Lo stemma di monsignor Roberto Carboni

Lo scorso 3 luglio, il Santo Padre ha nominato vescovo della Diocesi di Ales-Terralba Sua Eccellenza Reverendissima monsignor Roberto Carboni, appartenente all’Ordine dei frati minori conventuali, arcivescovo metropolita di Oristano ed Amministratore Apostolico proprio di Ales-Terralba, unendo le due Sedi in persona Episcopi.

Monsignor Carboni è nato il 12 ottobre 1958 a Scano Montiferro, in provincia di Oristano e Diocesi di Alghero-Bosa. Il 27 giugno 1982 ha emesso la professione perpetua. È stato ordinato presbitero il 29 settembre 1984.
Dopo l’ordinazione sacerdotale ha proseguito gli studi a Roma, ottenendo nel 1986 la Licenza in Psicologia presso la Pontificia Università Gregoriana.

Fra gli incarichi svolti si segnala quello di missionario dal 2001 al 2013 a Cuba con i frati della provincia delle Marche, dove è stato Direttore Spirituale del Seminario Interdiocesano, Docente di Psicologia e Rettore dei Postulanti, nonché Rettore della chiesa di San Francesco a La Habana.
Eletto Vescovo di Ales-Terralba il 10 febbraio 2016, ha ricevuto la consacrazione episcopale ed ha preso possesso della sede il 17 aprile successivo. Il 4 maggio 2019 è stato promosso alla Sede Arcivescovile Metropolitana di Oristano, restando Amministratore Apostolico di Ales-Terralba, di cui ora torna ad essere vescovo titolare.

Per il suo incarico episcopale ha scelto di essere accompagnato da uno stemma che così viene presentato dalle pagine web delle due diocesi da lui ora amministrate:

Lo stemma dell’Arcivescovo Roberto Carboni presenta gli ornamenti esterni caratteristici dello stemma di un Arcivescovo Metropolita: i venti fiocchi verdi pendenti ai due lati dello scudo, la croce arcivescovile ed il pallio. Tale croce detta anche “patriarcale”, a due bracci traversi, identifica la dignità arcivescovile: infatti nel XV secolo, essa fu adottata dai Patriarchi e, poco dopo, dagli Arcivescovi.
Alcuni studiosi ritengono che il primo braccio traverso, quello più corto, volesse richiamare il cartello con l’iscrizione “INRI” posta sulla Croce al momento della Crocifissione di Gesù. Il pallio, indossato dall’Arcivescovo Metropolita attorno al collo e poggiante sulle spalle e sul petto, sopra i paramenti liturgici, è costituito da una striscia di lana bianca su cui sono cucite sei crocette di seta nera. Veniva portato in antichità solo dal Romano Pontefice come simbolo della sua suprema potestà di Pastore dei Pastori e del Popolo di Dio. A partire dal IV secolo ne fu concesso l’uso anche agli Arcivescovi posti a capo di Arcidiocesi Metropolitane per sottolineare la condivisione dei poteri del Papa nell’amministrare giurisdizioni ecclesiastiche di rilevante e antica importanza storica (come appunto l’Arcidiocesi di Oristano – XI secolo).
Per antica tradizione i palli vengono confezionati con la lana di due agnelli bianchi che vengono benedetti il 21 gennaio nella basilica di S. Agnese in Roma.
Gli stessi palli sono poi benedetti dal Papa nella Solennità dei Santi Pietro e Paolo e consegnati agli Arcivescovi Metropoliti di recente nomina che ne hanno fatto espressa richiesta al Santo Padre (“postulazione del pallio”), come da tradizione iniziata nel IX secolo.
Il Pallio viene successivamente imposto all’Arcivescovo Metropolita nella propria sede, dal Nunzio Apostolico locale.

All’interno dello scudo, nella parte superiore, si trova il cosiddetto “capo di san Francesco” che tradizionalmente contraddistingue i membri della famiglia francescana.
Nella sezione sinistra i carboni ardenti, oltre che rendere lo stemma “parlante”, cioè uno stemma che reca al suo interno un simbolo o una figura che allude in modo esplicito al nome o al cognome, vogliono significare l’ardore della carità, la necessità di dare luce e calore purificanti attraverso il ministero che il Vescovo assume. Si fa riferimento anche al Libro del Profeta Isaia (Is 6,6) dove si menziona il serafino alato che purifica, con un carbone fiammeggiante, le labbra di colui che deve essere inviato.
Nella sezione destra i monti, qui rappresentati in foggia araldica, richiamano l’area montuosa del Montiferru, zona di origine di Mons. Carboni, affacciata sul mare di Sardegna, simboleggiato dalle onde argentee, che bagna la costa centro-occidentale dell’isola. La stella che appare a fianco dei monti è la Stella maris che si riferisce ad uno dei tanti titoli assegnati a Maria, la nostra Madre Celeste; questa definizione mariana, cara alle genti di mare, è ricordata nelle parole di san Bernardo di Chiaravalle che nel XII secolo scrisse: «Se i venti della tentazione crescono, se sei spinto contro gli scogli delle tribolazioni, guarda alla stella, invoca Maria!”.

MOTTO EPISCOPALE: PER CARITATEM SERVITE INVICEM
Il motto “Per caritatem servite invicem” è tratto dalla Lettera di san Paolo apostolo ai Galati: «Voi infatti, fratelli, siete stati chiamati a libertà. Purché questa libertà non divenga un pretesto per vivere secondo la carne, ma mediante la carità siate a servizio gli uni degli altri» (5, 13).
Il “servite” richiama Gesù, il Servo di Dio, che lava i piedi ai suoi, e san Francesco che vuole che i suoi frati siano servitori di tutti. Il servizio è ai fratelli concreti (invicem), come identità profonda della vita cristiana. Infine la carità (per caritatem) richiama Colui che è Carità, uno dei nomi di Dio che san Francesco, nelle Lodi di Dio Altissimo, utilizza: «Tu sei amore e carità» (FF, 261).
È una visione di azione pastorale improntata al servizio, alla relazione, con al centro Cristo Carità e con un riferimento all’esempio di san Francesco.


Scheda di approfondimento
L’araldica ecclesiastica

L’araldica ecclesiastica è una specifica branca dell’araldica che si occupa degli stemmi appartenenti a persone o istituzioni del mondo ecclesiale, stemmi caratterizzati da ornamentazioni esterne sostanzialmente costanti e che esprimono un preciso codice giuridico, in grado di rendere immediatamente identificabile grado e funzione del titolare.

Limitatamente all’araldica della Chiesa Cattolica, gli elementi essenziali di tale codice sono:

La tiara o triregno è l’ornamento araldico ad uso esclusivo del Papa, che sormonta il relativo stemma, ed è costituita da un copricapo a forma di cupola che sorregge tre corone sovrapposte. Benedetto XVI e Francesco hanno sostituito la tiara con una mitra caricata di tre fasce d’oro che richiamano le originarie tre corone.

Il galero, ovvero il cappello ecclesiastico è un cappello da pellegrino con la tesa molto lunga e due cordoni laterali che terminano con una serie di fiocchi o più propriamente nappe. Posto sulla sommità ornamento dello scudo il galero consente l’immediato riconoscimento del grado del titolare dello stemma grazie al colore e al numero delle nappe o fiocchi.

Il colore del galero (di norma il medesimo delle nappe) indica:
> rosso per i cardinali;
> verde per gli arcivescovi, i vescovi e i patriarchi;
> paonazzo per i monsignori;
> nero per i presbiteri.

Il numero di nappe per lato indica:
> 15 nappe rosse per i cardinali;
> 15 nappe verdi per patriarchi e primati;
> 10 nappe verdi arcivescovi;
> 6 nappe verdi vescovi e abati mitrati;
> 6 nappe paonazze cappellano di Sua Santità;
> 6 nappe nere vicario generale, vicario episcopale, abate;
> 3 nappe parroco;
> 1 nappa presbitero.

Le Chiavi sono raffigurate incrociate, una d’oro a destra e un’altra d’argento a sinistra, con le impugnature rivolte verso il basso. Si pongono dietro o sopra lo scudo papale.

La croce posta in palo dietro lo scudo, può essere:
> semplice cioè ad una traversa per i vescovi
> doppia cioè a due traverse per i cardinali, i patriarchi e gli arcivescovi.

Stemma papale base
Impostazione classica di un stemma papale
Stemma cardinalizio base
Impostazione classica di uno stemma cardinalizio di un arcivescovo
Stemma arcivescovile base
Impostazione classica di uno stemma arcivescovile

Stemma vescovile base
Impostazione classica di uno stemma vescovile

Stemma di vicario base
Impostazione classica di uno stemma di un vicario episcopale

Stemma di parroco base
Impostazione classica di uno stemma di un parroco

Stemma di sacerdote base
Impostazione classica di uno stemma di un sacerdote


Accanto a questi elementi principali ve ne sono altri di uso più limitato, come pure vi sono ulteriori configurazioni specificatamente riservate a cariche meno note, e non mancano un certo numero di eccezioni e deroghe concesse a titolari di cariche legate ad istituzioni specifiche.

I disegni di questa scheda sono stati realizzati da Teresa Morettoni e Davide Bolis (per il solo stemma vescovile).
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Stemma Carboni
Stemma di monsignor Roberto Carboni: “Partito: nel 1° d’argento, ai carboni ardenti, al naturale; nel 2° d’azzurro, ai sei monti 1, 2, 3, sostenuti da una trangla, il tutto d’oro, accompagnato nel canton sinistro del capo da una stella (7), d’argento, ed in punta da una gemella, ondata, del medesimo. Il tutto abbassato sotto un capo di cielo, a un sinistrocherio, nudo, appalmato, con la stigmate, al naturale, decussato su un destrocherio, vestito, di grigio, appalmato, con la stigmate, al naturale, entrambi moventi da una nuvola, d’argento, e sostenenti nell’incrocio, una croce, al naturale – capo francescano conventuale (blasonatura Centro Studi Araldici)”.
13 Agosto 2021
Redazione

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