.
La spada simboleggia anzitutto il combattimento che la Chiesa cattolica è chiamata a sostenere, attraverso i suoi membri, affinché il trionfo di Cristo si estenda sul mondo e sul peccato mediante l’applicazione dei frutti della Redenzione. Alla medesima figura viene inoltre attribuito un significato scritturistico, quale richiamo alla «spada dello Spirito, che è la parola di Dio» (Ef 6,17). La fonte osserva che tale parola, descritta come tagliente, costituisce la risposta alle massime del mondo.
Il ramo di palma rappresenta invece la vittoria della Chiesa militante sulla terra, resa manifesta nella testimonianza dei martiri. La palma assume pertanto il significato della vittoria della fede attraverso la perseveranza e il sacrificio.
La metà inferiore dello scudo reca un cigno, figura tratta dallo stemma familiare. Secondo l’interpretazione proposta dalla Fraternità, il cigno simboleggia la fedeltà, in ragione dell’abituale legame con il proprio compagno, e la purezza, espressa dal colore bianco del piumaggio. Entrambe le qualità vengono ricondotte alla virtù della fede, che costituisce il tema dominante dell’intero programma araldico.
Il motto episcopale è «Fides vincit mundum».
La fonte ne individua l’origine nella Prima Lettera di san Giovanni: «Questa è la vittoria che ha vinto il mondo: la nostra fede» (1 Gv 5,4). Tale passo viene posto in relazione con le parole pronunciate da Cristo nel Vangelo di Giovanni: «Io ho vinto il mondo» (Gv 16,33), richiamando il trionfo di Gesù Cristo su un mondo che non lo ha accolto. La fede viene così presentata come il mezzo attraverso il quale il credente partecipa a tale vittoria.
La spiegazione prosegue richiamando la dimensione militante della Chiesa sulla terra, attraverso il passo del libro di Giobbe: «La vita dell’uomo sulla terra è una milizia» (Gb 7,1).
La fonte interpreta inoltre il motto come un richiamo alla contrapposizione tra le «due città» di sant’Agostino e i «due vessilli» di sant’Ignazio di Loyola, individuando nella vittoria finale di Cristo il fondamento della speranza cristiana. La medesima interpretazione viene infine collegata alla storia della Fraternità Sacerdotale San Pio X e alla missione che essa attribuisce alla propria presenza nella Chiesa.
Lo stemma di mons. Marc Hanappier

The field of the shield is a single unit:
The field (the background) is azure (blue).The central figure is a Paschal Lamb (Agnus Dei) in argent (white) passant (standing). Its head is surrounded by a halo in or (gold) which is marked with a cross in gules (red). It carries a staff in or (gold), to which is attached a banner in argent (silver) bearing a cross in gules (red), the Standard of the Resurrection. From its chest flows a stream of blood in gules (red) pouring into a chalice in or (gold) placed at its feet.
The accompaniment: the Lamb is surrounded by three fleurs-de-lis in argent (silver), two in chef (at the top) and one in base (at the bottom).
«Il campo dello scudo è d’azzurro. Figura principale è un Agnello pasquale d’argento, passante, con il capo circondato da un nimbo d’oro crociato di rosso. L’Agnello sostiene un’asta d’oro alla quale è fissato un vessillo d’argento caricato di una croce rossa. Dal petto sgorga un fiotto di sangue di rosso che si raccoglie in un calice d’oro posto ai suoi piedi. L’Agnello è accompagnato da tre gigli d’argento, due nel capo e uno nella punta.»
Spiegazione
Secondo la spiegazione della fonte, la figura centrale rappresenta l’Agnello vittorioso dell’Apocalisse, la cui gloria è proclamata dagli angeli e dai santi mediante il versetto «Degno è l’Agnello che è stato immolato di ricevere potenza, divinità, sapienza, fortezza, onore, gloria e benedizione» (Ap 5,12). Lo stesso testo costituisce anche l’introito della Messa di Cristo Re.
La Fraternità osserva che glorificare l’Agnello immolato per la salvezza dell’umanità costituisce la finalità stessa della Chiesa. Il sangue che sgorga dal costato dell’Agnello e si raccoglie nel calice rappresenta il sacrificio redentore di Cristo, comunicato ai fedeli attraverso il sacrificio eucaristico, quale bevanda spirituale destinata a purificare e rafforzare le anime.
I tre gigli che accompagnano la figura centrale ricevono una duplice interpretazione simbolica.
Da un lato costituiscono un tradizionale emblema della regalità. Dall’altro rappresentano la purezza immacolata della Vergine Maria, illustrata mediante il riferimento al Cantico dei Cantici: «Come il giglio fra le spine, così l’amica mia fra le fanciulle» (Ct 2,2).
La fonte propone inoltre una lettura di carattere territoriale. Sul fondo azzurro dello scudo, i tre gigli richiamano infatti anche la tradizione araldica francese e riproducono la disposizione presente nello stemma della città di Versailles, dove risiede la famiglia Hanappier.
Il motto episcopale è «Dignus est Agnus».
La spiegazione prende avvio dalla testimonianza di san Giovanni Battista: «Ecco l’Agnello di Dio» (Gv 1,36), osservando come tale proclamazione abbia suscitato la vocazione dei primi due apostoli, Giovanni e Andrea. L’Agnello di Dio viene pertanto presentato come colui che continua ad attirare a sé le vocazioni.
La fonte richiama quindi l’immagine dell’Apocalisse dell’Agnello «ritto come immolato» (Ap 5,6), nella quale Cristo appare contemporaneamente sommo sacerdote della Nuova Alleanza e vittima offerta al Padre. Tale raffigurazione viene posta in diretto rapporto con il sacerdozio ministeriale e con il sacrificio della Messa, nel quale la liturgia invoca l’Agnello «che toglie i peccati del mondo» chiedendo misericordia e pace.
L’interpretazione si conclude richiamando il versetto successivo del quinto capitolo dell’Apocalisse, nel quale l’Agnello riceve il libro sigillato con sette sigilli. Secondo la spiegazione della Fraternità, questo episodio identifica Cristo quale centro della storia universale e unica chiave interpretativa del suo svolgimento. Da tale premessa la fonte afferma che nessun individuo, popolo o gruppo umano può considerarsi indipendente da Cristo e che il mistero del male nella storia può essere compreso soltanto alla luce della Croce e del sacrificio dell’Agnello, richiamando infine il versetto apocalittico dal quale è tratto il motto: «Degno è l’Agnello di ricevere potenza, divinità, sapienza, fortezza, onore, gloria e benedizione» (Ap 5,12).
Un confronto con alcuni recenti stemmi episcopali italiani Con un’operazione che non ha alcuna pretesa statistica, dato il numero necessariamente limitato dei casi considerati, né intende attribuire significati di carattere ecclesiale, proponiamo un confronto esclusivamente araldico fra gli stemmi dei quattro nuovi vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X e quelli degli ultimi quattro stemmi episcopali di nuova ideazione pubblicati dal Notiziario Araldico per vescovi operanti in Italia, ovvero quelli di monsignor Panzetta arcivescovo di Lecce, monsignor Cannistrà arcivescovo di Pisa, di monsignor Basile vescovo di Molfetta-Ruvo-Giovinazzo-Terlizzi, e di monsignor Mascagna, vescovo di Pescia e di Pistoia. Gli stemmi dei vescovi della Fraternità Sacerdotale San Pio X ![]() Gli stemmi dei vescovi della Chiesa Cattolica ![]() Cinque gli aspetti su cui basiamo il confronto: 1) IMPOSTAZIONE COMPLESSIVA: Gli stemmi della FSSPX mostrano una notevole omogeneità progettuale pur adottando soluzioni compositive differenti (campo unico, troncato, inquartato). Gli stemmi italiani appaiono invece più eterogenei nella costruzione del programma iconografico, ma più omogenei nel ripartire lo scudo (interzati e inquartati). La circostanza però potrebbe essere dovuta anche dall’impressione che gli stemmi dei vescovi della FSSPX siano stati ideati con il supporto del medesimo araldista, stimolato così a cercare soluzioni più varie tra loro. 2) NUMERO DELLE FIGURE: Analogamente gli stemmi dei vescovi cattolici ospitano un maggior numero di figure in generale (anche da qui la necessità di avere più campi in cui distribuirle) e per ciascun campo, e alcune di esse hanno caratteristiche paesaggistiche, andando frequentemente a riempire il campo e a raggiungere i bordi dello scudo. Caratterizzati da una minore densità figurativa e da una conseguente maggiore semplicità complessiva gli stemmi dei vescovi della FSSPX. 3) IL MOTTO: Nei quattro stemmi della FSSPX il motto costituisce frequentemente la chiave interpretativa dell’intero progetto araldico, tanto che alcune figure sono esplicitamente presentate dalla fonte come traduzione iconografica del motto. Negli stemmi italiani il rapporto appare generalmente meno diretto e più programmatico, con il motto che sintetizza il ministero episcopale più che descrivere le figure presenti nello scudo. 4) ESEGESI: Attraverso l’analisi delle esegesi e dei richiami biblici, gli stemmi cattolici sembrano concentrarsi sull’identità del vescovo – storia personale – e sul suo programma pastorale, con riferimenti alla storia delle diocesi ed ai territori con cui il prelato ha legami, mentre quelli della FSSPX sembrano privilegiare la comunicazione teologica; inoltre in due casi, questi ultimi presentano una specifica frutto delle circostanze – prima che di una scelta -, ovvero il richiamo a stemmi familiari preesistenti. 5) VISIONE D’INSIEME: Considerati nel loro insieme, gli stemmi della FSSPX evidenziano una marcata uniformità nell’impostazione delle esegesi, nella relazione fra simboli e motto e nella costruzione del programma iconografico. I quattro stemmi italiani appaiono più eterogenei, protesi a trasmettere una pluralità di messaggi non necessariamente coordinati tra loro, ma riuniti nella figura del prelato. . |
Scheda di approfondimento L’araldica ecclesiastica L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare. Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono: La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone. Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi. Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica: > rosso per i cardinali; > verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi; > paonazzo per i monsignori; > nero per i presbiteri. Il numero di nappe per lato indica: > 15 nappe rosse per i cardinali; > 15 nappe verdi per patriarchi e primati; > 10 nappe verdi arcivescovi; > 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati; > 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità; > 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate; > 3 nappe canonico; > 1 nappa presbitero. Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale. La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere: > semplice cioè ad una traversa per i vescovi > doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi. ![]() Impostazione classica di un stemma papale ![]() Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo ![]() Impostazione classica di uno stemma arcivescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma vescovile ![]() Impostazione classica di uno stemma di un abate ![]() Impostazione classica di uno stemma di un canonico ![]() Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche. I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile). . |
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