Serra e la Certosa di Santo Stefano del Bosco nel catasto onciario del 1755

L’analisi documentale delle fonti fiscali e patrimoniali d’età moderna costituisce un fondamento metodologico irrinunciabile per la ricerca genealogica e l’indagine sulla stratificazione sociale. In tale contesto si inserisce la recente pubblicazione Serra e la Certosa di Santo Stefano del Bosco nel catasto onciario del 1755, a cura di Vincenzo Cataldo e Domenico Pisani (Promocultura Edizioni, 2020), volume che si concentra su un’area specifica del Mezzogiorno borbonico.

Il Catasto Onciario come fonte documentaria

Il nucleo centrale del lavoro è costituito dall’esame del catasto onciario, uno strumento tecnico-finanziario la cui introduzione fu promossa da Carlo di Borbone intorno alla metà del XVIII secolo. L’obiettivo istituzionale di tale rilevazione era l’ottenimento di un quadro dettagliato della situazione patrimoniale dei sudditi nel Regno di Napoli, ponendosi come base per una più equa imposizione fiscale basata sul reddito e sui beni posseduti, misurati in once (da cui il nome).

Il carattere seriale e la capillarità dei dati raccolti dagli onciari conferiscono a questi documenti un valore che eccede la mera funzione tributaria, trasformandoli in fonti primarie di grande rilievo per la ricostruzione storica. Essi permettono di discernere la composizione demografica, la distribuzione delle proprietà, le attività economiche e le relazioni sociali all’interno delle comunità esaminate.

L’analisi della società settecentesca di Serra

Il volume in oggetto focalizza l’attenzione sulla comunità di Serra di Santo Stefano del Bosco, oggi nota come Serra San Bruno, e sul complesso monastico della Certosa di Santo Stefano del Bosco, entità che esercitava un’influenza significativa sul territorio circostante.

Gli autori, mediante l’analisi dei dati seriali ricavati dal catasto onciario del 1755, mirano a offrire una comprensione della società settecentesca del luogo. Il procedimento adottato, come riportato nella presentazione editoriale, intende proporre una “visione multiforme, non dall’alto verso il basso, ma in maniera orizzontale e nella sua completezza” della realtà locale.

A integrazione e supporto dei dati catastali, l’indagine è stata implementata con notizie desunte da atti rogati da notai e da altra documentazione proveniente da archivi ecclesiastici. L’incrocio di queste differenti fonti primarie ha consentito, in particolare, di far emergere e delineare i contorni delle diverse classi sociali presenti nel contesto preso in esame. Il testo si presenta, pertanto, come un contributo mirato alla conoscenza della configurazione patrimoniale e sociale di una specifica realtà calabrese nel Settecento, fornendo agli studiosi strumenti documentali per ulteriori approfondimenti nell’ambito della storia locale, del diritto nobiliare e della genealogia.

“Serra e la Certosa di Santo Stefano del Bosco nel catasto onciario del 1755”, a cura di Vincenzo Cataldo e Domenico Pisani, per Associazione Promocultura, 2020, pp 528, ISBN: 9788894457872, 25,00€

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La copertina de “Serra e la Certosa di Santo Stefano del Bosco nel catasto onciario del 1755”, a cura di Vincenzo Cataldo e Domenico Pisani, per Associazione Promocultura, 2020
22 Ottobre 2025
Giovanni Moneta

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