Nuovi emblemi araldici in arrivo per San Giuliano Terme

Il Comune di San Giuliano Terme, in provincia di Pisa, ha avviato formalmente la procedura per la concessione delle nuove insegne araldiche (stemma, gonfalone e bandiera), contestualmente alla sua recente qualifica onorifica di “città”. Le miniature araldiche sono state trasmesse alla Presidenza del Consiglio dei Ministri – Ufficio del Cerimoniale di Stato e per le Onorificenze, in vista dell’emanazione del decreto presidenziale di concessione.

La trasmissione delle tre miniature dipinte a mano (stemma, gonfalone e bandiera) rappresenta l’ultimo atto prima della concessione definitiva, ai sensi delle procedure previste per gli emblemi civici degli enti locali italiani. I modelli sono stati realizzati dallo Studio 17 di Sbrana e Mallegni di Pontasserchio utilizzando tecniche miste (acquerello e matita), sulla base dell’iconografia dell’antico stemma civico e delle direttive ministeriali.

Il percorso amministrativo è stato avviato nel 2024, all’indomani del decreto del Presidente della Repubblica che, in data 30 aprile 2024, ha conferito a San Giuliano Terme il titolo onorifico di “città”. La variazione del rango istituzionale dell’ente comporta la necessità di aggiornare la corona posta sopra lo scudo dello stemma. In conformità alle vigenti disposizioni in materia di araldica pubblica regolate dalla Presidenza del Consiglio, la corona di Comune deve essere sostituita dalla corona di Città, la quale è costituita da una corona turrita, formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero. L’occasione ha dunque offerto la possibilità all’amministrazione locale di regolarizzare le proprie insegne.

La blasonatura dell’emblema oggetto della procedura è stata descritta nei resoconti giornalistici come segue: di cielo, al torrione, circolare di rosso, cordonato, merlato alla guelfa e aperto nel campo, fondato nella selletta di due monti di verde al naturale, sovrastato da altri due dello stesso, il tutto nascente: ponte di pietra al naturale, murato di nero, a due arcate, posto su di un fiume al naturale. Il gonfalone e la bandiera sono di colore azzurro; secondo gli amministratori locali tali figure intendono richiamare elementi topografici e simbolici legati all’identità del territorio. La corona murale e gli ornamenti esteriori invece sono conformi allo status di città secondo la disposizioni vigenti per l’araldica civica italiana.

Il gonfalone e la bandiera, di colore azzurro secondo le fonti disponibili, accompagneranno lo stemma nella rappresentazione ufficiale dell’ente. La trasmissione formale delle miniature è avvenuta a seguito di un invito esplicito da parte dell’Ufficio del Cerimoniale di Stato, per completare il dossier tecnico amministrativo ai fini della successiva concessione con decreto del Presidente della Repubblica.


Scheda di approfondimento
L’araldica civica italiana

Stemma vuoto di comune

L’araldica è la scienza che studia gli stemmi, questi però sono raggruppabili in tre macro categorie, ovvero gli stemmi di persona e famiglia, gli stemmi ecclesiastici, e gli stemmi di enti.

Quest’ultima categoria comprende in particolare gli enti territoriali, quali i comuni, le province, le regioni, e gli studi araldici ad essa dedicati, sono comunemente indicati come studi sull’araldica civica.

Oggi in Italia solo questa categoria dell’araldica (o meglio gran parte di essa) è disciplinata e tutelata dallo Stato, e la normativa di riferimento è il Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011 pubblicato sulla Gazzetta Ufficiale del 1 febbraio 2011, n.25 – Suppl. Ordinario n.26.

Tale Decreto all’articolo 2 precisa che: sono destinatari delle disposizioni di cui al presente decreto: le regioni, le province, le città metropolitane, i comuni, le comunità montane, le comunità isolane, i consorzi, le unioni di comuni, gli enti con personalità giuridica, le banche, le fondazioni, le università, le società, le associazioni, le Forze armate ed i Corpi ad ordinamento civile e militare dello Stato.

L’articolo 5 invece precisa le caratteristiche tecniche degli emblemi civici:

1) Lo scudo obbligatoriamente adottato per la costruzione degli stemmi è quello sannitico moderno …

2) Le province, i comuni insigniti del titolo di città ed
i comuni dovranno collocare sopra lo stemma la corona a
ciascuno spettante, come di seguito descritta:
a) provincia: cerchio d’oro gemmato con le cordonature lisce ai margini, racchiudente due rami, uno di alloro e
uno di quercia, al naturale, uscenti dalla corona, decussati
e ricadenti all’infuori:

Corona di Provincia
b) comune insignito del titolo di città: corona turrita,
formata da un cerchio d’oro aperto da otto pusterle (cinque visibili) con due cordonate a muro sui margini, sostenente otto torri (cinque visibili), riunite da cortine di muro, il tutto d’oro e murato di nero:

Corona di città
c) comune: corona formata da un cerchio aperto da
quattro pusterle (tre visibili), con due cordonate a muro
sui margini, sostenente una cinta, aperta da sedici porte
(nove visibili), ciascuna sormontata da una merlatura a
coda di rondine, il tutto d’argento e murato di nero:

Corona Comune

3) Gli enti di cui all’articolo 2, diversi da provincia, comune insignito del titolo di città e comune, possono fregiare il proprio stemma con corone speciali di cui è studiata di volta in volta la realizzazione a cura dell’ Ufficio onorificenze e araldica.

4) Il gonfalone consiste in un drappo rettangolare di cm. 90 per cm. 180, del colore di uno o di tutti gli smalti dello stemma. Il drappo è sospeso mediante un bilico mobile ad un’asta ricoperta di velluto dello stesso colore, con bullette poste a spirale, e terminata in punta da una freccia, sulla quale sarà riprodotto lo stemma, e sul gambo il nome dell’ente. Il gonfalone ornato e frangiato è caricato, nel centro, dello stemma dell’ente, sormontato dall’iscrizione centrata (convessa verso l’alto) dell’ente medesimo. La cravatta frangiata deve consistere in nastri tricolorati dai colori nazionali. Le parti metalliche del gonfalone devono essere: argentate per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città. Analogamente i ricami, i cordoni, l’iscrizione e le
bullette a spirale devono essere d’argento per gli stemmi del comune, d’oro per gli stemmi della provincia e del comune insignito del titolo di città.

Gonfalone comunale

Il precedente articolo 4, fornisce inoltre delle indicazioni in merito ai motti: I motti devono essere scritti su liste bifide e svolazzanti dello stesso colore del campo dello scudo, con lettere maiuscole romane, collocate sotto la punta dello scudo.

Non sono invece formalmente menzionate le fronde che accompagnano lo scudo ai lati per poi unirsi al di sotto della sua punta, ma il rinvio alla normativa preesistente per quanto non normato dal decreto in questione, oltre alla loro costante presenza nei bozzetti esemplificativi e nelle faq presenti sul sito della Presidenza del Consiglio dei Ministri legittimano la comune interpretazione che esse siano previste, e lo siano con le caratteristiche indicate nelle suddette faq: 7) Le fronde che ornano lo scudo che ruolo hanno? Arricchiscono lo scudo ed effigiano l’alloro e la quercia, con le foglie di verde e con le drupe e le bacche d’oro; tali fronde si pongono legate in basso con un nastro tricolorato con i colori nazionali.

Da annotare infine che il comma 1 dell’art. 4 del già richiamato DPCM del 28/01/2011 precisa che “Gli stemmi ed i gonfaloni storici delle province e dei comuni non possono essere modificati”.

I disegni accompagnatori della presente scheda sono desunti dal testo del DPCM del 28/01/2011.

Testo integrale del Decreto del Presidente del Consiglio del 28 gennaio 2011
.

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stemma
Disegno di Massimo Ghirardi per Araldica Civica dello stemma di San Giuliano Terme, in uso sino al 2026: “D’azzurro, al ponte d’argento a due luci, posto nel fiume al naturale e sormontato da una torre movente da quattro colline di verde. Ornamenti esteriori da Città”.
11 Febbraio 2026
Giovanni Moneta

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