Lo stemma di monsignor Palmieri

A seguito della rinuncia al governo pastorale della diocesi di Terni-Narni-Amelia, presentata da S.E. mons. Giuseppe Piemontese, O.F.M. Conv., lo scorso 29 ottobre il Santo Padre papa Francesco, ha nominato vescovo di Ascoli Piceno S.E. Rev.ma mons. Gianpiero Palmieri, finora vescovo titolare di Idassa ed arcivescovo vicegerente di Roma, conferendogli il titolo di arcivescovo ad personam.

Il presule nel nuovo incarico continuerà ad utilizzare l’insegna araldica adottata in occasione della sua ordinazione episcopale, che è blasonata: “D’oro, allo scaglione di rosso caricato di tre casette d’argento, aperte e finestrate, di due pezzi di nero, accompagnato da una colomba volante del terzo, recante nel becco un ramoscello d’ulivo di verde, in punta“.

r la sua insegna araldica monsignor Palmieri aveva anche già fornito un’esegesi, che di seguito riportiamo:

Lo scaglione (chiamato anche capriolo) è una figura araldica composta di una sbarra e di una banda che si uniscono ad angolo, verso il capo; rappresentava, in antichità, la capriata che sosteneva il tetto dell’edifìcio sotto cui si radunava la collettività del villaggio e per noi cristiani questo edificio è la chiesa.

Esso è in rosso, il colore dell’amore, l’amore assoluto del Padre misericordioso che invia il proprio Figlio a versare il Suo sangue per noi, per la nostra redenzione.

Mons. Palmieri è originario di Camerino ed ha voluto porre nel suo stemma un riferimento a questa città; le tre casette che appaiono sullo scaglione sono le stesse che figurano nello stemma comunale di Camerino e identificano i tre sobborghi (i terzieri di Sossanta, Di Mezzo e Muralto) che compongono il centro cittadino.

Le due comunità di cui mons. Palmieri è stato parroco e che hanno plasmato.

Il suo sacerdozio sono la parrocchia di san Frumenzio prima e quella di san Gregorio Magno.

Nell’iconografia classica, san Gregorio Magno è spesso rappresentato con una colomba sulla spalla: lo Spirito che gli suggerisce all’orecchio le cose da dire mentre san Frumenzio, evangelizzatore e primo vescovo del regno di Axum, è chiamato dai fedeli del corno d’Africa Abuna Salama, cioè padre della pace. Ecco quindi la ragione della colomba della pace posta sotto lo scaglione; inoltre, si tratta di una figura che campeggia nello stemma di Papa Pacelli, Pio XII, un’immagine che appare diffusamente negli ambienti del Collegio Capranica, di cui mons. Palmieri è stato alunno.

Il campo dello scudo è in oro, il primo tra i metalli nobili, simbolo quindi della prima delle virtù, la fede; infatti è grazie alla fede che possiamo affidarci totalmente all’amore misericordioso del Padre che ci condurrà a contemplare il suo volto nella gloria senza fine“.

Il motto: “ARCHITRAVE DELLA CHIESA È LA MISERICORDIA” (Misericordiae Vultus, 10)

Le parole scelte dall’Arcivescovo Palmieri per il suo motto episcopale sono tratte dal capoverso 10 della Misericordiae Vultus, la bolla di indizione del Giubileo Straordinario della Misericordia promulgato da Papa Francesco il giorno 11 aprile 2015.


Scheda di approfondimento
L’araldica ecclesiastica

L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare.

Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono:

La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone.

Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi.

Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica:
> rosso per i cardinali;
> verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi;
> paonazzo per i monsignori;
> nero per i presbiteri.

Il numero di nappe per lato indica:
> 15 nappe rosse per i cardinali;
> 15 nappe verdi per patriarchi e primati;
> 10 nappe verdi arcivescovi;
> 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati;
> 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità;
> 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate;
> 3 nappe parroco;
> 1 nappa presbitero.

Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale.

La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere:
> semplice cioè ad una traversa per i vescovi
> doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi.

Stemma papale base
Impostazione classica di un stemma papale
Stemma cardinalizio base
Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo
Stemma arcivescovile base
Impostazione classica di uno stemma arcivescovile

Stemma vescovile base
Impostazione classica di uno stemma vescovile

Stemma di vicario base
Impostazione classica di uno stemma di un vicario episcopale

Stemma di parroco base
Impostazione classica di uno stemma di un parroco

Stemma di sacerdote base
Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote


Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche.

I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile).
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stemma
Lo stemma di monsignor Gianpiero Palmieri: “D’oro, allo scaglione di rosso caricato di tre casette d’argento, aperte e finestrate, di due pezzi di nero, accompagnato da una colomba volante del terzo, recante nel becco un ramoscello d’ulivo di verde, in punta” (blasonatura ufficiale)
14 Gennaio 2022
Giovanni Moneta

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