Fasciato di rosso e d’argento è lo stemma di Cremona

Il quotidiano La Provincia di Cremona rilevò un errore nello stemma della città riprodotto in mosaico al centro della Galleria XXV aprile. Sottoponiamo ai nostri lettori la vicenda, riproducendo integralmente l’articolo del 17 settembre 1954 comparso, nella sezione storia, sul quotidiano online  https://www.laprovinciacr.it.

Ecco l’articolo: È da rilevarsi che il 22 agosto 1942, usciva un decreto nel quale era disposto: «Spettare alla Città di Cremona il diritto di fare uso dello stemma miniato nel foglio qui annesso, che è: Partito: al primo fasciato di rosso e argento; al secondo di nero al braccio vestito di rosso e d’argento stringente nella mano una palla d’oro. Capo del Littorio di rosso (porpora) al Fascio Littorio d’oro circondato da due rami di quercia e d’alloro annodati da un nastro dai colori nazionali. Corona gemmata a cinque fioroni». La miniatura dello stemma unita al decreto non corrisponde però alla descrizione fattane nel decreto, stesso, infatti, anziché essere «fasciato di rosso e argento» è un «campo rosso con tre fasce d’argento».

Dai più antichi documenti risulta che lo stemma di Cremona fosse appunto a fasce rosse e argento.

Nel Codice Vaticano Chigiano I, VIII, 296 (fol. 218) del sec. XIV (già illustrato in «Sommarie vicende dello Stemma del Comune di Cremona») i Cremonesi sono raffigurati con una bandiera spiegata «fasciata d’argento e di rosso» ed uno scudo «d’argento a tre fascie di rosso». Si comprende bene come a quell’epoca non fosse forse ancora stabilizzato lo stemma che poi troviamo in un codice del 1478, conservato nel nostro Archivio Storico Comunale, a sei fasce: «di rosso e d’argento» e così si manterrà sempre per l’avvenire salvo, dalla metà circa del secolo XVI, apparire l’aggiunta superiormente allo stemma del braccio stringente con la mano una palla d’oro, a ricordo dell’impresa del leggendario Giovanni Baldesio. E questo sarà lo stemma di cui si fregierà Cremona sino al principio del 1800.

Lo stemma oggi riconosciuto a Cremona non è altro che quello concesso dall’Imperatore d’Austria con suo decreto del 3-13 aprile 1816: «Scudo partito d’argento e di nero con tre fasce di rosso sull’argento, ed un braccio posto in palo vestito di bianco e di rosso sostenente con la mano una palla d’oro sulla partizione.

E qui abbiamo un errore inverso a quello successo al provvedimento 1942 della nostra Consulta Araldica. Nel decreto austriaco è errata la descrizione, mentre è esatto il disegno «fasciato di rosso e d’argento».

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23 settembre 2019
Adriana Morlacchi

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