Il valore della nobiltà oggi secondo Borella

Il 2 ottobre 2021, nell’ambito della trasmissione radiofonica «L’opinione» condotta da Mauro Rosati di Monteprandone De Filippis Delfico su Radio Cerrano, è andata in onda una conversazione con Andrea Borella, direttore ed editore dell’Annuario della Nobiltà Italiana. L’incontro ha avuto per oggetto il valore della nobiltà nel tempo presente e il ruolo dei repertori genealogici e araldici nella conservazione della memoria storica.

Il valore della nobiltà nel tempo presente

Borella ha indicato che l’elemento principale, dal punto di vista della vita quotidiana, risiede nella memoria delle azioni compiute dagli antenati. Tali azioni, ha affermato, offrono ai discendenti un esempio per orientare la propria esistenza, poiché coloro che le compirono affrontarono spesso difficoltà superiori a quelle odierne e, attraverso un filo di Arianna sviluppato nei secoli, consentono di individuare significati utili alla risoluzione dei problemi contemporanei.

Esperienze in India e progetti di repertori internazionali

Nel corso della conversazione Borella ha richiamato un’esperienza personale risalente agli anni in cui aveva circa ventidue o ventitrè anni, quando, viaggiando in India, ebbe occasione di incontrare discendenti di case un tempo sovrane. Tra questi figuravano i discendenti dell’ultimo imperatore moghul di Delhi, costruttore del Taj Mahal, i cui antenati avevano perso il trono circa duecento anni prima, all’epoca dell’assunzione del titolo di imperatrice da parte della regina Vittoria. La vedova del pretendente e i suoi figli, analfabeti, vivevano nello slum di Howrah, presso Calcutta, e si sostenevano vendendo abiti e oggetti di uso comune. Borella ha contrapposto tale situazione a quella di altri discendenti di maharaja o nababbi che abitavano ancora in palazzi, spesso trasformati in alberghi. Ha attribuito la differenza, in larga misura, all’assenza di repertori genealogici a stampa in grado di preservare la memoria del passato: quando vengono a mancare i mezzi economici, ha osservato, viene meno anche il ricordo. Gli europei, ha aggiunto, risultano sotto questo profilo più favoriti grazie all’esistenza di tali repertori.

Borella ha quindi illustrato un proprio progetto di realizzare un repertorio periodico suddiviso per continenti, in cinque volumi, destinato a descrivere, paese per paese, le case reali, comprese quelle deposte, con le relative leggi dinastiche. Ha precisato che queste ultime, interne alla famiglia, determinano l’appartenenza alla casa e le cause di decadenza, e non coincidono necessariamente con le leggi statali che regolano la successione al trono.

L’Annuario della Nobiltà Italiana: metodo, dati e famiglie notabili

Rispondendo a una domanda sul lavoro compiuto, Borella ha riferito che, dal momento in cui ha assunto la direzione dell’Annuario (quasi ventitré anni all’epoca dell’intervista), sono state censite circa sessantamila famiglie diverse. Nell’edizione relativa agli anni 2015-2020, pubblicata in due volumi di 6.300 pagine, risultavano descritte 11.800 famiglie aggiornate. Il lavoro, ha spiegato, non si limita alla ricerca dei discendenti viventi, ma comprende un’attività di recupero archivistico del passato, svolta a titolo gratuito grazie al contributo di settanta-ottanta consultori volontari. Tale attività è resa particolarmente lunga e complessa dalla struttura storica dell’Italia, suddivisa in numerosi stati ciascuno dotato di una propria nobiltà, non sempre confluita integralmente negli elenchi del Regno unitario. Ogni edizione, ha aggiunto, porta alla luce migliaia di dati precedentemente inediti. Si tratta, ha affermato, di un’opera di tutela della memoria, poiché la memoria storica costituisce il punto di partenza per il futuro e l’eredità del passato. Chi nasce in una famiglia che conserva una traccia storica nobiliare ha, secondo Borella, obblighi e doveri specifici.

Borella ha inoltre sottolineato che l’Annuario, nella sua impostazione, include una sezione dedicata alle famiglie notabili, ossia a quelle casate che, pur non avendo assunto i caratteri formali della nobiltà, vissero nei secoli more nobilium, disponendo di stemma, palazzo, sepoltura familiare e ricoprendo spesso cariche pubbliche. Tali famiglie, ha osservato, rivestirono in taluni contesti locali un’importanza superiore a quella di alcune famiglie nobili e la conservazione della loro memoria contribuisce alla formazione dell’identità personale e nazionale. A tal fine, copie dell’ultima edizione sono state donate alle biblioteche annesse agli Archivi di Stato, senza oneri per lo Stato, al fine di fornire uno strumento di consultazione a quanti si occupano di queste materie.

Stemmi e identità familiare

Rosati ha ricordato che in alcune aree, come il Trentino-Alto Adige e la Svizzera, il possesso di uno stemma non costituiva necessariamente segno di nobiltà o notabilità, ma serviva a individuare l’appartenenza familiare di un maso o di un’abitazione. Borella ha confermato che la maggioranza degli stemmi presenti in Italia, oggi come in passato, appartiene a famiglie non nobili ma notabili, e ha citato esempi di stemmi affrescati sulle case in zone del Cadore, del Bellunese e di Madonna di Campiglio, relativi in gran parte a casate prive di nobiltà formale.

La conversazione si è conclusa con i ringraziamenti reciproci tra i partecipanti.


Scheda biografica
Andrea Borella 

Borella

Andrea Borella (Sesto San Giovanni, 1º maggio 1974) è storico, araldista, genealogista ed editore. Si occupa principalmente di araldica, genealogia, diritto nobiliare e studi dinastici. Ha svolto e svolge attività didattica e moduli di insegnamento in materia araldica e sfragistica presso istituti accademici e di alta formazione, tra cui l’Ateneo Pontificio Regina Apostolorum e le Scuole di Archivistica, Paleografia e Diplomatica degli Archivi di Stato di Milano e Parma, ed è iscritto all’albo dei periti e consulenti tecnici del Tribunale di Sondrio per la materia araldica.

Attività scientifica
Nel 1995 ha fondato la casa editrice S.A.G.I., specializzata nella riproduzione di opere araldiche e genealogiche. Nel 1997 ha curato l’edizione anastatica dello Stemmario Cremosano, realizzata dall’originale conservato presso l’Archivio di Stato di Milano. Ha inoltre pubblicato numerosi contributi dedicati all’araldica, alla genealogia e al diritto nobiliare.

Incarichi e iniziative
Dal 1998 dirige la seconda serie dell’Annuario della Nobiltà Italiana. Dal 2003 promuove un progetto editoriale internazionale dedicato alla realizzazione di repertori genealogici e dinastici relativi a diversi Paesi. È presidente della Nuova Accademia Araldica “Giovan Battista di Crollalanza” e coordina iniziative di studio e ricerca negli ambiti araldico e genealogico.

Attività editoriale
Accanto alla direzione dell’Annuario della Nobiltà Italiana, ha curato la pubblicazione di repertori genealogici, fonti araldiche e studi dedicati alla storia delle famiglie nobili e sovrane. Nel 2026 ha promosso il progetto del Museo Araldico Italiano, annunciato con la costituzione del relativo Comitato per la Fondazione.
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YouTube – Canale Annuario della Nobiltà Italiana: L’opinione di Mauro Rosati con Andrea Borella, direttore dell’Annuario della Nobiltà italiana

13 Agosto 2026
Greta Musi

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