“La conchiglia in araldica”
L’araldica è una scienza e un’arte quasi millenaria, basata su forme e immagini che la rendono
uno strumento prezioso per indicare l’identità, l’appartenenza e la storia del titolare. Ha
conosciuto un’evoluzione parallela alle manifestazioni artistiche delle epoche e delle realtà
sociopolitiche europee, e non solo. Ha attinto al mondo dei simboli ed al vissuto umano, dei quali
è parte integrante, tramutandoli in segni e in rivelatori di riconoscimento, di relazione e di
alleanza. Per questo le figure più diverse sono entrate negli scudi araldici, divenendo emblemi
distintivi che identificano persone o gruppi. Una di esse è la conchiglia, ben nota perché presente
nello stemma di Sua Santità Benedetto XVI felicemente regnante: una figura che, come altre, deve
la propria fortuna araldica anche alle sue valenze simbolico-cristiane le quali, in altre discipline
storiche e sociali, l’hanno resa protagonista di interessanti leggende. Come quella secondo cui un
cavaliere pagano, trascinato in mare dal cavallo imbizzarrito, riemerse coperto di conchiglie nel
mentre alcuni discepoli trasbordavano da una barca il corpo dell’apostolo Giacomo, serenamente
composto in un sepolcro di pietra. Questa scena raccoglie un’antica tradizione: un’altra versione
vede i discepoli battezzare il cavaliere con una conchiglia caduta sul bagnasciuga, compiendo il
primo atto formale della devozione jacopea che di lì a poco sarebbe dilagata dalla Spagna a tutto
l’occidente. Il Codex calixtinus ribadirà poi le virtù della conchiglia, il suo significato simbolico e
i luoghi dove acquisirla, sancendo così l’usanza dei pellegrini che da tempo si spingevano sulle
coste atlantiche alla fine del mondo conosciuto, ove essa abbonda. La conchiglia costituiva il
classico testimonium peregrinationis che faceva coprire di signa le vesti dei medievali viandanti
del sacro, a riprova di aver raggiunto la meta; poi diverrà simbolo di tutti gli aspetti del
pellegrinaggio, fino ad apparire sugli abiti di chiunque si recasse a una meta sacra, anche diversa
dal santuario spagnolo. San Rocco non andò a Santiago, ma viene tradizionalmente raffigurato
con le conchiglie. La sua presenza nell’immaginario occidentale odierno ha comunque origine
compostellana e si estende ai campi più differenti, cosa ampiamente illustrata in questo libro che
costituisce un punto di riferimento in materia: l’araldica è un campo strettamente collegato alla
civiltà e alla cultura dei pellegrinaggi, benché finora raramente affrontato con sistematica
ampiezza. Il volume occupa 255 pagine, di cui 174 di testo effettivo suddiviso in 5 capitoli e 38
paragrafi con un indice dei nomi, uno dei luoghi, e 14 pagine di bibliografia; il tutto è
accompagnato da un apparato iconografico composto da 6 illustrazioni in bianco-nero nel testo, e
da altre 223 (tutte a colori, tranne 5 in bianco-nero) ospitate nelle 50 tavole a sfondo nero
posizionate in appendice al testo. L’autore è conosciuto cultore dell’argomento, al quale si dedica
da oltre trent’anni con una rigorosa produzione scientifica di pubblicazioni, e con la realizzazione
di eventi comprese “visite araldiche guidate” ai monumenti italiani, dove presenta le vicende
storiche ma soprattutto la visione oggettiva ed emotiva dell’opera araldica. È amministratore di
forum Internet sulle Scienze Documentarie della Storia, e pubblica articoli e recensioni anche su
periodici di grande tiratura. È ricercatore del Centro Italiano di Studi Compostellani di Perugia,
Socio Ordinario dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano, consulente per l’araldica dell’Istituto
Italiano per la Storia di Famiglia, Socio Fondatore dell’Associazione Insigniti Onorificenze
Cavalleresche; fa parte del Comitato Scientifico dell’Enciclopedia delle Famiglie Storiche Italiane, è stato docente di araldica del Corso di Araldica e Scienze Documentarie tenuto
dall’Istituto Araldico Genealogico Italiano presso la Presidenza del Consiglio dei Ministri –
Ufficio cerimoniale ed araldico dello Stato. È Socio cultore del Circolo di Studi Storici Le
Calabrie, collaboratore di diversi periodici scientifici come “Studi Calabresi” (organo del Circolo
predetto), “Rivista Storica Calabrese” (organo della Deputazione di Storia Patria per la Calabria)
e “Annali” (organo dell’Associazione Nomentana di Storia e Archeologia), cura la rubrica di
Araldica per il mensile “Cronaca Numismatica”, effettua studi per conto di Enti pubblici locali
(fra cui alcuni Musei Civici del Foggiano: in particolare, è di questi mesi la realizzazione di un
testo sui manufatti araldici conservati in quello di Troia) e redige expertise specialistici su incarico
di differenti facoltà universitarie (da Pisa a Reggio Calabria). Ora ha realizzato questo libro, un
lavoro esaustivo che può a ragione essere considerato una pietra miliare sull’argomento, un punto
fisso nella materia perché la Conchiglia in Araldica non è solo un simbolo tra i tanti, ma va oltre
la dimensione spazio-temporale: basta portarla all’orecchio per ascoltare la grandezza
dell’infinito. La conchiglia ha rappresentato uno dei primi strumenti di scambio, precursore della
moneta; ma la sua immagine rimanda all’apostolo Giacomo, precorritore dei pellegrini della
cultura che viaggiano nelle discipline più disparate. Nella conchiglia possiamo scoprire la perla
che rappresenta il raggiungimento del risultato della nostra ricerca, esistenziale e non. C’è
veramente da augurarsi che quest’opera di Maurizio Carlo Alberto Gorra, corredata dai disegni di
Simonetta De Socio, di Antonio Pompili e di Giorgio Giulio Sartor, possa suscitare l’interesse
verso l’araldica in quanto scienza e arte di simboli e di emblemi, oltre ad essere da stimolo per
ulteriori simili ricerche. (Comunicato Stampa)




