Stelle al Merito del Lavoro 2025

Il 17 ottobre 2025 ha avuto luogo, presso il Palazzo del Quirinale a Roma, la cerimonia per la consegna delle onorificenze di “Stella al Merito del Lavoro” relative all’anno 2025. L’evento, svoltosi nel Salone dei Corazzieri, ha rappresentato il momento istituzionale di conferimento del riconoscimento destinato a coloro che si sono distinti per singolari benemerenze derivanti dai meriti acquisiti durante l’attività lavorativa.

L’atto di conferimento si è svolto alla presenza del presidente della Repubblica, Sergio Mattarella. Nel corso della mattinata, hanno preso la parola il presidente della Federazione Nazionale Maestri del Lavoro, Elio Giovati, e il ministro del Lavoro e delle Politiche Sociali, Marina Calderone. Successivamente, il presidente Mattarella, con l’ausilio del ministro Calderone, ha proceduto alla formale consegna delle onorificenze. Al termine della cerimonia il capo dello stato ha tenuto un intervento istituzionale rivolto ai presenti.

La cronaca dell’evento registra la presenza di alte cariche istituzionali. Hanno partecipato alla cerimonia il presidente della Camera dei Deputati, Lorenzo Fontana, il vicepresidente del Senato della Repubblica, Gian Marco Centinaio, e il presidente della Corte Costituzionale, Giovanni Amoroso.


DISCORSO DI MATTARELLA

Rivolgo un saluto cordiale al Presidente della Camera dei Deputati, al Presidente della Corte costituzionale, al Vicepresidente del Senato, al Ministro del lavoro, al Presidente Giovati e a tutti i presenti, con particolare intensità ai familiari di coloro che hanno ricevuto il riconoscimento di “Maestro del Lavoro” alla memoria.
Rivolgo un pensiero di riconoscenza, e un sincero augurio, ai Maestri del Lavoro qui convenuti per l’ormai tradizionale cerimonia.
Mi congratulo con i premiati di quest’anno e con quanti hanno appena ricevuto la Stella al Merito, segno di un impegno professionale vissuto negli anni con dedizione e passione, e di una stima che il loro lavoro quotidiano è stato capace di meritare.
Quanto espresso dai Maestri nella loro vita lavorativa si arricchisce, adesso, di una generosa opera di formazione, di dialogo con i giovani, di volontariato nella società, come ci ha ricordato il Presidente Giovati.
Un’etica civile, quella del lavoro, che ha permeato e permea la nostra società.
Il lavoro costituisce elemento permanente del nostro modello di comunità, rappresentando, al tempo stesso, un diritto e un dovere, perché realizza le aspettative di crescita delle persone ed esprime i doveri di solidarietà della coesione sociale del Paese.
Il lavoro sta cambiando. Occorre inserirsi nei cambiamenti. Per governarli e orientarli in direzione della giustizia e del rispetto di ogni persona.
Il trend positivo dell’occupazione mostra una società italiana in movimento, dove non mancano risorse e creatività. E tuttavia, come in tutte le fasi di transizione, si manifestano aspetti problematici ed elementi critici che vanno regolati, per corrispondere alle finalità dettate dai valori della nostra convivenza civile.
Il lavoro oggi procede a velocità diverse. Si creano diaframmi tra categorie, tra generazioni, tra lavoratori e lavoratrici, tra italiani e stranieri, tra territori, tra chi fa uso di tecnologie avanzate e chi non è in condizione di farlo.
L’unità del lavoro è stato uno dei fattori più possenti della crescita economica, sociale, civile del nostro Paese. Il senso unitario dell’apporto delle cittadine e dei cittadini allo sviluppo del Paese ha avuto una funzione determinante nel generare partecipazione, diritti, benessere.
Alla decrescita industriale corrisponde l’incremento dei comparti dei servizi. Si riducono luoghi e si riduce la concentrazione nei luoghi del lavoro: tra gli altri fenomeni è divenuta strutturale, dopo la pandemia, la porzione di lavoro che si svolge da remoto, in smart-working.
A questo corrisponde una struttura di categorie salariali che vede, nei cosiddetti piani alti dell’occupazione, lavoro prestigioso, appagante, ben remunerato e, nei cosiddetti piani bassi, forme di precarietà non desiderate, subite, talvolta oltre il limite dello sfruttamento.
Non ci sono ricette facili per un mondo del lavoro che ovviamente è condizionato da mercati sempre più interdipendenti.
Sappiamo che è stato il lavoro il motore della crescita economica e sociale dell’Italia.
La piena occupazione è un orizzonte che oltre la dignità riguarda la libertà.
Un’occupazione che, come recita l’art.36 della Costituzione, deve assicurare ad ogni lavoratore “una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro e in ogni caso sufficiente ad assicurare a sé e alla famiglia un’esistenza libera e dignitosa”. Questo è quanto prescrive la nostra Costituzione.
La dinamica salariale negativa dell’ultimo decennio vede ora segnali di inversione di marcia. Ben sappiamo come i salari siano stati lo strumento principe nel nostro Paese per ridurre le disuguaglianze, per un equo godimento dei frutti offerti dall’innovazione, dal progresso.
È una questione che non può essere elusa perché riguarda in particolare il futuro dei nostri giovani, troppi dei quali sono spinti all’emigrazione. Questa strada, spesso sofferta, viene prescelta, talvolta, per la difficoltà di trovare lavoro e, sovente, a causa del basso livello retributivo di primo ingresso nel mondo del lavoro.
Richiamano l’attenzione i risultati di una recente indagine di Confcommercio che ha posto in luce il preoccupante fenomeno della crescita dei cosiddetti “contratti pirata”.
Oltre mille i contratti collettivi nazionali di lavoro depositati al Cnel: duecentocinquanta nei soli settori del turismo e del terziario.
Tra questi, vi sono contratti firmati da rappresentanze sindacali e datoriali scarsamente rappresentative, con vere e proprie forme di dumping contrattuale che hanno l’effetto di ridurre i diritti e le tutele dei lavoratori, di abbassare i livelli salariali, di provocare concorrenza sleale fra imprese.
Dinamiche di mercato concorrono ad ampliare questi squilibri nelle retribuzioni. Ne nasce un aspetto a cui non si può sfuggire quando tante famiglie sono sospinte sotto la soglia di povertà nonostante il lavoro di almeno uno dei componenti, mentre invece super manager godono di remunerazioni centinaia, o persino migliaia di volte superiori a quelle di dipendenti delle imprese.
L’Organizzazione Internazionale del Lavoro certifica che la quota di reddito da lavoro — ovvero la quota del PIL dedicata ai lavoratori, destinata alle loro retribuzioni — è scesa a livello mondiale in misura significativa dal 2014 al 2024.
È un tema che la Banca Centrale Europea segnala anche per l’Italia: alla robusta crescita dell’economia che ha fatto seguito al Covid, non è corrisposta la difesa e l’incremento dei salari reali, mentre risultati positivi sono stati conseguiti dagli azionisti e robusti premi hanno riguardato taluni fra i dirigenti.
Sono le entrate fiscali dei dipendenti pubblici e privati, dei pensionati, a fornire allo Stato, attraverso le imposte, il maggior volume di risorse.
Porre riparo – dalle parti sociali alle istituzioni – non deve consistere nell’inseguire politiche assistenziali quanto, piuttosto, essere scelta di sviluppo e, quindi, di lungimirante coesione sociale.
La ricomposizione del lavoro è dunque parte di un processo di equità, che richiede una crescita di consapevolezza, e anche un’opera paziente di carattere culturale.
Sembra, talvolta, che non ci si renda appieno conto degli effetti negativi che possono derivarne nel tempo sulla serenità della vita sociale.
I Maestri del Lavoro svolgono a questo riguardo un ruolo importante, andando nelle scuole e nei luoghi della società civile dove il lavoro è presentato nel suo significato autentico di espressione della personalità, di partecipazione alla vita della comunità, di costruzione del futuro comune.
È preziosa anche l’opera svolta in materia di sicurezza sul lavoro.
Poc’anzi abbiamo consegnato Stelle alla memoria ai familiari di Angelo Catania, Maurizio Curti, Loris Nadali, caduti sul lavoro. Non ci stancheremo di ripeterlo: lavoro non può significare rischio di vita. Angelo, Maurizio, Loris, oggi dovrebbero essere qui, tra di noi.
I Maestri del Lavoro, con le loro testimonianze e attività, hanno raccolto nel tempo un patrimonio dal quale possiamo trarre energie, fiducia e impegno.
Vi ringrazio per quanto fate.
Sono certo che continuerete nell’interesse di tutti e vi auguro di porvi sempre maggiore energia.
Auguri!   
.

Scheda di approfondimento
Stella al Merito del Lavoro

stella al merito del lavoro

La Stella al Merito del Lavoro viene conferita per premiare singoli meriti di perizia, laboriosità e buona condotta morale dei lavoratori dipendenti da imprese pubbliche o private, di cittadini italiani che abbiano prestato attività lavorativa ininterrottamente per un periodo minimo di venticinque anni alle dipendenze della stessa azienda o di trent’anni alle dipendenze di aziende diverse, oppure a lavoratori italiani all’estero, senza l’osservanza dei predetti limiti di anzianità.

L’onorificenza trae la sua origine da una “Decorazione del merito agrario ed industriale” destinata ad imprenditori agricoli e industriali e da una “Medaglia d’onore” per i loro dipendenti, istituite con Regio Decreto di re Umberto I datato 1º maggio 1898, n. 195.
Successivamente, re Vittorio Emanuele III, con regio decreto 9 maggio 1901, n. 168, sostituì tali riconoscimenti con l’ “Ordine cavalleresco al merito agrario, industriale e commerciale“, che come già le precedenti benemerenze poteva essere conferito sia agli imprenditori che ai loro dipendenti.
Una prima revisione dell’Ordine si ebbe nel 1911, senza che però vi si apportassero modifiche sostanziali, mentre è del 1921 la nuova denominazione di “Ordine al Merito del Lavoro“, introdotta con il Regio Decreto 20 marzo 1921, n. 350.
Poco dopo, nel 1923, i Regi Decreti del 30 dicembre nn 3031 e 3167, da una parte restrinsero l’accesso all’ordine ai soli imprenditori, dall’altra istituirono la “Stella al merito del lavoro” riservata ai soli lavoratori dipendenti.
Col Regio Decreto 4 settembre 1927, n. 1785, la concessione della decorazione venne estesa anche ai cittadini italiani residenti all’estero.
La decorazione venne concessa fino al 1943 sotto regime monarchico, per poi essere fatta propria anche dal regime repubblicano con la legge 18 dicembre 1952, n. 2389. Questa legge, che all’art. 1 faceva espresso riferimento al R.D. 3167/23, introdusse per gli insigniti della decorazione il titolo di Maestro del lavoro (art. 4).
Ancora un aggiornamento vi fu attraverso la legge 29 ottobre 1965, n. 1230, con cui venne prevista la possibilità di concedere la decorazione anche per «onorare le memoria dei lavoratori italiani, anche residenti all’estero, periti o dispersi a seguito di eventi di eccezionale gravità […] connessi al lavoro».
Infine la legge 1 maggio 1967, n. 316 e la legge 5 febbraio 1992, n. 143, portarono all’attuale disciplina.

Le decorazioni sono conferite il 1º maggio, festa del lavoro, con decreto del Presidente della Repubblica, su proposta del Ministro del lavoro e, per quelle riservate ai lavoratori italiani all’estero, di concerto con il Ministero degli affari esteri.

Dal 1992, ogni anno possono essere concesse al massimo 1000 decorazioni.

Elenco degli insigniti

Fonte normativa: legge 1 maggio 1967, n. 316
.

Articoli correlati: “Stelle al Merito del Lavoro” per l’anno 2024

Video Palazzo del Quirinale – 17/10/2025: Il Presidente Mattarella consegna le Stelle al Merito del Lavoro

20 Ottobre 2025
Giovanni Moneta

Cerca negli articoli

Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Questo servizio è offerto dal Centro Studi Araldici.
Come funziona la ricerca?

Siti Collegati

  • Banner del sito di Stemmario Italiano.
  • Banner del sito del Centro Studi Araldici.
  • Banner del sito del Araldica On Line.
  • Banner del sito Creare Stemmi
  • Banner del sito Araldica TV