Il nuovo stemma di Alagna Valsesia

Alagna Valsesia è un piccolo comune del vercellese accreditato di 729 abitanti, che dal 1º gennaio 2019 ha incorporato il limitrofo Comune di Riva Valdobbia.

Araldicamente entrambi gli enti avevano già un proprio emblema, curiosamente ad ambedue concesso dal Presidente della Repubblica Antonio Segni, il 7 ottobre 1963.

Riva Valdobbia
Database Araldica Civica: Stemma del Comune di Riva Valdobbia: “D’azzurro, alla chiesa posta di tre quarti nascente dalla punta, sinistrata da due campanili a cuspide, quello esterno più basso, aperti del campo ciascuna da una bifora; il tutto al naturale, sullo sfondo di una catena di monti” (D.P.R. 7 ottobre 1963)

Essendo l’unione dei due enti un incorporamento e non un matrimonio tra eguali, lo stemma del comune incorporante (Alagna Valsesia) sarebbe potuto restare invariato, ma la locale amministrazione civica ha ritenuto più opportuno richiedere la concessione di una nuova insegna che potesse anche visivamente attestare l’unità delle due comunità.

Alagna Valsesia vecchio
Disegno Massimo Ghirardi per Araldica Civica: Stemma del Comune di Alagna Valsesia: “Di rosso, all’aquila d’argento dal volo spiegato, artigliata su due monti al naturale uscenti dai fianchi dello scudo ed accompagnata in capo dalla scritta “Excelsior” in caratteri lapidari d’azzurro cuciti di nero” (D.P.R. 7 ottobre 1963)

Tale intendimento ha trovato realizzazione con il decreto del presidente della Repubblica del 1º dicembre 2021, che ha concesso al comune del vercellese un nuovo stemma nato “dalla fusione degli stemmi araldici di Alagna e Riva – ha commentato l’amministrazione comunale sulla propria pagina Facebook – uniti sotto l’immagine del versante valsesiano del Monte Rosa che quotidianamente veglia sulla nostra comunità unita“.

Per motivi non noti tale concessione non è stata pubblicizzata se non poche settimane fa, quando è stato aggiornato il database degli stemmi concessi dal Presidente della Repubblica nel 2021, pubblicato sul sito Internet della Presidenza del Consiglio, e quindi rilanciato sulla pagina Facebook dell’ente locale.

Alagna Valsesia nuovo ufficiale
Stemma Comune Alagna Valsesia: “troncato semipartito: nel PRIMO, d’azzurro, al versante sud del Monte Rosa al naturale; nel SECONDO, di rosso, all’aquila d’argento dal volo spiegato, artigliata su due monti al naturale uscenti dai fianchi ed accompagnata in capo dalla scritta “EXCELSIOR” in caratteri lapidari d’azzurro cuciti di nero; nel TERZO, d’azzurro, alla chiesa posta di tre quarti nascente dalla punta, sinistrata da due campanili a cuspide, quello esterno più basso, aperti del campo ciascuno di una bifora, sullo sfondo di una catena di monti, il tutto al naturale” (D.P.R. 1 dicembre 2021)

Da segnalare che la blasonatura ufficiale dell’insegna araldica concessa – riprendendo lo stemma precedentemente pure concesso ad Alagna Valsesia – indica la presenza di un’ “aquila d’argento”, mentre lo stemma pubblicato dal comune presenta un’aquila “al naturale”, e – soprattutto – la miniatura ufficiale della concessione (pubblicata anche sul sito Internet della Presidenza del Governo) sembra raffigurare un’aquila d’oro.

Alagna Valsesia nuovo errato
Stemma del Comune di Alagna Valsesia usato dall’amministrazione comunale, con l’aquila “al naturale”

In merito va altresì evidenziato che lo stesso Comune di Alagna in passato utilizzò in maniera arbitraria anche uno stemma con un’aquila “al naturale”, accanto allo stemma corretto con l’aquila d’argento.

Alagna Valsesia vecchio errato
Stemma del Comune Alagna Valsesia con l’aquila “al naturale”, occasionalmente utilizzato accanto a quello corretto

Giova allora ricordare che di prassi, in caso di contrasto tra una blasonatura ed un disegno realizzati contestualmente tra loro, si ritiene debba prevalere la blasonatura (più difficilmente suscettibile di errore), cosa che nel caso specifico trova ulteriore forza in virtù del fatto che l’aquila d’argento (e non d’oro o “al naturale”) era già prevista nello stemma precedentemente concesso.

Continuando ad analizzare blasonature e miniature, si può inoltre osservare come i campanili, sia nel vecchio stemma di Riva Valdobbia, che nel nuovo, vengano indicati come “aperti del campo”, campo che le blasonature indicano come azzurro; la raffigurazione naturalistica degli stemmi però ha portato i rispettivi disegnatori ad “aprire” tali campanile sul verde dei monti retrostanti, invece che sul più alto cielo azzurro.

Un’ultima particolarità che si ricava dalla blasonatura del nuovo emblema, – che però risulta essere una mera ripresa della concessione del 1963 -, è la descrizione della scritta azzurra bordata di nero presente nello stemma, così blasonata: “scritta “EXCELSIOR” in caratteri lapidari d’azzurro cuciti di nero”.

L’ “effetto cartolina” del nuovo stemma ha sollevato diverse critiche fra i cultori dell’arte del blasone, in questa sede però ci limitiamo ad osservare un aspetto oggettivo, e già evidenziato per altre recenti concessioni, ovvero di come l’impostazione dello stemma non rispetti la tradizionale alternanza fa smalti e metalli, cui pure l’Ufficio Araldico dichiara di volersi attenere.


Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
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23 Agosto 2023
Raffaele Coppola

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