Chiara Ferragni si dà all’araldica
La recente decisione di Chiara Ferragni, imprenditrice digitale e figura di rilievo nel panorama internazionale della comunicazione e del branding, di sostituire l’identità visiva associata al proprio marchio con un nuovo simbolo di ispirazione araldica costituisce un caso di interesse per gli studi sull’intersezione fra linguaggi visivi contemporanei e codici simbolici tradizionali.
Chiara Ferragni è divenuta nota al grande pubblico come una delle prime figure italiane ad aver costruito un’impresa fondata sulla propria presenza online, avviando originariamente una blog di moda nel 2009 e successivamente sviluppando un marchio omonimo che ha prodotto collezioni di moda, accessori e altri prodotti lifestyle. Nel corso del tempo, il suo brand ha acquisito rilevanza internazionale e una riconoscibilità diffusamente associata a un logo caratteristico, rappresentato da un occhio stilizzato con lunghe ciglia, registrato come marchio e utilizzato estensivamente nella comunicazione commerciale del brand sin dai primi anni di attività.

Nella seconda metà del 2025, il profilo social e le piattaforme del marchio hanno iniziato un processo di trasformazione visiva che ha portato all’eliminazione integrale dei contenuti precedenti e alla rimozione del tradizionale logo con l’occhio in favore di un’immagine più minimale basata sull’indicazione del nome dell’imprenditrice in carattere tipografico semplice e su uno sfondo di colore giallo burro con scritte blu. Questo processo di rebranding si è articolato in fasi distinte, culminando con la presentazione, nel novembre 2025, di un prodotto per la casa (una candela profumata denominata It’s Gonna Be Incredible) recante sul contenitore un nuovo simbolo di tipo figurativo.
Il nuovo simbolo, descritto dalla stessa imprenditrice in un post di presentazione su Instagram come uno stemma, si presenta con uno scudo simil gotico, caricato da un monogramma composto con le iniziali dell’imprenditrice, sostenuto ai lati da un leone e da un angelo che con le dita di una mano riproduce la lettera “V” di Vittoria, a richiamare rispettivamente i figli Leone e Vittoria. Completano la composizione dei fregi ornamentali che richiamano elementi vegetali, posti in sostituzione della canonica corona e del nastro che abitualmente reca il motto dell’arme, posti rispettivamente sopra e sotto lo scudo. Infine la scritta “Chiara Ferragni” e la dicitura Est 2013 Milano, riferimento all’anno di fondazione e alla città di origine del brand, sono poste a loro volta rispettivamente sopra e sotto la composizione “araldica” appena descritta.
Da un punto di vista tecnico, benché il simbolo abbia una struttura che richiama certi moduli della tradizione araldica — quali cornici, figure rappresentative e ornamentazioni esterne — come ogni altro logo o marchio d’impresa, non può essere considerato un vero stemma nei termini della disciplina araldica. Tale precisazione non è dovuta solo e strettamente alle caratteristiche figurative della composizione – pure estranee, alle secolari tradizione dell’arte del blasone -, quanto alla sua stessa natura che codifica stabilmente ed immutabilmente la sua precisa delineazione e colorazione, ponendosi in antitesi ad una delle più significative peculiarità dell’arte araldica, la cosiddetta soggettività araldica, per la quale invece ciò che conta è l’essenza delle sue figure e dei suoi colori, non la loro esatta raffigurazione o le loro tonalità, lasciando una notevole libertà raffigurativa a chi lo stemma lo deve riprodurre, aspetto del tutto inconcepibile nell’ambito dei marchi e dei loghi.

Tutto ciò detto, va osservato come l’impiego di un linguaggio visivo che richiama motivi araldici in un contesto di branding commerciale solleva questioni relative alla crescente permeabilità di simboli tradizionali nella cultura visiva contemporanea. La scelta di riferirsi a strutture compositive di sapore araldico può essere interpretata come un tentativo di evocare valori associati alla tradizione, alla continuità familiare o alla stabilità, pur restando ancorato a finalità di comunicazione commerciale contemporanea.
In conclusione, l’operazione di rebranding compiuta da Ferragni e l’adozione di un segno grafico di sapore araldico costituiscono una significativa testimonianza di quanto l’araldica continui a conservare un certo fascino e a trasmettere determinati valori, anche in un contesto sociale e di comunicazione contemporanei, che pure si percepiscono lontani se non anche estranei, proprio al mondo dell’araldica.
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