Cerimonia per stemma e gonfalone a Clusone
Il 7 marzo 2026, presso il teatro mons. Tomasini dell’Oratorio di Clusone (Bergamo), si è svolta la cerimonia pubblica di presentazione del nuovo stemma e del nuovo gonfalone della città, a conclusione di un iter avviato tre anni prima e culminato il 6 novembre 2025 con la consegna del decreto di concessione del presidente della Repubblica. Degli aspetti tecnici e araldici del provvedimento era stato dato conto in questa sede al momento della concessione; la presente nota intende rendere conto della cerimonia di presentazione pubblica.

Il nuovo gonfalone, ricamato su pura seta, è stato scoperto dal sindaco Massimo Morstabilini e dall’assessora alla cultura Alessandra Tonsi. Alla cerimonia hanno partecipato l’assessore regionale Paolo Franco, i consiglieri regionali Michele Schiavi e Jacopo Scandella, il presidente della Comunità Montana dell’Alta Valle Seriana Giampiero Calegari, il comandante della Compagnia Carabinieri di Clusone Maurizio Guadalupi, numerosi sindaci dei comuni dell’Alta Valle e rappresentanti di associazioni locali.

Ha illustrato il percorso araldico che ha portato al rinnovamento delle insegne la dottoressa Sara Pagnini, cui si deve anche la confezione del gonfalone. Lo stemma è blasonato: “partito d’oro e di rosso, alla rosa di rosso, bottonata d’oro”, con ornamenti esteriori di città. Al termine della cerimonia il gonfalone è stato portato in corteo per le vie del centro storico fino a piazza Orologio, dove è stato eseguito il nuovo inno cittadino “La rosa dei monti”, composto dal maestro Kurt Dubiensky e interpretato dal coro Idica.
Scheda di approfondimento L’araldica civica italiana ![]() L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti. Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica. Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26. Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato. L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici: 1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno … 2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a ciascuno spettante, come di seguito descritta: a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati e ricadenti all’infuori: ![]() b) comune insignito del titolo di città: corona turrita, formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero: ![]() c) comune: corona formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero: ![]() 3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica. 4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. ![]() Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo. Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali. Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”. I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011. Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 . |
Scheda di approfondimento Pagnini Araldica e Editoria ![]() La ditta Pagnini Araldica e Editoria, con sede a Firenze, è uno studio professionale specializzato in araldica civica, genealogia ed editoria storica. Fondata nel 1936, Pagnini vanta una lunga tradizione nella ricerca storica e onomastica, nella realizzazione di stemmi e gonfaloni e nell’assistenza agli enti pubblici nelle pratiche necessarie per ottenere il Decreto Presidenziale di concessione. Il sito istituzionale di Pagnini Araldica e Editoria |
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