Baceno, concessi stemma e gonfalone
Con decreto del Presidente della Repubblica Sergio Mattarella in data 29 luglio 2025 è stato concesso lo stemma e il gonfalone al Comune di Baceno, in provincia del Verbano-Cusio-Ossola. Il decreto è stato consegnato il 25 giugno 2026 dal prefetto Matilde Pirrera al sindaco Andrea Vicini, accompagnato dalla consigliera comunale Elena Beltrami e dal comandante della Polizia locale, Ivano Antonietti, che ha seguito la pratica.

Baceno, comune di circa 900 abitanti, utilizzava da tempo uno stemma civico privo di concessione formale, con due versioni differenti: una recante residui di un capo littorio (impiegata sul gonfalone e sul sito istituzionale) e un’altra senza (utilizzata sulla carta intestata). Nel 2024 l’amministrazione ha avviato l’iter per la regolarizzazione, recuperando una pratica risalente al 1939, mai conclusa.

Storia della pratica araldica
Già con delibera n. 19 del 11 marzo 1939 il Consiglio Comunale aveva incaricato il conte Adriano Guelfi Camajani per l’istruttoria della concessione. La pratica, trasmessa alla Consulta Araldica, aveva ricevuto osservazioni nel 1942, tra cui la richiesta di sostituire un castello sforzesco con una mela cotogna. Ulteriori solleciti si erano avuti nel 1954, senza esito. Nel 2019 una nuova delibera aveva riproposto gli emblemi, ma la richiesta formale del 2024 è stata respinta dall’Ufficio Araldico. Il 28 febbraio 2025 il Consiglio Comunale ha approvato all’unanimità una nuova versione conforme alle indicazioni ricevute.

Descrizione degli emblemi
Lo stemma concesso è così descritto: «partito, nel primo, d’azzurro, al leone d’oro, lampassato e armato di rosso, tenente nelle branche anteriori una mela cotogna d’azzurro, fogliata di verde, nel secondo di rosso, al castello di Baceno, d’argento, aperto e finestrato di nero, merlato alla guelfa, torricellato di un pezzo d’argento. Ornamenti esteriori da Comune»

Il gonfalone consiste in un «drappo partito di rosso e d’azzurro, riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dallo stemma del Comune con l’iscrizione centrata in argento, recante la denominazione del Comune. Le parti di metallo e i cordoni saranno argentati. L’asta verticale sarà ricoperta di velluto dei colori del drappo, con bullette argentate poste a spirale. Nella freccia sarà rappresentato lo stemma del Comune e sul gambo inciso il nome. Cravatta con nastri tricolorati dai colori nazionali frangiati d’argento».

Degna di nota la deroga (per altro non molto rara) con cui l’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri ha accettato uno stemma che contravvenendo le “leggi” araldiche prevede l’accostamento di due campi smaltati (d’azzurro e di rosso), per conservare una tradizione iconografica ormai consolidata nella comunità locale.
Scheda di approfondimento L’araldica civica italiana ![]() L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti. Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica. Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26. Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato. L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici: 1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno … 2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a ciascuno spettante, come di seguito descritta: a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati e ricadenti all’infuori: ![]() b) comune insignito del titolo di città: corona turrita, formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero: ![]() c) comune: corona formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero: ![]() 3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica. 4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. ![]() Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo. Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali. Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”. I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011. Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 . |
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