Gli arazzi della Battaglia di Pavia riletti da Predonzani

Combattuta il 24 febbraio 1525 sotto le mura del Parco Visconteo, la Battaglia di Pavia ha rappresentato lo scontro culminante della quarta guerra d’Italia, ridisegnando gli equilibri geopolitici dell’Europa rinascimentale. L’epocale scontro vide la netta vittoria dell’armata imperiale di Carlo V d’Asburgo sulle forze francesi guidate direttamente da re Francesco I, il quale cadde prigioniero sul campo.

Risvolti militari dell’evento

Oltre a sancire l’inizio dell’egemonia asburgica sulla Penisola e il tramonto delle ambizioni transalpine in Italia, l’evento segnò una netta transizione nell’arte militare, consacrando il ruolo decisivo delle armi da fuoco e della fanteria dei lanzichenecchi rispetto alla cavalleria pesante feudale.

Gli arazzi della Battaglia di Pavia

La serie dei sette arazzi fiamminghi dedicati a tale epocale evento, tessuti a Bruxelles tra il 1528 e il 1531 nell’atelier dei Dermoyen su cartoni di Bernard van Orley, costituisce anche una delle più monumentali testimonianze tessili del Rinascimento europeo. Commissionati come omaggio celebrativo agli Asburgo dagli Stati Generali dei Paesi Bassi, gli arazzi furono concepiti come una narrazione continua dell’intero campo di battaglia, articolata in episodi simultanei e successivi, con una resa visiva paragonata dagli studiosi a un “cinemascope tessile” ante litteram . La ricchezza dei materiali — lana, seta, fili d’oro e d’argento — e la complessità compositiva conferiscono al ciclo un valore documentario di prim’ordine: costumi, armamenti, tattiche militari, architetture e paesaggi sono rappresentati con minuzia tale da rendere gli arazzi una fonte imprescindibile per la storia dell’arte e della cultura materiale del primo Cinquecento.

La rilevanza araldica degli arazzi

Oltre al loro indiscusso valore artistico, i sette arazzi costituiscono una fonte di particolare interesse per gli studi araldici. L’intera narrazione è infatti scandita dalla presenza di insegne, vessilli, stendardi, guidoni e imprese araldiche che consentono di identificare i principali protagonisti della battaglia, distinguere i diversi reparti e ricostruire le appartenenze dinastiche e politiche degli eserciti contrapposti. Gli emblemi imperiali e quelli dei comandanti, insieme agli stemmi e ai simboli presenti sulle bardature, sugli scudi e nei ricchi bordi decorativi, non svolgono una funzione meramente ornamentale, ma costituiscono un vero linguaggio di riconoscimento e di rappresentazione del potere. Per tale ragione il ciclo rappresenta una preziosa testimonianza dell’impiego dell’araldica nella cultura figurativa del primo Cinquecento e offre agli studiosi un’importante fonte iconografica per l’analisi delle insegne nobiliari, militari e dinastiche dell’epoca.

L’anniversario dell’evento tra mostre e iniziative editoriali

Il Cinquecentenario della Battaglia di Pavia ha stimolato un ampio ventaglio di iniziative scientifiche ed editoriali dedicate alla ricorrenza, culminate nel volume Pavia 1525. Le arti nel Rinascimento e gli arazzi della Battaglia (Frangi, Marani, Natale, Aldovini, 2025), che offre una ricognizione aggiornata sul ciclo tessile fiammingo e sul contesto artistico pavese . Parallelamente, la mostra allestita ai Musei Civici del Castello Visconteo ha proposto una lettura integrata dei sette arazzi, valorizzandone la dimensione narrativa e documentaria. In questo quadro si colloca anche il contributo di Massimo Predonzani, che ha realizzato un’analisi specifica dedicata agli aspetti araldici del ciclo, soffermandosi sulla funzione identificativa di stemmi, imprese e iscrizioni (The Battle of Pavia 1525: From the Chronicles and Tapestries of The Capodimonte Museum, di Massimo Predonzani, Helion & Company, 2025, 180 pagine, ISBN 978-1804518342).

I NUOVI STUDI DI PREDONZANI

Gli studi di Predonzani però non si sono esauriti con la pubblicazione del volume, portando così a nuove interessanti osservazioni rispetto a quanto già pubblicato, che il ricercatore ha voluto condividere in anteprima con i lettori del Notiziario Araldico, e che di seguito riportiamo, così come da lui esposte.

Per una migliore comprensione di quanto Predonzani andrà di seguito ad esporre si tenga presente che nell’analisi e nell’esposizione egli ha seguito la nuova sequenza accreditata dagli arazzieri fiamminghi che realizzarono gli arazzi e non la sequenza temporale abitualmente seguita da chi sinora ha studiato i preziosi manufatti.

Arazzo 1 Incursione del convoglio imperiale nel campo francese e la resa degli svizzeri.

 Al centro della scena dell’opera spicca il capitano svizzero Diespart o Diesbach, vestito con un bellissimo abito alla lanzichenecca bianco con stratagli dorati (fig.1). Egli, ormai consapevole della sconfitta, offre la testa al colpo di spada di un cavaliere imperiale vicino a lui, scegliendo la morte. Cosa realmente successa riportata dal Giovio e altri cronisti.

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Figura 1 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: Il capitano svizzero Diespart o Diesbach

Alla sua destra si vedono un tamburino ed un suonatore di piffero svizzeri che portano a tracolla delle catene provviste di placche a forma di scudo con dipinti degli stemmi (fig.2). Il primo stemma a sinistra, portato dal suonatore di tamburo è l’arme di Robert de la Marck signore di Fleurange comandante degli svizzeri. Lo stemma aveva il fondo giallo (oro) con al centro una fascia di scacchi bianchi e rossi, sopra a questa un leone nascente rosso. Lo stemma seguente a destra porta i gigli di Francia e quello dopo ancora i gigli con il delfino. Di difficile identificazione l’ultimo stemma esibito sulla catena del suonatore di piffero, mostra un animale rampante rosso, forse un leone su campo azzurro e bianco. Probabilmente è uno stemma di un capitano svizzero, non quello del comandante Jehan Diespart che aveva due leoni d’oro divisi da una scala pure d’oro, il tutto in campo nero.

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Figura 2 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: Gli stemmi portati dai musici, fra cui quello di Robert de la Marck signore di Fleurange comandante degli svizzeri; lo stemma aveva il fondo giallo (oro) con al centro una fascia di scacchi bianchi e rossi, sopra a questa un leone nascente rosso.

Arazzo 2 La cattura del re di Francia Francesco I°

Sulla sinistra in primo piano il re di Francia appena catturato viene aiutato dagli imperiali a liberarsi dal peso del suo cavallo morente. Francesco I° porta una bellissima armatura con sopra una sopravveste d’argento con la banda di broccato d’oro citata da Marin Sanudo. Questa banda aveva sopra parecchie croci bianche di seta e tra le croci c’era anche una croce d’oro le cui quattro estremità erano adorne ciascuna con: uno smeraldo, un diamante, una perla e nell’ultima estremità, una cassetta con un crocefisso d’oro, dentro al quale si diceva ci fosse un pezzo di legno della croce di Cristo. Si stima che solo la croce valesse 1.000 ducati circa (fig.3).

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Figura 3 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: La cattura di Francesco I

I personaggi imperiali che fanno prigioniero il re sono riconoscibili per le scritte ricamate vicino o sopra le loro figure. Sono Charles de la Motte de Noyers, cavaliere del Bourbon, il conte  Nikolaus von Salm comandante degli uomini d’arme dell’arciduca Ferdinando fratello di Carlo V e il cavaliere borgognone Jean Bastardo di Montmartin. Questi tre personaggi appartengono alla versione fiammingo-tedesca della cattura di Francesco I°, mentre secondo i resoconti storici più accreditati a catturare il re sarebbero stati in maggioranza cavalieri spagnoli.

In questo arazzo vengono rappresentati anche altri personaggi imperiali. Sull’estrema sinistra il capitano generale Charles de Lannoy viceré di Napoli, sotto lo stendardo rosso con l’aquila imperiale nera, l’acciarino e le colonne d’ercole emblemi di Carlo V. Inoltre l’insegna porta  il motto: plus oltre con il bordo adorno da frange rosse, gialle e bianche, colori della livrea dell’imperatore. Sulla parte destra dell’arazzo in un altro gruppo di capitani troviamo Charles  Bourbon, ex connestabile di Francia, accompagnato da tre uomini d’arme (fig.4). Questi portano delle sopravvesti gialle beige (livrea del Bourbon) con la manica sinistra decorata con triangoli di tre colori: rosso, giallo e azzurro. Sono colori che provengono dallo stemma Bourbon che porta il fondo azzurro con i gigli d’oro e la banda rossa. Questi cavalieri sono la guardia personale del Bourbon e sono rappresentati anche nell’arazzo seguente sempre dietro al loro capitano che però fanno vedere la manica destra senza i triangoli.  All’epoca mostrare la livrea solo sulla manica era una caratteristica dei cavalieri tedeschi. A causa di questa particolarità di portare la divisa su una manica sola, finora gli studiosi non avevano identificato questi personaggi.

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Figura 4 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: Charles Bourbon, ex connestabile di Francia

Dietro di lui su di un cavallo provvisto di testiera di ferro c’è il marchese del Vasto, riconoscibile dalla scritta sul petto del cavallo: MAR. D. Vsto CAP.no DI CAVALLI ANNI SUI ma questa scritta non è tessuta come tutte le altre e sembra incisa da una mano diversa. Probabilmente eseguita tempo dopo la fattura degli arazzi.

L’ultimo capitano a destra vicino al bordo dell’arazzo porta la scritta identificativa sulle briglie del cavallo che però non è molto comprensibile. Dalle foto in alta risoluzione ricevute dal museo sono riuscito a decodificare abbastanza la scritta che reciterebbe: MOSSOR..ALL. A.ONT . Secondo il mio parere L’iscrizione starebbe per Monsignore Alarcont cioè il capitano Hernando de Alarcón comandante della retroguardia imperiale.

Arazzo3 Avanzata dell’esercito imperiale e attacco della gendarmeria francese guidata da Francesco I

I fatti rappresentati in questo arazzo cronologicamente avvengono prima del precedente. Infatti la scena mostra la carica della cavalleria pesante francese guidata dal re, che in seguito, sconfigge la cavalleria avversaria guidata da Ferrante Castriota marchese di Sant’Angelo. Sullo sfondo invece fanteria e cavalleria imperiale fanno ingresso nel Parco visconteo in maniera imponente e molto numerosa in confronto ai francesi. La fanteria innalza le bandiere con la croce di Sant’Andrea rossa, detta di Borgogna, segno di riconoscimento degli imperiali visibile anche sugli abiti dei fanti. Il campo delle bandiere è diviso da fasce di vari colori: giallo, bianco, verde, azzurro per segnalare le differenti compagnie. La cavalleria invece innalza stendardi di forme varie ma con il fondo dei colori della divisa dell’imperatore: giallo, bianco e rosso (fig.5). Portano inoltre l’impresa dell’acciarino, quella delle colonne e la croce di Sant’Andrea, tutti questi elementi sono tessuti in oro. Anche le banderuole sulle lance degli uomini d’arme riportano gli stessi colori di Carlo V oppure la croce di Sant’ Andrea  di solito rossa ma anche bianca su campo rosso. Fasce a tracolla bianche e rosse sono portate anche da cavalieri e fanti imperiali come segno di riconoscimento. Sulla destra in mezzo a tutte queste insegne troviamo lo stendardo del Bourbon con la sua impresa, il cervo alato. L’insegna ha il campo rosso o cremisi, il cervo ha il colore naturale con le ali bianche ed è attorniato da un cartiglio recante un motto che non è visibile. Il motto più usato dal connestabile era Esperance. Il bordo del vessillo è decorato con frange bianche e d’oro.

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Figura 5 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: Vessilli imperiali con le fasce giallo, bianco e rosso, mentre sulla destra lo stendardo del Bourbon con il cervo alato

Passiamo ora al re di Francia e ai cavalieri che caricano assieme a lui. Davanti a Francesco è raffigurato un cavaliere con la visiera alzata e la spada in mano, sulla veste e sulla barda del cavallo porta un’impresa particolare. Si vedono tante nuvole dalle quali cade una pioggia dorata (fig.6). Purtroppo il personaggio non porta altri simboli per identificarlo. La vicinanza al re nella composizione dell’opera ha fatto pensare a vari studiosi che possa essere Guillaume Gouffier de Bonnivet, ammiraglio di Francia, amico speciale e fidato di François. Ma l’impresa del cavaliere non corrisponde a quelle dell’ammiraglio. Infatti Gouffier portava l’ancora, il delfino e il fischietto da marinaio, tutti emblemi compatibili col suo lignaggio. Osservando attentamente l’impresa in questione si vedono le nuvole azzurre che scaricano raggi dorati diritti, in mezzo a loro innumerevoli puntini o piccole gocce. E’ una pioggia dorata, simbolicamente la Manna, che sfama i figli d’Israele. Questa impresa era adottata dalla famiglia nobile Tourton dell’Auvergne, come documenta l’umanista fiammingo Giacomo Tipozio. All’epoca il cardinale François II di Tournon era uno dei maggiori artefici della politica estera per François I, ma non partecipò alla battaglia di Pavia, dove invece venne ucciso il fratello Just, conte di Tournon. Sappiamo che quest’ultimo era consigliere e ciambellano di François I, luogotenente generale in Languedoc e comandante di 50 lance nel 1524. Venne ucciso a Pavia mentre cercava di soccorrere il suo re, di lui ne parlano Paolo Giovio, le sieur De Varillas e Charles Fleury.

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Figura 6 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: A sinistra forse Just, conte di Tournon

Gli altri tre uomini d’arme che seguono il re hanno ognuno il nome scritto sulle spade o sulle briglie (fig.7).  Il primo a sinistra indossa sopra l’armatura uno saione rosso cremisi, impugna la spada sguainata e il suo cavallo è protetto da una testiera riccamente lavorata e da un proteggi collo a piastre.  Finora è stato identificato dagli studiosi come il Galeazzo Sanseverino questo per il nome MONESAR che dicevano si trovava sulla spada e che starebbe per MONsigneur Ecuyer SARseverin. Dalla prima citazione di questo nome da parte di Luca Beltrami nel lontano 1896, che pubblicò l’elenco delle parole intessute nei singoli arazzi in poi, quelli che ne hanno scritto in merito hanno confermato questa identificazione.

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Figura 7 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: I tre cavalieri

Il riconoscimento andrebbe molto bene per il lignaggio del Sanseverino e perché questi morì nella battaglia, ma purtroppo il nome sulla spada non è quello. Il nome reale è MONTPESAR come potete vedere nel particolare ingrandito nella fig.8. La linea – sopra la O sta per la lettera N. Mi sono accorto dell’errore grazie alle foto in alta risoluzione degli arazzi che ho acquistato dal museo di Capodimonte. Non so come mai nessuna pubblicazione, nemmeno la più recente come Art & War in the Renaissance : The Battle of Pavia Tapestries del 2024, non si sono accorte dello sbaglio. Probabilmente non avevano a disposizione  foto così precise.

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Figura 8 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: Il particolare che ha permesso a Predonzani l’identificazione di Antoine de Lettes des Pres signore di Montpezat

Comunque non si può più identificare il personaggio con il Grand Scudiero di Francia, ma invece si tratta di Antoine de Lettes des Pres signore di Montpezat. Questi era un gentiluomo di camera del re François I, il Brantome lo indica come uomo d’arme della compagnia del maresciallo de Foix. Fu fatto prigioniero a Pavia, secondo alcuni assieme al sovrano che poi lo seguì e servì nella prigionia in Spagna.

Il cavaliere sulla destra di Montpezat ha sui finimenti cremisi del cavallo una M e sulle briglie il nome che purtroppo non è completamente comprensibile. C’è scritto MONTEP e altre due lettere incomprensibili che potrebbero essere E N, o E R oppure I G. In alcuni studi è stato identificato proprio nel Montpezat e anch’io, prima di avere le foto in alta risoluzione, lo pensavo. Altri lo hanno identificato nel signore di Montpensier. Ma questo luogo della Francia centrale all’epoca apparteneva al connestabile Charles de Bourbon e nel 1523, dopo il suo tradimento alla corona di Francia, passò alla sorella Louise.  Perciò neanche questo sembra possibile.

Secondo me il personaggio era René de Montejan o Montigend, cavaliere dell’ordine del re, per Alonso de Santa Cruz maggiordomo di corte. A Pavia venne ferito alla gamba e fatto prigioniero, per meriti militari divenne maresciallo nel 1538. Il nome MONTEPEN calzerebbe bene per Montingend.

L’ultimo cavaliere a destra sopra l’armatura indossa una sopravveste bianca o beige decorata da molte nappe cucite sopra. Sulla guaina della spada porta il suo nome: POMEREUT, si tratta di Jean Pomereux o Pommereu signore di Plessys, per alcuni scudiero del re, per altri maestro d’artiglieria. Anche lui venne fatto prigioniero nella battaglia. Particolare della guaina nella fig.9.

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Figura 9 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: Il particolare che permette l’identificazione di Jean Pomereux o Pommereu signore di Plessys

Di solito di fronte a iconografie simili come questo arazzo, viene spontaneo pensare che gli uomini vicini al re siano dei comandanti importanti che si distinsero nello scontro, qui invece non è così. Infatti questi quattro personaggi appena descritti, non sono comandanti ma nobili cavalieri che appartenevano all’élite di corte di re François. Uomini per vari motivi a lui molto vicini, come lo scudiero, il maggiordomo, il confidente e probabilmente ricordati in questi arazzi perché rimasero con il re fino al tragico epilogo.

Arazzo 6 Sortita degli imperiali da Pavia e fuga degli svizzeri.

Anche in questo arazzo sono rappresentati due personaggi di rilievo, segnalati dalle scritte con i loro nomi. Sono due uomini a cavallo al centro dell’opera che inseguono gli svizzeri, quello a sinistra è un uomo d’arme con la scritta MONFORT sulle briglie del cavallo, l’altro un cavalleggero per la borgognotta sulla testa, ha la scritta SVCRE (fig.10).

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Figura 10 – Gli arazzi fiamminghi della Battaglia di Pavia 1528-1531: Predonzani ipotizza a sinistra probabilmente il capitano imperiale di cavalleria leggera Sucre, e a destra Guillaume di Montfort

Finora gli studiosi non sono stati in grado di identificare correttamente questi due cavalieri, perchè tratti in inganno dal nome Monfort. Infatti hanno formulato varie ipotesi, che fosse François Laval conte di Montfort, secondo loro citato tra i caduti di Pavia ma in realtà ucciso nella battaglia della Bicocca tre anni prima. Poi che fosse Guy conte di Laval e Montfort governatore di Bretagna sotto François I, ma questo nobile non viene mai citato dalle cronache a Pavia. Infine un altro Montfort capitano di fanti provenzali che effettivamente era a Pavia e partecipò alla battaglia, ma era alla testa dei picchieri francesi che si unirono al quadrato dei lanzichenecchi della banda nera, che come sappiamo, vennero quasi tutti uccisi o fatti prigionieri.

Secondo me l’errore è stato ricercare questo personaggio tra i francesi condizionati dal nome Monfort.   Questi due cavalieri dell’arazzo, anche se sono privi di segni di riconoscimento, stanno combattendo per gli imperiali, prima nello stesso arazzo sono raffigurati mentre inseguivano i due fanti, un tamburino e un alfiere, ora aggrediscono questo fante svizzero, che alza la mano aperta in segno di resa.

Secondo me l’uomo d’arme è Guillaume di Montfort, gentiluomo dell’imperatore Carlo V e discendente dell’antica famiglia dei Taillant d’Yvorie. Era nativo della Bourgogna e faceva parte dei cavalieri della stessa contea, in seguito divenne grande scudiero dell’imperatore e suo confidente fidatissimo. Carlo V gli assegnava le missioni più difficili, ne sono prova le lettere che l’imperatore gli scriveva e visibili nella Collezione Granvelle.

In questi documenti, datati dal 1528 al 1529, si ricava l’elenco delle missioni del Montfort. Venne inviato in Germania con 20.000 ducati per assoldare 3.000 fanti tedeschi, poi un’altra volta dovette andare in Fiandra per parlare con la moglie dell’imperatore, l’arciduchessa Margherita, poi anche in Ungheria con messaggi per il fratello Ferdinando d’Asburgo. Il Monfort morì a Mantova nel marzo 1530 mentre accompagnava Carlo V in Italia. Non ho trovato citazioni su di lui nelle fonti della battaglia, tuttavia il suo ruolo così importante e vicino all’imperatore mi fa dedurre che sia il personaggio dell’arazzo.

Ma veniamo all’altro cavaliere. Il cavallo di questo personaggio non porta protezioni mentre l’uomo indossa un’armatura completa con sopra uno saione di colore beige. Sul capo porta una borgognotta con pennacchio bianco. Come detto la briglia del cavallo ha la scritta SVCRE. Si tratta di un capitano imperiale di cavalleria leggera di nome Sucre, citato da Monluc nella sua cronaca mentre, dopo la battaglia, discute con il prigioniero Federico Bozzolo sui fatti dello scontro e sugli errori dei francesi.

Questo capitano era il comandante dei cavalleggeri imperiali più importante dopo il Civita Sant’Angelo. Marin Sanudo lo chiama Zucharo comandante di 150 cavalli leggeri, mentre il cronista spagnolo Prudencio Sandoval lo chiama Alvares Chuchar comandante di una compagnia di capelletti. Infine per il Florange si chiama Jacques de Succre seigneur de Bellaing, capitano borgognone che combatte per l’impero.

L’identificazione di questo personaggio conferma che questi due cavalieri sono di parte imperiale e non di parte francese come finora si pensava.

Biografia: M. Predonzani, The Battle of Pavia 1525: From the Chronicles and Tapestries of The Capodimonte Museum, Helion & Company, 2025.


Scheda biografica
Massimo Predonzani

Predonzani

Massimo Predonzani è nato il 26 febbraio 1959 a Pirano, in Slovenia, e risiede a Trieste. Maestro d’arte, esercita la professione di illustratore, specializzato in acquarello e ritratto.

Da molti anni coltiva una specifica formazione nell’ambito dell’araldica militare del Rinascimento italiano ed europeo, sviluppata attraverso ricerche autonome condotte su fonti iconografiche e archivistiche, tra cui dipinti, cassoni nuziali e arazzi coevi agli eventi bellici studiati.

Dal 2006 collabora con testi e illustrazioni alla rivista “Soldatini”; ha pubblicato articoli sulla rivista svizzera “Archivum Heraldicum” (2013, 2015) e cura il sito di ricerca personale stemmieimprese.it, dedicato alla divulgazione dei propri studi araldici e delle relative tavole illustrate.

È autore dei volumi Anghiari 29 giugno 1440 (Il Cerchio, 2010), Ceresole 14 aprile 1544 (Historic’one, 2012) e Caravaggio 1448. L’assedio, le battaglie, l’araldica (Acies Editions, 2014). Dal 2019 collabora con l’editore britannico Helion & Company, per cui firma la collana in sei volumi “The Italian Wars”, comprendente il terzo volume dedicato a Francesco I e alla battaglia di Pavia del 1525, e il saggio The Battle of Pavia 1525: From the Chronicles and Tapestries of The Capodimonte Museum.
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Video Milano Pavia TV – Canale 78: La Battaglia di Pavia, nei sette arazzi del Museo di Capodimonte ai Musei Civici di Pavia

10 Luglio 2026
Redazione

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