Galateo in Comune

Come e in quali circostanze si indossa la fascia tricolore? Quali sono i posti d’onore al tavolo o in una platea, con o senza corridoio, e dove devono posizionarsi le varie autorità durante una cerimonia? Quali le caratteristiche che distinguono uno stemma comunale da uno provinciale ? Sono solo alcune delle domande alle quali risponde ‘Galateo in Comune. Vademecum dei doveri, cerimoniale e consigli per l’immagine istituzionale della Pubblica amministrazione locale‘, presentato il 14 novembre, presso la sala Caduti di Nassiriya, in Senato.

L’autore del manuale è Michele Fiaschi, giornalista esperto di araldica e conoscitore del cerimoniale degli enti locali, che ha conseguito il diploma di Esperto in cerimoniale e protocollo nazionale e internazionale e fa parte del gruppo di lavoro di Centro studi enti locali, editore del volume.

Il testo è un vademecum pensato per guidare gli amministratori pubblici degli enti locali ad adottare comportamenti corretti nell’ambito dello svolgimento dell’attività del mandato e di rappresentanza nelle manifestazioni pubbliche e per comunicare correttamente l’immagine dell’ente e dei suoi componenti, senza lasciare niente al caso. Il libro, disponibile anche in versione e-book, contiene consigli pratici e regole che consentono di dissipare i più disparati dubbi che possono sorgere nel momento in cui ci si trova ad affrontare la vita istituzionale nella sua quotidianità.

Al suo interno sono contenuti numerosi approfondimenti, pensati per le diverse circostanze: dalla scrittura di e-mail agli appellativi da adottare per le cariche pubbliche, dalla riunione online alle sedute di consiglio, dalle modalità di esposizione della bandiera nazionale alle indicazioni su eseguire l’inno, dall’uso della fascia tricolore e dei segni distintivi all’applicazione degli emblemi araldici civici. E ancora, dalle regole di cerimoniale ai gemellaggi, dai patrocini alle benemerenze civiche.

La forma, il cerimoniale e il rispetto delle sue regole, da sostanza ad ogni evento pubblico, in quanto discende dall’ordinamento democratico della nostra Costituzione.

Un intero capitolo è poi dedicato all’araldica civica per illustrarne funzioni e peculiarità, mentre di notevole interesse l’appendice che offre un’inedita raccolta di pareri del Ministero dell’Interno, a cura del Dipartimento per gli Affari Interni e Territoriali, di cui un’ampia sezione tratta proprio degli emblemi civici.

 «L’idea – dichiara Michele Fiaschi, autore del volume –  di questa pubblicazione nasce dall’intensione di racchiudere in una guida operativa, tutti i consigli e le indicazioni per guidare gli amministratori pubblici degli enti locali, ha una corretta applicazione della forma istituzionale. Una sorta di ‘cassetta degli attrezzi’, per evitare inutili ‘scivoloni’. Purtroppo, oggi,  specie in alcuni comuni di media e piccola dimensione, viene attuata in maniera superficiale, o addirittura in applicata, come se fosse uno sfizio, vista come una cosa desueta».

La prossima presentazione, si svolgerà mercoledì 6 dicembre, ore 16,00, presso la sala Fanfani, Palazzo del Pegaso (sede del Consiglio Regionale della Toscana), via Cavour 4, Firenze.

Galateo in Comune. Vademecum dei doveri, cerimoniale e consigli per l’immagine istituzionale della Pubblica Amministrazione locale” fa parte della collana Percorsi Comuni, diretta da Cesare Peruzzi (https://www.entilocaliweb.it/percorsi-comuni/).

La versione ebook o cartacea del testo possono essere acquistati su Amazon e sul sito di Centro Studi Enti Locali.


Scheda di approfondimento
Michele Fiaschi

Michele Fiaschi

Perito araldico specializzato in araldica civica, membro di varie associazioni del settore tra le quali “The International Heraldry Society” (UK), curatore della comunity “Italia Araldica”.

Relatore a convegni nazionali e internazionali, collabora con la testata giornalistica online Artenventi News di Pistoia.

In ambito araldico ha pubblicato “Il libro d’oro di San Miniato“, Italia Araldica, San Miniato 2017; “Impavidum Ferient, Brandolino Brandolini d’Adda storia di un deputato eroe nella grande guerra“, Ed. Notiziario Araldico, Arcisate 2018; “Sic Nos in Sceptra Reponis, storia dello scudo di San Miniato”, Ed. FM Edizioni, San Miniato 2018
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Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
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copertina
La copertina del libro “Galateo in Comune” di Michele Fiaschi, pubblicato nel 2023 per i caratteri del Centro Studi Enti Locali
28 Novembre 2023
Raffaele Coppola

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