Andrea Borella racconta il “suo” Annuario

Annuario della nobiltà italiana

Annuario della Nobiltà Italiana XXXI edizione

Come già annunciato in queste stesse pagine, è recentemente uscita la XXXI edizione dell’Annuario della Nobiltà Italiana. Si tratta di un’opera imponente nell’aspetto, ma soprattutto nella mole di dati e nella quantità di informazioni raccolte (più di 8.000 pagine fittamente compilate), non a caso l’editore l’ha indicata come “edizione monumentale”. Si tratta di un lavoro che inevitabilmente segnerà lo studio delle materie araldico-nobiliari negli anni a venire, fissando un termine di paragone da cui difficilmente si potrà prescindere e che come normale che sia in questi casi, genera opinioni e valutazioni contrapposte, di plauso o di critica, anche molto severa. Proprio la portata dell’opera e il dibattito che suscita intorno a se, ci ha spinto a sentire direttamente Andrea Borella, curatore delle ultime edizioni dell’”Annuario”, al fine di soddisfare qualche curiosità, ma anche di sottoporgli alcune delle osservazioni più critiche al suo lavoro.

secondo volume

Il secondo volume dell'opera

Ed è così che il responsabile della casa editrice SAGI (editrice dell’ Annuario) ci ha potuto motivare il ritardo sui tempi inizialmente annunciati (l’uscita era prevista per il 2009), con cui la nuova edizione ha visto la luce, indicandoci come causa il costante flusso di nuove informazioni che hanno continuato a giungere in redazione, anche dopo la chiusura dei tempi programmati per l’aggiornamento; informazioni e dati che sarebbero dovuti essere accantonati per poter poi essere inseriti nella prossima edizione, “impoverendo però ingiustificatamente l’attuale pubblicazione”. Paradossalmente quindi “il ritardo è in realtà dovuto al successo stesso dell’opera, opera che, con i suoi circa 5.000.000 di dati genealogici, rappresenta il più ricco repertorio genealogico dato alle stampe a livello mondiale nella storia di queste materie”. Proprio l’imprevista quantità di dati inviati all’editore –ci ha illustrato Borella- ha portato alla realizzazione di tomi decisamente più voluminosi di quanto preventivato (il secondo volume consta di 2.578 pagine oltre alle tavole), che risultano oggettivamente di non semplice maneggevolezza, “ma è utile sottolineare come le accresciute dimensioni dell’opera stessa, siano state raggiunte senza aumentarne il costo già preventivato e senza chiedere contributi aggiuntivi ai sottoscrittori”; e a noi che domandavamo perché non si fosse quindi frazionata l’opera in 6 o 7 volumi invece che nei 4 effettivamente realizzati, è stato fatto presente che “l’opera aveva già raccolto molte sottoscrizioni, sottoscrizioni che impegnavano l’editore a rispettare determinate caratteristiche editoriali –si pensi in particolare alla possibilità accolta da molti di ordinare un solo determinato volume, scelto in funzione dei contenuti annunciati; contenuti che sarebbero risultati differenti frazionando ulteriormente l’opera-. Un diverso numero di volumi avrebbe reso necessario ridiscutere tutti gli ordini già pervenuti”. Inoltre, accanto a questa motivazione di carattere giuridico, ve n’è una di carattere decisamente più pragmatico: “la rilegatura adottata per quest’opera è di particolare pregio, il che comporta dei costi; aumentando il numero dei volumi avremmo dovuto rivedere significativamente i costi dell’opera, che già così è offerta ad un prezzo impegnativo”.

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Mostra storica sull'Annuario della Nobiltà Italiana

Restando sugli aspetti più pratici del lavoro della SAGI, abbiamo parlato della prossima edizione, apprendendo così, sempre da Borella,  che “in realtà la compilazione dell’Annuario, come per gli altri repertori genealogici da me diretti, non si ferma mai” essendo costante la ricerca di nuovi dati e la gestione delle informazioni che costantemente arrivano alla redazione, ma “la nuova campagna, con la richiesta di aggiornamento spedita da noi, è prevista per il 2012-2013, per arrivare verosimilmente alla nuova edizione verso il 2014-2015”; nuova edizione che però “dovrebbe prevedere solo dei volumi integrativi dell’opera attuale, contenenti unicamente gli aggiornamenti e rinviando all’attuale edizione per tutte le informazioni invariate”; sul modello dell’enciclopedia Treccani per intenderci.

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Pagine interne dell'Annuario della Nobiltà Italiana

Proprio questa novità ci ha portato ad approfondire meglio le modalità con cui avvengono gli inserimenti delle famiglie nell’Annuario. Infatti accanto ai numerosi casati censiti da SAGI ed inseriti autonomamente, (cui spetta solo l’onere di inviare lo stato anagrafico aggiornato), è possibile anche avanzare richiesta di inserimento da parte delle famiglie oggi non presenti (o di cambio di sezione per quelle già attualmente presenti). In tal caso gli interessati devono inviare un’ “istanza di inserimento per una parte specifica dell’opera, fornendo i documenti utili a comprovarne il diritto”; non esiste una procedura predefinita in quanto ogni caso ha una storia a se, quel che è però sempre necessario, è documentare il proprio diritto; “e ci tengo a precisare –ha sottolineato Borella- che tale petizione è del tutto indipendente dall’acquisto dell’opera; l’inserimento è gratuito e non comporta obbligo d’acquisto, come l’acquisto non crea un diritto all’inserimento. Anche se questo implica minori vendite per l’Annuario”.

Annuario

Pagine con i sunti storici e le genealogie di alcune famiglie

Proprio gli inserimenti o i non inserimenti di alcune famiglie, la loro attribuzione ad una, piuttosto che ad un’altra sezione, rappresenta uno degli aspetti che più fa discutere intorno al lavoro della SAGI; ma è questa una circostanza comune a tutte le opere di questo genere. Una critica invece più specifica mossa all’Annuario, riguarda i dati genealogici pubblicati, che sarebbero stati copiati da altre pubblicazioni. Sconsolata la risposta dell’editore valtellinese, che fa notare come “i dati genealogici –se corretti- sono per forza di cose gli stessi per tutti; se Tizio nasce da Caio non posso scrivere che invece è nato da Sempronio per differenziarmi da altre pubblicazioni”, quindi si potrebbe accusare di plagio un genealogista solo nel caso egli riporti un errore altrui, non supportato da documenti terzi che possano aver tratto in inganno entrambi. Ma l’accusa di plagio viene tal volta mossa anche ai cenni storici delle famiglie inseriti dall’Annuario, che possono risultare uguali a quelli riportati su altri testi o siti internet: “I sunti storici vengono redatti direttamente dalla redazione –ci spiega Borella- sulla base di fonti bibliografiche ritenute affidabili (come l’Enciclopedia Storico Nobiliare Italiana di Vittorio Spreti), alla luce di quanto riportato nei cenni storici pubblicati dall’Annuario dalla direzione di Goffredo di Crollalanza in poi, oppure inviati dalle famiglie e controllati dalla redazione dell’Annuario sulla base delle fonti bibliografiche predette e sulla base della documentazione allegata dalle stesse famiglie. Ovviamente l’Annuario non ha il copyright su cenni storici composti dai membri delle varie famiglie, così come non lo hanno gli altri repertori che eventualmente li pubblicano prima o dopo di noi”. La questione è annosa poiché da un lato vi è la circostanza di colui che redige di proprio pugno un cenno storico sulla propria famiglia, che poi mette a disposizione di più editori, i quali lecitamente possono pubblicarlo (anche se già pubblicato da altri), poiché i diritti restano in capo all’autore del testo; dall’altro si ha il caso di colui che invia un cenno storico copiato da un’altra fonte spacciandolo per proprio. In questa ultima circostanza la responsabilità del plagio sarebbe imputabile chiaramente al falsificatore, ma potrebbe essere invocata una corresponsabilità anche dell’editore che non abbia esperito almeno le verifiche più elementari, circostanza che però Borella esclude per il proprio lavoro. Come detto queste pubblicazioni spesso generano fazioni contrapposte, che non escludono neppure la malafede della controparte; si è così arrivati ad ipotizzare anche che la SAGI non abbia ricevuto da nessuno alcuni dei sunti storici “incriminati”, ma li abbia copiati di sana pianta; la risposta della SAGI stessa tramite il suo legale rappresentante è lapidaria “sono accuse prive di fondamento, tutti i documenti sono conservati e possiamo dimostrare l’origine di tutto ciò che abbiamo pubblicato”.

stemmi a colori

Una delle pagine a colori dedicata ad alcuni stemmi

Nell’ultima parte del nostro colloquio con Borella abbiamo invece parlato dell’aspetto più prettamente araldico dell’opera, che giova evidenziare, resta innanzitutto un repertorio genealogico-nobiliare, in cui l’aspetto araldico è rilevante, ma accessorio, tanto che nell’ultima parte dell’Annuario gli stemmi sono blasonati, ma non anche disegnati. Proprio tale dato ha messo in evidenza come “i criteri adottati variano necessariamente in funzione della parte dell’opera in cui ci si trova”. Se quindi generalmente si è fatto riferimento alle disposizioni adottate dalla Cessata Consulta Araldica del Regno d’Italia, in quanto sono state le ultime indicazioni ufficiali emanate dall’autorità pubblica in materia, e conseguentemente al “Vocabolario araldico ufficialecompilato da Antonio Manno e dalla Consulta stessa adottato, va evidenziato come tali disposizioni non abbiano potuto trovare applicazione ad esempio in presenza degli stemmi delle famiglie della nobiltà vaticana o sanmarinese”. Più articolato invece il processo di definizione delle informazioni da pubblicare, poiché spesso le fonti si contraddicono tra loro e/o contengono errori macroscopici; si è dovuta quindi “stabilire una gerarchia fra le diverse fonti –a partire dagli atti della Consulta conservati presso l’Archivio di Stato- pur senza rinunciare all’analisi critica delle fonti stesse”. Con questi criteri vanno quindi anche lette le informazioni relative alle ornamentazioni esterne agli scudi presenti nell’Annuario, che in presenza di famiglie inserite nel Libro d’Oro della Consulta, saranno state assoggettate alle norme dalla Consulta emanate, mentre in presenza di famiglie nobili non soggette all’autorità della Consulta, o da essa non riconosciute, si è fatto riferimento agli eventuali atti di concessione o, in alternativa, alla documentata tradizione storica nell’iconografia dell’arma.

(Raffaele Coppola)

26 Luglio 2011
Redazione

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