Nuove insegne araldiche per Clusone

Lo scorso 06 novembre,  presso il Salone di Ulisse della Prefettura di Bergamo, il prefetto Luca Rotondi ha ricevuto il sindaco del Comune di Clusone, Massimo Morstabilini, accompagnato dall’assessore alla cultura e alle politiche giovanili, Alessandra Tonsi, ai quali ha consegnato il Decreto con cui il Presidente della Repubblica ha concesso lo Stemma ed il Gonfalone, alla cittadina della bergamasca.

La cerimonia di inizio mese sancisce il coronamento di un percorso avviato circa due anni prima, che ha permesso di fare ordine e di regolarizzare la posizione delle insegne araldiche di Clusone.

consegna
Foto Ministero degli Interni: Un momento della cerimonia di consegna del Decreto del Presidente della Repubblica di concessione dello stemma e del gonfalone alla Città Di Clusone, il 06 novembre 2025

Storia e percorso istituzionale dell’araldica clusonese

In verità le vicende storiche degli emblemi araldici di Clusone presentano un raro grado di complessità, dovuto innanzitutto all’antichità della tradizione araldica per questo centro della bergamasca che oggi conta poco più di 8000 abitanti, e che vanta origini risalenti ad oltre 1000 anni avanti Cristo.

Un primo tentativo di ricostruzione è offerto dal sito istituzionale del Comune di Clusone (testo nella versione del 10 marzo 2021), che rileva una notevole frequenza della figura della rosa negli stemmi riprodotti sulla facciata del Palazzo Comunale e realizzati tra 1400 e 1700. La prima testimonianza di uno stemma comunitario, pare però essere quella attestata dal Blasone di Bergamo del Cap. Michele Pagano (1624), dove si trova riprodotto al n. 199 uno stemma “troncato: nel primo 3 rose, nel secondo 3 rose” (il sito comunale non fornisce indicazioni circa i cromatismi), attribuito alla Comunità di Clusone, e identico a quello della famiglia Loredan.

Altre note storiche sono poi fornite dalla pagina Wikipedia dedicata allo stemma di Clusone (versione del 15 settembre 2025), che in particolare cita e distingue lo stemma del Comune da quello della Val Seriana, di cui Clusone è il capoluogo, e che sulla base di alcune tradizioni fa risalire l’emblema ad un periodo compreso tra fine ‘300 e inizio ‘400.

stemma
Disegno di Massimo Ghirardi per Araldica Civica – Stemma della Città di Clusone: “Partito d’oro e di rosso, alla rosa di rosso, bottonata d’oro” (Blasonatura ufficiale)

Sebbene le varianti dell’emblema apparse nel tempo siano innumerevoli, progressivamente si è affermata la versione di uno stemma partito, con una sola rosa passante sulla partizione.

All’inizio degli anni ’50 la locale amministrazione comunale decise comunque di fare chiarezza sull’emblematica civica incaricando l’architetto Angelini di delineare lo stemma definitivo, ed intraprendendo l’iter di concessione presidenziale.

L’iter in questione porta a riconoscere a Clusone il titolo di “Città” il 15 marzo 1957, ma si arena in merito allo stemma ed al gonfalone, che quindi non vengono formalmente mai concessi, continuando quindi ad essere utilizzati e riprodotti con una certa anarchia, che genera diversi alias.

Questa situazione è perdurata sino al 2023, quando l’attuale amministrazione comunale incarica lo Studio Pagnini di curare una nuova pratica di concessione, che ha trovato il suo coronamento pubblico il suddetto 6 novembre scorso.

Servizio di Antenna 2: Presentazione del percorso avviato per ottenere la concessione di stemma e gonfalone per la Città di Clusone

Analisi araldica

Nella sua versione definitiva lo stemma di Clusone non si discosta molto dalla versione abitualmente utilizzata dall’amministrazione comunale (pur nella coesistenza con altre versioni leggermente diverse); la novità più significativa è l’eliminazione della rotella d’argento su cui poggiava la rosa che caratterizza l’insegna (rotella che diversamente da quanto diffuso, era araldicamente ineccepibile). Una soluzione certamente apprezzabile nell’ottica di semplificazione dello stemma, ma che ne compromette la leggibilità, portando la rosa rossa a sovrapporsi parzialmente alla metà del campo pure smaltato di rosso. Altro particolare degno di nota è la regolarizzazione della corona di città, che sullo stemma di Clusone era rappresentata in una versione spuria. Irrilevante invece il cambio della sagoma dello scudo, che – ricordiamo – in araldica è sempre intercambiabile, non essendo un elemento costitutivo dello stemma, ma solo il supporto su cui esso viene riprodotto.

stemma vecchio
Disegno Araldica Civica: Lo stemma di Clusuno in uso sino al 2025, con la rotella d’argento in cuore, ad accogliere ed evidenziare la rosa

Decisamente rivoluzionato invece il gonfalone: per motivi non chiari (si veda ricostruzione della vicenda ad opera di Giancarlo Scarpitta e di Pasquale Fiumanò per Araldica Civica), dopo l’interruzione del percorso di concessione degli anni ’50 del secolo scorso, si è giunti all’adozione di un fondo verde e all’inserimento di una torre d’argento, su cui poi è stato caricato lo stemma, con una corona (irregolare) da Comune semplice e colori alterati per la rosa dello stemma vero e proprio.

gonfalone vecchio
L’assessore di Clusone Alessandra Tonsi, con alle spalle il vecchio gonfalone di Clusone

La soluzione studiata da Pagnini, rielaborando quanto richiesto dall’Ufficio Araldico presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri negli anni ’50, prevede invece un campo partito degli stessi colori del campo dello stemma, ma con posizioni invertite.

gonfalone
Disegno di Bruno Fracasso per Araldica Civica: Il nuovo gonfalone della Città di Clusone

Scheda di approfondimento
Studio Araldico Pagnini

Pagnini

Lo Studio Araldico Pagnini, con sede a Firenze, è un punto di riferimento nel campo dell’araldica civica, della genealogia e dell’editoria storica.

Fondato nel 1936, lo studio vanta una lunga tradizione nella ricerca storica e onomastica, nella realizzazione di stemmi e gonfaloni e nella collaborazione con enti pubblici per il riconoscimento ufficiale degli emblemi comunali.

Il sito istituzionale dello Studio Araldico Pagnini

Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
.

Articoli correlati: Avviato l’iter per il nuovo stemma cittadino di Augusta

Servizio di Antenna 2: Servizio dedicato ai nuovi emblemi araldici di Clusone

26 Novembre 2025
Raffaele Coppola

Cerca negli articoli

Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Come funziona la ricerca?

Siti Collegati

  • Banner del sito di Stemmario Italiano.
  • Banner del sito del Centro Studi Araldici.
  • Banner del sito del Araldica On Line.
  • Banner del sito Creare Stemmi
  • Banner del sito Araldica TV