Un libro sui Donadoni

Era il cognome di sua nonna paterna, e per ragioni geografiche era il più facile da studiare; da queste premesse è iniziato il lungo e per certi versi stupefacente lavoro di Stefano Perico che l’ha portato ad approfondire genealogia e storia della stirpe dei Donadoni, approfondimento non concluso – e probabilmente mai concludibile per intero – che oggi è comunque stato raccolto in un volume dal titolo “Come una foglia – I Donadoni: una famiglia bergamasca dal Medioevo ai giorni nostri”, perchè, come dichiarato dallo stesso autore, il titolo “indica che mi sento come una piccola foglia in un grande albero, del quale tutti noi facciamo parte. Mi sono reso conto di avere tanti parenti che non conosco: spesso non ci pensiamo, ma le persone che incontriamo per strada possono avere legami di parentela con noi anche se non sappiamo chi sono”.

L’abstract del volume recita “L’avvincente storia della famiglia Donadoni raccontata attraverso un affascinante viaggio nel tempo e nello spazio. Dalle radici, ben salde nel territorio bergamasco, ai molteplici rami del suo imponente e variegato albero genealogico, saltando di generazione in generazione grazie ad atti d’archivio, racconti biografici ed autobiografici, mappe, immagini e box multidisciplinari di approfondimento“; un testo che lascia intuire come anche Perico sia stato contagiato dal pericolosissimo virus del “ricercatore genealogico”, quel virus che colpisce chi osa avventurarsi nella ricerca della storia della propria famiglia, inizialmente solo per curiosità e senza troppe retese, ma che poi – colpito dal mortaqle morbo – ne rimane affascinato e non riesce più a fermarsi, incoraggiato da sempre nuove ed inaspettate scoperte che ne alimentano la mortale passione.

Così Perico può raccontare di come abbia scoperto e “consultato molti archivi parrocchiali, comunali e di Stato (dove sono conservati molti fondi notarili), il prezioso archivio della Biblioteca Angelo Mai, lo sconosciuto Luogo Pio Colleoni e molti altri a livello nazionale. Mi sono recato in tanti Comuni e in numerose parrocchie bergamasche e non solo: sono stato nelle bassa pianura bresciana, nel Triveneto e nel Mezzogiorno scoprendo che tutti i Donadoni discendono da un nucleo principale che trae le sue origini qui a Bergamo“. Una ricerca che ha fatto ricorso alle testimonianze orali, ai documenti, ma anche all’esame del DNA, grazie a cui ha potuto dimostrare una comune agnazione dei due più remoti Donadoni rintracciati, quelli da cui i documenti attestano discendere i due rami oggi fiorenti, uno di cui si ha traccia nel nel 1228, quando acquistò terreni a Olera, ed uno, citato in un documento del 1378, vissuto a Gronfaleggio frazione di Pontida.

Numerosi i personaggi famosi contemporanei o prestigiosi del passato che la ricerca di Perico ha messo in relazione, come “l’allenatore Roberto Donadoni, l’attore Maurizio, il poeta e letterario Eugenio Donadoni e suo figlio Sergio, egittologo. E poi c’è il cantante Roby Facchinetti, storico componente dei Pooh, nipote del compositore di musica sacra Noè Donadoni, discendente dei Donadoni De Bergninis. Mi piace ricordare anche un cavalier Donadoni che, nella metà del Cinquecento, partì da Pontida per difendere la Santa Casa di Loreto (Ancona) dagli attacchi dei pirati che infestavano il Mediterraneo. Poi ancora Tommaso Donadoni cancelliere di Bergamo alla fine del Trecento e il notaio Gabriele che, nella metà del Cinquecento, autenticò la copia della “Descrizione di Bergamo e suo territorio” scritta dal capitano Giovanni da Lezze per conto della Serenisisma. Da lui nacque il ramo che fece più fortuna grazie al commercio della lana e della seta e ai ricchi matrimoni. Uno su tanti quello tra Camilla Donadoni con l’imprenditore Augusto Pesenti, fondatore di Italcementi, fino ad arrivare a Filippo, l’arciere di Alzano Lombardo, uno degli ultimi discendenti di questo casato al quel era legato il famoso detto “Gò mia la borsa del Donadù” per indicare l’abbondante ricchezza. Tra i Donadoni che si erano trasferiti a Poscante ci sono le famiglie dell’attrice Gisella e del giornalista Dino, direttore del settimanale “La domenica del popolo”“.

Eppure il lavoro non è ancora concluso, infatti vi sono ceppi di Donadoni a Napoli (dove furono nobili), Melfi, Foggia (città per cui espressero due sindaci), di cui bisogna ancora appurare e ricostruire il legame genealogico, che pure in alcuni casi è già attestato dall’esame del DNA.

Da qui l’appello di quello che ormai può considerarsi un ricercatore genealogico: “Chiunque voglia capire l’esistenza di legami di parentela può sottoporsi autonomamente al test del dna e confrontare i risultati con i dati indicati nel gruppo “Origins Donadoni, Italy” creato sito dell’istituto tedesco YSEQ DNA“.

Per acquistare il volume: Marcianum Press

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Donadoni

La copertina del volume

 

6 settembre 2019
Raffaele Coppola

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