I predicati della nobiltà italiana

Questo pomeriggio, alle ore 16:30, presso la sede dell’istituto Centrale per la Grafica, in via Poli 54 a Roma, sarà presentato il volume  “I predicati della nobiltà Italiana. Con annesso l’elenco generale dei predicati della nobiltà italiana“, edito da da Pisa University Press, e curato dal compianto prof. Antonio Palma, realizzato da Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli, Giovanni Chianese, Emilio della Fontanazza, Fausto Giumetti, Riccardo Scarpa, con il contributo di Andrea Borella, direttore ed editore dell’Annuario della Nobiltà Italiana, che ha curato il delineo degli stemmi ivi presenti.

L’appuntamento prevede un viaggio nella storia dei feudi della nobiltà romana attraverso un dibattito moderato dall’avv. Antonella Sotira Frangipane (presidente Ius Arte Libri), che vedrà l’intervento di giuristi, storici e tecnici quali Antonio Bellizzi di San Lorenzo, Giulio Veggi, Demetrio Baffa Trasci Amalfitani di Crucoli, Andrea Borella e Fausto Giumetti.

Consulta la pagina del sito Internet della casa editrice, dedicata all’opera.


Scheda biografica
Antonio Palma

Palma

Antonio Palma, scomparso nel 2023, è stato professore ordinario di Istituzioni di diritto romano nell’Università degli Studi di Napoli Federico II, do­cente presso la Scuola di Alta Formazione in Diritto Romano dell’Università di Roma La Sapienza e l’Università degli Studi di Firenze, Presidente dell’Istituto Poligrafico e Zecca dello Stato, è stato inoltre dal 1979 professore incaricato di Diritto pubblico romano, di Diritto romano, di Storia del diritto romano, associato dal 1988, poi ordinario dal 1994 di Storia del diritto romano e di Istituzioni di diritto romano presso la Facoltà di Giurisprudenza dell’Università di Salerno.

E’ autore di numerosi saggi e monografie, tra queste: Le ‘curae’ pubbliche. Studi sulle strutture amministrative romane, Na­poli, 1980; Iura vicinitatisSolidarietà e limitazioni nel rapporto di vicinato in diritto romano dell’età classica, Torino, 1988; Huma­nior interpretatio. ‘Humanitas’ nell’interpretazione e nella norma­zione da Adriano ai Severi, Torino, 1992; Benignior interpretatio. Benignitas nella giurisprudenza e nella normazione da Adriano ai Severi, Torino, 1997; Giustizia e senso comune, Torino, 2006; Scritti di diritto romano, Napoli, 2011; Il luogo delle regole. Rifles­sioni sul processo civile romano, Torino, 2016
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Disambigua
Nobiltà e titoli nobiliari in Italia

Con l’avvento della Repubblica in Italia, la rilevanza pubblica dello status nobiliare e dei titoli nobiliari italiani, sono sostanzialmente venuti meno, sebbene sia necessario distinguere fra stato nobiliare e titolo nobiliare di un individuo o di un casato.

Tale distinzione è rilevante sia sotto il profilo storico che giuridico, poichè di norma i diversi ordinamenti nobiliari del Regno d’Italia, degli stati preunitari, e degli stati esteri, hanno sempre riconosciuto insita nell’individuo o nel casato la nobiltà, che l’autorità pubblica può o poteva riconoscere, ma non conferire, in quanto stato proprio della persona, indipendente dalla volontà altrui (come dire che un individuo è onesto, e lo è a prescindere da qualunque riconoscimento pubblico o privato che sia, e all’inverso non può diventare onesto unicamente perchè venga dichiarato tale da una qualunque autorità); al contrario il titolo nobiliare è o era di norma frutto di una concessione sovrana, in quanto legato all’affidamento di una determinata funzione o di un determinato incarico, oppure manifestazione pubblica di una benemerenza comunque concessa dall’autorità sovrana. Va da sé che se comunque un sovrano riconosce o ha riconosciuto come nobile un individuo indegno, può risultare alquanto complicato contestare tale riconoscimento.

In Italia però l’avvento della Repubblica ha portato anche alla redazione di una nuova Costituzione che nella sua “XIV disposizione transitoria”, recita:
I titoli nobiliari non sono riconosciuti.
I predicati di quelli esistenti prima del 28 ottobre 1922, valgono come parte del nome
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La legge regola la soppressione della Consulta araldica
(XIV disposizione transitoria della Costituzione Italiana, comma 1- 2, e 4).

Dunque dall’entrata in vigore della Costituzione Repubblicana (1° gennaio 1948) per l’Italia i titoli nobiliari hanno perso qualunque rilevanza pubblica; si badi bene, non sono vietati, semplicemente non sono riconosciuti, cioè non sono tutelati nè disciplinati, sono giuridicamente irrilevanti. Ne consegue che sotto il profilo giuridico ogni italiano può lecitamente autoattribuirsi qualunque titolo nobiliare desideri, senza incorrere in alcun reato, salvo eventualmente coprirsi di ridicolo. L’unica forma di tutela che permane è quella relativa ai “predicati nobiliari” (esempio: Rossi di Vallelupa), che a determinate condizioni possono essere riconosciuti e divenire parte del cognome (cosiddetta cognomizzazione).

Da notare che però la “disposizione” costituzionale non menziona lo status nobiliare, lasciando qualche incertezza interpretativa, infatti non essendo menzionato, non si può dire venga negato, e formalmente – a differenza di quanto accaduto per i titoli nobiliari – non viene neppure indicato esplicitamente come irrilevante; ed anche la rivendicazione dell’uguaglianza fra tutti i cittadini italiani non risulta conflittuale con la status nobiliare di un individuo o di un casato, laddove tale status non origini discriminazione di trattamento di alcun tipo e in alcun ambito, come in effetti è oggi. In tale quadro vi è chi sostiene che lo status nobiliare individuale e familiare possa essere tutt’oggi oggetto di riconoscimento e tutela pubblica, soprattutto nei casi di individui (ormai pochi) o casati, che già erano stati riconosciuti come nobili dallo Stato (sebbene nella precedente forma del Regno), tanto più che l’organo pubblico chiamato a gestire tali riconoscimenti (la Consulta Araldica menzionata nella citata XIV disposizione provvisoria della Costituzione Italiana) a tutt’oggi non risulta formalmente soppressa, ma solo non più rinnovata.
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Articoli correlati: I predicati della nobiltà Italiana; “Predicati della nobiltà italiana” e dell’ “Annuario della nobiltà italiana edizione XXXIII”

copertina
La copertina de “I predicati della nobiltà italiana” a cura di Antonio Palma, 2023
20 Dicembre 2023
Raffaele Coppola

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