Nuovi emblemi civici per il Comune di Carlazzo

Con decreto del Presidente della Repubblica del 12 febbraio 2026 è stato concesso al Comune di Carlazzo, in provincia di Como, uno stemma, un gonfalone e una bandiera civica. Il provvedimento, registrato presso il Segretariato generale della Presidenza del Consiglio dei ministri e trascritto nel Libro araldico degli enti territoriali e giuridici dell’Archivio centrale dello Stato il 19 febbraio 2026, pone fine alla situazione di utilizzo di un emblema comunale privo di formale concessione statale. Il succitato decreto è stato successivamente consegnato all’amministrazione comunale nel corso delle celebrazioni della Festa della Repubblica del 2 giugno 2026.

vecchio
Disegno Carletto Genovese – Il vecchio stemma del Comune di Carlazzo utilizzato senza concessione presidenziale: “Di cielo, alla rosa dei venti a quattro punte, attraversante su tre foglie recise di quercia, legate alla base da un nastro di rosso svolazzante e scritto dalla data MCMXXVIII, il tutto su un paesaggio montuoso, con due laghi sulla destra, ed al naturale” (Blasonatura Araldica Civica)

Fino alla concessione del 2026 il Comune utilizzava infatti uno stemma di fatto, privo di riconoscimento ufficiale. Tale emblema, in una composizione oggettivamente confusa, raffigurava una rosa dei venti a quattro punte, allusiva alle quattro frazioni di Carlazzo, Gottro, Piano Porlezza e San Pietro Sovera, sovrapposta a un paesaggio lacustre e montano rappresentante il lago di Piano e il lago di Lugano, con riferimento anche all’anno 1928, data della costituzione dell’attuale comune mediante l’unione amministrativa di Carlazzo, Gottro e Piano Porlezza.

La nuova arma civica

Il decreto presidenziale descrive il nuovo stemma con la seguente blasonatura:

«Troncato, nel primo, d’azzurro, calzato di verde, alla rosa dei venti d’oro nell’azzurro; nel secondo, d’azzurro, al ponte d’argento, murato di nero, uscente dai fianchi dello scudo. Ornamenti esteriori da Comune».

stemma
Disegno Elisabetta Bucci – Bozzetto ufficiale dello stemma concesso dal presidente Mattarella al Comune di Carlazzo: “Troncato, nel PRIMO, d’azzurro, calzato di verde, alla rosa dei venti d’oro nell’azzurro; nel SECONDO, d’azzurro, al ponte d’argento, murato di nero, uscente dai fianchi dello scudo” (Blasonatura ufficiale)

La composizione conserva dunque uno degli elementi caratterizzanti dell’emblema precedentemente adottato, la rosa dei venti, mentre introduce una struttura araldica completamente nuova, organizzata secondo una partizione decisamente più ordinata e impostata su una troncatura. Nel campo inferiore compare un ponte d’argento murato di nero, elemento che assume un ruolo centrale nella nuova identità araldica comunale. Da rilevare come la nuova composizione non adotti la tradizionale alternanza di smalti e metalli.

Come previsto dalla normativa araldica vigente per gli enti locali, lo stemma è accompagnato dagli ordinari ornamenti esteriori comunali.

Gonfalone e bandiera

Il medesimo decreto definisce anche le caratteristiche del gonfalone e della bandiera.

gonfalone
Disegno Elisabetta Bucci – Bozzetto ufficiale del gonfalone concesso dal presidente Mattarella al Comune di Carlazzo: “Drappo di bianco con la bordatura d’azzurro” (Descrizione ufficiale)

Per il gonfalone viene stabilito un «drappo di bianco con la bordatura d’azzurro», riccamente ornato di ricami d’argento e caricato dello stemma comunale con l’iscrizione centrale recante la denominazione dell’ente. La descrizione segue i criteri tecnici adottati dall’Ufficio onorificenze e araldica pubblica della Presidenza del Consiglio dei ministri per gli emblemi degli enti locali.

bandiera
Disegno Elisabetta Bucci – Bozzetto ufficiale della bandiera concessa dal presidente Mattarella al Comune di Carlazzo: “Drappo di bianco, con la bordatura d’azzurro, caricato dallo stemma comunale” (Descrizione ufficiale)

La bandiera è invece definita come un «drappo di bianco con la bordatura d’azzurro, caricato dallo stemma comunale», completato da cravatta con nastri tricolori.

L’iter di concessione

Come già accennato, i bozzetti ufficiali e il decreto presidenziale sono stati consegnati il 2 giugno 2026 dal prefetto di Como, Corrado Conforto Galli, al sindaco Antonella Mazza in occasione delle celebrazioni per l’ottantesimo anniversario della Repubblica italiana.

consegna
Foto Comune di Carlazzo: Un momento della cerimonia di consegna del Decreto presidenziale di concessione dei nuovi emblemi civici al Comune di Carlazzo, con prefetto, presidente provinciale e sindaco

Nelle comunicazioni diffuse dall’amministrazione comunale è stato inoltre ricordato il contributo fornito da Carletto Genovese, che ha ideato le nuove insegne, e ha seguito la predisposizione della pratica araldica, ma anche il supporto della dottoressa Maria Luisa Maggi. Lo stesso Genovese ha riferito che il Consiglio comunale aveva approvato all’unanimità la relazione storico-araldica e gli elaborati grafici da lui elaborati e presentati agli organi competenti, mentre i bozzetti ufficiali sono stati realizzati da Elisabetta Bucci.

Con la registrazione del decreto e la successiva consegna degli atti, Carlazzo entra così nel novero dei comuni italiani dotati di emblemi civici formalmente concessi con provvedimento del Capo dello Stato.


Scheda Biografica
Carletto Genovese

genovese

Carletto Genovese classe 1968, nativo di Varese, è specializzato in Chirurgia d’Urgenza e di Pronto Soccorso, lavora per l’Azienda Regionale Emergenza Urgenza presso l’ASST Lariana, Ospedale Sant’Anna di Como.

È responsabile web del sito di Araldica Civica, il più importante in Italia per questa specifica branca della materia. Ha al suo attivo gli stemmari delle province di Como (con una riedizione nel 2015 per il giornale La Provincia di Como), di Pavia e di Bergamo.

Ha collaborato per altri progetti araldici, tra cui lo stemmario ufficiale della Regione Marche; è autore degli emblemi civici dei comuni di Tremezzina, di Centro Valle Intelvi, Dizzasco, Blessagno, Cassano Spinola, Cavargna.
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Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
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9 Giugno 2026
Giampietro Cianci

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