La ricerca genealogica e la memoria nobiliare nella Martesana
Sebbene attiva già dal 2021, solo recentemente abbiamo avuto modo di “scoprire” l’Antica Consorteria Comitatus Martexana, un interessante esempio contemporaneo di come la genealogia, l’araldica e il diritto nobiliare possano essere riletti come strumenti non esclusivamente commemorativi, ma di ricomposizione e valorizzazione della memoria familiare nei termini di un continuum documentato.
Per presentarla in maniera appropriata ai nostri lettori, abbiamo sentito Tommaso Valli Fassi von Karuck Soheve, presidente-fondatore del sodalizio:
Come nasce l’Antica Consorteria Comitatus Martexana e quale contesto di ricerca ne ha ispirato la fondazione?
«L’Antica Consorteria Comitatus Martexana nasce nel 2021 da un progetto di ricerca storica, araldica e genealogica che, in origine, guardava soprattutto alle famiglie de Carugo e ai loro rami affini» – ci ha detto Tommaso Valli Fassi von Karuck Soheve. «Tale indagine si è presto trasformata in un più ampio lavoro di ricomposizione documentaria: una paziente sintesi di fonti archivistiche e bibliografiche spesso disperse, eterogenee e, in molti casi, trascurate dalla storiografia.»
L’iniziativa, spiega ancora il presidente-fondatore, è nata dall’esigenza di dare coerenza a una tradizione storiografica frammentata, in cui i nuclei familiari della Martesana apparivano spesso isolati o privi di continuità documentaria. Dopo quattro anni di lavoro, prosegue, «sono emersi con chiarezza alcuni tratti ricorrenti: la presenza significativa di esponenti delle famiglie consortili in epoche e aree diverse; la scarsità di studi monografici specificamente a loro dedicati; e la conservazione policentrica delle fonti primarie, che ha favorito un quadro frammentario e discontinuo.»
Da queste constatazioni ha preso forma un intento duplice: da un lato, costruire una base di ricerca storiografica fondata su criteri di verificabilità e confronto delle fonti; dall’altro, promuovere la riaggregazione ideale e documentaria delle discendenze superstiti, oggi spesso ignare della propria storia familiare.
Quali famiglie fanno parte del contesto storico di riferimento della Consorteria e quale significato assume la nozione di “consorteria” nella tradizione lombarda?
Nel sito istituzionale dell’Antica Consorteria Comitatus Martexana si legge che le famiglie originarie – tra cui i Giussani (Giussano), i Casati (Casatenovo), i Beolchi (Beolco, frazione di Olgiate), i Brenna, i Carugo (signori dell’omonima località), gli Incasati (Incasate), i Gironi e gli Squarcia Giussani – sono attestate fin dall’epoca alto-medievale nel territorio della Martesana, ai margini del contado di Milano.
Secondo la documentazione pubblicata, tali famiglie «formarono una consorteria, ossia una stretta alleanza parentale, che mirava a proteggere il prestigio ed i privilegi dei suoi membri, nell’ambito di un periodo storico e di un territorio segnato da frequenti conflitti di carattere sociale, politico, religioso e militare» (sito istituzionale della Consorteria).
La scelta del nome riprende infatti il significato etimologico medievale di consorteria – da cum (insieme) e sors (sorte) –, che esprimeva l’idea di una comunanza di destino tra famiglie legate da vincoli di sangue, di territorio e di reciproco sostegno.
In questa prospettiva, ha spiegato il presidente-fondatore, l’iniziativa odierna si propone di restituire continuità alla memoria di un tessuto genealogico locale che la storiografia moderna aveva progressivamente dissolto o frainteso. «La memoria storica privata delle discendenze superstiti – ha precisato Tommaso Valli Fassi von Karuck Soheve – risulta spesso tenue o perduta del tutto. Solo una minoranza conserva tracce consapevoli del proprio passato; la maggior parte ne ha smarrito i fili.»
Un caso emblematico è quello della famiglia Carugo, «che la storiografia italiana considerò erroneamente estinta, mentre linee vive e documentate proseguirono invece in territorio austriaco» – ha aggiunto il presidente-fondatore.
Quali metodi e strumenti di ricerca impiega la Consorteria per la ricomposizione delle genealogie e l’analisi araldica delle famiglie di riferimento?
L’attività di ricerca della Consorteria, spiega il sito ufficiale, si fonda sulla raccolta e il confronto di fonti d’archivio, documenti notarili, atti di successione, sigilli, stemmari e fonti a stampa, integrate da materiali provenienti da archivi privati (sito istituzionale della Consorteria).
«Le nostre ricerche – ha ricordato Tommaso Valli Fassi von Karuck Soheve – si avvalgono dell’insostituibile contributo del prof. Carlo Preatoni, che da oltre venticinque anni svolge la professione di docente e collabora con vari istituti dell’alto milanese. È inoltre un appassionato collezionista di opere di storia locale, araldica e genealogica: la sua biblioteca personale comprende circa 4.000 volumi, tra edizioni a stampa e materiali digitalizzati. Il suo contributo rappresenta un punto di riferimento essenziale nella verifica, nella strutturazione e nell’inquadramento critico delle nostre fonti.»
Il sito documenta inoltre l’attività di ricostruzione araldica attraverso una sezione dedicata agli stemmi delle principali famiglie consortili, con blasonature tratte da fonti storiche (sito istituzionale). Tale sezione costituisce un utile strumento di confronto per studiosi di araldica e genealogia del territorio lombardo.
Quale struttura organizzativa ha oggi l’Antica Consorteria e quali requisiti regolano l’adesione dei membri?
Secondo quanto pubblicato nel portale ufficiale, la Consorteria prevede due categorie di appartenenza: i Discendenti, vale a dire i soggetti che portano uno dei cognomi delle famiglie consortili originarie o ne discendono per via collaterale; e i Sostenitori, persone non legate genealogicamente ma interessate a sostenere l’attività di ricerca (sito istituzionale della Consorteria).
L’iscrizione è subordinata a requisiti di onorabilità, assenza di pendenze legali e adesione a un codice di condotta volto a garantire decoro, riservatezza e serietà nell’attività di studio (sito istituzionale della Consorteria).
L’organizzazione, si precisa inoltre, non ha natura associativa in senso stretto: si configura come iniziativa privata di diritto svedese (enskild firma), senza riconoscimento giuridico di associazione, fondazione o ente collettivo (sito istituzionale della Consorteria).
«Il nostro intento – ha osservato Tommaso Valli Fassi von Karuck Soheve – è duplice: promuovere una ricerca storiografica di nuova impostazione, capace di riunire e sistematizzare la produzione esistente in un quadro coerente e verificabile; riunire gli esponenti delle famiglie superstiti, affinché possano riconoscersi, condividere la propria eredità culturale e sostenersi reciprocamente.»
In che modo la Consorteria interpreta oggi il rapporto fra identità genealogica e memoria storica collettiva?
«La riscoperta delle proprie origini storiche non è un esercizio nostalgico, ma una chiamata a rinnovare sé stessi» – ha affermato il presidente-fondatore. «Conoscere le proprie radici significa riconoscere una responsabilità e insieme ad essa una nuova motivazione: vivere e operare con il desiderio di essere all’altezza e di migliorare ciò che si è ricevuto, eccellere adottando un’ottica di lungo periodo, lasciando traccia di sé per le generazioni future.»
Questa prospettiva – osservabile anche nelle pagine di approfondimento genealogico e storico pubblicate sul sito ufficiale – riprende, in chiave contemporanea, le considerazioni già avanzate da Felice Calvi nella Storia del patriziato milanese (1865), laddove lo studioso metteva in evidenza la persistenza di linee legittime di famiglie considerate estinte.
La consorteria, attraverso la documentazione genealogica e araldica delle famiglie della Martesana, sembra dunque porsi come strumento di ricomposizione della memoria nobiliare locale e di valorizzazione del patrimonio documentario che ne testimonia la continuità.
Per approfondire: sito Internet istituzionale, dell’Antica Consorteria Comitatus Martexana
Articoli correlati: Le antiche famiglie della Brianza





