On line studio sulla Real Casa di Portogallo

La stampa specializzata ultimamente si trova a dibattere intorno al contenzioso relativo ai diritti successori quale Capo della Real Casa di Portogallo.

Nel dibattito si è inserito anche un post pubblicato su Facebook da Andrea Borella, direttore dell’Annuario della Nobiltà Italiana, cui ha fatto seguito una replica di José António Cunha Coutinho, ed una pronta controreplica dello stesso Borella.

I contenuti di tale confronto, opportunamente corredati da documenti e rimandi specifici, oltre che da successive riflessioni, è ora stato elaborato e messo in rete dal Direttore dell’Annuario sul sito “Club Annobit – Amici dell’Annuario della Nobiltà Italiana“.

Per quanti non hanno la possibilità di accedere a Facebook, si riportano di seguito i testi dei tre post sopra citati:

POST DI ANDREA BORELLA DEL 31 LUGLIO 2017:

Mi è stato richiesto di dare un parere sulla successione dinastica della Casa Reale del Portogallo: ecco quindi qualche appunto, sperando possa essere utile

Cenni sulla Titolarità della Pretensione al Trono di Portogallo

La linea di successione al Trono del Regno del Portogallo segue la cosiddetta successione mista o narbonese, ossia al Trono succedono i maschi in linea ed ordine di primogenitura, maschio primogenito a maschio primogenito (legge salica) ma, in mancanza di maschi od i eredi con diritti dinastici anche se maschi, la successione passa ai discendenti della femmina con diritti dinastici intatti, che ne diventa quindi piena titolare e, da lei, alla sua discendenza sempre in linea e per ordine di primogenitura maschile.

La monarchia portoghese venne abolita il 5 ottobre 1910 quando il Re Manuele II fu deposto a seguito di un colpo di stato ed esiliato.

Alla caduta della monarchia, gli incontestabili eredi di Manuele II erano:

1) Infante Alfonso di Braganza, duca di Porto, zio di Re Manuele II, nato nel 1865, ma morto celibe.
2) Infanta Antonia di Braganza, prozia di Re Manuele II, nata nel 1845, ultima figlia vivente della Regina Maria II di Portogallo, Principessa vedova di Hohenzollern. Sposata a Leopoldo di Hohenzollern-Sigmaringen, non è provato che abbia rinunciato ai propri diritti alla successione portoghese, specialmente perché suo marito nel 1861, e successivamente, non era un monarca regnante. Se i diritti dell’Infanta Antonia erano incontestati, quelli dei suoi figli non esistevano, perché stranieri; era nonna della principessa Augusta Victoria, che in seguito, in 1913, sposò il suo secondo cugino, il deposto re Manuele II. Entrambi figli erano stranieri e, pertanto, furono esclusi dalla successione portoghese.
Il padre di Maria II, l’imperatore Pietro I del Brasile era stato costretto a rinunciare per sé e per tutti i suoi figli nati dopo Maria alla successione assumendo la Corona Imperiale del Brasile e separando così, per sempre, la Corona del Regno del Portogallo dalla Corona Imperiale del Brasile.
La costituzione portoghese del 1838 (che tuttavia era stata sostituita, facendo tornare in vigore quella del 1826), così come i decreti e i trattati del 1834, specificamente avevano escluso il fratello più giovane di Pietro, l’Infante Michele del Portogallo.

Risalendo di un grado, ossia ai fratelli della Regina D. Maria II, essi furono D. Pedro II del Brasile, le cui due figlie, D. Isabel e D. Leopoldina, sposarono, rispettivamente, il conte d’Eu e il principe di Sassonia-Coburgo-Gotha; D. Januaria, sposata con il Principe delle Due Sicilie; D. Francisca, sposata con il principe di Joinville. Vennero quindi esclusi anche tutti i discendenti di D. Pedro IV, perché divenuti stranieri (brasiliani nel caso di D. Pedro II e di Isabel, o della nazionalità del coniuge, in altri casi).

Risalendo di un altro grado, ossia ai figli di re Giovanni VI, si trova che, oltre alle principesse morte senza figli o con figli stranieri, restarono portoghesi i seguenti discendenti: Re Miguel I e l’Infanta Dona Ana de Jesus Maria, Duchessa di Loulé (con ampia discendenza).
Ma poiché il maschio precede nella successione la femmina a parità di grado (articolo 87 della Carta costituzionale del 1826), l’erede di Re Miguel I avrebbe dovuto essere D. Miguel Gennaro e Bragança e poi i loro figli: Miguel, Duca di Viseu, primogenito, rinunciò ai suoi diritti a favore di suo fratello, D. Duarte Nuno.
Tuttavia la successione miguelista venne contestata anche perché il cosiddetto “patto di Dover” che avrebbe, così si favoleggia, riconciliato Miguel II (figlio di Re Michele I) e D. Manuel II non venne visto da alcuno studioso estraneo alla vicenda né mai pubblicato.
Inoltre la legge del dicembre 1834 (Legge del Banno) venne emessa a seguito della Costituzione di Evoramonte: secondo di essa D. Miguel, ed i suoi discendenti, vennero banditi dal Regno del Portogallo e vennero esclusi per sempre dalla linea di successione nonché spogliati dei loro titoli nobiliari era valida nel 1932;
Come conseguenza della Legge Miguel Duarte Nuno Januário ha perso i suoi diritti di cittadini portoghesi, ai sensi dell’articolo 8 della Carta Costituzionale del 1826 e, in quanto stranieri, i suoi discendenti non possono essere Capi della Real Casa Reale del Portogallo. L’attuale D. Duarte Nuno, detto Duca di Braganza, discende dal predetto Miguel Duarte Nuno Januário.

Il problema dell’interpretazioni delle Costituzioni Portoghesi:
L’articolo 8 della Costituzione del 1826 sanciva che la cittadinanza portoghese era persa “da coloro che erano banditi da una sentenza giudiziaria”, ma Michele I e i suoi discendenti non erano stati banditi con una sentenza giudiziaria e d’altra parte, quando la Costituzione del 1826 venne reintegrata nel 1842, annullò la clausola che privava Michele I e i suoi eredi dei diritti di successione dinastici, senza contare che il loro bando non era stato sancito dalla Costituzione, ma da una legge separata non abrogata fino al 1950.
In questo caso il diritto di successione sarebbe spettato a:
Infante Michele di Braganza, figlio di Re Michele I, nato nel 1853.
Accettando i diritti di Michele, sarebbero reintegrati anche quelli di sua sorella Principessa Maria Teresa di Braganza e della sua discendenza rappresentata dai figli dell’unico figlio Sebastiano di Borbone-Spagna:
1) Infante Francisco Maria di Borbone-Spagna, primo Duca di Marchena, Infante di Spagna e Portogallo, nato nel 1861, più anziano nipote dell’Infanta Teresa. Morto nel 1923, si sposò morganaticamente ed ebbe tre figlie, tutte senza discendenza. I successivi due figli maschi dell’Infante Sebastiano, già morti nel 1910, ebbero anch’essi matrimoni morganatici. Questa pretensione è estinta.
2) Infante Alfonso Maria di Borbone-Spagna, nato nel 1866, si sposò morganaticamente e non ebbe figli. Questa pretensione è estinta.
3) Ramo della famiglia rappresentato dai successori della più giovane figlia di Giovanni VI di Portogallo (João VI de Bragança (n. Lisbona, 13 maggio 1767 + ivi 10 marzo 1826), l’Infanta Anna del Gesù di Braganza (1806-1857), che aveva sposato il duca Nuño Jose Severo de Mendoça Rolim de Moura Barreto, Duca di Loulé, nel 1827. Il rappresentante più anziano dell’Infanta Anna (n. nel 1910) era sua nipote:
D. Maria Domingas José de Mendoça Rolim de Moura Barreto, terza duchessa di Loulé (nata nel 1853 + 1928). Costei morì nubile e quindi la successione passò a sua sorella minore, D. Ana de Jesus Maria de Mendoça Rolim de Moura Barreto (n. 1854 + 1922) sposata nel 1887 a João Maria dos Enfermos da Câmara Berquó (n. nel 1859 + 1934). Costoro furono i genitori di D. Constanca Maria da Conceicão Berquó de Mendoça Rolim de Moura Barreto, Duchessa di Loulé (n. 1889 + 1967) che sposò nel 1921 José Pedro de Basto Feio Folque, Conte de Vale de Reis (n. 1888 + 1969). Costoro furono i genitori di D. Alberto Nuno Carlos Rita Feyo Folque de Mendoça Rolim de Moura Barreto, Duca di Loulé (n. 1923 + 2003) sposato nel 1953 Maria Augusta Amélia Cardozo de Menezes (n. 1932), genitori di D. Pedro José Folque de Mendoça Polim de Moura Barreto, Duca di Loulé, pretendente al Trono del Portogallo (n. 1958) sposato Margarida Corrêa de Barros Vaz Pinto (n. 1963), con discendenza.

Le Costituzioni del 1822, 1826 e 1838, così come il ripristino nel 1842 di quella del 1826, hanno confermato una successione per discendenti legittimi secondo primogenitura, favorendo la linea principale rispetto alla secondaria, e i maschi rispetto alle femmine e, nel caso di estinzione, fra i discendenti collaterali della dinastia dei Braganza. (“A sucessão da Coroa segue a ordem regular de primogenitura, e representação entre os legítimos descendentes; preferindo sempre a linha anterior às posteriores; na mesma linha, o grau mais próximo ao mais remoto; no mesmo grau, o sexo masculino ao feminino; e no mesmo sexo, a pessoa mais velha à mais nova.”) Questa era stata la regola anche tra i primi sovrani portoghesi.

Dopo la rivolta del 1640 contro la Spagna e l’ascesa al trono dei Braganza, la legge consuetudinaria del Portogallo (che si considera come componente fondamentale della monarchia portoghese) escluse i sovrani di altri paesi dalla successione, ma non persone nate fuori dal Portogallo o che hanno importanti posizioni in altri stati.

Il desiderio di evitare l’unione con un Paese più forte si tradusse in alcune disposizioni costituzionali, quale l’articolo 100 della Costituzione del 1838 (“Nenhum Estrangeiro pode suceder na Coroa de Portugal”). Questa costituzione fu sostituita nel 1842 con quella del 1826, che sanciva: “Extintas as linhas dos Descendentes legítimos da SENHORA DONA MARIA II, passará a Coroa à colateral”.

La legge consuetudinaria portoghese, così come tutte le costituzioni scritte, ha sempre richiesto la nascita legittima come condizione necessaria per essere erede al trono e il decreto del 1834, ratificato dalle Cortes, dal monarca e dalla costituzione del 1838 specificamente esclude dalla successione l’ex sovrano Michele I e i suoi discendenti (di cui Duarte Pio di Braganza è l’attuale pretendente) dalla successione dinastica, ma secondo alcuni questa disposizione è caduta nel 1842 con la nuova costituzione.

Il titolo di Duchi di Loulé
Il Ducato di Loulé è stato creato il 3 ottobre del 1862 dal re Luigi I del Portogallo a favore del 2° Marchese di Loulé e 9° Conte di Valle dei Re, Nuno José Severo Mendoça Rolim de Moura Barreto .

Ebbero questo titolo:
1 – D. Nuno José Severo Mendoça Rolim de Moura Barreto (1804-1875), 2 ° marchese di Loulé e 9 ° Conte di Valle dei Re; sposato con Dona Ana de Jesus Maria, figlia di D. Giovanni VI e quindi titolata Infanta del Portogallo.
2 – Pedro José Agostinho Mendoça Rolim de Moura Barreto (1830-1909), 3 ° marchese di Loulé e 10 conte Valle dei Re; sposato Costanza D. Maria de Figueiredo Cabral da Camera.
3 – Maria Domenica José de Mendonça Rolim de Moura Barreto (1853-1928).
4 – Constance D. Maria da Conceição Berquó di Mendoça Rolim de Moura Barreto (1889-1967).
5 – Alberto Carlos Nuno Rita Folque di Mendoça Rolim de Moura Barreto (1923-2003).
6 – Pedro José Folque di Mendoça Rolim de Moura Barreto (1958-).

In estrema sintesi:
per quanto riguarda gli Ordini Dinastici conferiti attualmente:
il rivale di S.A.R. Dom Pedro, ossia Dom Duarte de Braganza, come dichiara sul proprio sito web, può concedere solo onorificenze dell’”Ordine al merito monarchico” da lui fondato nel 1993; il diploma attestante la concessione di tali onorificenze è oggi accompagnato da una dichiarazione di appartenenza all’Arciconfraternita dell’Ordine di San Michele dell’Ala ed è sottoscritto da tre ecclesiastici.

SAR Dom Pedro de Loulè, per contro, anche in forza di sentenza emessa dal Tribunale portoghese e confermata dalla Corte Suprema del Portogallo, concede ufficialmente e pubblicamente, anche in Portogallo, l’Ordine di San Giacomo della Spada, Ordine Militare di San Benedetto d’Avis, Ordine Reale di San Michele dell’Ala, Ordine dell’Immacolata Concezione di Vila Viçosa, Ordine di Santa Isabella (per Dame) ed altri.

Ecco alcuni link utili:

http://www.wikiwand.com/…/Ordem_Equestre_e_Militar_de_S%C3%…

http://www.publico.pt/…/acusacoes-a-duarte-pio-de-braganca-…

http://www.dn.pt/…/nuno-da-camara-pereira-ganha-batalha-jud…

http://www.destak.pt/…/97758-penhorados-17-imoveis-e-conta-…

http://sol.sapo.pt/…/penhora-de-100-mil-euros-a-d–duarte-e…

http://www.sabado.pt/…/tribunal_da_relacao_condena_duarte_p…

http://www.cmjornal.xl.pt/…/detal…/duarte-pio-condenado.html#

http://www.sabado.pt/…/tribunal_da_relacao_condena_duarte_p…

https://pt.scribd.com/…/OSMA-Processo-93-07-Aco-rda-o-Do-Su…

https://pt.wikipedia.org/wiki/Duque_de_Loul%C3%A9

https://pt.wikipedia.org/…/Quest%C3%A3o_din%C3%A1stica_port…

REPLICA DI JOSÉ ANTÓNIO CUNHA COUTINHO (testo di Augusto Ferreira do Amaral) DEL 3 AGOSTO 2017

Traduzione dal Portoghese e note a pié di pagina di Roberto Vittorio Favero

1 – LEGGE APPLICABILE
Al fine di conoscere chi sia il Capo della Casa Reale Portoghese, il successore dei Re di Portogallo, ovvero colui che, nel caso della restaurazione della Monarchia, sarà il Re, si ha da determinare prioritariamente quali siano le norme applicabili.
Queste devono essere le norme di diritto costituzionale che regolavano la materia immediatamente precedente l’instaurazione della Repubblica.
Saranno giuridicamente irrilevanti le posizioni prese dal Re (Dom Manuel II) durante l’esercizio delle sue funzioni allor quando queste contraddicano le norme vigenti sulla successione.
Già nel secolo XV il Re Dom Giovanni II (D. João II) al di là di tutto il potere che in quel momento disponeva, non fu capace di soddisfare il suo desiderio che gli succedesse un figlio illegittimo e dovette conformarsi a che gli venisse a succedere suo cugino D. Manuel I. Ciò perché non era ai Re di Portogallo che competesse stabilire le regole di successione, e molto meno le decisioni come questa, ma alla legge fondamentale, obiettivamente applicata e confermata per un atto simbolico di acclamazione.
Per la grande importanza storica, poi, che abbiano potuto avere i così detti “patto di Dover” e “patto di Parigi”, addivenuti fra D. Manuel II e l’allora Capo del ramo “miguelista” della Familia Reale (D. Miguel II), questi risultano essere irrilevanti per gli effetti della designazione del successore di D. Manuel II.
Le norme legali che al 5 ottobre 1910 regolavano la successione ereditaria del Capo dello Stato in Portogallo erano nella Carta Costituzionale.

2. LE NORME DELLA CARTA COSTITUZIONALE E LE LORO FONTI
Gli articoli che per gli effetti hanno importanza ad essere osservati sono i seguenti:
“Art. 5° – Continua la dinastia regnante della serenissima casa di Bragança nella persona della Signora Principessa Dona Maria da Gloria, per l’abdicazione e cessione del suo Augusto Padre il Signor Dom Pedro I, Imperatore del Brasile, legittimo erede e successore del Signor D. João VI.”
“Art. 86° – La Signora D. Maria II, per grazia di Dio, e formale abdicazione e cessione del Signor D. Pedro I, regnerà sempre in Portogallo.”
“Art. 87° – La sua discendenza legittima succederà al trono, secondo l’ordine regolare di primogenitura e rappresentazione, preferendo sempre la linea anteriore a quelle posteriori; nella stessa linea il grado più prossimo al mezzo remoto; nello stesso grado il sesso maschile al femminile; nello stesso sesso la persona più anziana a quella più giovane.”
“Art. 88° – Estinte le linee dei discendenti legittimi della Signora D. Maria II, la corona passerà al collaterale.”
“Art. 89° – Nessun straniero potrà succedere alla corona del regno di Portogallo.”
“Art. 90° – Il matrimonio della Principessa ereditaria presuntiva alla corona sarà effettuato con il beneplacito del Re, e mai con uno straniero; non esistendo il Re al tempo in cui s’è trattata questa unione, non potrà effettuarsi senza l’approvazione delle Corti Generali. Suo marito non prenderà parte del governo, e solamente si chiamerà Re dopo che avrà avuto dalla Regina figlio o figlia.”
La Carta Costituzionale seguiva da vicino, in questo particolare, le norme stabilite nella Costituzione del 1822.
A queste s’ispirano di base le leggi fondamentali portoghesi vigenti durante l’antico regime, le quali, per ciò, sono importanti per completare lacune e determinare sentimenti quando si procede all’interpretazione dei precitati precetti della Carta.
Queste leggi fondamentali consistevano nella Risoluzione fatta nelle Cortes dai Tre Stati, durante l’acclamazione di D. João IV, firmata il 5 marzo 1641, e nella Lettera Patente di D. João IV nella quale venivano incorporati i Capitoli Generali dei Tre Stati e la Risposta a questi nelle Cortes de Lisboa del 28 gennaio 1641. A questi documenti seguirono principii costanti dell’atto apocrifo delle false Cortes de Lamego durante il regno di D. Afonso Henriques, al quale tuttavia a decorrere dalla sua pubblicazione del 1632, passò per essere inteso nella coscienza generale dei portoghesi, come consolidato alla legge fondamentale.

3. MECCANISMO DI SUCCESSIONE
Nel regime di successione regia che decorre dalla Carta Costituzionale, come consta dagli articoli 5° ed 88°, nulla impedisce che la successione cada automaticamente sui discendenti dei fratelli di Dom Pedro IV. Non si esige, come anticamente era stabilito, l’approvazione delle Cortes per il passaggio del trono ad un collaterale, allor quando il Re non avesse discendenti.
Gli articoli dall’86° al 90° della Carta istituirono varie regole per la successione: definizione dell’autore della successione, relazione di parentela, requisiti della legittimità della parentela e della nazionalità, e condizione di autorizzazione regia per il matrimonio di una principessa.
Era espressamente dichiarata D. Maria II come Regina.
Quanto poi ai futuri re, che l’avrebbero succeduta, si regolò con chiarezza tale successione.
L’ Art. 89° consacrò il requisito che il successore alla Corona sia portoghese.
L’Art. 87° formalizzò una serie di criteri di verifica della parentela con quella Regina e, dopo, con i suoi successori, capaci di generare la successione al trono.
Per primo definì il requisito che la parentela da considerarsi sia “legittima”, questo è basato sulle filiazioni avute dal matrimonio. La parentela illegittima non genera alcun diritto alla successione regia.
Chiarificò anche che deve seguirsi un “ordine regolare di primogenitura”.
Egualmente risulta da quel precetto che si debba tener in considerazione la figura giuridica della “rappresentanza successoria” molto generalizzata nei diritti di successione europea.
Quindi si deve prender buona nota che “la linea precedente si preferisca alle successive”.
La linea è “una serie di generazioni fra determinate persone”.
Sarà precedente, anteriore perché, fra i figli del progenitore comune alle due linee, il figlio che originò questa linea anteriore (precedente) è preferito a quello che ha generato la linea successiva.
Il seguente criterio nelle riferite norme di successione è che, nella stessa linea, il grado di parentela più vicino sia preferito a quello più lontano.
Si segue il criterio del sesso: nello stesso grado la persona di sesso maschile più anziana è preferita a quella di sesso femminile.
E finalmente, l’ultimo criterio: nello stesso sesso la persona più anziana è preferita a quella più giovane.
Queste regole, secondo la Carta non erano applicabili appena alla successione dei discendenti di D. Maria II. Valevano egualmente per i discendenti dei collaterali. L’Art. 88° consacra la successione per la linea collaterale di D. Maria II, quando termina di avere suoi legittimi discendenti. Ed è evidente che, non avendo definito proprie regole per questa successione collaterale, le saranno applicabili quelle stabilite per la successione in linea retta.

4. APPLICAZIONE DI QUESTE NORME ALLA SUCCESSIONE DI D. MANUEL II
Tenendo presente le regole appena enunziate, occorrerà applicarle alla situazione di fatto ora definita.
Alla data nella quale, senza discendenza, defunse l’ultimo Re di Portogallo, Dom Manuel II -2 di luglio 1932 – non esistevano discendenti legittimi e portoghesi, né di D. Maria II, sua bisnonna, né dei di lei fratelli.
Si ebbero, tuttavia, dei fratelli del padre di quella Regina (D. Pedro IV), conosciuti, discendenti di D. Miguel I e di D. Ana de Jesus Maria.
Questi discendenti diedero poi origine a due linee di parentela con D. Maria II.
Adesso di queste due linee si preferiva, per gli effetti della successione al trono, secondo le norme della Carta Costituzionale, per essere la linea precedente, quella originata da D. Manuel I, visto che questi era di sesso maschile ( e, del resto, più anziano di D. Ana de Jusus Maria).

5. L’IRRILEVANZA DELLA CHIAMATA “LEGGE DELL’ESILIO”
Contestano in fatto, ora, alcuni discendenti della riferita infanta D. Ana de Jesus Maria, con appiglio di un argomento che non ha alcuna consistenza.
Secondo queste voci isolate, nessun discendente di D. Miguel potrebbe succedere al trono di Portogallo per causa della c.d. “legge sull’esilio”. Questa è stata una legge ordinaria, senza forza costituzionale emessa sotto forma di Carta de Lei del 19 dicembre 1834.
Per il suo Art. 1° “ … l’ex Infante D. Miguel, ed i suoi discendenti sono esclusi per sempre dal diritto di successione alla Corona dei Regni di Portogallo, Algarve e suoi Dominii …”.
Ed all’Art. 2° precettava: “ … lo stesso ex Infante D. Miguel, e suoi discendenti sono banditi dal territorio Portoghese, ed in nessun modo potranno rientrare, né godere di qualsiasi diritto civile, o politico…”.
Accade, tuttavia, che la riferita legge non ha natura costituzionale e pertanto non può prevaricare su quanto regolato diversamente dalla legge fondamentale.
D’altro canto, la Carta Costituzionale del 1826 fu oggetto, dopo il 1834, di un riposizionamento e di varie alterazioni, da conoscersi, come un Atto Addizionale del 5 luglio 1852 e revisioni del 15 maggio 1884, del 24 luglio 1885, del 3 aprile 1896 e del 1° di agosto del 1899.
In nessuna di queste si alteravano i sopra richiamati Articoli 87° ed 88°, al di là del fatto di aver modificato alcuni precetti dello stesso Titolo V al quale afferiscono i due richiamati articoli.
In nulla s’alterò la chiarezza e l’universalità delle regole costanti degli Artt. 87° ed 88°, secondo le quali, per estinzione delle linee dei discendenti legittimi di D. Maria II, succederà un collaterale, preferendo sempre la linea precedente a quella successiva. E che non avendo D. Pedro IV portoghesi legittimi discendenti, passerebbe la corona alla linea successiva, che era composta da legittimi portoghesi discendenti di D. Miguel (il figlio maschio immediato di D. João VI).
Nessuna restrizione a questa regola è stata statuita nella Carta Costituzionale nemmeno nelle sue varie revisioni.
Di più. Gli Artt. Dall’86° al 90° della Carta Costituzionale rappresentano una regolazione sistematica della successione regia. È questa, del resto, l’epigrafe di questo capitolo – Della successione regia – .
Lì risiede la totalità del sistema di successione alla corona, così come fu definita a partire dalla vigenza della Carta Costituzionale fino all’avvento della Repubblica. Si tratta di una regolamentazione di sistema, che esclusivamente regge la materia.
Così, in quello che afferisce alle norme della successione regia, la sopra richiamata Carta da Lei del 19 dicembre 1834 fu revocata di sistema dalla Carta Costituzionale quando questa fu riposta o rivista. Non possono sovrapporsi e nemmeno avversare, nella misura in cui regolano la successione regia, i precetti che reggevano tale materia fino al 5 ottobre 1910.

6. CONCLUSIONE
Per tanto, il comando della Casa Reale di Portogallo , per la morte di Manuel II, afferisce dal 1932 al rappresentante della linea di D. Miguel I – D. Duarte Nuno.
D. Duarte Nuno avrà due fratelli maschi, più anziani dei quali uno rinunciatario per sé ed i suoi discendenti alla successione nella riferita rappresentanza della Casa nel 1920 e l’altro morirà celibe, nel 1919.
Mancato a sua volta D. Duarte Nuno nel 1976, si trasmise questa rappresentanza (in qualità di Capo di Casa – ndr), al suo figlio primogenito, il Signor D. Duarte Pio João.
Si fa notare, finalmente, senza pregiudizio di quanto sopra affermato, che D. Duarte Pio João per via di sua madre, D. Maria Francisca de Orléans e Bragança, discenda anche da Dom Pedro IV, per via del fratello più anziano di D. Maria II (l’Imperatore D. Pedro II del Brasile); e che, dai discendenti di quest’ultimo, la stessa Signora fu la prima ad ottenere la nazionalità portoghese, ottenuta per matrimonio, il 13 ottobre 1942, con D. Duarte Nuno.

Luglio 2017
Augusto Ferreira do Amaral

CONTROREPLICA DI ANDREA BORELLA DEL 4 AGOSTO 2017

Qualche giorno fa pubblicai un post sulla successione portoghese https://www.facebook.com/groups/annobit/permalink/10155425220614360/ Il post qui sopra ne rappresenta, certamente, la risposta.
Tuttavia tale intervento, che ripete cose notissime, è, a mio avviso, profondamente errato quando passa a trattare la parte “5. L’IRRILEVANZA DELLA CHIAMATA “LEGGE DELL’ESILIO” omettendo le implicazioni dell’esclusione perpetua, senza peraltro portare argomentazioni a sostegno di questo punto.

Quando scrive “Accade, tuttavia, che la riferita legge non ha natura costituzionale e pertanto non può prevaricare su quanto regolato diversamente dalla legge fondamentale. D’altro canto, la Carta Costituzionale del 1826 fu oggetto, dopo il 1834, di un riposizionamento e di varie alterazioni, da conoscersi, come un Atto Addizionale del 5 luglio 1852 e revisioni del 15 maggio 1884, del 24 luglio 1885, del 3 aprile 1896 e del 1° di agosto del 1899.”

Tale impostazione è, sempre a mio modesto avviso, un manifesto fuor d’opera giuridico: sostanzialmente si vorrebbe, a posteriori, DOPO BEN 130 anni e più, annullare oggi retroattivamente gli effetti una legge voluta dalla monarchia portoghese e approvata dalle Cortes (Parlamento) dell’epoca, legge con la quale si escludeva dalla successione un ramo della casa reale (ossia Miguel , per motivi tra l’altro gravissimi, ossia la cosiddetta legge del Banno (qui sopra chiamata “legge sull’esilio”) del 19 dicembre 1834, legge che ebbe effetti grandissimi e fondamentali sulla storia del Portogallo e d’Europa.

Per capire meglio la questione della legge sul banno del 1834 è necessario fare un breve passo indietro al 1831.
Nel 1831 l’imperatore Pedro I abdicò al trono del Brasile in favore del figlio, Dom Pedro II e andò in Europa in cerca di sostegno per la causa della sua figlia D. Maria da Glória.
Dopo aver ottenuto armi e denaro, attraverso Juan Alvarez Mendizabal ,riunì in Gran Bretagna e in Irlanda una forza di circa settemila soldati britannici, ritornando poi in Portogallo a guidare personalmente il partito liberale nella guerra contro i “miguelistas”.
Ma chi fu Miguel dal quale derivano il nome i suoi partigiani, i “miguelistas?
Miguel I (Michele I in italiano) (Queluz , 26 ottobre 1802 + Carlsruhe 14 novembre 1866) fu soprannominato “l’assolutista” ed anche “il tradizionalista”.
Fu Re del Portogallo e delle Algarve tra il 1828 e il 1834 e pretendente al trono portoghese tra 1834 e 1866, terzo figlio del Re Giovanni VI del Portogallo e D. Carlota Joaquina de Bourbon e il fratello minore dell’imperatore Pedro I del Brasile.
Circa i veri natali di tale personaggio alcuni storici hanno sollevato gravi questioni: numerose fonti bibliografiche e testimonianze del tempo suggeriscono che Miguel sarebbe stato il risultato di frutto di presunte relazioni adultere di sua madre, Dona Carlota Joaquina de Bourbon.
Secondo quanto riportato da questi storici Re Giovanni VI confermò di non aver avuto rapporti sessuali con la moglie per più di due anni e mezzo prima della nascita di Don Miguel, periodo durante il quale il re e la regina vissero in continui conflitti e cospirazioni (vedere a tale proposito i libri di V EDMUNDO, Luiz, A corte de D. João no Rio de Janeiro (1808-1821), volume 1 pagina 239, oppure DOMINGUES, Mário; Junot em Portugal. Lisboa: Romano Torres, 1972, pagina 211, con la dichiarazione di Laura Permon, moglie dell’ambasciatore Junot in Portogallo “Mas o indubitável é que D. Miguel não é filho de D. João VI”. “O erário público pagava a um apontador para apontar as datas do acasalamento real, mas ele tinha pouco trabalho. Isso não impedia D. Carlota Joaquina de ter filhos com regularidade e, ao mesmo tempo advogar inocência e dizer que era fiel a D. João VI, gerando assim filhos da Imaculada Conceição. No caso de D. Miguel, havia cerca de 2 anos que D. João VI não acasalava com a sua mãe. Mas uma coisa é saber-se que não era o pai, outra é dizer quem era o pai, porque D. Carlota Joaquina, não era fiel nem ao marido nem aos amantes”; PEREIRA, Sara Marques (1999), D. Carlota Joaquina e os Espelhos de Clio – Actuação Política e Figurações Historiográficas, Livros Horizonte, Lisboa, 1999, pagina 53; WILCKEN, Patrick, Empire Adrift, pagine 61 e 62; Dom Miguel, ses aventures scandaleuses ses crimes et son usurpation / par un portugais de distinction [Barreto Feio] ; traduit par J. B. Mesnard (1833, ristampa del 2013). Questa digressione sui natali contestati del Re Michele I (Queluz , 26 ottobre 1802 + Carlsruhe 14 novembre 1866) permette di comprendere meglio gli eventi successivi e le posizioni dei nobili, delle case reali straniere e delle Cortes portoghesi.
E’ fondamentale ricordare che, proprio in quel periodo, il Regno del Portogallo stava creando l’Impero del Brasile.
Il padre di Miguel I suddetto fu Giovanni VI di Braganza (in portoghese João VI de Bragança) (Lisbona, 13 maggio 1767 + Lisbona, 10 marzo 1826), ventisettesimo re del Portogallo e dell’Algarve dal 1816 al 1826 e, anche se de facto il regno su cui governava cessò di esistere, egli rimase re de jure dal 1822 al 1825; dopo il riconoscimento dell’indipendenza del Brasile sotto i termini del Trattato di Rio de Janeiro (1825) (vedere qui: https://pt.wikipedia.org/…/Tratado_do_Rio_de_Janeiro… ), egli continuò ad essere indicato come re del Portogallo e dell’Algarve sino alla morte nel 1826, conservando il titolo di imperatore titolare del Brasile a vita per sé, mentre suo figlio Pietro I lo divenne de facto e de jure.
Re Giovanni VI di Braganza (n. Lisbona nel 1767) fu originariamente un infante (principe quindi e non erede al trono) del Portogallo, e divenne erede al trono dopo la morte di suo fratello maggiore, Giuseppe, principe del Brasile, deceduto nel 1788 di vaiolo, all’età di 27 anni.
Dal 1799 rivestì la carica di principe reggente del Portogallo (dal 1815 come principe reggente del Regno Unito di Portogallo, Brasile e Algarve), durante la malattia di sua madre, la regina, alla quale succedette dopo la di lei morte.
Nel 1799 Napoleone Bonaparte mise in atto in Francia il colpo di Stato del 18 brumaio, il che costrinse la Spagna ad appoggiare il suo ultimatum per il Portogallo a rompere l’alleanza con la Gran Bretagna ed a sottomettersi alla volontà di Napoleone. Con il rifiutò di Giovanni, la neutralità si spezzò.
Spagna e Francia alleate invasero nel 1801 i confini del Portogallo, dando vita alla Guerra delle arance; un Portogallo ormai sconfitto siglò il Trattato di Badajoz ed il successivo Trattato di Madrid.
Nel contempo Giovanni dovette affrontare i nemici anche in casa.
Sua moglie, Carlotta Gioacchina, leale agli interessi spagnoli, iniziò una serie di intrighi con l’obbiettivo di deporre suo marito e prendere per sé il potere; un tentativo fallito nel 1805 le costò l’esilio dalla corte.
Nell’ottobre del 1807 giunsero notizie che un esercito francese si stava avvicinando e che il 16 novembre di quello stesso anno uno squadrone inglese sarebbe giunto al porto di Lisbona con una forza di 7000 uomini, con l’ordine di scortare eventualmente la famiglia reale in Brasile, o se il governo si fosse arreso spontaneamente alla Francia, di attaccare e conquistare la capitale portoghese.
L’esercito invasore avanzò giungendo alle porte di Lisbona il 30 novembre 1807.
Il 22 gennaio 1808, la nave del principe reggente ed altre due giunsero alla Baía de Todos-os-Santos, in Brasile.
Quando Napoleone venne sconfitto nel 1815, le potenze europee si riunirono nel Congresso di Vienna per riorganizzare la mappa politica del continente.
Il Portogallo prese parte a questi negoziati, ma dato che le macchinazioni inglesi si dimostravano contrarie all’interesse della Casa di Braganza, l’ambasciatore portoghese al congresso, il conte di Palmela consigliò al reggente di rimanere in Brasile di modo da consolidare i rapporti tra la metropoli e la colonia, includendo il suggerimento di elevare il Brasile alla condizione di regno unito al Portogallo.
I rappresentanti del Regno Unito alla fine conclusero che questa era l’idea migliore e per questo si giunse alla fondazione del Regno Unito di Portogallo, Brasile ed Algarve il 16 dicembre 1815, situazione giuridica rapidamente riconosciuta da altre nazioni.
La madre di Giovanni, la regina Maria, morì il 20 marzo 1816, aprendo la strada al reggente per assumere pienamente il trono.
Anche se iniziò a governare come re da quella data, egli non venne immediatamente consacrato monarca, e venne acclamato solo il 6 febbraio 1818.
Durante il medesimo periodo problemi sorsero anche con l’erede apparente di Giovanni, il futuro Pietro I del Brasile.
In Portogallo, il 24 agosto 1820, la Rivoluzione liberale del 1820 scoppiò a Porto e portò alla creazione di una giunta militare di governo che ebbe ripercussioni anche su Lisbona.
La giunta si incontrò col nome di Cortes Costituente Generale Straordinaria (Cortes Gerais Extraordinárias e Constituintes), formando un governo e convocando elezioni per i deputati del parlamento senza il consenso del re Giovanni.
Sotto pressione, Giovanni tentò di inviare il proprio figlio, il principe Pietro, a Lisbona per concedere una costituzione e stabilire le basi di un nuovo governo.
Il principe, ad ogni modo, abbracciava idee liberali e si rifiutò di accondiscendere a volere paterno e ben sapeva che la crisi aperta ormai era andata troppo oltre per consentire un ritorno al passato senza cambiamenti.
Giovanni nominò Pietro reggente del Brasile in suo nome e partì per Lisbona il 25 aprile di quello stesso anno, dopo tredici anni di permanenza in Brasile.
Le navi di re Giovanni e della sua corte giunsero a Lisbona il 3 luglio 1821.
Il suo ritorno in patria venne orchestrato in modo che non risultasse che il re era stato costretto a questa scelta, ma che fosse segno di un progetto politico da lui già predisposto.
Venne abbozzata una costituzione ed il re dovette giurarvi fedeltà il 1º ottobre 1821, rinunciando a diverse prerogative.
La regina Carlotta si rifiutò di seguire in questo il marito, e per questo venne privata dei suoi diritti politici e deposta dal titolo di regina.
Nel frattempo il re aveva perso anche il Brasile.
Suo figlio Pietro, optando per rimanere in quel paese, aveva guidato una rivolta proclamando l’indipendenza brasiliana il 7 settembre 1822, assumendo il titolo di imperatore.
La costituzione liberale alla quale il re aveva giurato fedeltà perdurò per alcuni mesi. Non tutti in Portogallo supportavano il liberalismo e sorsero diversi movimenti assolutisti.
Il 27 maggio l’infante Michele, istigato dalla madre Carlotta, guidò una nuova rivolta conosciuta col nome di Vilafrancada, con l’intento di restaurare l’assolutismo.
Le cortes protestarono contro qualsiasi cambiamento alla costituzione, ma il regime assolutista venne ripristinato, così come i diritti della regina consorte, ed il re venne acclamato per la seconda volta il 5 giugno 1823. Influenzato come sempre dalla madre, Miguel aveva guidato la Rivolta di aprile (o Abrilada) dalla guarnigione militare di Lisbona il 29 aprile 1824.
La rivolta aveva il pretesto di voler schiacciare i massoni e difendere il re dai loro intrighi, ma Giovanni venne in realtà posto in custodia la Palazzo di Bemposta.
L’intento dell’infante era quello di forzare suo padre ad abdicare.
Allertato dalla situazione, il corpo diplomatico tentò di entrare nel Palazzo di Bemposta e il re venne rilasciato dopo molte pressioni.
Il 9 maggio successivo Giovanni prese il pretesto di viaggiare a Caxias ma di fatto cercò rifugio presso la flotta britannica ancorata al porto.
Dal ponte della nave Windsor Castle egli diede contro al suo stesso figlio, lo depose dal comando dell’esercito e gli ordinò di rilasciare tutti i prigionieri politici che aveva fatto arrestare.
Miguel venne esiliato.
Con la sconfitta della ribellione, liberali ed assolutisti scesero in piazza per celebrare il nuovo governo legittimista.
Il 14 maggio, il re tornò a Bemposta, ricostituendo il consiglio dei ministri e mostrando generosità a quanti si erano ribellati.
Questo, malgrado tutto, non dissuase la regina da ulteriori cospirazioni: la polizia scoprì un’altra ribellione pianificata per il 26 ottobre di quell’anno e sulla base di quella Giovanni pose sua moglie agli arresti presso il Palazzo Nazionale di Queluz Il ritorno di Pedro e liberale ha scatenato la guerra civile inglese (1828-1834).
I difficili negoziati sotto mediazione inglese, portarono infine al riconoscimento ufficiale dell’indipendenza del Brasile il 29 agosto 1825.
Nel patto non si faceva accenno alla successione delle due corone, ma Pietro, continuando a rivestire anche il ruolo di principe ereditario di Portogallo ed Algarve, implicitamente rimaneva anche l’erede del trono portoghese.
Il 4 marzo 1826, Giovanni fece ritorno al monastero dei gerolamiti dove aveva pranzato e si ritirò al Palazzo di Bemposta sentendosi spossato. Per diversi giorni venne flagellato da sintomi di vomito e convulsioni. Parve sentirsi meglio e volle per prudenza designare sua figlia, l’infanta Isabella Maria come reggente. La notte del 9 marzo la situazione peggiorò ed egli morì alle 5.00 del giorno 10.
L’infanta immediatamente assunse il governo del Portogallo e Pietro venne riconosciuto come legittimo erede col nome di Pietro IV del Portogallo Negli anni ’90 del XX secolo un gruppo di investigatori riesumò il vaso che conteneva il cuore del sovrano e una parte di esso venne reidratato e vennero trovate tracce di arsenico sufficienti a uccidere due persone, confermando i sospetti di assassinio per avvelenamento.
Alla morte del padre, Pietro scelse di ereditare il titolo di re del Portogallo (Pietro IV) il 10 marzo 1826, ignorando le restrizioni della nuova costituzione brasiliana che da poco aveva firmato.
Egli promulgò una nuova costituzione liberale portoghese il 26 aprile di quell’anno, ma venne costretto ad abdicare dal trono del Portogallo il 28 maggio 1826 in favore di sua figlia Maria II.
Dal momento che la bambina aveva appena 7 anni, egli nominò suo fratello Michele quale reggente con la promessa di sposare la nipote regina.
Don Miguel, invece, depose Maria e si pose sul trono come sovrano, con grande opposizione da parte di Pietro, che cercò in ogni modo di restaurare la figlia sul trono portoghese.
Nel 1827 Michele tentò di avanzare dei diritti sulla reggenza della giovane moglie, scavalcando Isabella Maria, anche se nessuno accettò queste sue pretese temendo una sua presa di potere ed egli fu quindi costretto ad allontanarsi in Spagna.
Il 22 febbraio 1828 Michele tornò in Portogallo e quattro giorni dopo ottenne il grado di Luogotenente Generale.
Michele e sua madre, Carlotta Gioacchina, iniziarono a cospirare contro la giovane Maria II nel tentativo di concedere a Michele il trono.
L’11 luglio 1828 Michele venne proclamato re.
Gli Stati Uniti e il Messico furono gli unici due stati a riconoscerlo come sovrano.
La Santa Sede, il Regno Unito, l’Austria, la Francia, il Regno delle Due Sicilie e la Spagna protestarono contro l’illegale soppressione della costituzione che aveva portato l’ascesa al trono di Michele.
Il 22 aprile 1834 venne siglata la Quadruplice Alleanza tra Portogallo, Spagna, Regno Unito e Francia, che si impegnarono a bandire per sempre il principe Michele dal Portogallo.
Dopo la sconfitta dell’ex Re Michele I e la sua conseguente resa in Evoramonte egli venne spogliato dello status regale e le Cortes dichiararono che l’ex principe Miguel e tutti i suoi discendenti saranno per sempre esclusi dalla successione al trono portoghese e condannati alla pena di morte se essi dovessero tornare in Portogallo.
Ecco spiegata l’origine della “Legge del Banno” (legge del 19 dicembre 1834 https://pt.wikipedia.org/wiki/Lei_do_Banimento_(Portugal) ) ed anche del Decreto del 15 ottobre 1910.
Tale legge venne abrogata dall’Assemblea Nazionale portoghese solo il 27 maggio 1950, permettendo il ritorno in territorio portoghese dei discendenti di Dom Miguel (https://dre.pt/…/pesq…/-/search/657802/details/normal…).
Ora che si è spiegata la genesi di tale legge vediamone i contenuti: Il 19 dicembre del 1834 la Regina Maria II promulgò la cosiddetta legge del Banno (o legge dell’Esilio), secondo la quale l’ex Miguel venne spogliato dal suo status regale e tutti i suoi discendenti vennero per sempre costretti a vivere al di fuori del territorio portoghese e senza alcun diritto di successione al trono del Portogallo. Questa legge venne successivamente ulteriormente rafforzata con la promulgazione della Costituzione Monarchica del 1838: l’articolo 98 stabilisce che “A linha colateral do ex-infante Dom Miguel e todos os seus descendentes estão perpetuamente excluídos da sucessão” (la linea collaterale dell’ex infante Dom Miguel e tutti i suoi discendenti è stata esclusa dalla successione (al trono del Portogallo) in perpetuo).
Questa legge, oltre ad essere una legge Statale fu una legge in primis dinastica, ossia dipendente dalla Dinastia, e dal Capo della Real Casa Portoghese, e non tanto dallo Stato (ossia Regno) del Portogallo.
Basti a tal proposito considerare che la Costituzione del 1838 venne abrogata quando entrò in vigore la Carta Costituzionale del 1842, che non contiene alcuna esclusione per la linea miguelista: tuttavia Dom Miguel e i suoi discendenti rimasero in esilio fino alla seconda metà del XX secolo, rendendo evidente che ancora era pienamente efficace tale disposizione e quindi la loro esclusione perpetua dinastica dalla Casa Reale di Braganza-Sassonia-Coburgo-Gotha.
La legge del Banno del ramo Miguelista (legge del 19 dicembre 1834) e il Decreto del 15 ottobre 1910 vennero, come detto, abrogati dall’Assemblea Nazionale SOLO il 27 maggio 1950 (dopo molti anni di Repubblica portoghese) permettendo SOLO ALLORA il ritorno in territorio portoghese dei discendenti di Dom Miguel.
Questo fa ben comprendere la fondatezza e l’importanza politica, e prima ancora dinastica, di tali disposizioni che non possono essere semplicisticamente ignorate.
La “Legge del Banno” del ramo Miguelista (19 dicembre 1834) e la legge sulla proibizione di famiglia Bragança (Decreto del 15 ottobre 1910) venne abrogata dall’Assemblea Nazionale il 27 maggio 1950, permettendo il ritorno in territorio portoghese dei discendenti di Dom Miguel.
Torniamo ora all’ex Re Miguel I (Queluz , 26 ottobre 1802 + Carlsruhe 14 novembre 1866) e alle sue vicende dopo l’esilio dal Portogallo.
Dopo varie peregrinazioni, in diversi Stati, l’ex re Miguel visse il resto della sua vita nel Castello Bronnbach nel Granducato di Baden (Baden-Württemberg in Germania) dove sposò la principessa Adelaide de Löwenstein-Wertheim-Rosenberg, che gli diede sei figlie e un figlio.

RICADUTE DINASTICHE SUI PRETESI DIRITTI DI SUCCESSIONE AL TRONO DEL PORTOGALLO DEI FIGLI DELL’EX RE MIGUEL I E DEI SUOI DISCENDENTI DOPO LA LEGGE DEL BANNO
Come si è detto, dopo la sua sconfitta nelle guerre liberali e la conseguente rinuncia a maggio del 1834 , Miguel venne spogliato del suo status reale e le Cortes del Portogallo (il parlamento) dichiararono solennemente che l’ex Re Miguel e tutti i suoi discendenti non sarebbero stati mai più accettati quali successori al trono, decretando la pena la morte nel caso di ritorno degli stessi in Portogallo.
Per lo stesso motivo, il 19 dicembre dello stesso anno, venne ufficialmente promulgata “La legge del Banno” secondo la quale l’allora già ex infante ed ex re Michele ed i suoi discendenti vennero esiliati: Carta de Lei, de 19 de Dezembro de 1834 Dona Maria Segunda, por Graça de Deos, Rainha de Portugal, Algarves, e seus Dominios: Fazemos saber a todos os Nossos Subditos que as Cortes Geraes e Extraordinarias Decretaram, e Nós Queremos a Lei seguinte: Art.º 1.º O ex-Infante D. Miguel, e seus descendentes são excluídos para sempre do direito de suceder na Corôa dos Reinos de Portugal, Algarves, e seus Dominios. Art.º 2.º O mesmo ex-Infante D. Miguel, e seus descendentes são banidos do territorio Portuguez, para em nenhum tempo poderem entrar nelle, nem gosar de quaesquer direitos civis, ou políticos: a conservação, ou acquisição de quaesquer bens fica-lhes sendo vedada, seja qual for o título, e a natureza dos mesmos: os patrimoniaes, e particulares do ex-Infante D. Miguel, de qualquer especie que sejam, ficam sujeitos ás regras geraes das indemnisações. Anche la Cortes de Lamego ( https://pt.wikipedia.org/wiki/Cortes_de_Lamego ) e la Carta Costituzionale,hanno precisato che “nenhum estrangeiro poderá suceder na Coroa do Reino de Portugal” (nessuno straniero potrà succedere nella Corona del Regno del Portogallo).
E’ evidente che i nati fuori dal territorio del Regno del Portogallo fossero stranieri.
Questo era anche il pensiero dell’ex Re del Portogallo Miguel I.
A tale proposito prima dell’esilio l’ex Re Miguel I ebbe due figlie illegittime, nate in Portogallo, che cercò in tutti i modi di legittimare per far salvi i loro diritti dinastici almeno per la cittadinanza portoghese e perché nate prima della legge di privazione dei diritti dinastici.
Si tratta rispettivamente di: Maria da Assunção de Bragança (n. 1831 + 1897) figlia naturale dell’allora re Michele I avuta dalla nobile portoghese D. Francisca Antonia Ribeiro do Carmo. Questa figlia venne pubblicamente riconosciuta dallo stesso monarca nel 1839 ed era quindi, all’epoca momento, considerato dal Re come sua figlia legittimata. Ebbe discendenti (vedi THOMSON, Ron B.; The Concession of Évora Monte: The Failure of Liberalism in Nineteenth-Century Portugal. Lexington Books (September 11, 2014). pagina 186).
Altra figlia nata da relazione adulterina del Re Michele I fu Maria de Jesus de Bragança (1833 + 1910): ella nacque da una signora di umili origini a Santarém.
Le venne concesso il diritto di usare il cognome de Bragança in forza di quanto dichiarato nella registrazione del suo battesimo e per la paterna semi-legittimazione di suo padre il Re Miguel. Si sposò due volte.
La prima con D. Silverio Rodriguez e la seconda con il nobile D. Tomás José Fletcher de Melo Homem. Lasciò prole.

POSIZIONE DINASTICA DI QUESTE DUE FIGLIE DEL RE MIGUEL I: a causa della necessità di Miguel I di far valere i propri diritti dinastici perduti in forza della Costituzione Monarchica del 1838 e per garantire il suo riconoscimento ella venne pubblicamente riconosciuta come figlia dall’ex Re, in Albano, Italia il 2 agosto del 1839 (vedere VIDAL, Frederico Gravazzo Perry; Descendência de S. M. El-Rei o Senhor D. João VI. Lisboa: Guimarães Editores, 1923. Pág. 177 ed anche ZUQUETE, Afonso Eduardo Martins; Nobreza de Portugal e do Brasil. Lisboa: Editorial Enciclopédia, 1960. Tomo II, pág. 47).
Ciò spinse l’ex Re Miguel ad attribuirgli i titoli ed i trattamenti di infante del Portogallo (https://pt.wikipedia.org/wiki/Infante_de_Portugal) e, di conseguenza, dei titoli di Principessa di Beira (https://pt.wikipedia.org/wiki/Pr%C3%ADncipe_da_Beira : attenzione contiene errori) e di Principessa Reale del Portogallo (https://pt.wikipedia.org/wiki/Pr%C3%ADncipe_Real_de_Portugal). Ella nacque prima della promulgazione della “Legge del Banno” e durante il regno del padre suo Miguel I (nacque infatti il 12 marzo 1831). Tali titoli vennero però concessi da suo padre quando era già stato privato dei diritti regali.
Tuttavia l’ex Re Miguel sempre sostenne i diritti di successione al trono del Portogallo di questa sua figlia nata da relazione adulterina.
Anche il Papa Pio IX avrebbe voluto legittimare canonicamente D. Maria Assunta de Bragança, figlia di Dom Miguel, ma il cardinale segretario di Stato Antonelli lo dissuase (vedi PIMENTEL, Alberto; A Última Corte do Absolutismo. Lisboa: Livraria Férin, 1893. Pág. 290).
Sia : Maria da Assunção de Bragança (n. 1831 + 1897) sia l’altra figlia adulterina dell’ex Re Miguel I, ossia Maria de Jesus de Bragança (n. a Santarém , nel 1833 o 1834 + Minas Gerais il 18 novembre del 1910), sorellastra come si è visto della precedente, rivendicarono, senza fondamento come si dirà ma con l’appoggio dell’ex Re loro padre, i diritti di successione al Trono portoghese: tali pretese vennero poi nascoste a causa di interessi personali degli altri figli legittimi nati dall’ex Re Miguel I durante l’esilio in Germania (a tale proposito si veda: LENCASTRE, Isabel; Bastardos Reais – Os filhos ilegítimos dos Reis de Portugal. Lisboa: Oficina do Livro, 2012. Págs. 197-199 ed anche HOMSON, Ron B.; The Concession of Évora Monte: The Failure of Liberalism in Nineteenth-Century Portugal. Lexington Books (September 11, 2014). pagg 186). Si consideri che nonostante la debolezza, per non dire la totale assenza, dei loro diritti dinastici le pretensioni di queste due figlie adulterine di Miguel I vennero sempre supportate dall’ex Re, perché nate durante il suo regno e prima della legge sul Banno e la deprivazione dei diritti dinastici portoghesi. Da questo si capisce l’importanza della nascita da un Re e come sudditi portoghesi, anche nel pensiero dell’ex Re Miguel I. Tuttavia anche queste paiono infondate Le Costituzioni del 1822, 1826 e 1838, così come il ripristino nel 1842 di quella del 1826, hanno confermato una successione per discendenti legittimi secondo primogenitura, favorendo la linea principale rispetto alla secondaria, e i maschi rispetto alle femmine e, nel caso di estinzione, fra i discendenti collaterali della dinastia dei Braganza. (“A sucessão da Coroa segue a ordem regular de primogenitura, e representação entre os LEGITIMOS descendentes; preferindo sempre a linha anterior às posteriores; na mesma linha, o grau mais próximo ao mais remoto; no mesmo grau, o sexo masculino ao feminino; e no mesmo sexo, a pessoa mais velha à mais nova.”). Ma nessuna di queste due figlie ebbe nascita LEGITTIMA. Vennero soltanto legalmente civilmente “legittimate” dall’ex Re che le riconobbe come figlie proprie: tuttavia in mancanza di un matrimonio di Miguel I, anche a posteriori, con la madre di tali sue due figlie, nonché con la mancanza, come si è visto, di una qualunque legittimazione canonica queste due figlie sono totalmente escluse dalla successione portoghese in quanto la loro nascita contrasta con quanto stabilito dalle leggi dinastiche portoghesi dell’epoca e successive. Infine l’ex Re Miguel si stabilì in Germania dove sposò, il 24 settembre del 1851 a Kleinheubach, la principessa Adelaide de Löwenstein-Wertheim-Rosenberg dalla quale ebbe sette figli (sei femmine ed un maschio), tutti nati in Germania, nell’allora piccolo principato sovrano di Lowenstein-Wertheim e, quindi, sprovvisti dei diritti di sudditi e poi cittadini portoghesi nonché nati dopo la privazione dei diritti regali del padre: come già detto anche la carta costituzionale precisava che “nenhum estrangeiro poderá suceder na Coroa do Reino de Portugal”. Sicuramente era anche questo il pensiero dell’ex Re Miguel I che sostenne come poté la parvenza di diritti dinastici delle sue due figlie naturali riconosciute perché ben consapevole che gli altri suoi figli legittimi, nati fuori dal Portogallo, non avrebbero legittimamente potuto sostenere la pretensione al Trono portoghese. Dal suo unico figlio maschio Miguel Januário de Bragança[ (Kleinheubach, Germania 1853 + 1927) discendono i cosiddetti pretendenti miguelisti al trono portoghese. Costui fu il nonno paterno di Duarte de Braganza (Berna, Svizzera, 1945), attraverso il figlio Duarte Nuno de Bragança (Seebenstein, Austria, 1907 + 1976). Come si è visto la legge consuetudinaria portoghese, così come tutte le costituzioni scritte, ha sempre richiesto la nascita legittima come condizione necessaria per essere erede al trono e il decreto del 1834, ratificato dalle Cortes, dal monarca e dalla costituzione del 1838 specificamente esclude dalla successione l’ex sovrano Michele I e i suoi discendenti (di cui Duarte Pio di Braganza è l’attuale pretendente) dalla successione dinastica. A tutto quanto sopra detto vi è da aggiungere che, oltre alla nascita legittima e naturale e alla non appartenenza a cittadinanze o sudditanze diverse da quella portoghese per i dinasti del Portogallo, tutti i matrimoni dei principi del Portogallo dovevano e devono essere autorizzati dal Capo della Real Casa del Portogallo.
Ebbene, molto logicamente, né il matrimonio di Miguel del 1851 con la principessa Adelaide de Löwenstein-Wertheim-Rosenberg, né quello di suo figlio Miguel che si sposò due volte, nel 1877 e nel 1893, né quello dei suoi discendenti vennero mai autorizzati dal Re del Portogallo l’ultimo dei quali, ricordo, fu Sua Maestà Manuele II del Portogallo (Lisbona, 15 novembre 1889 – Twickenham, 2 luglio 1932) regnante dal 1º febbraio 1908 al 5 ottobre 1910 https://it.wikipedia.org/wiki/Manuele_II_del_Portogallo , succeduto a suo padre Sua Maestà Carlo di Braganza (Lisbona, 28 settembre 1863 – Lisbona, 1º febbraio 1908), Re del Portogallo dal 19 ottobre 1889 al 1º febbraio 1908, succeduto a sua volta a suo padre Sua Maestà Luigi I di Braganza, (Lisbona, 31 ottobre 1838 – Cascais, 19 ottobre 1889), Re del Portogallo dall’ 11 novembre 1861 al 19 ottobre 1889, succeduto a suo padre Sua Maestà Pietro V (Lisbona, 16 settembre 1837 – Lisbona, 11 novembre 1861), Re del Portogallo dal 15 novembre 1853 al 11 novembre 1861, figlio di Sua Maestà la Regina Maria II del Portogallo (Rio de Janeiro, 4 aprile 1819 – Lisbona, 15 novembre 1853), che fu regina del Portogallo dal 1826 al 1853 e che privò il ramo miguelista dei diritti regali e di successione.
Nessuno di questi Re riconobbe i diritti dinastici di Miguel né ne autorizzò i matrimoni, requisito questo fondamentale per il mantenimento dei diritti dinastici sul Trono portoghese. Inoltre nessuno dei discendenti di Miguel sino a Duarte di Braganza compreso (n. 1945), nacque, per quanto è a me oggi noto e visti i luoghi di nascita, con i diritti di cittadinanza e, prima, di suddito, portoghese, requisito fondamentale per il mantenimento dei diritti dinastici portoghesi.
Questo è il mio parere di studioso delle questioni dinastiche.
Vi sarebbero ancora molte cose da dire ma, per una spiegazione sufficientemente esaustiva, credo basti quanto qui ho detto.

Grazie per l’attenzione
Andrea Borella

Per approfondire: Club Annobit

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Andrea Borella editore dell'Annuario della Nobiltà Italiana

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14 novembre 2017
Raffaele Coppola

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