Il Gran Maestro: Modugno riscrive un Regno

«Dalle numerose e pur documentate retrospezioni edite sulla storia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, non viene alla luce alcuna specifica attenzione al periodo compreso nel Regno e nel Gran Magistero di Ferdinando IV di Borbone ed incorniciato tra la Rivoluzione Francese del 1789 e la Restaurazione del 1815.»

È su questa premessa che Maurizio Modugno costruisce Il Gran Maestro, volume dedicato al Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e, in particolare, agli anni del regno di Ferdinando IV di Borbone-Due Sicilie compresi fra il 1799 e il 1815.

Pubblicato da Aracne nel marzo 2024, il volume reca il sottotitolo Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ferdinando IV di Borbone tra rivoluzione e restaurazione ed è preceduto da una prefazione di don Pedro de Borbón-Dos Sicilias y Orléans, duca di Calabria e Gran Maestro del ramo spagnolo del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Il periodo e l’impostazione dello studio

L’arco cronologico scelto dall’autore comprende gli anni nei quali il Regno di Napoli fu interessato dalla Repubblica Partenopea, dal dominio francese e dalle vicende che condussero alla Restaurazione borbonica. Per Modugno, l’avvio effettivo del sommovimento giacobino nel Regno risale al 1799, con l’arrivo del generale Championnet e l’instaurazione della Repubblica Partenopea.

L’autore considera quindi il cosiddetto Decennio Francese, durante il quale gli Ordini cavallereschi legati alla Corona ferdinandea furono soppressi e furono istituiti nuovi Ordini e decorazioni collegati ai governi di Joseph Bonaparte e Joachim Murat. La successiva restaurazione avrebbe riportato Ferdinando IV sul trono il 7 giugno 1815, prima della sua assunzione del nome di Ferdinando I quale re delle Due Sicilie.

Giuseppe
Pagina 105 de “Il Gran Maestro. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ferdinando IV di Borbone tra rivoluzione e restaurazione”, di Modugno Maurizio, Roma, Aracne, 2024 – Ritratto di François Gérard: Joseph Bonaparte, roi de Naples, Castello di Fontainebleau, 1808 ca. (1269×1957)

Nell’introduzione Modugno presenta l’indagine come un’analisi «istituzionale, storica e cavalleresca» del Regno in quella particolare congiuntura. Una parte dell’impostazione deriva, secondo quanto dichiarato dall’autore, dalla disponibilità di documenti che definisce nuovi per gli studi precedenti:

«[…] con la difficoltà che sempre deriva dalla novità di documenti mai da alcuno studiati e dalla necessità di arguire il dove e il quando di situazioni e persone.»

L’autore precisa inoltre di avere dedicato particolare attenzione al contesto statuale e antropologico della società del tempo, ritenuto necessario per comprendere le ragioni dinastiche e politiche, internazionali e locali, degli avvenimenti.

Ferdinando IV e il Gran Magistero

La figura di Ferdinando IV occupa una posizione centrale nell’impostazione del volume. Modugno dichiara di avere voluto dedicare particolare rilievo a un «ritratto autentico» del sovrano, costruito attraverso fonti di prima mano:

«Ritratto che da fonti di primissima mano (diari, corrispondenza, giornali, documenti) appare essenziale non solo ad ogni storia dell’“aurea religione costantiniana”, ma anche ad una storia imparziale del Regno del maggior Borbone italiano.»

Nella stessa parte dell’introduzione viene ripresa un’interpretazione di Eugenio Di Rienzo relativa alla rappresentazione storiografica di Ferdinando IV. Modugno riporta quindi la tesi secondo cui sarebbe necessario riconsiderare lo stereotipo del sovrano lasciato sullo sfondo dalla figura della regina Maria Carolina e dal ministro John Acton.

Ferdinando IV
Pagina 15 de “Il Gran Maestro. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ferdinando IV di Borbone tra rivoluzione e restaurazione”, di Modugno Maurizio, Roma, Aracne, 2024 – Ritratto di Francesco Liani: Ferdinando IV di Borbone, Museo Provinciale Campano, Capua (800×1144)

Il rapporto fra il sovrano e gli Ordini cavallereschi costituisce uno degli elementi che collegano la ricostruzione politica alla storia istituzionale dell’Ordine Costantiniano. Ed infatti anche nei capitoli dedicati agli avvenimenti politici e militari, vengono riservati spazi specifici ai pronunciamenti del re e alla storia dell’Ordine.

L’autore espone inoltre apertamente la propria impostazione interpretativa degli avvenimenti. La ricostruzione, afferma, è basata su «fonti obbiettive» e conduce, secondo la sua lettura, a una revisione di alcune rappresentazioni consolidate della Rivoluzione, della presenza francese nel Regno di Napoli e del rapporto fra la popolazione e la monarchia borbonica. La corrispondenza e i proclami dei Bonaparte sono stati mantenuti in lingua francese, per conservarne le caratteristiche linguistiche originarie.

La prospettiva dell’Ordine

La prefazione di don Pedro de Borbón-Dos Sicilias colloca direttamente il libro nel quadro della storia del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio. Il prefatore individua nel regno di Ferdinando IV il periodo di «maggior definizione istituzionale e di massimo splendore onorifico» dell’Ordine.

Secondo la prefazione, il volume considera l’Ordine attraverso più prospettive: la risalita alle origini, la percezione che dell’istituzione si aveva nel periodo esaminato, la successione del Gran Magistero e la sua attività durante gli anni nei quali la corte fu trasferita a Palermo.

Paleologo
Pagina 66 de “Il Gran Maestro. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ferdinando IV di Borbone tra rivoluzione e restaurazione”, di Modugno Maurizio, Roma, Aracne, 2024 – Stampa di Gian Antonio Lazier: Ioannes IX Antonius I… Palaeologus, pretendente al Gran Magistero costantiniano, 1722 (1334×1948)

La prefazione richiama inoltre il collegamento fra la storia dell’Ordine e quella della dinastia, indicando nella successione da Costantino Magno agli Angelo Comneno, ai Farnese e ai Borbone uno degli elementi della tradizione storica richiamata dal volume. Il testo prefatorio contiene anche valutazioni personali del Gran Maestro sull’importanza della conoscenza delle origini dell’istituzione.

La struttura del volume

Il Gran Maestro comprende una prefazione, un’introduzione, i ringraziamenti, dodici capitoli, una bibliografia e un indice dei nomi. Il dodicesimo capitolo costituisce un’appendice dedicata agli altri Ordini del Regno delle Due Sicilie.

L’indice completo è il seguente:

  • Prefazione di Don Pedro de Borbón-Dos Sicilias y Orléans
  • Introduzione
  • Ringraziamenti
  • Capitolo I. La più magnifica corte d’Europa
  • Capitolo II. Calendario e notiziario della corte
  • Capitolo III. I cavalieri dell’imperatore
  • Capitolo IV. Magnus Magister
  • Capitolo V. Napoli, chi resta e chi parte
  • Capitolo VI. La Reggia del destino
  • Capitolo VII. Il Re è partito, viva il Re! (o quasi)
  • Capitolo VIII. Antichi e nuovi onori
  • Capitolo IX. Gennaio 1812
  • Capitolo X. Il dolor di Trinacria e la felicità di Partenope
  • Capitolo XI. Incendi e focolai, presenti e futuri
  • Capitolo XII. Altri Ordini del Regno delle Due Sicilie (Appendice)
  • Bibliografia
  • Indice dei nomi

Prefazione e introduzione

Come abbiamo visto la prefazione e l’introduzione costituiscono due livelli distinti nella presentazione dell’opera: la prima colloca il volume nella prospettiva dell’attuale Gran Maestro dell’Ordine; la seconda espone le motivazioni, le fonti e l’impostazione adottata dall’autore per la ricostruzione storica.

Giova qui evidenziare come nella propria introduzione, intitolata riprendendo un verso dantesco, Modugno collochi questo suo lavoro nel solco di una precedente ricerca sulle medesime fonti da lui svolta, ovvero Il vitello rampante, distinguendone però la dimensione: se Il vitello rampante aveva un respiro privato e familiare, Il Gran Maestro affronta la storia pubblica del Regno e dell’istituzione cavalleresca.

Il racconto, capitolo per capitolo

Il primo capitolo, La più magnifica corte d’Europa, apre sul Regno di Napoli alla vigilia del “triennio giacobino”, descritto come una monarchia che si voleva “illuminata” sul modello di Federico II di Prussia o Maria Teresa d’Asburgo. A documentarlo, secondo l’autore, è anzitutto Della descrizione geografica e politica delle Sicilie di Giuseppe Maria Galanti (edita in quattro volumi tra il 1789 e il 1790 su incarico dello stesso Ferdinando IV); a definire la corte napoletana “the most magnificent in Europe” era stato invece, già nel 1766, l’ufficiale inglese John Northall nel suo Travels through Italy.

Il Gran Maestro
La copertina de “Il Gran Maestro” di Maurizio Modugno per la casa editrice Aracne

Il capitolo II, Calendario e notiziario della corte, ricostruisce l’apparato amministrativo e cerimoniale del Regno attraverso gli almanacchi ufficiali pubblicati fin dai primi del Seicento dalla Stamperia Reale di Napoli (dal 1777) e di Palermo — Calendario e Notiziario della Corte, Notiziario della Real Casa, Almanacco Reale delle Due Sicilie. Modugno ne descrive nel dettaglio un esemplare del 1789: rilegato in pelle con lo stemma borbonico impresso in oro, corredato dai ritratti di Ferdinando IV e Maria Carolina e articolato in sezioni dedicate a corte, città, esercito e amministrazione provinciale.

I cavalieri dell’imperatore (capitolo III) risale alle origini della cavalleria per poi arrivare ai due soli ordini attivi alla Corona di Napoli in quegli anni: il più recente Insigne Real Ordine di San Gennaro, istituito nel Cinquecento su richiesta della nobiltà a Filippo II, e l’assai più antico Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio.

Il capitolo IV, Magnus Magister, ricostruisce la storia del titolo di Gran Maestro — attestato in forma latina fin dal XIII secolo per l’Ordine di Malta e poi esteso a Santiago, ai Cavalieri Teutonici e ai Templari — per collocarvi il Costantiniano, definito il più antico ordine dinastico esistente a continuità ininterrotta; l’autore richiama in proposito gli studi dello storico Guy Stair Sainty sulle origini, in parte leggendarie, dell’istituzione.

Napoli, chi resta e chi parte (capitolo V) racconta il clima di presagi che precede il 1799 — dal rito del sangue di San Gennaro alle eruzioni del Vesuvio — fino al racconto della prima notizia della Rivoluzione Francese giunta a Napoli, nell’agosto 1789, attraverso il foglio Notizie politiche, che riferiva dell’esilio del ministro Necker.

Il capitolo VI, La Reggia del destino, si concentra sulla vita musicale del Teatro San Carlo attraverso la Repubblica Napoletana e la prima Restaurazione del giugno 1799: Cimarosa finisce in prigione, Piccinni e Paisiello fuggono, mentre al ritorno di Ferdinando IV il compositore pugliese Giacomo Tritto viene incaricato delle celebrazioni ufficiali, tra cui la cantata Il disinganno per l’ingresso vittorioso del sovrano.

Il Re è partito, viva il Re! (o quasi) (capitolo VII) ricostruisce l’invasione del 1806: la lettera di Napoleone al fratello Joseph del 6 gennaio, in cui annuncia l’intenzione di insediare “un prince de ma Maison” sul trono di Napoli, l’avanzata dell’Armée d’Italie fino alla presa di Capua e all’ingresso a Napoli il 14 febbraio, la resistenza di Gaeta e Civitella del Tronto. Il capitolo riporta anche un volantino in vernacolo affisso a Napoli contro l’occupante francese.

Il capitolo VIII, Antichi e nuovi onori, segue la genesi del Reale Ordine delle Due Sicilie istituito da Joseph Bonaparte: la sua lettera a Napoleone del 26 gennaio 1807, che ne propone il progetto (500 cavalieri, 100 commendatori, 50 grandi cordoni, da finanziare con i beni dell’Ordine di Malta e del Costantiniano), la risposta dell’imperatore del 7 maggio, che invita ad attendere un’occasione memorabile come l’incoronazione, e infine la legge istitutiva del 24 febbraio 1808.

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Pagina 157 de “Il Gran Maestro. Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio e Ferdinando IV di Borbone tra rivoluzione e restaurazione”, di Modugno Maurizio, Roma, Aracne, 2024 – Dipinto di Salvatore Fergola (attr.): Incendio del Real Teatro San Carlo, Collezione Palazzo Zevallos, Napoli (1590×1093)

Gennaio 1812 (capitolo IX) affronta la crisi costituzionale siciliana sotto la pressione inglese di Lord William Bentinck, attraverso le pagine del Monitore delle Due Sicilie e il diario di Luigi de’ Medici, che racconta le trattative sul vicariato concesso al principe ereditario mentre la Regina Maria Carolina vi si opponeva.

Il capitolo X, Il dolor di Trinacria e la felicità di Partenope, si apre sul proclama datato “Palermo, 1° maggio 1815. Ferdinando”, con cui il sovrano annuncia il proprio ritorno sul trono di Napoli promettendo un’amnistia generale per i fatti del decennio francese.

Incendi e focolai, presenti e futuri (capitolo XI) raccoglie episodi della Napoli restaurata, tra cui l’incendio del Teatro di San Carlo — ricostruito su ordine di Ferdinando I e riaperto, secondo la cronaca del diarista Carlo De Nicola, in coincidenza con il genetliaco reale — e un allarme di peste nel comune pugliese di Noja.

Il capitolo XII, Altri Ordini del Regno delle Due Sicilie, in appendice, ricostruisce la nascita del Real Ordine Militare di San Giorgio della Riunione, istituito da Ferdinando I con legge del 1° gennaio 1819 per celebrare l’unione dei due Regni e in sostituzione del soppresso Ordine delle Due Sicilie; il capitolo ne descrive, sulla base dell’Almanacco del Regno delle Due Sicilie per l’anno 1841, le sei classi (gran-croci o bandierati, commendatori, cavalieri di diritto, cavalieri di grazia, medaglia d’oro, medaglia d’argento).

Un dittico costantiniano

Come lo stesso Notiziario ha già segnalato in occasione della pubblicazione, nel 2025, del volume Il Gran Priore. Contributi di storia e vita spirituale del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Aracne), Il Gran Maestro ne costituisce la prima tappa di un dittico dedicato all’Ordine costantiniano: il primo volume ne ripercorre la storia nel periodo del massimo fulgore politico-dinastico sotto Ferdinando IV, il secondo ne allarga lo sguardo alla dimensione spirituale lungo un arco di circa millecinquecento anni.

Il Gran Maestro, Maurizio Modugno, Roma, Aracne, 2024; pagine 192, cartonato, con apparato iconografico; formato 17 x 24 cm; ISBN 979-12-218-1086-8 (cartaceo), 979-12-218-1087-5 (PDF); prezzo: 28 € (cartaceo), 16,80 € (PDF)

copertina
La copertina de “Il Gran Priore”, di Maurizio Modugno, Aracne, 2025

A cura di Claudio Fontana e Giampiero Cianci


Scheda biografica
Maurizio Modugno

modugno

Nato a Roma, consegue la laurea in Giurisprudenza alla Sapienza – Università di Roma. Nel 1978 vince il concorso a funzionario direttivo del Ministero per i Beni Culturali ed entra all’Istituto Beni Audiovisivi come responsabile del Settore Musica Classica. Master della Scuola Superiore della Pubblica Amministrazione con indirizzo Beni culturali. Nel 1986 è chiamato alla Presidenza del Consiglio dei Ministri, Dipartimento per l’Informazione e l’Editoria, ivi dirigendo il settore Premi e Riconoscimenti culturali.

Ha costantemente svolto l’attività critico musicale e di storico. Iniziando sulla Rivista dell’Agimus nel 1968 e collaborando poi ininterrottamente alle principali riviste del settore classico: La Rivista Musicale Italiana (ERI-RAI), Discoteca Hi-Fi, i Bollettini di Studi Verdiani e di Studi Rossiniani, la Rivista del Museo Teatrale alla Scala, Musica e Dossier, Amadeus, L’opera nonché al Radiocorriere (ERI-RAI). Dal 1978 ad oggi collabora alla rivista MUSICA. Da alcuni anni ha una rubrica di storia culturale sul quotidiano online Il sussidiario.net. Ha diretto la collana I Grandi Balletti edita dal Gruppo Editoriale Fabbri. Ha collaborato e collabora altresì ai programmi di sala del Teatro alla Scala, del Teatro dell’Opera di Roma, del Teatro San Carlo di Napoli, del Teatro Comunale di Firenze, del Teatro Regio di Torino, del Teatro Bellini di Catania, del Festival di Spoleto, del Festival Rossini di Pesaro.

Ha pubblicato i volumi: Ottorino Respighi, la discografia (Palombi, Roma 1979); Jules Massenet (Mursia, Milano 1994); Boris Christoff (con C. Curami, Azzali, Parma 1996); Thomas Schippers (Zecchini, 2009); Ritorno a Bagdad (Aracne, 2018); Il vitello rampante (Aracne, 2021); Il castello Musicale (Zecchini, 2021); Ettore Bastianini, la più bella voce al mondo (con L. Franchini e V. Lopane; Zecchini, 2022); Rosine Stoltz, la Sultana dell’Opéra (Zecchini, 2023).

Formatosi a partire dal 1996 alla Pontificia Università della Santa Croce, quindi al Monastero Benedettino di Monte Oliveto, è entrato nel 2000 al Seminario Romano Maggiore e ha conseguito nel 2005 il baccalaureato in filosofia e teologia presso la Pontificia Università Lateranense. Ordinato sacerdote da Benedetto XVI, è stato vice parroco a San Roberto Bellarmino ai Parioli e Cappellano della LUISS-Viale Romania. Nel 2012 è stato nominato parroco a San Valentino al Villaggio Olimpico e Prefetto della VI Prefettura nella Diocesi di Roma. È Cappellano di Merito del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (Spagna), è Socio Ordinario dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano (IAGI).
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Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio (SMOC)

Croce costantiniana

Il Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio è un ordine equestre dinastico.

Secondo una tradizione leggendaria l’ordine fu fondato dall’imperatore Costantino il Grande nel 312 d.C., dopo la vittoriosa battaglia di ponte Milvio, che gli sarebbe stata propiziata dall’utilizzo come insegna e vessillo, del simbolo cristiano della X e della P sovrapposte (le iniziali di Cristo in greco) come da indicazione ricevuta in visione alla vigilia dello scontro armato. In conseguenza di ciò l’imperatore avrebbe affidato ai primi cavalieri il compito di ricordare l’evento e difendere il cristianesimo.

Le prime tracce documentali certe risalgono però alla fine del 1500, quando con una “breve” papa Giulio III ha riconosciuto la dignità di Gran Maestro dell’ordine ad Andrea Angelo Flavio Comneno. Il gran magistero dell’ordine passò poi ai Farnese con Francesco Farnese nel 1697. Passaggio importante fu poi quello del 1718, quando papa Clemente XI con una “bolla” ne riconobbe la natura dinastica in capo ai Farnese indicando due condizioni essenziali all’assunzione del Gran Magistero e cioè, essere discendenti dei Farnese ed essere duchi di Parma e Piacenza.

Nel 1731 morì senza eredi Antonio Farnese, ultimo duca di Parma, creando le premesse che hanno portato oggi l’ordine ad essere diviso in tre diversi rami.
Alla morte di Antonio Farnese dunque, il Gran Magistero, insieme al ducato, passò al cugino Carlo di Borbone, che sarebbe poi divenuto re di Napoli, ed infine re di Spagna con il nome di Carlo III, il quale assumendo il trono di Spagna lasciò la titolarità del ducato di Parma, ma non il gran magistero dell’ordine.
Carlo di Borbone asceso al trono di Spagna nel 1759 trasmise dunque corona di Napoli e gran magistero costantiniano al suo terzogenito Ferdinando Borbone Due Sicilie.
Il passaggio fu confermato nel 1763 da un “monitorio” di papa Clemente XIII.

Il Sacro Angelico Imperiale Ordine costantiniano di San Giorgio
Successivamente l’autonomia politica del Ducato di Parma fu ripristinata con l’assegnazione – da parte del Congresso di Vienna – del trono ducale a Maria Luisa d’Asburgo-Lorena (o Maria Luigia di Parma), che pur non essendo una discendente farnesiana, in quanto duchessa di Parma, ritenne di ripristinare l’Ordine Costantiniano “parmense” nel 1816.
Si crearono così due ordini omonimi.
A Maria Luisa d’Asburgo-Lorena succedettero i Borbone-Parma, che conservano il gran magistero di questo ordine costantiniano tutt’oggi, con la denominazione di “Sacro Angelico Imperiale Ordine costantiniano di San Giorgio”.
Lo SMOC “parmense” attualmente riconosce come Gran Maestro Sua Altezza Reale Carlo Saverio di Borbone Parma, principe di Borbone di Parma, in carica dal 2010.

Nel frattempo il gran magistero costantiniano dell’ordine trapiantato a Napoli ha continuato a godere del riconoscimento papale e ad essere tramandato all’interno della dinastia Borbone Due Sicilie sino ai nostri giorni.
Nel 1960 però si è aperta una disputa dinastico-successoria tra Alfonso Maria Borbone Due Sicilie (per il ramo cosiddetto spagnolo) e Ranieri Borbone Due Sicilie (per il ramo cosiddetto francese) che interessa sia il ruolo di Capo della Capo della Real Casa delle Due Sicilie (e dunque di Pretendente al Trono delle Due Sicilie) sia il gran magistero degli ordini dinastici del casato, fra cui l’ordine costantiniano.
Tale contenzioso ha portato ad avere due rami separati e distinti del medesimo ordine, uno genericamente indicato come “spagnolo” ed uno come “francese”.

Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio Spagna
Lo SMOC “spagnolo” riconosce oggi come Gran Maestro Don Pedro de Borbon y Orlean duca di Calabria, conte di Caserta, in carica dal 2015.

Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio Francia
Lo SMOC “francese” riconosce oggi come Gran Maestro Carlo di Borbone Due Sicilie, duca di Castro, in carica dal 2008.
Quest’ultimo ramo gode dello status consultivo del Consiglio economico e sociale delle Nazioni Unite a New York, Ginevra e Vienna.

In tutte e tre le sue declinazioni l’Ordine Costantiniano, è riconosciuto dallo Stato Italiano come “ordine dinastico non nazionale” legittimamente conferibile, ed il suo uso sul territorio italiano è autorizzabile a domanda dal Ministero degli affari esteri.
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Videopresentazione dell’opera a cura di Aracne TV

15 Settembre 2026
Redazione

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