Conferenza sullo stemma dimenticato di Licusati

Il centro storico di Licusati, frazione di Camerota (Salerno), ospiterà dal 10 al 12 luglio 2026, con inizio alle ore 19:00, la rassegna “Incontri Meridionali“, promossa dalla rivista Quaderni Meridionali e dall’associazione Meridione Meridiani, in collaborazione con la Pro Loco Camerota APS e l’UNPLI.

Lo stemma dimenticato di Licusati

Il primo appuntamento, venerdì 10 luglio presso la Cantina Donna Clara, sarà affidato all’architetto Innocenzo Bortone, che terrà la conferenza “L’araldica civica di Licusati: analisi di uno stemma carico di storia“.

Il Comune di Licusati è stato soppresso nel 1929 e in precedenza era stato eretto a ente autonomo con regio decreto del 28 ottobre 1808 voluto da Gioacchino Murat.

L’intervento si concentrerà sullo stemma civico di tale cessato comune, oggetto di uno studio precedente dello stesso Bortone presentato nel 2022 nell’ambito del Concorso d’Arte “Carmine Caputo”. In quella occasione fu posta attenzione su un antico stemma cittadino, descritto come immagine ricca di contenuti storici e poco studiata, di cui esiste una copia realizzata da Carmine Caputo da un originale smarrito.

L’emblema raffigura un agnello dal manto candido adagiato su un prato di erbe rigogliose, accompagnato da un pastorale abbaziale velato dal sudario, a richiamo dell’antico complesso abbaziale di San Pietro, di fondazione italo-greca, assegnato al Capitolo di San Pietro in Vaticano con bolla di Papa Pio IV nel 1564. Sullo sfondo compare il Monte Bulgheria, mentre lo scudo, di forma oblunga e bordi in oro, è sormontato da corona turrita a tre torri, riferita, secondo la stessa fonte, ai tre nuclei abitativi storici di Arriuso, Castel de Montelmo e Licusati. Una rielaborazione dello stemma, promossa dall’Associazione Culturale Pro Licusati, è stata affidata all’artista Sabrina Mattioni, dell’Accademia di Brera.

Gli altri appuntamenti

Seguiranno, sabato 11 luglio nell’atrio di Casa De Luca, l’intervento dell’architetto Franco Valente su “Carlomagno, Ambrogio Autperto e la falsa donazione di Costantino”, e, domenica 12 luglio presso il Melting Pot, la relazione dello storico e saggista Valentino Romano su “Barletta, 19 marzo 1866: una rivolta popolare tra fanatismo religioso e malcontento sociale”.

Alla tre giorni prenderanno parte, in qualità di relatori e discussant, il professor Mario Garofalo, direttore dei Quaderni Meridionali, il professor Gerardo Chirichiello e la professoressa Antonella Casaburi.


Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
.

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Stemma
Immagine CESA-COPILOT – Stemma del cessato Comune di Licusati: “Di cielo, alla montagna, al naturale, con la campagna erbosa, di verde, su cui è adagiato un agnello, al naturale, tenente un pastorale, in sbarra, d’oro, velato dal sudario, d’argento; il tutto alla filiera, d’oro” (Blasonatura Centro Studi Araldici, desunta da una descrizione libera)
9 Luglio 2026
Redazione

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