Stemma per monsignor Massaro

Lo scorso 23 luglio papa Francesco ha accettato la rinuncia al governo pastorale della diocesi di Avezzano, presentata da S.E. Mons. Pietro Santoro. Il Santo Padre ha nominato dunque vescovo di Avezzano il Rev.do Mons. Giovanni Massaro, finora vicario generale della diocesi di Andria.

Monsignor Massaro è nato il 28 giugno 1967 ad Andria, provincia di Barletta-Andria-Trani e diocesi di Andria, ed è stato ordinato presbitero per la diocesi di Andria il 5 dicembre 1992. Il 21 settembre riceve l’ordinazione episcopale. Il 3 ottobre prenderà possesso della diocesi.

Dal 1991 al 1993 è stato vicario parrocchiale della parrocchia S. Riccardo in Andria; dal 1993 al 2009 è stato vicerettore ed economo del Seminario Vescovile di Andria; dal 2002 al 2007 è stato direttore diocesano dell’Ufficio per l’attività missionaria; dal 2007 è moderatore di curia e dal 2009 vicario generale.

In occasione della sua ordinazione episcopale è anche stato presentato il suo emblema araldico con la seguete spiegazione:

Il motto episcopale di Mons. Giovanni Massaro: “Perdere la vita per amore di Cristo”. Le parole scelte per il motto episcopale si rifanno al vangelo di Marco (Mc 8,34 – 35) laddove l’evangelista narra che Gesù “convocata la folla insieme ai suoi discepoli” descrive le condizioni necessarie per andare dietro a lui: “se qualcuno vuol venire dietro a me, rinneghi sé stesso”. Chi vuole essere discepolo di Gesù non può pensare solo a sé, fare del suo io il padrone di tutta la vita ritenendo così di dare pienezza alla propria esistenza. In realtà “chi vuole salvare la propria vita la perderà; ma chi perderà la propria vita per causa mia e del
vangelo, la salverà”. La vita si realizza donandola e si sviluppa effondendola. Chi invece se la tiene stretta, la soffoca. Gesù con la sua esistenza ci ha mostrato che la vera vita si trova nel dono di sé stessi. Chi la vuole tenere stretta per sé solo, perde la possibilità di un’autentica vita che rende felici. Nelle parole scelte per il motto episcopale ritroviamo così sintetizzato il programma di vita di Cristo e di ogni suo discepolo.

Commento araldico Secondo la tradizione araldica della Chiesa Cattolica, lo stemma di un Vescovo è tradizionalmente composto da:

  • uno scudo, che può avere varie forme, sempre riconducibili a fattezze di scudo araldico, con simbolismi tratti da idealità personali del Vescovo oppure da riferimenti al suo ambiente di vita o ad altre particolarità;
  • una croce astile, in oro, posta verticalmente dietro lo scudo;
  • un cappello prelatizio di colore verde con cordoni a dodici fiocchi pendenti;
  • un cartiglio inferiore recante il motto episcopale.

In questo caso è stato adottato uno scudo di foggia “bucranica”, frequentemente usato nell’araldica ecclesiastica mentre la croce astile d’oro è “trifogliata” con cinque gemme rosse a simboleggiare le cinque piaghe di Cristo.
Il “capo”, parte di privilegio dello scudo araldico, è in rosso, il colore del sangue che Gesù Cristo versò per la nostra redenzione e che intrise la corona di spine impostagli sul capo. Una di queste spine è custodita, sin dal 1308, nella Chiesa Cattedrale di Andria, diocesi di origine del Vescovo Massaro Il rosso, colore della carità, è anche richiamo al sangue di Santa Sabina, Vergine e Martire, Patrona della Chiesa di Avezzano affidata alle cure pastorali del nuovo Vescovo.
Sul capo campeggia un sole in oro, “caricato” delle lettere IHS, Jesus Hominum Salvator, Gesù Salvatore dell’umanità, per amore del quale, secondo quanto affermato nel motto episcopale, il discepolo deve essere pronto a perdere la vita.

La stella è simbolo della Vergine Maria invocata come “stella mattutina” nelle litanie lauretana e venerata con il titolo di Madonna di Pietraquaria nella diocesi dei Marsi e di Madonna dei Miracoli in quella di Andria. Alla protezione materna della Madre Celeste, il nuovo Vescovo affida il suo nuovo ministero. La “campitura” su cui è posta la stella è in azzurro, colore simbolo della incorruttibilità del cielo.
Infine, ecco due prodotti della terra e del lavoro dell’uomo: le spighe di grano e il ramo d’olivo. Le spighe di grano richiamano l’Eucarestia, memoriale della morte e resurrezione di Cristo nonché il dono della vita, condizione primaria richiesta ad ogni seguace di Gesù.

L’ulivo costituisce un chiaro riferimento alla terra pugliese, terra di origine di Mons. Massaro, ricca di queste piante durevoli fino all’estremo e prodighe di olio che ne è il loro frutto.
L’olivo simboleggia notoriamente la pace mai così invocata in questi tempi recenti anche da parte di Papa Francesco affinché il mondo abbandoni le vie delle guerre, delle discordie che dividono e originano il male.
I due simboli delle spighe di grano e del ramo di olivo campeggiano sull’argento, il colore che identifica la trasparenza nonché i principi di verità e di giustizia, doti su cui poggia lo zelo pastorale del Vescovo.


Scheda di approfondimento
L’araldica ecclesiastica

L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare.

Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono:

La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone.

Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi.

Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica:
> rosso per i cardinali;
> verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi;
> paonazzo per i monsignori;
> nero per i presbiteri.

Il numero di nappe per lato indica:
> 15 nappe rosse per i cardinali;
> 15 nappe verdi per patriarchi e primati;
> 10 nappe verdi arcivescovi;
> 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati;
> 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità;
> 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate;
> 3 nappe parroco;
> 1 nappa presbitero.

Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale.

La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere:
> semplice cioè ad una traversa per i vescovi
> doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi.

Stemma papale base
Impostazione classica di un stemma papale
Stemma cardinalizio base
Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo
Stemma arcivescovile base
Impostazione classica di uno stemma arcivescovile

Stemma vescovile base
Impostazione classica di uno stemma vescovile

Stemma di vicario base
Impostazione classica di uno stemma di un vicario episcopale

Stemma di parroco base
Impostazione classica di uno stemma di un parroco

Stemma di sacerdote base
Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote


Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche.

I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile).
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Articoli correlati: Stemma per monsignor D’Angelo

Stemma
Lo stemma di monsignor Gianni Massaro: Partito: nel 1° d’azzurro, alla stella (7) d’argento; nel 2° d’argento, al ramo d’olivo, di verde, decussato, con tre spighe di grano, impugnate, d’oro; il tutto abbassato sotto un capo di rosso, all’ombra di sole, d’oro, caricata delle lettere latine, maiuscole, IHS, di nero (blasonatura Centro Studi Araldici)
24 Settembre 2021
Raffaele Coppola

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