Intervista a Pier Felice degli Uberti

Pierfelice degli Uberti è pubblicamente riconosciuto come uno dei massimi esperti mondiali nelle discipline ausiliarie della storia quali l’araldica, i sistemi premiali, il diritto nobiliare; queste sue competenze hanno recentemente trovato un pubblico riconoscimento con il prestigioso incarico cui è stato eletto, di Presidente della Confédération Internationale de Généalogie et d’Héraldique (Confederazione Internazionale di Genealogia ed Araldica), un incarico che porta lustro anche al nostro Paese, che per la prima volta esprime il massimo rappresentante dell’insigne organismo, e un’occasione per noi di una chiacchierata che ci permetta di meglio far conoscere l’illustre studioso.

Sono io a ringraziare di questa opportunità che mi permette di parlare del percorso seguito in quarant’anni della mia vita per portare a dignità scientifica queste materie che dal 1996 non definiamo più come “ausiliarie”, ma bensì grazie al defunto prof. Giovanni Maria Del Basso, socio ordinario IAGI, come “documentarie”* , termine oggi ripreso dalle principali scuole di queste discipline nel mondo.

Albero genealogico nobiliare

Albero genealogico nobiliare

Occuparsi oggi in Italia di araldica, diritto nobiliare e delle altre discipline documentarie della storia, non può certo definirsi un’attività popolare; quando e come nasce questo suo interesse per questo ambito culturale così particolare ?

Quando da ragazzo scorrevo l’albero genealogico mi chiedevo perché in casa i miei dicevano di essere un ramo dei “degli Uberti” fiorentini (questa affermazione sugli Ubertis di Casale Monferrato è una tradizione familiare che si basa su diversi autori del passato e ad esempio la si può leggere anche a pagina 198, del Giornale Araldico Genealogico Diplomatico di Goffredo di Crollanza del 1898, nell’articolo Appunti Genealogici sulla Famiglia degli Uberti, che vinse il Concorso della Regia Accademia Araldica Italiana del 1895), mentre l’albero iniziava a metà ‘400. Così nacque il desiderio di verificare se i dati contenuti nell’albero erano veri, e iniziò la mia passione per gli archivi, anche se a dire il vero avevo già pubblicato a 17 anni per il Rotary una Cronaca del 1493 in ottava rima di un poeta quasi sconosciuto del Monferrato, e da quando avevo 15 anni scrivevo articoli sulla storia del Monferrato sui giornali della mia città. In quegli anni incontrai il principe don Emilio Guasco Gallarati di Bisio**  (1878-1976) che parlava sempre di falsificazioni genealogiche e a questo proposito mi lasciò degli appunti ovvero quella che lui chiamava “la lista dei falsi storici della Regia Consulta Araldica” incanalando sempre più il mio interesse verso la ricerca della verità documentale. Nel 1977 fui convinto da un giurista amico di famiglia, il prof. avv. Salvatore Guerrera Rocca (parente di parenti), a rettificare (ovvero correggere dalla dizione latina a quella italiana pure presente nei documenti) il mio cognome, riportandolo dalla forma “Ubertis” alla forma “degli Uberti”. La competenza del prof. Guerrera Rocca era indiscussa e fra le pratiche concluse c’era quella dei Davanzo di Courzil, degli Staiti di Cuddia delle Chiuse, dei di Ricaldone ecc., mio padre intelligentemente ascoltò il consiglio dell’amico e mi seguì con mia sorella. Per addentrarmi ulteriormente in questi studi fu determinante l’incontro nel 1980 con Vicente de Cadenas y Vicent, Cronista de Armas del Regno di Spagna e Segretario Generale dell’Asociación de Hidalgos a fuero de España, grande studioso di Carlo V che cambiò la mia vita modificando anche il pensiero che avevo sulla nobiltà.

Pier Felice degli Uberti e Vicente de Cadenas y Vicent

Pier Felice degli Uberti e Vicente de Cadenas y Vicent

In che termini cambiò tale visione ?

C’è molta differenza fra i Paesi dove la nobiltà non è riconosciuta e tutelata e quelli dove lo è. In Italia ad esempio in quegli anni valevano come veri “riconoscimenti” i titoli umbertini dall’esilio, i “riconoscimenti del CNI”, o quelli del Sacro Militare Ordine Costantiniano di San Giorgio, così quando parlavo di questa nobiltà che oggi definisco virtuale facevo sorridere gli spagnoli nel cui Paese la nobiltà è certa e tutelata dallo Stato; è impensabile ad esempio pubblicare in Nobiliari famiglie che pur avendo diritto a titoli nobiliari, non sono riconosciuti dal re di Spagna; così poco a poco imparai a dar valore solo a quello che riveste carattere pubblico, certo se siamo in un salotto va bene qualunque cosa, ma mai in organizzazioni serie o a livello accademico.

Araldica, genealogia, ordini cavallereschi, diritto nobiliare, sfragistica; lei vanta competenze specifiche ampiamente riconosciute, ma verso quale nutre maggiore interesse personale ?

Tutte le scienze documentarie della storia hanno il loro fascino e sono legate l’una all’altra inscindibilmente, ma la più viva per me è la storia di famiglia intesa a qualunque livello sociale, perché tutti hanno una storia da essere portata alla luce e conosciuta, tutti con la loro esperienza sono maestri di vita. Proprio perché credo che sia importante ricostruire con precisione il passato per comprendere l’identità presente e il futuro – come dice Otto d’Asburgo nella presentazione della nostra Storia del Diritto Nobiliare Italiano “Coloro i quali non sanno da dove vengono non possono sapere da dove vanno, non sapendo dove sono” – ho sempre disprezzato ogni tipo di falsificazione documentale, e mi fanno sorridere coloro che alterano i documenti per accreditare una storia che non gli appartiene, ma è certo che nel prossimo futuro con l’informatizzazione di tutti i documenti genealogici verranno smascherate le invenzioni antiche e contemporanee di persone che non hanno neppure rispetto dei loro genitori.

Sono ormai più di vent’anni che lei è impegnato nell’ambito delle scienze ausiliarie della storia attraverso un articolato progetto che l’ha portata a realizzare numerose iniziative (associazioni, pubblicazioni, periodici,…). Ci può illustrare l’attuale struttura di questo progetto ?

Compiendo 60 anni sono ormai 40 anni che mi interesso di queste discipline, prima a livello locale (Monferrato), poi nazionale ed infine internazionale. Nella mia vita c’è stata una evoluzione, e come tanti della mia generazione ho rincorso il sogno (che per me oggi non ha più senso) di un valido riconoscimento nobiliare privato per una famiglia come la mia che essendo più interessata ai doveri sociali che a tutelare i propri diritti storici aveva perso il treno per farlo durante il regno d’Italia. Se amiamo la serietà tutti sappiamo che il riconoscimento nobiliare può avvenire solo quando lo Stato (nel caso che riconosca e tuteli la nobiltà) interviene permettendo l’uso della nobiltà, ovvero concedendo una licenza d’uso (per esempio come oggi è quella di pesca o di caccia). Senza l’intervento dello Stato non esiste riconoscimento e resta con tutti i suoi limiti l’ambito privato, che rappresenta solo l’opinione dell’ente privato a cui ci si rivolge, ma a differenza del pubblico, dove chiunque deve accettare la decisione, nel privato ciascuno fa come vuole: il bello, però, è che davanti alla storia il “riconoscimento” privato non vale nulla. Ricordo che l’ultima pubblicazione basata solo sulle leggi e decreti del regno d’Italia è stata pubblicata nel 1961 dal SMOM, dopo non esiste più nulla. Oggi sia in Italia, dove la nobiltà non è più riconosciuta, che nel mondo preferisco non parlare più di nobiltà (ceti dirigenti e dominanti), ma di Famiglie Storiche, perché la storia non si può cambiare e nessuno la può rubare, e perché esistono anche tante famiglie storiche molto più importanti di quelle nobili. Noto poi con piacere che il termine di “Famiglie Storiche” da noi varato è così piaciuto nel mondo da essere utilizzato da altre nuove associazioni nobiliari.

relatori illustri

Relatori di prestigio per un’iniziativa promossa dall’Accademia dei Licei: da sinistra Giovanni Conso, presidente emerito della Corte costituzionale e dell’Accademia nazionale dei Lincei. Al tavolo dei relatori, Pier Felice degli Uberti, Sergio Balbinot amministratore delegato di Assicurazioni Generali, Gianni Letta sottosegretario alla Presidenza del Consiglio, il card. Andrea Cordero Lanza di Montezemolo, Louis Godard consigliere per la Conservazione del patrimonio artistico del Presidente della Repubblica, e Mario Volpe

Ma quando e come nasce questo progetto ? l’aveva concepito sin dall’inizio nelle forme attualmente assunte ?

Come ho detto c’è stata una evoluzione che mi ha fatto cambiare molte idee. Il mio passato mi vedeva alla ricerca di “riconoscimenti” nobiliari, ma ho sempre pensato che parlare di nobiltà abbia senso solo in una Nazione dove è ancora tutelata, così entrai nell’Asociación de Hidalgos a fuero de España, anche perché è l’unica associazione nobiliare al mondo che ha opere (due case di riposo, un collegio universitario e una prestigiosa casa editrice), dove sono stato per 20 anni il Segretario Generale della Junta de Italia (fra i miei predecessori nella carica il Principe Don Carlo Mistruzzi di Frisinga autore del Trattato di diritto nobiliare), e tuttora sono nel Consejo Asesor di Madrid, ma con gli Hidalgos oggi organizzo solo congressi. Tuttavia c’è stata una breve permanenza nel Circolo Giovanile del Corpo della Nobiltà Italiana ai tempi degli amici il Principe Don Alberto Giovanelli, Cristoforo Biandrà dei Conti di Reaglie, Domenico Cavazzoni Pederzini, Patrizio di Modena, sfociata nel “colpo di stato” con cui demmo vita a una nuova Unione della Nobiltà d’Italia nel 1986 (dopo il Congresso CILANE di Madrid), ma resomi conto che stavamo usando un nome di una associazione confluita nel CNI nel 1980, ho poi preferito proporre la mutazione della ragione sociale, perché non avevamo certo bisogno di usare un nome storico per seguire il nostro progetto. Ci tengo a precisare che i soci della nostra UNI erano costituiti dalla quasi totalità dagli associati della storica UNI che si sentivano emarginati nel CNI. Finalmente dopo varie discussioni nel 2003 l’amico Duca Don Diego de Vargas-Machuca suggerì come ragione sociale Famiglie Storiche d’Italia e ne divenne presidente, e oggi abbiamo anche Famiglie Storiche d’Europa. Non facciamo proseliti ma apriamo le porte a tutti coloro che avendone i requisiti chiedono di farne parte. Dimenticavo di dire che già ai tempi della nostra UNI non esaminavamo “prove nobiliari”, ma accettavamo nuovi soci le cui famiglie erano già state “certificate” dallo Stato, o da altri enti nobiliari. Anche durante la mia posizione di Segretario Generale della Junta de Italia di Hidalgos non ho mai esaminato prove nobiliari ma accettavo i riconoscimenti dello Stato (Elenchi Ufficiali – Libro d’Oro), del SMOM in categorie nobiliari e quando non c’era altro andava bene anche l’iscrizione al CNI. Infine nel 2007 anche la storica Junta de Italia fondata nel 1956 confluì in Famiglie Storiche d’Italia.
Proprio per questo mio apprezzamento per la tutela statuale oggi appartengo a vari organismi nobiliari spagnoli, cito solo quello che viene considerato il più prestigioso ovvero il Real Cuerpo de la Nobleza de Madrid, che dicono essere la prima per importanza corporazione nobiliare spagnola.

famiglie storiche

L’emblema di Famiglie Storiche d’Italia

Pare emergere un suo orientamento internazionale che forse non è del tutto casuale …

È solo la ricerca della verità che può condurre sul mio stesso cammino; poiché, come ho detto, solo in Paesi dove la nobiltà è tutelata merita far parte di organismi di questo tipo sto elaborando un progetto a livello internazionale che potrebbe far discutere molto e che per il momento non voglio rivelare: dirò solo che per poterlo realizzare ho dovuto “acquistare” una baronia scozzese (la nobiltà nel corso dei secoli nella quasi totalità dei casi è sempre stata comprata). Il concetto di nobiltà è molto diverso nel Regno Unito e per nobility s’intendono solo i Pari del Regno, mentre c’è un contorno di altre dignità ed onori che noi possiamo interpretare come bassa nobiltà (baronetti, baroni feudali in Scozia, cavalieri, scudieri, gentiluomini), che sono certificati da una autorità araldica di Stato ed hanno ancora oggi certi desueti privilegi. La mia baronia, che ha una certa importanza perché servì a fare riconoscere la sopravvivenza della dignità di barone feudale dopo l’abolizione del feudalesimo, mi ha permesso sia l’accesso al Burke’s Peereage [che a differenza delle pubblicazioni private italiane (dove gli editori usano i criteri che più piacciono loro pubblicando le inserzioni dei clienti) gode un pubblico riconoscimento nel Regno Unito ed è sufficiente per ottenere l’indicazione della propria dignità sui documenti d’identità], e sia l’iscrizione alla Convention of the Baronage of Scotland (fra la corporazione nobiliare e il sindacato), dove sono l’unico italiano, sebbene esistano altri italiani in possesso della dignità di barone feudale.
Qui vorrei consigliare gli italiani che vogliono ottenere un riconoscimento nobiliare nel nostro Paese di non perdere il loro tempo, perché questo non è possibile in nessun modo. La corsa al riconoscimento nobiliare ha senso solo quando ha valenza pubblica, diversamente è come la semplice iscrizione ad un club: qui oltre alle confraternite, intendo le associazioni e gli ordini preunitari che richiedono prove nobiliari, ma ovviamente escludo dal discorso il Sovrano Militare Ordine di Malta – SMOM che da Stato sovrano riconosce la nobiltà, non un titolo nobiliare dato che per l’Ordine sarebbe un titolo straniero; ma questa nobiltà melitense non è nobiltà italiana, perché le leggi nobiliari italiane erano differenti dalle attuali melitensi. L’intero panorama che ho prospettato lo definirei una Nobiltà Virtuale.
Oggi per i nostri connazionali resta solo il riconoscimento araldico da un’autorità di Stato che ha carattere pubblico ed ufficiale; sino al 2005 lo si poteva ottenere dal Cronista de Armas del Regno di Spagna, ma ora solo dal Bureau of Heraldry del Sudafrica (che fa parte del Commonwealth). Tuttavia va sottolineato che sebbene importantissimo un riconoscimento araldico non ha carattere nobiliare, ma è meglio che niente.

Stemma giovannita

Stemma giovannita

In questo quadro sullo stato della nobiltà, come si è sviluppato l’associazionismo nell’ambito delle scienze documentarie della storia da lei promosso  ?

Da storico ho sempre provato piacere a riportare in auge organizzazioni che lo meritassero per la loro storia e ho incominciato proprio nella mia città rivitalizzando l’antico Studium – Accademia di Casale e del Monferrato fondato circa nel 1476 da Guglielmo I Paleologo, marchese di Monferrato: erano rimasti solo 3 accademici quando nel 1978 l’ho rilanciato facendovi aderire vari personaggi di livello mondiale quali: Pietro Annigoni, Venanzo Crocetti, Luciano Minguzzi (Arte); Vicente de Cadenas y Vicent, Jacques Le Goff (Storia); Massimo Mila, Carolina Murat (Musica); Rita Levi Montalcini, Salvador E. Luria (Scienze); Eugenio Montale, Mario Luzi, Alessandro Cutolo, Ignazio Silone, Giuseppe Pittano (Letteratura); Otto von Habsburg, Walburga von Habsbourg Douglas, Giovanni Goria, Giovanni Spadolini, Pier Luigi Romita, Angelino Alfano, Gianfranco Micciche, Guido De Marco, Sandro Pertini (Statisti). Questo lavoro fu svolto quasi tutto sotto il prorettorato di mio Padre, ma il Senato Accademico è presieduto dall’Infante Don Carlos, Duca di Calabria. Con lo Studium abbiamo pubbicato alcuni libri fra cui un interessantissimo blasonario casalese da me reperito in un archivio fra ricette di cucina.
La prima istituzione di carattere scientifico nella quale sono entrato è l’Instituto Internacional de Genealogia y Heraldica di Madrid e mi spiace dire che fui pure l’ultimo.
Poi come atto di omaggio all’ultimo Cronista de Armas del Regno di Spagna in occasione del suo 75esimo anniversario di nascita e per tutelare i possessori di certificazioni araldiche spagnole creai nel 1990 l’Associazione dei possessori di certificazioni di genealogia, arma gentilizia e nobiltà rilasciate dal Corpo dei Re d’Armi di Spagna, con l’autorizzazione di Don Vicente de Cadenas y Vicent Cronista Rey de Armas – decano del Corpo dei Re d’Armi.

In quegli anni il mio lavoro principale in questo settore era svolto per l’UNI e per gli Hidalgos, così sapendo che ci sarebbe stato il Congresso CILANE a Milano nel 1993, pensai con i miei amici di costituire una organizzazione che radunasse gli appassionati e studiosi di scienze documentarie della storia e nacque sotto la presidenza del Dott. Riccardo Pinotti l’Istituto Araldico Genealogico Italiano – IAGI, che aveva ed ha caratteristiche differenti da altre associazioni esistenti: per la prima volta non venivano presi in considerazione i titoli nobiliari se non provenienti da Paesi dove la nobiltà è riconosciuta e tutelata, e gli ordini cavallereschi se non autorizzati (legge 3 marzo 1951 n. 178) e come ho già detto si separava il pubblico riconoscimento dal privato. Dato che Vicente de Cadenas fece una pubblicità immensa alla nostra organizzazione i soci superstiti del prestigioso Istituto Italiano di Genealogia e Araldica, fondato dal Mistruzzi di Frisinga con Carlos Gonzaga di Vescovato, vollero unirsi a noi diventando soci fondatori e cedendo l’eredità morale del loro Istituto. Oggi con quasi 500 associati l’IAGI è la più numerosa organizzazione italiana del settore; ammette senza pregiudizi tutti coloro che desiderano associarsi quali soci aderenti, e che condividono i nostri principi ed obiettivi, poi a secondo della loro competenza nelle varie discipline diventano con voto dell’Assemblea annuale soci corrispondenti o soci ordinari. Abbiamo avuto un solo socio onorario, Otto d’Asburgo, che fu un personaggio storico del più alto livello, e non siamo affascinati da chi ha fra i suoi antenati chi resse le sorti di nazioni, perché valutiamo le persone per quello che sono nella vita. Abbiamo realizzato negli anni numerose conferenze, convegni, colloqui e congressi in Italia e all’estero (internet ne è pieno di recensioni). Ricordo solo il biennale Convegno Nazionale sulla Storia di Famiglia e l’annuale Corso gratuito di genealogia e storia di famiglia tenuto in varie città (Casale Monferrato, Bologna, Milano, Roma, Bagheria, San Marino).

Istituto Araldico Genealogico Italiano

Lo stemma dell’Istituto Araldico Genealogico Italiano

Non solo associazionismo e incontri però, il suo impegno si è concretizzato anche in ambito editoriale o sbaglio ?

Se l’IAGI nasce il 9 luglio 1993, già nel settembre viene pubblicato il primo numero di Nobiltà, rivista di araldica, genealogia, ordini cavallereschi (gli indici, le recensioni e l’editoriale sono on line http://www.iagi.info/rivistaNobilta/indiciannuali.htm); il motivo era che nel nostro Paese mancavano riviste periodiche in quanto la storica Rivista Araldica sebbene in un solo numero annuale da 2 anni non veniva più pubblicata, e poi il nostro modo di pensare era ed è diverso, moderno, pragmatico e non autoesaltativo. Fu sempre Vicente de Cadenas a spingermi a dar vita ad una rivista che fosse realmente periodica e quando chiesi quale nome avrei dovuto darle mi suggerì Nobiltà che è quasi la traduzione della sua rivista spagnola Hidalguia. All’inizio era trimestrale, ma nel 1995 divenne bimestrale (una periodicità ininterrotta da allora), e già dal primo numero fu mandata a tutte le biblioteche italiane di città capoluogo di provincia (o capitali di stati storici preunitari), a tutti gli archivi di stato, alle deputazioni storiche, a varie associazioni analoghe, e nel mondo alle principali organizzazioni di carattere scientifico e alle associazioni aderenti alla CILANE. Nobiltà è la nostra voce nel mondo ed un orgoglio italiano perché se uno conosce davvero il panorama mondiale di queste riviste vede che ne esistono davvero poche (neppure le dita di una mano), l’editoria è in grave crisi e le poche riviste hanno chiuso le pubblicazioni o ridotto la periodicità come la storica Hidalguia che da bimestrale quest’anno è diventata quadrimestrale. Noi continuiamo la nostra strada che è un costante sacrificio per l’impegno che richiede (anche a livello economico), e mi chiedo se quando non potrò più continuare questo lavoro ci sarà qualcuno che vorrà proseguirlo, perché Nobiltà è la rivista di tutti coloro che amano queste disciplina e di tutte le associazioni che se ne occupano, dove tutti hanno la possibilità di scrivere anche se la pensano diversamente dal direttore: chiediamo solo scientificità e indicazione delle fonti. Essendo oggi la rivista della FAIG, edita come supplementi il Notiziario IAGI, il Notiziario del Circolo dei Cento e non più Cento, e a livello internazionale dal 2008 il Bulletin d’information della CIGH e il Bulletin d’information dell’AIG, e potrebbe pubblicare anche le pubblicazioni periodiche di associazioni aderenti alla FAIG. Ricordo solo un episodio spiacevole all’uscita del primo numero avvenuto pochi giorni prima del Congresso CILANE nel 1993 a Milano, quando chiesi a un amico, allora presidente di un’altra associazione che si occupa di queste materie e delegato del CNI alla CILANE, di poter omaggiare i partecipanti al congresso delle varie associazioni di una copia di Nobiltà, ma mi fu risposto che essendo Nobiltà l’espressione di una associazione spagnola (ndr. allora aderente alla CILANE) ed il congresso organizzato dal CNI, non mi veniva permesso distribuirla, ma devo rilevare che dopo pochi numeri lo stesso divenne ed è un nostro assiduo lettore.

Copertina del bimestrale Nobiltà

Copertina del bimestrale Nobiltà

Ci dica qualcosa anche in merito alla “Scuola di Genealogia, Araldica e Scienze Documentarie di cui ha accennato all’inizio.

Nella seconda metà degli anni ’80 avevo frequentato per corrispondenza i corsi triennali della Escuela de Genealogía, Heráldica y Nobiliaria di Madrid, la più antica scuola del mondo, una scuola professionale che forniva le basi di conoscenza di queste materie in una visione spagnola, della quale poi fui anche docente di diritto nobiliare italiano. Seguendone l’esempio nel 1995 fondammo in Italia la Scuola di Genealogia, Araldica, e Scienze Documentarie, con lo scopo di creare le basi di conoscenza per gli appassionati o gli studiosi, dapprima triennale, ma poi adeguandoci alle altre Scuole del mondo quadriennale, con molti dei nostri docenti che insegnano o hanno insegnato nelle università. Nel corso degli anni abbiamo avuto tante soddisfazioni dagli allievi. Immediatamente la nostra fu accreditata dalle altre storiche scuole quali quella di Madrid e di Cantebury ed abbiamo la reciprocità dei corsi anche con quella di Proho (Utah – USA). La Scuola svolge a Piacenza con autorizzazione del Ministero dell’Istruzione, dell’Università e delle Ricerca corsi monografici post-laurea (requisito essenziale per accedervi) e destinati all’aggiornamento dei docenti delle scuole superiori e dell’università curati dal prof. Marco Horak; una sezione argentina dove si svolgono corsi per discendenti d’italiani in Argentina, ed a Como negli USA esiste una nostra filiazione, l’American School of Genealogy, Heraldry and Documentary Sciences.
Essendo una scuola professionale richiediamo semplicemente per l’ammissione dal secondo anno almeno un diploma di scuola media superiore, ma permettiamo a chi è fornito di una laurea magistrale di ottenere il master di II livello dell’UNED (Universidad Nacional de Educación a Distancia) di Madrid presentando una semplice tesina svolta alla nostra scuola, mentre la scuola americana sta mettendo a punto il master americano che segue l’ordinamento di studi statunitense e del Regno Unito (in quanto i corsi sono accreditati dal College of Teachers). In Italia oggi per l’esiguo numero degli allievi svolgiamo solo corsi per corrispondenza ma offriamo la possibilità di frequentare anche i corsi che teniamo a Bologna o San Marino. Ricordo che nel 2003 la Scuola e l’IAGI realizzarono un Corso di Araldica destinato al Dipartimento del Cerimoniale di Stato ed in particolare all’Ufficio Onorificenze ed Araldica della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Antico atto di morte

Antico atto di morte

Un attivismo davvero notevole; tutto ciò ha avuto delle ricadute anche per le altre realtà italiane che si occupano di scienze documentarie, che soprattutto a livello locale spesso vede organismi davvero encomiabili ?

Infine a livello nazionale il 27 febbraio 2003 nasce la Federazione delle Associazioni Italiane di Genealogia, Storia di Famiglia, Araldica e Scienze Documentarie – F.A.I.G. con sede in Bologna, che raccoglie: organizzazioni ed associazioni senza fine di lucro, persone giuridiche e fisiche che hanno per obiettivo gli studi genealogici ed araldici, le ricerche sulla storia di famiglia, le scienze storiche e tutte le scienze documentarie della storia, nonché quanti con le loro attività sono in grado di aiutare e sviluppare la ricerca in queste scienze e partecipare alla salvaguardia e alla protezione del patrimonio archivistico.
E anche qui non chiudiamo la porta a nessuno purché abbia la buona volontà di seguire parametri di serietà scientifica, così oggi aderiscono alla FAIG ben 20 associazioni. Durante il XXVIII Congresso di Quebec nel 2008 la FAIG venne cooptata nella Confédération International de Généalogie et Héraldique – CIGH.

Stemma FAIG

Stemma della Federazione delle Associazioni Italiane di Genealogia, Storia di Famiglia, Araldica e Scienze Documentarie

Ritorna la dimensione internazionale …

Ritengo che oggi sia impensabile occuparsi solo di quanto avviene nel proprio Paese, e per questo il mio raggio di azione è stato sempre a livello internazionale. Purtroppo voglio ricordare che dalla metà degli anni ’60 nessun italiano aveva più fatto parte a livello direttivo dei principali organismi scientifici internazionali di queste materie. Il mio primo approccio internazionale è avvenuto nel 1982 partecipando al XV Congresso Internazionale di Scienze Genealogiche ed Araldica di Madrid, dove avevo presentato una relazione e dove dopo aver preparato un mio studio sull’inutilità del morganatismo alla fine del secolo XX (utopia per quei tempi), su proposta dell’Infante Don Carlos, Duca di Calabria ricevetti la Cruz Distinguida de Primera Clase de la Ordem de San Raimundo de Peñafort, il prestigioso ordine dei giuristi spagnoli.
Seguono anni in cui mi interesso di altro e quando ritorno dopo la nascita dell’IAGI nel 1994 al Congresso Internazionale di Lussemburgo, come italiano non sono ben visto dai miei futuri colleghi che non nutrivano eccessiva stima per l’Italia.
Arriva il 1998 e vengo nominato dal ministro Veltroni Membro della Commissione Scientifica del Ministero dei Beni Culturali per il XXIII Congresso Internazionale di Scienze Genealogiche ed Araldica di Torino: un’esperienza bellissima che mi ha permesso di comprendere molte situazioni e dove ho rifiutato i gettoni di presenza perché ritenendomi già retribuito dal mio lavoro in banca non volevo gravare sul bilancio dello Stato (anche se a dire il vero accettavo il pasto alla mensa dell’Archivio Centrale dello Stato). Quel congresso fu importante per le nostre organizzazioni in quanto l’Istituto Araldico Genealogico Italiano venne cooptato nella Confédération International de Généalogie et Héraldique – CIGH, e venni ammesso quale accademico fondatore nell’Académie internationale de généalogie – AIG, divenendo subito Consigliere, e poco dopo Segretario Generale (per i rapporti scientifici) ed infine Secondo Vice Presidente. Per l’AIG organizzai due Colloqui internazionali a San Marino (2001) e a Bologna (2011), ed ora sto preparando quello di Madrid (2015). Durante il XXV Congresso Internazionale di Dublino nel 2002 vengo cooptato Associato nell’Académie Internationale d’Heràldique – AIH per divenire Accademico nel 2007. Sempre a Dublino fondo l’Institut International d’Etudes Généalogiques et d’Histoire des Familles di cui sono il Direttore.

Il logo dell'Académie internationale de généalogie

Il logo dell’Académie internationale de généalogie

Ma lei ha un importante incarico anche in seno all’ICOC

Nel 1997 vengo avvicinato da un personaggio discusso noto come The MacCarthy Mor, che mi offre di divenire Commissioner dell’International Commission for Orders of Chivalry – ICOC con l’obiettivo di ampliarla e, data la mia serietà, renderla accettabile; prima di rispondere chiedo consiglio al mio maestro Don Vicente de Cadenas il quale mi dice che sebbene l’ICOC sia divenuta discutibile sotto l’aspetto scientifico era nata come frutto di una sua idea rubata durante il Congresso di Stoccolma, e non gli pareva vero che avremmo potuto riprenderla in mano. Così accetto per presentare studi sulla materia e poco dopo vengo nominato Chairman con “quasi” pieni poteri, ampliando il numero dei Commissioners e facendo cooptare miei amici. Nel 1999 Terence MacCarthy a seguito della revoca del trattamento d’onore da parte dell’Office of the Chief Herald of Ireland, che lo riconosceva come Capo del Clan MacCarthy, si dimette da Presidente dell’ICOC, trasferendomi la carica. Immediatamente mi faccio confermare da tutti i Commissioners e per risposta chiedo a tutti i Curricula visto che solo gli esperti della materia possono far parte di una Commissione scientifica. Su 19 ne restano 9 ma iniziamo una strada di serietà, chiedo scusa al mondo a nome dell’ICOC per gli errori commessi negli anni (anche se non per mia causa) e rimetto in vigore il primo ICOC Register del 1964 (la copia stabilita dal Congresso di Edinburgo, non quella pubblicata dal segretario di allora). Ricordo che la Commissione Internazionale per lo Studio degli Ordini Cavallereschi venne fondata a Stoccolma durante il V Congresso Internazionale (1960), ed ebbe come Presidente l’italiano Barone Alessandro Monti della Corte, che fra le tante cariche fu anche fu Gran Cancelliere dell’Ordine dei Santi Maurizio e Lazzaro. Durante il VI Congresso di Edinburgo vennero approvati i criteri per stabilire la validità degli Ordini Cavallereschi e venne approvata la lista provvisoria degli Ordini Cavallereschi ritenuti legittimi, e – unico caso nella storia di un Congresso – l’ICOC non venne dichiarata estinta, ma vista l’importanza che aveva per la situazione mondiale dove pullulavano falsi ordini cavallereschi fu dichiarata autonoma con l’obbligo di continuare nel tempo gli studi sulla materia premiale pubblicando il suo ICOC Register, sopravvivendo così al Congresso estinto nel 1962. Dopo anni che operava fuori dai Congressi finalmente con la mia presidenza poco alla volta abbiamo ripreso a tenere le riunioni durante i Congressi, poi abbiamo creato il Premio ICOC fra quelli della CIGH, abbiamo realizzato congressi sulla materia, pubblicato vari ICOC Register, e visto che ne fanno parte i maggiori studiosi del mondo, offriamo consulenza a 17 Nazioni, e a tantissime Case già Sovrane, tanto che durante il XXXI Congresso Internazionale di Oslo (2014) la nostra riunione è stata posta fra quelle da tenersi nel Congresso come quelle dell’AIH, dell’AIG e della CIGH.

stemma icoc

Emblema della Commissione Internazionale
permanente per lo studio degli Ordini Cavallereschi (così come è stato certificato da Don Vicente de Cadenas y Vicent, Cronista de Armas del Regno di Spagna)

In quegli anni entro a far parte del Research Committee del nuovo Almanach de Gotha, che per me, come altre pubblicazioni anche italiane risorte dall’oblio del tempo, dell’antica opera a cui si richiama mantiene solo il nome, e proprio perché non è più la stessa opera del passato suggerisco l’ingresso di nuove famiglie che tradizionalmente non ne erano parte e che hanno concessioni nobiliari recenti, in alcuni casi con provvedimenti dall’esilio di Umberto II.

Dall’ICOC all’AIOC suppongo che il passo sia stato quasi obbligato …

Nel 2001 in occasione del 50esimo anniversario della fondazione dell’Ordine al Merito della Repubblica Italiana decidemmo che era necessaria una organizzazione internazionale che radunasse tutti i membri di ordini cavallereschi e sistemi premiali (anche qui fummo i primi a parlare di sistemi premiali) con lo scopo di offrire momenti d’incontro e consulenza sulla materia cavalleresca e nacque l’Associazione Insigniti Onorificenze Cavalleresche – AIOC (il cui nome ha il solo scopo di riferirsi a coloro che raccoglie), ponendola sotto il patronato dell’International Commission for Orders of Chivalry – ICOC. Poco dopo ricevo una telefonata da una persona che mi chiede perché usavo il nome della loro associazione fondata nel 1984 dicendomi di essere di Verona e in quel momento presso i Salesiani. Dapprima pensai ad uno scherzo poi volli approfondire e il signore aveva ragione. Scusandomi con il presidente di allora Arch. Danilo Pavan chiesi un incontro che avvenne alla presenza di uno degli storici fondatori il Sen. Alessandro Canestrari. Trattando con gentiluomini divenimmo amici e ci fondemmo in una unica associazione. Sebbene non facciamo proseliti ed abbiamo poche centinaia di soci, oggi l’AIOC ha delegazioni nazionali in Europa e nel mondo.

stemma aioc

Logo dell’Associazione Insigniti Ordini Cavallereschi – AIOC

Il motivo della nascita dell’AIOC era anche l’esigenza di pubblicare una rivista che trattasse a livello internazionale la materia premiale sia sotto l’aspetto scientifico che divulgativo e nacque Il Mondo del Cavaliere (indici, recensioni ed editoriale on line http://www.icocregister.org/aioc/programma.htm), che è l’unica rivista al mondo che tratta esclusivamente di questa materia, cosa che continuiamo fare con una periodicità trimestrale ininterrotta. Come supplemento alla rivista pubblichiamo il semestrale Notiziario AIOC.

Un vecchio numero de "Il Mondo del Cavaliere"

Un numero de “Il Mondo del Cavaliere”

Un’attività ed un impegno di vasta portata sia sul piano scientifico che sul piano istituzionale-organizzativo; ci può dire qualcosa anche di quanto realizzato sul piano più divulgativo ?

Fra le tante realizzazioni non può mancare anche l’esperienza televisiva, una attività di servizio pubblico iniziata nel 2005 con cui sino al 2012 sono stato Consulente per le Ricerche genealogiche di SPORTELLO ITALIA, trasmissione di servizio di RAI INTERNATIONAL con la funzione di fornire consulenza ai discendenti degli Italiani al fine di poter ottenere la Cittadinanza Italiana (collaborando con tutte le varie conduttrici del programma: Francesca Alderisi, Gigliola Cinquetti e Giovanna Carullo). Dal 2013 sono Consulente per le Ricerche genealogiche di RAI COMMUNITY, trasmissione di servizio sempre con la funzione di fornire consulenza ai discendenti degli Italiani per ottenere la Cittadinanza Italiana (collaborando con Benedetta Rinaldi), naturalmente come avviene per le altre organizzazioni, o per gli eventi a cui partecipo, anche dalla RAI non ricevo compensi monetari di sorta.

Pier Felice degli Uberti con Benedetta Rinaldi a RAI COMMUNITY

Pier Felice degli Uberti con Benedetta Rinaldi a RAI COMMUNITY

Incarichi, attività, iniziative, numerose e qualificate, che le hanno permesso di costruirsi un bagaglio di esperienze e conoscenze di rara rilevanza, un patrimonio da preservare …

In tutti questi anni ho pubblicato una trentina di libri ed oltre quattrocento articoli di carattere scientifico in varie riviste nel mondo.
Non sto qui a parlare di alcuni inutili tentativi per non farmi esprimere il mio pensiero, ma i miei progetti editoriali sono oggi in dirittura d’arrivo, e – ripeto – non ci sono interessi autoesaltativi nei contenuti ma solo il rigore della ricerca scientifica. Ad esempio il volume conclusivo della nostra Storia del Diritto Nobiliare Italiano, che in questi anni si è arricchito di tanti contribuiti inediti, sarà l’opera definitiva sulla materia: come vede parlo di storia del diritto nobiliare e non di trattato di diritto nobiliare perchè in Italia oggi non ha alcun senso. Abbiamo poi pronto l’Elenco Storico della Nobiltà del Regno d’Italia, che è l’elenco completo delle famiglie nobili italiane come compaiono sugli elenchi, ma con il confronto e la completa correzione degli errori in essi contenuti, e con le aggiunte in nota relative agli aggiornamenti effettuati dal SMOM nel 1961. È vero che quasi tutte le persone citate sono defunte, ma è l’unica ed indiscussa base per conoscere quella che era o poteva essere la nobiltà del regno d’Italia. Oggi aggiornare una simile opera è impossibile proprio per l’incertezza del diritto, perché nel regno d’Italia non bastava essere la persona con maggior diritto ad un titolo in quanto per il riconoscimento concorrevano anche altri elementi. Fuori da questo concetto esiste solo il privato dove gli editori pubblicano secondo i loro personali criteri molte volte fuori dalle leggi nobiliari italiane (che fra l’altro oggi per lo Stato sono incostituzionali). All’insegna dello stesso pensiero ho dato vita a “degli Uberti Nobility” che ha lo scopo di insegnare a capire cosa è reale e cosa è virtuale in materia nobiliare. Per i suoi meriti a livello di servizio vorrei anche ricordare la creazione del forum I NOSTRI AVI che opera da ben 12 anni aiutando tutti coloro che si rivolgono per imparare qualcosa sulle Scienze documentarie della storia; a dire il vero il mio intervento è solo per controllare l’aderenza ai parametri che ci siamo imposti, ma esiste la più grande libertà nel rispetto reciproco di esprimere le proprie idee. Il merito deve essere riconosciuto a chi se ne occupa tutti i giorni e mi riferisco oggi a: Tomaso Giuseppe Cravarezza, Rosario Basile, Alessio Bruno Bedini, Guido Buldrini, Sergio de Mitri Valier, Nicola Ditta, don Antonio Pompili, Maria Cristina Sintoni, Maurizio Tiglieri, Mario Volpe.

Lo stemma che caratterizza l'home page del portale Degli Uberti's Nobility

Lo stemma che caratterizza l’home page del portale Degli Uberti’s Nobility

Recentemente Lei è stato eletto alla presidenza della C.I.G.H.; può tracciare un breve profilo di questo importante organismo internazionale ?

La C.I.G.H. (www.cigh.info) venne fondata a Bruxelles (Belgio) il 13 novembre 1971 dal francese Jacques de Caumont, duc de La Force morto nel 1985 al fine di creare e mantenere rapporti di collaborazione a lungo termine tra associazioni e federazioni su cui si concentra lo studio della genealogia e dell’araldica, difendere gli interessi della genealogia e dell’araldica nel mondo attraverso le associazioni nazionali, nonché mantenere i rapporti fra le varie associazioni nazionali e le autorità ufficiali dei loro Paesi. Sono suoi scopi promuovere e organizzare i Congressi Internazionali di Scienze Genealogica ed Araldica; realizzare movimenti di opinione per collaborare a lungo termine favorendo i rapporti fra le federazioni e le associazioni che hanno come studio principale la genealogia, l’araldica e le scienze documentarie della storia; difendere gli interessi della ricerca e degli studi genealogici ed araldici nelle varie organizzazioni internazionali; sostenere i suoi membri nei loro rapporti con gli enti dei loro Paesi o le aree che coprono questo genere di studi. Sono membri a pieno titolo le federazioni e le associazioni che hanno promosso e sottoscritto la sua costituzione il 13 novembre 1971, nonché le federazioni o le associazioni che hanno organizzato un Congresso Internazionale sotto la guida dell’Ufficio permanente dei Congressi. Possono farne parte solo persone giuridiche o comunità di studiosi che non hanno forma di associazione. I membri possono essere sia effettivi che corrispondenti.

Insegne della C.I.G.H.

Stemma della C.I.G.H.

Quando e come è nato e si è sviluppato il Suo impegno in seno a questa confederazione internazionale ?

Quando nel 1982 partecipai al XV Congresso Internazionale di Madrid mentre cercavo Vicente de Cadenas entrai per sbaglio in una sala dove stavano discutendo animatamente i grandi del mondo di queste materie presenti al Congresso, l’allora Presidente della CIGH l’Ambasciatore Szabolcs de Vajay, mi invitò subito ad uscire perché quella era l’assemblea generale della CIGH ed io, non essendo membro, non potevo starci… mentre venivo accompagnato alla porta dal rappresentante del Collegio Araldico, mi sembrava di aver violato un Santuario e quello per anni fu il ricordo che avevo della CIGH. Nel 1998 l’IAGI e poi nel 2008 la FAIG entrarono a farne parte e così divenni uno dei rappresentanti italiani davanti alla CIGH. Poi il Presidente Michel Teillard d’Eyry mi volle come consigliere nel 2000, nel 2008 presi in mano le pubblicazioni del Bulletin d’Information de la CIGH che divenne un corposo periodico a colori, e nello stesso anno sostituì l’Ambasciatore Szabolcs de Vajay nella Presidenza della Commissione Premi e Medaglie della CIGH, da lui fondata: provvidi subito a riformarla dichiarando decaduti quei premi che non venivano più concessi da 2 Congressi, o avevano titolature fuori da certi schemi, ma soprattutto ne ampliai il numero ed oggi sono diventati 8, di cui solo 2 precedenti alla mia elezione, e da questo congresso abbiamo istituito anche 2 premi straordinari. Poi nel 2009 divenni Segretario Generale della CIGH, ed infine il XXXI Congresso Internazionale di Oslo mi ha eletto all’unanimità Presidente, e sono il primo italiano a ricoprire l’incarico. La prima decisione è stata quella di tenere riunioni della CIGH in tutti i Colloqui d’Araldica, nei Colloqui di Genealogia, nei Congressi Americani, e ovviamente negli storici Congressi Internazionali, per avere un contatto reale con i suoi membri.

Pier Felice degli Uberti

Pier Felice degli Uberti

Ci può raccontare qualcosa di come sia maturata la Sua elezione ?

Il mio predecessore e grande amico Michel Teillard d’Eyry, che è stato il Presidente dal 1999 con il mandato più lungo avendo presieduto la CIGH per 15 anni, già da due anni continuava a dire che era stanco e non voleva più ricandidarsi, così durante il Colloquio Internazionale di Genealogia di San Pietroburgo del 2013 mi chiese dopo aver parlato con il Consiglio di Amministrazione se me la sentivo di sostituirlo. Dato che l’incarico è pesante svolgendo attività su scala mondiale mi sono riservato un lasso di tempo per decidere, ma già al Colloquio di San Pietroburgo, i membri presenti continuavano a dirmi che, data l’enormità del lavoro da me condotto negli anni, potevo essere la giusta soluzione per l’incarico. Nel marzo 2014 sciolsi le riserve e accettati la proposta.

Da sinistra Thorbjørn Bergersen, Pier Felice degli Uberti e Michel Teillard d'Eyry al XXXI Congresso di Oslo

Da sinistra Thorbjørn Bergersen, Pier Felice degli Uberti e Michel Teillard d’Eyry al XXXI Congresso di Oslo

Quale è il programma per questo Suo mandato ? quali i tratti caratterizzanti ?

Il mio mandato si pone 2 obiettivi che voglio a tutti i costi realizzare; il primo è portare all’interno della CIGH il rigore scientifico della ricerca, invitando tutte le organizzazioni membri a seguire rigorosamente i Landmark fissati dai vari Congressi, ed adottare (per quanto riguarda la genealogia) l’etica del genealogista stabilita in vari Congressi e Colloqui, ma aggiungendo per quanto riguarda la materia cavalleresca e premiale l’applicazione dei principi dell’ICOC, che spesso per mancanza di cultura in Paesi dove non esiste questa tradizione (es Sudamerica) non sono seguiti. Il secondo obiettivo è l’ampliamento delle associazioni: anche se oggi dopo la cooptazione di una Federazione nazionale non può più entrare nessun’altra organizzazione di quella Nazione perché è tenuta ad aderire alla Federazione nazionale, personalmente non lo ritengo giusto perché possono esistere in un Paese scuole di pensiero diverse ma ugualmente valide, per questo voglio favorire l’ingresso di altre associazioni perché ritengo il serio confronto un grande mezzo per poter crescere. Inoltre in questi anni voglio aprire al Continente Asiatico dove non abbiamo organizzazioni aderenti, e maggiormente all’Africa dove ne esiste solo una, ma dove in tante Nazioni sebbene con metodologie diverse dalle nostre ci son valide organizzazioni come per esempio quelle votate alla raccolta della tradizione orale come i Griot. E voglio ampliare anche portando le organizzazioni di genealogia genetica, che hanno un valido contributo da offrire.

degli uberti

Pierfelice degli Uberti presidente IAGI e neo presidente CIGH

Il Suo incarico pensa che potrà avere delle ricadute positive anche per la realtà italiana ?

Ad eccezione del Centro Studi Sardi che fa parte anche della FAIG, e del Collegio Araldico che vi partecipa a mezzo di rappresentanti che rappresentano anche altri organismi, le associazioni italiane sono un po’ provinciali e non seguono i Congressi, perdendosi il confronto con le altre realtà mondiali. In Italia si continuano a seguire – salvo rare eccezioni – schemi che erano usati negli anni ’70 del secolo scorso. Più che l’interesse scientifico per le materie che trattiamo, traspare la ricerca di un protagonismo a tutti i costi. Durante il mio mandato vorrei coinvolgere tutti perché il nostro Paese, che fu uno dei fondatori della CIGH, ed in passato è stato un pilastro fondamentale in questi studi, torni a quell’antico splendore, ed incomincio proprio da Lei, informandola che quest’anno abbiamo in agosto in Francia il Colloquio di Araldica dell’AIH e poi in ottobre a Madrid quello di Genealogia dell’AIH, e nello stesso mese i Congressi Sudamericani della Confederazione Ibero-Americana in Cile, e poi il 2016 vedrà solo il XXXII Congresso Internazionale a Glasgow in Scozia.

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Un invito che accogliamo volentieri; nel nostro piccolo cerchiamo di far conoscere quanto più possibile ciò che accade nel mondo delle scienze documentarie, a maggior ragione se – come in questo caso – si tratta di iniziative di valore. Vogliamo concludere con un messaggio finale ai nostri lettori ?

Concludo affermando che ho sempre cercato di portare avanti le mie idee anche se impopolari, non ho mai voluto resuscitare o appropriarmi di organizzazioni o pubblicazioni altisonanti estinte nel passato, perché credo che bisogna autografare con il proprio nome le idee che gettiamo sulla carta. Se a causa del mio carattere esuberante posso aver offeso qualcuno che la pensava diversamente da me, l’ho sempre fatto in buona fede e con il solo intento di spiegare il mio pensiero, sempre volto alla ricerca della verità scientifica. Colgo oggi questa opportunità per scusarmi se qualcuno si è sentito offeso, pronto ad offrire la mano con amicizia in un discorso costruttivo per le nostre materie.
Forse sono apparso prolisso ma, mi creda sono stato sintetico nel condensare così tante attività. Ho sempre considerato questa passione una missione avulsa da ogni forma di monetizzazione: un mio amico diceva sempre vedendo i nostri bilanci che riuscivo a perdere dove gli altri guadagnavano e chi si interessa a questi studi sa bene che i costi notevoli che sosteniamo ogni anno per raggiungere gli obiettivi che ci proponiamo provengono solo dai nostri mezzi di fortuna familiare o dal frutto del nostro lavoro professionale in altri settori.

Leggi anche: Pierfelice degli Uberti nuovo presidente della CIGH

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degli Uberti

Pier Felice degli Uberti

 *Da Nobiltà, gennaio-febbraio 1996, n. 10, p. 2 “Egregio Direttore, Ho letto con interesse il programma della Scuola di Genealogia, Araldica e Scienze Ausiliarie, che l’Istituto Araldico Genealogico Italiano ha aperto a Bologna. Si tratta di una realizzazione interessante ed importante per diffondere una cultura adeguata riguardo alle scienze che vi verranno insegnate e relativamente alle quali regnano una grande ignoranza e molti pregiudizi. Mi permetto comunque di fare alcune osservazioni, sia pure marginali rispetto alla iniziativa ed agli insegnamenti che verranno impartiti nella scuola. La prima riguarda la titolatura di “scienze ausiliarie”, alla quale, a mio parere, è da preferirsi quella di “scienze documentarie”… Questa definizione elimina il significato ancillare e consente di riconoscere una epistemologia ed una dimensione proprie alle discipline di cui ci occupiamo. assegnando loro dignità di scienze storiche senza aggettivi… (GIOVANNI M. DEL BASSO – Dipartimento di Scienze Storiche e Documentarie – Università degli Studi di Udine). 

**Era presidente emerito e membro di diritto del Consiglio Araldico Nazionale, già presidente della Commissione Araldica Genealogica per il Piemonte e membro d’onore del Collegio Araldico.

27 febbraio 2015
Raffaele Coppola

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