Marcaria: stemma e gonfalone ufficiali
Il 23 febbraio 2026, presso il Palazzo del Governo di Mantova, si è svolta la cerimonia istituzionale di consegna del gonfalone e dello stemma ufficiale al Comune di Marcaria. L’iniziativa si è tenuta contestualmente alla consegna dei diplomi delle onorificenze dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana, conferite dal Presidente della Repubblica a cittadini benemeriti della provincia.
Alla presenza delle autorità civili, militari e religiose del territorio, il Prefetto di Mantova Roberto Bolognesi ha consegnato nelle mani del sindaco Carlo Alberto Malatesta i nuovi emblemi araldici, concessi con decreto del Presidente della Repubblica. La cerimonia ha rappresentato il momento conclusivo di un iter amministrativo e araldico avviato dal Comune per dotarsi di simboli ufficiali conformi alla normativa vigente, in luogo delle insegne già in uso, ma mai oggetto di formale concessione presidenziale.

Lo stemma, come riportato nel sito Araldica Civica, è stato concesso con Decreto del Presidente della Repubblica datato 10 marzo 2025. Il nuovo emblema, pur riprendendo figure ed impostazione dello stemma già in uso, ne ha mutato gli smalti; la blasonatura, fornita nell’occasione da Pagnini Araldica e Editoria che ha curato la pratica di concessione per conto della locale amministrazione comunale, recita: «D’azzurro, al castello del Comune di Marcaria d’argento, munito di ponte levatoio dello stesso, merlato alla ghibellina, fondato sulla campagna verdeggiante, caricata da una fascia d’azzurro, attraversata dal ponte levatoio». Oggetto della concessione presidenziale anche il gonfalone, che pure ha mutato il suo colore abbandonato il fondo rosso/amaranto, ed adottando – come da regolamento araldico – un fondo azzurro.

Pur in assenza di specifiche conferme da parte dei diretti interessati, appare evidente come si sia cercato di conservare per quanto possibile lo stemma già in uso ed ormai consolidato nell’identità della comunità locale, intervenendo solo sugli smalti, al fine di adeguarlo agli usi araldici e comunque migliorarne la lettura visiva, conservando inalterata la raffigurazione infelice – sotto il profilo araldico – del maniero, ormai cara ai marcariesi.

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Scheda di approfondimento L’araldica civica italiana ![]() L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti. Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica. Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26. Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato. L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici: 1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno … 2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a ciascuno spettante, come di seguito descritta: a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati e ricadenti all’infuori: ![]() b) comune insignito del titolo di città: corona turrita, formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero: ![]() c) comune: corona formata da un cerchio aperto da quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte (nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero: ![]() 3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica. 4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. ![]() Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo. Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali. Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”. I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011. Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 . |
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