Ciclo di seminari sull’araldica all’Archivio di Stato di Bologna
L’Archivio di Stato di Bologna ha programmato per la primavera 2026 un ciclo di seminari dedicato allo studio dell’araldica come disciplina storica, documentaria e simbolica. L’iniziativa, curata dal dott. Pier Felice degli Uberti, rientra nelle attività rivolte agli studenti della Scuola di archivistica, paleografia e diplomatica e si propone di offrire una formazione specialistica sull’uso delle armi come strumento interpretativo delle fonti archivistiche, iconografiche e monumentali. Gli incontri si svolgeranno presso l’aula didattica dell’Archivio, in vicolo Spirito Santo 2, nelle giornate del 30 aprile, 14 maggio, 21 maggio e 28 maggio 2026, dalle ore 16 alle 18.
Secondo la presentazione istituzionale, il ciclo intende analizzare «le principali dimensioni della disciplina: dalla nascita medievale del sistema araldico, alla sua evoluzione normativa negli stati italiani, fino alle forme contemporanee dell’araldica istituzionale e alla sua relazione con l’emblematica moderna». Particolare attenzione sarà dedicata al patrimonio araldico dell’Archiginnasio di Bologna, definito nel programma «il più grande monumento araldico del mondo».
L’araldica come linguaggio storico e documentario
Il primo incontro, previsto per il 30 aprile 2026, è dedicato alla definizione della disciplina, al suo linguaggio tecnico e ai metodi di studio. Il materiale didattico chiarisce che l’araldica è la scienza che studia gli stemmi, «ossia le figure simboliche rappresentate sugli scudi e utilizzate per identificare individui, famiglie, istituzioni, corporazioni e territori». La nascita del sistema araldico viene collocata tra XII e XIII secolo, in relazione alla cultura cavalleresca e alle esigenze di riconoscimento nei tornei e sui campi di battaglia.
Il programma elenca gli elementi costitutivi dello stemma, tra cui lo scudo, le pezze e le figure, gli smalti e gli ornamenti esteriori. Viene inoltre illustrato il lessico tecnico, con riferimento ai metalli, ai colori e alla regola di contrasto, e viene introdotto il tema della blasonatura, definita come la descrizione convenzionale che consente di ricostruire graficamente un’arma anche in assenza dell’immagine. A titolo esemplificativo, il documento riporta la blasonatura «d’azzurro al leone d’oro rampante».
La sezione dedicata alle metodologie di ricerca sottolinea il ruolo dell’araldica come strumento di identificazione documentaria per storici e archivisti. Tra le principali fonti araldiche vengono indicati sigilli, lapidi, manoscritti miniati, registri notarili, atti pubblici, monumenti, codici araldici e archivi nobiliari. Il programma ricorda inoltre la necessità di integrare l’indagine araldica con genealogia, storia istituzionale, diplomatica e storia dell’arte.
Dalle origini medievali al sistema araldico del Regno d’Italia
Il secondo seminario, fissato per il 14 maggio 2026, affronta l’evoluzione storica dell’araldica dalle sue origini medievali fino all’età contemporanea. Il documento introduttivo ricorda che nel contesto della società feudale europea lo stemma divenne progressivamente «segno di identità personale e familiare», «simbolo di status sociale» e «strumento di legittimazione politica». Nel XIII secolo il sistema araldico si diffuse in tutta Europa, venendo adottato anche da città, corporazioni, università e istituzioni ecclesiastiche.
Il programma richiama inoltre il trattato De insigniis et armis di Bartolo da Sassoferrato, composto intorno al 1355, considerato una delle prime opere giuridiche dedicate alla materia. Tra i temi affrontati da Bartolo vengono citati la natura giuridica degli stemmi, il diritto all’uso delle armi, la distinzione tra armi nobiliari e civiche e le questioni relative all’usurpazione.
Una sezione è dedicata alle normative araldiche degli stati italiani preunitari, con riferimento alle differenze tra Regno di Sardegna, Regno di Napoli, Ducato di Milano, Repubblica di Venezia, Granducato di Toscana, Stato Pontificio e Regno di Sicilia. Il percorso prosegue con l’analisi della legislazione araldica del Regno d’Italia, che dopo il 1861 istituì organismi statali quali la Consulta Araldica e il Libro d’Oro della Nobiltà Italiana, competenti per il riconoscimento dei titoli, la registrazione degli stemmi e il controllo delle successioni.
L’araldica nella Repubblica Italiana e nella Chiesa
Il terzo incontro, programmato per il 21 maggio 2026, è dedicato all’araldica contemporanea, con particolare riferimento alla Repubblica Italiana e alla Chiesa cattolica. Il materiale didattico ricorda che con il 1946 i titoli nobiliari cessarono di avere valore giuridico, ma lo Stato mantenne un sistema di regolamentazione degli stemmi degli enti pubblici. L’araldica civica è oggi gestita dal Dipartimento del Cerimoniale di Stato e per le Onorificenze presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri, che concede gli stemmi di comuni, province, regioni ed enti pubblici mediante decreto del Presidente della Repubblica.
Il programma segnala l’intervento della dott.ssa Rita Raffaella Russo, del Dipartimento Cerimoniale e Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri, dedicato ai criteri storici e simbolici che guidano la concessione degli stemmi civici.
Una sezione è riservata all’araldica ecclesiastica, descritta come un sistema simbolico autonomo, caratterizzato dall’uso del cappello ecclesiastico con nappe, da simboli distintivi per i diversi gradi gerarchici e dagli stemmi personali dei pontefici e dei cardinali. È previsto un contributo di don Antonio Pompili, docente di araldica presso la Pontificia Università Gregoriana e autore degli stemmi dei pontefici Francesco e Leone XIV.
Il seminario si conclude con una panoramica sugli araldi di Stato nel mondo, con riferimento ai sistemi di certificazione araldica vigenti in Regno Unito, Repubblica d’Irlanda, Canada, Belgio, Sudafrica e Kenya.
L’Archiginnasio di Bologna e il patrimonio araldico universitario
L’ultimo incontro, previsto per il 28 maggio 2026, è dedicato all’Archiginnasio di Bologna, definito nel programma «il più grande monumento araldico del mondo». L’edificio conserva circa seimila stemmi dipinti appartenenti agli studenti dell’Alma Mater Studiorum e i principali stemmari storici della città. Il complesso decorativo documenta la provenienza geografica degli studenti, la loro appartenenza sociale e l’identità culturale dell’università europea.
Il programma ricorda che gli stemmi erano apposti dagli studenti che ricoprivano cariche accademiche e costituiscono una forma di memoria istituzionale e una fonte per lo studio delle élite europee. Una sezione è dedicata al rapporto tra araldica ed emblematica, illustrato attraverso una tabella comparativa che distingue tra linguaggio normato e linguaggio libero, simboli ereditari e simboli concettuali, funzione identitaria e funzione comunicativa.
Il percorso si conclude con un richiamo al ruolo dell’araldica nel mondo contemporaneo, in cui continua a essere presente nelle istituzioni pubbliche, nelle università, negli ordini cavallereschi e nelle identità territoriali.
Scheda biografica Pier Felice degli Uberti ![]() Pier Felice degli Uberti è nato a Casale Monferrato il 28 febbraio 1955. Laureato in Lettere presso l’Università degli Studi di Torino, ha conseguito il Master di II livello in Diritto Nobiliare e Premiale, Araldica e Genealogia presso l’Universidad Nacional de Educación a Distancia di Madrid. Docente di araldica, diritto nobiliare e scienze ausiliarie della storia presso la Scuola di Archivistica, Paleografia e Diplomatica degli Archivi di Stato di Bologna e Modena, ha precedentemente svolto attività dirigenziale in vari istituti bancari. Ha avviato la propria attività pubblicistica già a diciassette anni, sviluppando nel tempo un percorso di ricerca e divulgazione scientifica che lo ha portato a collaborare con istituzioni accademiche e archivistiche in Italia e all’estero. Ricopre le seguenti cariche istituzionali: presidente della Confédération Internationale de Généalogie et d’Héraldique (CIGH), presidente dell’International Commission for Orders of Chivalry (ICOC), presidente dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano (IAGI), vicepresidente dell’Académie Internationale de Généalogie (AIG), vicepresidente dell’Instituto Internacional de Genealogía y Heráldica (IIGH), segretario generale di Famiglie Storiche d’Italia (FSI) e di Historical Families of Europe (HFE). È inoltre accademico dell’Académie Internationale d’Héraldique (AIH). È fondatore e direttore responsabile di Nobiltà, rivista di araldica, genealogia e ordini cavallereschi, dal 1993, e de Il Mondo del Cavaliere, rivista internazionale sugli ordini cavallereschi, dal 2001. È stato consulente di genealogia e storia di famiglia per RAI International e RAI Italia e fa parte del consiglio consultivo della rivista “Hidalguía”. Ha pubblicato numerosi contributi in materia araldica, genealogica e cavalleresca su riviste specialistiche italiane e straniere. Per approfondire: Intervista a Pier Felice degli Uberti . |
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