“Galateo in Comune” in diretta streaming

Nel pomeriggio del 28 gennaio 2026, presso la Sala stampa della Camera dei deputati, è prevista la presentazione del volume di Michele Fiaschi, Galateo in Comune. Vademecum dei doveri, cerimoniale e consigli per l’immagine istituzionale della Pubblica Amministrazione locale, giunto alla seconda edizione aggiornata. L’incontro, programmato per le ore 14.30, si inserisce nel quadro delle iniziative di approfondimento dedicate ai profili formali, simbolici e procedurali dell’azione amministrativa a livello locale.

Il volume si propone come strumento di sistematizzazione delle norme, delle prassi e delle consuetudini che regolano il comportamento istituzionale degli enti locali, con particolare attenzione agli aspetti del cerimoniale, del protocollo e dell’immagine pubblica. In tale prospettiva, il lavoro si colloca all’incrocio tra diritto amministrativo, tradizione istituzionale e uso dei simboli, ambiti che presentano evidenti punti di contatto con le discipline araldiche e con lo studio delle forme di rappresentanza pubblica.

La scelta della sede parlamentare per la presentazione conferisce all’iniziativa una dimensione istituzionale che riflette l’oggetto stesso del volume. L’incontro si svolgerà alla presenza degli onorevoli Simona Bonafè e Marco Simiani, la cui partecipazione è indicata dagli organizzatori come elemento qualificante del dibattito. La diffusione dell’evento sarà garantita anche dalla possibilità di seguire i lavori in diretta streaming attraverso la Web TV della Camera dei deputati.

La pubblicazione, edita in una seconda edizione aggiornata, testimonia l’interesse persistente per le tematiche affrontate e la loro evoluzione nel tempo, in relazione ai mutamenti normativi e alle trasformazioni delle prassi amministrative. La presentazione del volume costituisce pertanto un’occasione di aggiornamento e di confronto su questioni che, pur collocate nell’ambito della Pubblica Amministrazione locale, toccano aspetti più ampi della rappresentazione istituzionale e dell’uso regolato dei segni distintivi e delle forme rituali nello spazio pubblico.

La diretta dell’evento è accessibile attraverso il canale ufficiale della Camera dei deputati.


Scheda biografica
Michele Fiaschi

Michele Fiaschi

Perito araldico specializzato in araldica civica, membro di varie associazioni del settore tra le quali “The International Heraldry Society” (UK), curatore della comunity “Italia Araldica”.

Relatore a convegni nazionali e internazionali, collabora con la testata giornalistica online Artenventi News di Pistoia.

In ambito araldico ha pubblicato “Il libro d’oro di San Miniato“, Italia Araldica, San Miniato 2017; “Impavidum Ferient, Brandolino Brandolini d’Adda storia di un deputato eroe nella grande guerra“, Ed. Notiziario Araldico, Arcisate 2018; “Sic Nos in Sceptra Reponis, storia dello scudo di San Miniato”, Ed. FM Edizioni, San Miniato 2018
.

Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
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copertina
La copertina del libro “Galateo in Comune” di Michele Fiaschi, pubblicato nel 2023 per i caratteri del Centro Studi Enti Locali
28 Gennaio 2026
Raffaele Coppola

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