Fusioni comunali e araldica

Nel corso del 2026 il numero dei Comuni italiani si è ulteriormente ridotto per effetto di due fusioni, una delle quali realizzata mediante incorporazione. Le operazioni in oggetto hanno interessato la Lombardia e il Veneto e hanno determinato la soppressione complessiva di tre Comuni. L’Istat ha registrato il nuovo assetto amministrativo, indicando in 7.894 il numero dei Comuni italiani a seguito dell’istituzione di Castegnero Nanto.

Montalto Pavese e Lirio

Dal 31 gennaio 2026 il Comune di Lirio, in provincia di Pavia, è stato incorporato nel Comune di Montalto Pavese. L’operazione costituisce quindi una fusione per incorporazione e non l’istituzione di un Comune con una nuova denominazione. Per l’ente incorporante si arriverebbe ad una popolazione complessiva di 945 residenti sulla base dei dati al 31 dicembre 2024.

La distinzione è rilevante anche sotto il profilo araldico. Lirio disponeva di un proprio stemma e di un gonfalone concessi con decreto del Presidente della Repubblica del 28 dicembre 2015; la soppressione dell’ente a seguito dell’incorporazione ha posto termine all’esistenza amministrativa del Comune cui tali insegne erano riferite.

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Stemma del Comune di Lirio utilizzato dalla locale amministrazione comunale: “Partito: il PRIMO, d’oro, alla torre di rosso, mattonata di nero, chiusa e finestrata dello stesso, merlata alla guelfa di cinque, fondata sulla pianura di verde; il SECONDO, d’azzurro, ai due grappoli d’uva, ordinati in palo, d’oro, ogni grappolo unito al tralcio dello stesso, posto in fascia e pampinoso di due, d’oro. Ornamenti esteriori da Comune” (Blasonatura ufficiale)

Lo statuto del Comune di Montalto Pavese disciplina invece espressamente anche lo stemma e il gonfalone dell’ente. La documentazione statutaria è pubblicata sul sito istituzionale del Comune, mentre la concessione presidenziale è del 26 gennaio 1954.

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Stemma-logo utilizzato dalla locale ammi nistrazione comunale: “Partito: nel 1° d’azzurro al monte di tre cime alla italiana di oro; nel 2° di rosso alla fascia d’oro caricata di un leone illeopardito di rosso. Ornamenti esteriori da comune”. (Blasonatura ufficiale)

La nascita di Castegnero Nanto

La seconda fusione del 2026 ha interessato i Comuni vicentini di Castegnero e Nanto. La legge regionale del Veneto 17 febbraio 2026, n. 1 ha istituito il nuovo Comune denominato «Castegnero Nanto», con decorrenza 21 febbraio 2026. La sede municipale provvisoria è stata individuata presso l’attuale sede di Nanto, mentre lo statuto del nuovo ente dovrà stabilire la sede definitiva.

La fusione ha comportato la soppressione dei due precedenti Comuni e la costituzione di un nuovo ente. Di conseguenza, anche le rispettive insegne comunali appartengono alla fase precedente alla fusione: Castegnero disponeva di uno stemma di libera adozione caratterizzato dalla rappresentazione di due edifici templari, mentre Nanto disponeva di proprie insegne civiche concesse dal sovrano nel 1892.

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Immagine archivio Araldica Civica – stemma utilizzato dalla cessata amministrazione comunale di Castegnero: “La parte superiore d’oro, porta in nero su tutta la sua altezza, la riproduzione in prospettiva angolare del tempio della Fortuna Virile di Roma, con la scritta “Fortunae” sulla base laterale. La parte inferiore di verde, porta in nero la riproduzione dei resti di un classico tempio greco, con la scrita “Palladium” su di una base laterale. Divide le due parti dello scudo, una fascia rossa larga un settimo dell’altezza dello scudo, delimitata da ambo le parti da una linea nera”. (Descrizione dall’archivio di Araldica Civica)

La legge istitutiva non contiene una disposizione relativa a un nuovo stemma o a un nuovo gonfalone. La questione delle insegne del nuovo Comune è pertanto demandata al nuovo ente amministrativo.

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Stemma Comune di Nanto, utilizzato dalla cessata amministrazione locale: “D’azzurro alla fascia d’argento, colla torre al naturale, merlata, di cinque pezzi, alla ghibellina, fondata sulla campagna cucita di verde, attraversante e cimata da una bandiera d’argento, fustata d’oro. Ornamenti esteriori da Comune”. (Blasonatura ufficiale)

Successivamente all’elezione a sindaco di Manuela Vecchiatti, l’amministrazione ha reso nota l’intenzione di promuovere un concorso di idee aperto alla cittadinanza per la definizione del nuovo stemma comunale, destinato a rappresentare l’identità del comune nato dalla fusione.

Le fusioni previste per il prossimo futuro

Il quadro delle fusioni già definite comprende anche il nuovo Comune di Pescara, destinato a essere istituito dal 1° gennaio 2027 mediante fusione dei Comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore. La legge regionale abruzzese che disciplina il procedimento prevede espressamente tale decorrenza.

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Stemma della Città di Pescara, in uso da parte della locale amministrazione comunale: “Partito. Il primo al campo di cielo, alla torre affiancata da una chiesa posta su di un mare fluttuoso, accompagnato nella destra del capo da una cometa d’oro ondeggiante in sbarra; il secondo d’azzurro, al castello uscente dal fianco sinistro dello scudo, terminato da una torre al naturale merlata di quattro, aperta finestrata e murata di nero, posta su di un mare ondeggiante d’argento. Un palo d’oro divide le partizioni” (Blasonatura ufficiale)

In questo caso la documentazione disponibile offre un elemento di particolare interesse per la storia delle insegne civiche. Nell’ambito del processo di fusione è stato affidato nel 2023 un servizio specificamente destinato all’elaborazione grafica dello stemma e del gonfalone del nuovo Comune di Pescara al grafico-web designer Filippo Spiezia. Il relativo rapporto riferisce inoltre che gli elaborati finali furono presentati nel luglio dello stesso anno.

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Stemma del Comune di Montesilvano nella versione grafica utilizzata sul sito Internet istituzionale dell’ente: “D’azzurro, ai tre monti di verde, con quello centrale sopravanzante, e cimato da una croce del Calvario, accostata dalle lettere maiuscole M e S, il tutto d’oro”. (Blasonatura Centro Studi Araldici)

La documentazione di progetto contiene anche una proposta di blasonatura per lo stemma del nuovo ente. In una bozza dello statuto viene descritto uno “scudo sannitico è monopartito. L’elemento centrale è il ponte a due archi e tre appoggi simboleggianti i tre Comuni unificati di Pescara, Montesilvano e Spoltore, con i due fiumi che ne delimitano il territorio, il Pescara e il Saline, che fluiscono in riviera nel mare ondeggiante. In alto, le tre cime richiamano sia con valore simbolico le città unificate, sia iconograficamente le vette della Majella con la sua valenza di montagna madre“; nello stesso testo si precisa inoltre che “il “Gonfalone di Città”, è rappresentato dal drappo partito di bianco e di azzurro, riccamente ornato di ricami d’oro e caricato dello stemma civico con l’iscrizione centrata in oro “Città di Nuova Pescara” ” .

Va evidenziato che si tratta di una formulazione contenuta nella documentazione progettuale della fusione e non va pertanto confusa con una concessione araldica definitiva.

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Stemma del Comune di Spoltore utilizzato sul sito Internet istituzionale dell’ente: “D’azzurro, alle cinque spighe di grano, impugnate, d’oro, legate di rosso, accompagnate in punta dalle lettere maiuscole S e A, del secondo”. (Blasonatura Centro Studi Araldici)

Due nuovi procedimenti nel Veneto

Nel Veneto sono inoltre in corso due ulteriori procedimenti di fusione, entrambi con referendum consultivo fissato per il 25 e 26 ottobre 2026.

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Disegno di DucadiFraconalto3942 – stemma del Comune di Granze: “D’argento, alla spiga di frumento, fogliata di quattro, posta in palo, al naturale; alla bordatura d’azzurro”. (Blasonatura ufficiale)

Il primo riguarda Granze e Sant’Elena, in provincia di Padova, per l’istituzione del nuovo Comune denominato «Atesia».

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Stemma del Comune di Sant’Elena nella versione utilizzata per la pagina istituzionale dell’ente su Facebook: “Inquartato: nel primo e nel quarto, d’argento al monte di tre cime di verde, la cima centrale sostenente la croce latina al naturale, quelle laterali due alberi di verde fustati al naturale; nel secondo e nel terzo, di verde a tre bande d’oro, con il capo d’azzurro caricato dal fiore di quattro petali, d’oro, bottonato di rosso”. (Blasonatura ufficiale)

Il secondo riguarda Cavaso del Tomba e Castelcucco, in provincia di Treviso, per l’istituzione del Comune denominato «Borghi del Grappa». La Giunta regionale del Veneto ha indetto i referendum con le deliberazioni n. 795 e n. 796 del 28 luglio 2026, dopo il parere favorevole espresso dalla competente commissione consiliare.

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Disegno di Massimo Ghirardi per il portale Araldica Civica – Stemma Comune di Cavaso del Tomba: “D’argento, al monte di verde, sormontato da una torre merlata di due e coperta, il tutto di rosso, murata, chiusa e finestrata di nero, capo d’azzurro”. (Blasonatura ufficiale)

Al 17 settembre 2026, pertanto, i due nuovi Comuni non sono ancora istituiti: il procedimento prevede ancora la consultazione delle popolazioni interessate.

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Stemma del Comune di Castelcucco nella versione utilizzata sulla pagina Facebook istituzionale dell’ente: “Di argento, al castello di rosso, murato di nero, merlato alla guelfa, formato dalla torre centrale merlata di cinque, chiusa di nero, finestrata di due finestre poste a sinistra e in palo, dello stesso, essa torre unita a destra alla cortina di muro, merlata di tre, finestrata di uno, di nero, a sua volta unita ad altra cortina di muro, vista in prospettiva, finestrata di uno, di nero, priva di merli, la torre centrale unita a sinistra alla stretta cortina di muro, priva di merli, a sua volta unita a sinistra ad altra torre, più stretta e più bassa della torre centrale, merlata di tre, finestrata di due in palo, di nero, esso castello fondato sulla pianura erbosa di verde”. (Blasonatura ufficiale)

Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
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18 Settembre 2026
Giampietro Cianci

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