Tivoli diventa Città e rivede le sue insegne

Il Comune di Tivoli ha programmato per venerdì 6 marzo una giornata di celebrazioni pubbliche dedicata al recente riconoscimento del titolo onorifico di città, conferito con decreto del Presidente della Repubblica ai sensi dell’articolo 18 del Testo unico delle leggi sull’ordinamento degli enti locali. Tale disposizione prevede che il titolo di città possa essere concesso, su proposta del Ministro dell’interno, ai comuni insigni per ricordi, monumenti storici e per l’attuale importanza.

Secondo quanto reso noto dal portale istituzionale del Comune di Tivoli, il decreto presidenziale che attribuisce il titolo di città è stato firmato il 2 ottobre 2025, a seguito di un’istanza formale deliberata dalla giunta comunale in applicazione del già citato articolo 18 del decreto legislativo 18 agosto 2000, n. 267. La comunicazione istituzionale sottolinea il carattere onorifico del provvedimento, collegandolo alla storia plurisecolare del centro laziale e al suo patrimonio culturale e monumentale.

stemma ante 2025
Lo stemma del Comune di Tivoli in uso sino al 2025: “troncato, al primo di rosso all’aquila coronata d’oro accostata da due torri d’argento con la leggenda “Libertas” in quella di destra e “Nobilitas” in quella di sinistra; al secondo d’azzurro al ponte di tre archi, d’argento, con la riviera fluttuosa dello stesso; nella testata del ponte la leggenda “Tibur Superbum”” (Blasonatura Mibac)

La giornata del 6 marzo, presentata con il titolo “Tivoli: l’orgoglio di essere Città”, è articolata in due momenti principali. La prima parte si svolgerà a partire dalle ore 16.30 nella Sala consiliare di Palazzo San Bernardino, sede della vita amministrativa cittadina, dove sono previsti interventi istituzionali e la presentazione del nuovo stemma e del gonfalone della città, alla presenza di autorità nazionali, regionali e locali.

Il riferimento al nuovo stemma e al nuovo gonfalone si inserisce nella tradizione araldica tiburtina, documentata da numerose testimonianze storiche. La documentazione locale ricorda come, già nel Medioevo, lo stemma civico presentasse due torri merlate collegate da un ponte a più arcate, sotto il quale scorre un fiume, interpretato come l’Aniene, connesso alla memoria del ponte Lucano e alla definizione letteraria di “Tibur superbum”.

Una blasonatura dello stemma storico di Tivoli è riportata nel Catalogo generale dei beni culturali a proposito di uno stendardo processionale conservato a Palazzo San Bernardino. In tale sede l’arma è descritta come “troncato, al primo di rosso all’aquila coronata d’oro accostata da due torri d’argento con la leggenda ‘Libertas’ in quella di destra e ‘Nobilitas’ in quella di sinistra; al secondo d’azzurro al ponte di tre archi, d’argento, con la riviera fluttuosa dello stesso; nella testata del ponte la leggenda ‘Tibur Superbum’”. Questa descrizione, riferita a un gonfalone del 1926, costituisce un importante riferimento per la storia araldica cittadina e per la comprensione dei simboli che caratterizzano l’identità visiva dell’ente.

gonfalone ante 2025
Foto VisitTivoli: Il gonfalone del Comune di Tivoli in uso sino al 2025

Dopo la sessione istituzionale in Sala consiliare, il programma prevede lo spostamento in Piazza Plebiscito a partire dalle ore 18.00. La piazza diventerà il centro della parte pubblica e festiva della giornata, con la partecipazione della banda musicale “Città di Tivoli”, delle majorettes Tiburstars e di altre realtà associative del territorio, oltre a ulteriori interventi istituzionali e a un brindisi augurale.

Nelle comunicazioni diffuse sui canali istituzionali e promozionali si annuncia la presenza di associazioni sportive, scuole, gruppi musicali e altre realtà cittadine, con l’obiettivo di coinvolgere la popolazione in un momento definito “storico” per la comunità tiburtina e di valorizzare, anche attraverso musica e spettacoli, l’identità e la storia pluri-millenaria del centro laziale.


Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
.

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stemma 2025
Lo stemma della Città di Tivoli concesso nel 2025: “Troncato di rosso e alla riviera d’azzurro; sulla partizione, il ponte a tre archi, torricellato di due, d’argento, con la scritta “Libertas” sulla sommità della torre di destra e “Nobilitas” su quella di sinistra; nella testata del ponte la leggenda “Tibur Superbum”, e sosatente tra le due torri, unaquila di nero, coronata d’oro”.
4 Marzo 2026
Giovanni Moneta

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